martedì, Ottobre 20

Cura dell’aeroplano: un rimedio insolito per curare diverse patologie Agli inizi del '900 si pensava che uno spavento preso durante un volo aereo potesse sconfiggere diversi disturbi fisici e psicologici

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Sembra impossibile da credere oggi, ma nel 1921, il medico americano Charles McEnerney, inventò la cura dell’aeroplano. Gli aerei venivano sfruttati per il loro presunto potere terapeutico. Infatti, tra gli anni ’20 e ’30 del Novecento, in America e in Gran Bretagna, si diffuse la moda dei voli curativi per sconfiggere, definitivamente, sia disturbi fisici che psicologici, come il mutismo e la sordità.

Uno dei primi pazienti di McEnerney fu un reduce della Prima guerra mondiale, tornato a casa privo della parola. Dopo aver consultato vari medici per tentare di risolvere il problema, si rivolse a questo medico, che capì immediatamente che si trattava di un trauma psicologico e, come cura, gli prescrisse un volo in aereo.

Da quel preciso istante, la cura si diffuse fra i pazienti e cominciò ad essere consigliata anche per altri disturbi. I giornali, le riviste specializzate sull’aviazione e anche quelle che si rivolgevano a particolari categorie di pazienti, iniziarono a riportare la notizia.

Nel 1921, un aereo di servizio dell’esercito americano decollò da un campo militare di Washington. Al suo interno, vi erano due uomini: un pilota e un passeggero, di nome Renz. Renz era un veterano della Prima guerra mondiale, che aveva perso la voce otto mesi prima, a causa di un infortunio di guerra. I medici avevano provato ogni tipo di cura possibile, compresa la rimozione delle tonsille e degli adenoidi, ma senza successo. Renz, allora, si recò nello studio medico di McEnerney, che diagnosticò il problema, prescrivendogli un giro in aereo, che si rivelò miracoloso.

Successivamente, altri pazienti con disturbi del linguaggio seguirono il suo esempio. Nel settembre del 1922, ad esempio, i giornali americani riferirono che un ex soldato sordo, di nome Augustus S. Harris, aveva ripreso gran parte del suo udito, dopo che un pilota lo portò ad un’altitudine di 15.000 piedi oltre Chicago. «Prima del volo», osservò il ‘Chicago Tribune’, «Harris non sentiva alcun suono. Dopo il volo, fu in grado di avere un’allegra conversazione telefonica con la madre».

All’inizio i risultati di questa stravagante terapia aerea sembrarono promettenti. I giornali raccontavano i casi di successo e riportavano nei dettagli le storie di pazienti che recuperavano l’udito. Poi, cominciò a farsi strada il dubbio che i miglioramenti fossero minimi o che fossero inesistenti.

Infatti, nel tempo, questi rimasero dei casi isolati e i giornali e le riviste specializzate diventarono sempre più scettici al riguardo.

Ad esempio, nel 1930, diverse notizie, riportate sui quotidiani americani, parlarono di un esperimento praticato in un aeroporto di Newark, nel New Jersey, che coinvolse sei adulti scelti fra circa 60 volontari. Quattro dei soggetti selezionati, due uomini e due donne, erano sordi; mentre un altro aveva una grave malattia all’orecchio destro. «Dopo il volo», riportò un quotidiano, «la sordità di questi uomini peggiorò, così come l’uomo che aveva una malattia all’orecchio destro», a dimostrazione del fatto che la cura dell’aereo non aveva sortito alcun effetto positivo su quei pazienti.

Ma i casi che vennero trattati non riguardarono solamente pazienti umani, ma anche animali. Infatti, i giornali dell’epoca riportarono la notizia che un medico aveva inviato il suo coleottero sordo su un aereo e che, solamente parte dell’udito, era stata recuperata.

Tra i piloti che guidavano gli aeroplani ci fu Charles Lindbergh, l’aviatore americano che nel 1927 compì la prima trasvolata dell’Oceano Atlantico in solitaria. La sua tariffa, come riporta un biografo dell’epoca, ma di cui non ci sono concrete testimonianze, era di 50 dollari, corrispondenti a circa 700 euro di oggi.

Ma, durante questi voli spericolati, si verificarono anche i primi incidenti e alcuni finirono in tragedia. Nell’aprile del 1928, infatti, un pianista professionista di 45 anni, che temeva di perdere il suo udito in maniera definitiva, morì a Eureka, in California, quando il suo aereo precipitò in volo. Quattro mesi dopo, a Springfield, nel Massachusetts, un ragazzo sordo di sei anni, il suo pilota e un altro passeggero persero la vita, perché il pilota non riuscì ad evitare una perturbazione.

L’obiettivo di questi voli era, dunque, quello di sorprendere e sconvolgere i passeggeri, se non proprio terrorizzarli. Loop ciclici, rotazioni inaspettate e giri improvvisi facevano parte della terapia. Alcuni pazienti affermarono, inoltre, di aver recuperato una parte, se non tutto il loro udito, almeno per un certo periodo; mentre altri non notarono alcun beneficio. D’altronde, il trattamento non aveva delle basi scientifiche. Questa terapia si basava, infatti, su tentativi sperimentali che avevano un margine di successo molto limitato.

Così, con il passare del tempo, molti pazienti abbandonarono questo tipo di cura ed intrapresero percorsi alternativi.  Probabilmente contò anche il fatto che i primi piloti civili avevano nel frattempo trovato altre occupazioni più redditizie. Nel 1926, infatti, il Dipartimento Ufficio postale degli Stati Uniti aveva cominciato ad assumere imprenditori privati per trasportare la posta aerea, un lavoro che, fino a quel momento, riguardava solamente i piloti militari e governativi.

Dunque, nonostante le testimonianze apportate dai giornali dell’epoca, il metodo non fu mai veramente accertato e, alla fine dei primi anni Trenta, non si parlò più della ‘cura dell’aereoplano’.

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