giovedì, Gennaio 23

Cuba, continua l'internazionalizzazione aspettando gli USA

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Chi vivrà, vedrà si suol dire, ma oggi come detto è la normalizzazione dei rapporti con Washington a tenere banco per svariati motivi: l’isola caraibica intravede la possibilità di metter fine all’embargo che da oltre 50 anni le proibisce di interagire con uno dei più grandi mercati al mondo, la stessa Cuba capisce di avere la possibilità di eliminare al più presso una serie di vincoli ed ostacoli internazionali che ne bloccano lo sviluppo, ma anche gli Stati Uniti carpiscono l’opportunità di investire sull’isola con la prospettiva (un domani) di riportare la stessa in orbita statunitense. Strategie contrastanti quindi che finiscono con il rallentare di fatto la normalizzazione dei rapporti e che non permettono ancora la rimozione totale dell’embargo. Proprio per tale motivo L’Avana prosegue nella sua internazionalizzazione a prescindere da quanto il Congresso statunitense decida di abolire di volta in volta per lo smantellamento dell’embargo. Internazionalizzazione che se da un lato ridisegna la struttura economica interna (come visto in precedenza) dall’altro lato vive una dinamica interconnessione esterna:

  • Con la Russia vi è stato un ripristino delle relazioni nel 2013. Prima di tale anno i due paesi avevano fredde relazioni dovute all’epilogo della crisi dei missili del 1962. Mosca è arrivata a condonare il 90% del debito cubano nei confronti del Cremlino (32˙000 milioni di dollari) aprendo così il dialogo tra i due paesi soprattutto in ambito energetico dove si lavora in partnership per l’esplorazione dei fondali marittimi cubani alla ricerca di risorse petrolifere da sfruttare;
  • Con il Brasile si è progettato e dato seguito operativo allo sviluppo del Porto di Mariel che si colloca in posizione strategica nei confronti del Canale di Panama (ad oggi unico passaggio disponibile per il facile accesso al mercato asiatico via mare);
  • La Cina si è trasformata negli ultimi anni in uno dei più importanti partner commerciali dell’isola caraibica attivando delle vere e proprie linee di credito al governo cubano. Un vincolo ulteriormente sottolineato lo scorso 31 marzo quando il vicepresidente cinese Sun Ping e il viceministro dell’industria cubana Eloy Álvarez Martí, hanno avuto un incontro proprio per valutare un maggior flusso finanziario verso l’isola e proveniente dalla Export-Import Bank (Exim Bank);
  • Se con il Venezuela è in essere un forte legame strategico, commerciale ed energetico, Cuba non disdegna la ricerca di una miglior partnership con le altre isole caraibiche. Fatto comprovato dalla visita cubana del 7 aprile sull’Isola di Giamaica con lo scopo di consolidare i rapporti bilaterali in essere, ma ancor più visibile se consideriamo che lo scorso gennaio L’Avana è stata investita della presidenza del Caricom (partenariato regionale caraibico) e ne ospiterà il vertice il prossimo giugno;
  • Ed anche l’Europa vede in Cuba un approdo per i propri investimenti. La Francia ha in essere un cospicuo numero di partnership con l’isola caraibica, tra le quali la condivisione dell’Havana Club (noto rum cubano), ma ultimo approdo sull’isola è quello di Geert Bourgeois, Ministro Presidente della Regione delle Fiandre (Belgio) che lo scorso 5 aprile ha manifestato tutto il suo interesse nell’investire nella Zona Speciale di Sviluppo di Mariel.

Tante quindi le possibilità dell’isola di Cuba per ritrovare un proprio posto nella rete delle relazioni internazionali, tante nonostante l’embargo e tante aspettando il compimento della normalizzazione dei rapporti con Washington. Fatto imprescindibile quest’ultimo vista la vicinanza geografica e visto il potenziale enorme che il mercato statunitense offre ai prodotti cubani e alla voglia dell’isola di essere parte del mondo senza dover rinunciare alla propria identità socialista e rivoluzionaria.

 

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