mercoledì, Agosto 21

Cuba, continua l'internazionalizzazione aspettando gli USA

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Nel contesto di una normalizzazione dei rapporti tra USA e Cuba, l’isola caraibica prosegue il suo progetto di riabilitazione internazionale. Il piano, avviato nel 2010 appare ben definito: riammodernare il modello socialista dell’isola affinché possa sopravvivere dopo la leadership diretta di Fidel e Raul Castro. Con il 2010 infatti si è aperto un ciclo riformista molto accurato, con l’obiettivo di dare maggior spazio all’iniziativa privata ed alleggerire contemporaneamente le spese di bilancio statale contraddistinte dal mantenimento dei dipendenti pubblici. Questi nel 2010 avevano un impatto rilevante sul bilancio pubblico: su 5,1 milioni di persone, il settore privato o non statale costituiva il 16% degli impieghi mentre il restante 84% era alle dipendenze del governo. Ed ecco quindi l’esigenza di riabilitare il settore privato con una prima iniziativa di riposizionamento in ambito non governativo del 20% della forza lavoro pubblica (circa 1 milione di persone). Ma ovviamente parliamo di un processo lento ed in essere in quanto l’economia cubana sino ad oggi non ha propriamente avuto connotati dinamici in un contesto di interazione internazionale. Forte peso lo ha l’embargo statunitense, ma anche l’approccio economico e politico castrista ha rallentato molto l’intraprendenza del settore privato. Proprio per scardinare la rigidità strutturale dell’economia, il VI Congresso del Partito Comunista di Cuba (2011) ha visto l’esposizione di un ambizioso processo riformista:

-Riforma del mercato del lavoro (vedi sopra);

-Ampliamento di alcune tipologie imprenditoriali non statali anche convertendo in private alcune aziende pubbliche;

-Creare zone speciali di sviluppo per stimolare l’esportazione e sostituire le importazioni, ovvero la progettazione e sviluppo di una o più Zone Franche. Proposito messo in atto nelle vicinanze del Porto di Mariel (2013);

-Snellire i meccanismi di pianificazione e controllo statale nei confronti dell’attività economica.

Questo il progetto in stato d’avanzamento anche se molti ad oggi si chiedono cosa accadrà alla fine del mandato di Raul Castro (2018). Castro, salvo ripensamenti, ha già indicato come la fine del suo governo il 24 febbraio 2018, ma allo stesso tempo nel 2013 ha voluto specificare come il futuro possa avere già un nome ed è quello di Miguel Díaz-Canel Bermúdez oggi vicepresidente. Nel 2013 proprio Raul Castro parlando Díaz-Canel affermava che lo stesso «non è un avventizio né un improvvisato. Il suo percorso lavorativo raggiunge quasi 30 anni, iniziando dalla base’ per poi aggiungere che ‘nell’anno 2009, è passato a svolgere funzioni governative, prima come Ministro dell’Educazione Superiore e, a partire dal 2012, come Vicepresidente del Consiglio dei Ministri, a carico dell’attenzione verso differenti organismi legati all’educazione, la scienza, lo sport e la cultura. D’altra parte, partecipa settimanalmente alla Commissione economica Finanziaria del Governo e nella Commissione del Bureau Politico per il controllo dell’implementazione degli accordi del sesto congresso». Una nomina che non poteva passare inosservata sulla sponda anticastrista di Miami dove Jaime Suchliki, direttore dell’Istituto di Studi Cubani e Cubano-americani dell’Università di Miami ha commentato la nomina affermando che «finché Raul Castro è presidente allora si, il presidente governa Cuba, ma quando Raul Castro non sarà presidente, in questo momento si scriverà un’altra storia molto differente. Diaz-Canal non ha né carri armati né truppe» ovvero lo studioso sminuisce la futura leadership in quanto a carisma e reali capacità gestionali. Tuttavia è utile sottolineare come, nonostante la rinuncia di Raul Castro a proseguire come presidente della Repubblica Cubana, lo stesso non svanirà dalla vita politica dell’isola. Infatti nulla è stato detto sul futuro delle sue cariche di Capo delle Forze Armate e di massimo dirigente del Partito Comunista di Cuba. Ciò fa intendere che rimarrà comunque in orbita della leadership per ‘garantire’ stabilità e longevità allo stesso progetto socialista cubano.

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