lunedì, Novembre 11

CSM: si allarga lo scandalo Giorno dopo giorno deflagra con sempre maggiore violenza, coinvolgendo una quantità sconcertante di componenti

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Impegnati a seguire le vicende che occupano e squassano la scena politica, I litigi da comare e I battibecchi da vajasse tra Lega e Movimento 5 Stelle, i lamenti del presidente del Consiglio e I vaniloqui di una classe politica che definirla maionese impazzita si è gentili, si perde di vista uno degli scandali che minaccia di minare alle fondamenta l’intera istituzione giustizia. Che quello delle nomine ai posti apicali delle varie procure sia una sorta di mercato, dove si contratta allo spasimo e si dividono le spoglie, è cosa arcinota. Ma è il modo, che oggi ‘offende’. Il cosiddetto ‘scandalo delle toghe sporche al Consiglio superiore della magistratura‘ giorno dopo giorno deflagra con sempre maggiore violenza, ed appare una metastasi che coinvolge una quantità sconcertante di ‘attori’.

Si allarga il numero dei componenti del CSM coinvolti. Altri giudici risultano coinvolti nell’indagine; per questo si sono autosospesi; per ora si tratta di Antonio Lepre e Corrado Cartoni di ‘Magistratura Indipendente’: hanno ammesso di aver partecipato agli incontri con esponenti della politica per trattare le nomine della procura di Roma e degli altri capoluoghi. A loro vanno aggiunti I colleghi Gianluigi Morlini Paolo Criscuoli. Il primo, esponente di Unicost, presiede la V commissione, quella che decide al consiglio gli incarichi direttivi. Il secondo, esponente di Magistratura Indipendente, è componente della prima e della sesta commissione.

Al di la’ di come la vicenda evolverà (ed è augurabile che in tempi rapidi si metta un punto fermo, per mettere quantomeno un argine a questo gioco al massacro), val la pena di ricordare che questepratiche‘ (purtroppo non infrequenti), non solo sono ‘antiche‘, ma soprattutto erano evitabili. Lo sarebbero ancora, se solo si facesse tesoro dell’esperienza passata; cosa che difficilmente accadrà.

Si diceva: pratiche evitabili. Anno 1987: Partito Radicale, Partito Socialista e Partito Liberale presentano la richiesta di tre referendum per ottenere la responsabilità civile dei magistrati, l’abrogazione della Commissione inquirente e del sistema elettorale del Consiglio Superiore della Magistratura. Gli altri partiti, e la magistratura associate, vedono queste richieste come fumo negli occhi, e mettono in essere ogni sorta di iniziativa per bloccare la consultazione popolare.

La prima strategia adottata contro i referendum è quella dello scioglimento anticipato delle Camere per lo stallo che si e’ prodotto nei rapporti tra Democrazia Cristiana e socialisti: protagonista e’ Ciriaco De Mita, che decide di giocare la carta delle elezioni anticipate per rompere la convergenza tra partiti laici e in particolare tra Bettino Craxi e Marco Pannella. Le elezioni politiche sono fissate per metà giugno e i referendum per l’8 novembre.

Dopo le elezioni, di fronte all’appuntamento referendario, DC e PCI, inizialmente ostili ai quesiti, si schierano a favore del «sì». Il repentino cambio di rotta dei due maggiori partiti deriva dalle implicazioni politiche che poteva provocare una eventuale sconfitta dello schieramento del «no» imperniato sull’asse DC-PCI in contrapposizione a uno schieramento laico-progressista formato da radicali e socialisti.

Parte della mina referendaria viene comunque disinnescata dalla Corte Costituzionale che dichiara inammissibile il quesito sul sistema elettorale del CSM.

I referendum abrogativi rimasti si concludono con una netta affermazione dei «sì». Se la Corte Costituzionale, con il suo afflato corporativo e di arroccamento, non avesse impedito agli italiani di pronunciarsi anche sul quesito relative alle elezioni del component del CSM, quell regolamento sarebbe stato certamente abrogate a furor di popolo. Magari sostituito con un altro, non lo possiamo sapere. Di certo oggi non si avrebbero i frutti che son oil risultato della “semina” di ieri.

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