domenica, Novembre 29

Cronache dal 2017: l’Europa tra crisi migratoria e ombre di nazionalismo La pressione migratoria e la minaccia di frammentazione dell'UE; la politica russa

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Per l’Europa, il 2017 potrebbe essere stato un anno di svolta, in un senso o nell’altro. Se, da un lato, per la prima volta si sono visti importanti miglioramenti dal punto di vista economico (per la prima volta dalla grande crisi economica del 2008), dall’altro, la pressione migratoria esercitata sui confini dell’Unione Europea e la conseguente ondata di paura hanno finito per alimentare movimenti nostalgici di un nazionalismo che sembrava relegato alle pagine più buie della Storia del ‘900.

Da un punto di vista interno, intanto, bisogna registrare che, nel 2017, la presidenza di turno dell’UE è andata a due piccoli Paesi, non tra i più favorevoli ad un rafforzamento delle Istituzioni unitarie: Malta (da gennaio a giugno) e l’Estonia (da luglio a dicembre). Dal punto di vista esterno, invece, è da sottolineare il ritorno di un europeo alla carica di Segretario Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite: si tratta del portoghese António Guterres.

Terrorismo in Europa

Il 2017 è stato anche un anno di attentati terroristici per l’Europa. I Paesi europei, infatti, risultano essere tra i più colpiti e, purtroppo, espongono un triste bollettino: 22 febbraio, attentato a Londra con un furgone sulla folle e colpi di coltello sugli agenti di polizia accorsi (cinque morti); 3 aprile, attentato dinamitardo su un vagone della metropolitana di San Pietroburgo (quattordici morti); 4 aprile, attentato a Stoccolma con un camion lanciato sulla folla (cinque morti); 20 aprile, colpi di arma da fuoco contro gli agenti di polizia a Parigi (a tre giorni dalle elezioni presidenziali: un morto); 22 maggio, attentato esplosivo suicida durante un concerto pop a Londra (ventitré morti); 3 giugno, attacco con furgone sulla folla e coltellate sui passanti a Londra (otto morti); 17 agosto, attentato con furgone sulla folla a Barcellona (tredici morti), il giorno seguente, a Cambrils, lo stesso nucleo terrorista tenta un’azione simile ed uccide un’altra persona, prima di essere neutralizzato. In tutti questi casi, l’autoproclamato califfato islamico rivendica le azioni terroristiche fornendo linfa vitale a quei movimenti nazionalistici e xenofobi in ascesa in tutto il Vecchio Continente.

UE: Spostamento a Destra

In effetti, il 2017 è stato un anno di elezioni nell’UE e, in quasi tutti i casi, i risultati usciti dalle urne hanno premiato la Destra più estrema, in molti casi anti-europeista e razzista. Un’eccezione è stata l’elezione, il 12 febbraio, del socialdemocratico Frank-Walter Steinmeier a Presidente della Repubblica Federale Tedesca.

Al contrario, le elezioni presidenziali francesi, al primo turno (23 aprile), vedono la sconfitta netta dei partiti che avevano dominato la politica fino a quel momento (socialisti e repubblicani-gaullisti) e una netta affermazione della Destra ultra-Nazionalista del Front National (FN: Fronte Nazionale) di Marine Le Pen. Il successo pieno del FN è evitato solo dalla presenza del nuovo movimento En Marche! (EM!), fondato dal giovane economista Emmanuel Macron, che al secondo turno (7 maggio) riesce a far convogliare su di sé i voti di quasi tutti i partiti in chiave anti-FN. Il movimento di Macron, seppur europeista e molto lontano dal FN, presenta in ogni caso alcuni punti di contatto con il mondo ‘populista’: si dichiara né di Destra né di Sinistra (salvo adottare poi una polita interna fondamentalmente conservatrice) e fa leva sui sentimenti anti-politici dei francesi.

L’8 giugno è la volta della Gran Bretagna. Si tratta di elezioni anticipate volute dal Primo Ministro conservatore, Theresa May, allo scopo di rafforzare la propria maggioranza e trattare da una posizione di forza con Bruxelles nell’ambito del processo di distacco di Londra dall’UE, meglio noto come Brexit. I conservatori restano il primo partito ma, contrariamente alle loro aspettative, diminuiscono il proprio consenso e sono costretti a cercare l’alleanza degli unionisti irlandesi del DUP (Democratic Unionist Party: Partito Democratico Unionista), vicino a posizioni di Estrema Destra. Le trattative con l’UE per giungere ad un primo accordo di base sulla Brexit sono più dure di quanto ci si aspettasse a Londra e il Governo della May trova grandi difficoltà anche a causa dell’opposizione interna da parte degli oltranzisti (guidati dal Ministro degli Esteri, Boris Johnson): la reticenza inglese sulla questione dei debiti contratti con Bruxelles e dei diritti dei cittadini europei, oltre che dei confini con la Repubblica d’Irlanda, rendono il confronto estenuante. Alla fine, l’8 dicembre, il Presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, e la stessa May dichiarano di aver raggiunto un accordo di base.

Il 24 settembre si vota per il rinnovo del Parlamento Federale in Germania. Anche in questo caso, i socialdemocratici di Martin Schulz subiscono una forte sconfitta, crollando ai minimi storici; al contrario, il partito xenofobo Alternative für Deutschland (AfD: Alternativa per la Germania) cresce e si afferma come terzo partito. Il Cancelliere uscente, la cristiano-democratica Angela Merkel, viene riconfermato ma vede ridotto il proprio consenso. Oltre tutto, il tentativo della Merkel di evitare un nuovo Governo di Grande Coalizione con i socialdemocratici salta a causa del passo indietro dei liberali. Solo l’intervento del Presidente Steinmeier convince Schulz a dichiararsi, dopo una consultazione della base, disponibile ad una nuova Grande Coalizione con la CDU (il pessimo risultato della SPD è soprattutto frutto del suo sostegno a questi Governi negli ultimi anni), a condizione di un ruolo nei posti chiave della nuova Amministrazione.

Il 1° ottobre, si vota il referendum (privo di valore legale) per l’indipendenza della Catalogna dalla Spagna. A votare, in un clima di grande tensione, è meno della metà dei catalani: la vittoria va agli indipendentisti che avevano promosso la consultazione. Il successivo 27 ottobre, il Presidente della Giunta Autonoma catalana, Carles Puigdemont, dichiara unilateralmente l’indipendenza della Catalogna. La reazione di Madrid è l’applicazione dell’Articolo 155 della Costituzione: ciò comporta la revoca dell’Autonomia, lo scioglimento dell’Amministrazione e l’incriminazione dei suoi membri. Puigdemont fugge in Belgio il 30 ottobre. Il 21 dicembre si va nuovamente alle urne per eleggere una nuova amministrazione locale. Questa volta l’affluenza è alta: il fronte indipendentista ha nuovamente la maggioranza, ma non quella assoluta; il primo partito è il partito centrista ed unionista Ciudadanos.

Nel frattempo, il 15 ottobre, si vota in Austria. Anche in questo caso, i socialdemocratici ottengono il peggior risultato della loro storia. A vincere sono i conservatori del giovanissimo Sebastian Kurz che, per formare il Governo, accetta un’alleanza con gli ultra-Nazionalisti del FPÖ.

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