venerdì, Agosto 14

Cristiani in Cina: davvero è persecuzione? Gianni Valente, sinologo di Fides, ci spiega la situazione reale della vita dei cristiani di Cina

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A cosa possono essere dovute le pressioni che queste comunità subiscono a livello locale?

Ci possono essere diverse ragioni, è difficile fare un discorso completo in merito: ci possono essere apparati di potere che cercano di sfruttare la situazione, ragioni legate a fenomeni di corruzione, etc. La costruzione dei luoghi di culto è legata anche a questioni finanziarie: sappiamo che in Cina c’è un’espansione anche esagerata a livello urbanistico e anche la costruzione dei luoghi di culto rientra in questa febbre edilizia. Poi c’è il ruolo ambiguo giocato da quelli che sono organismi di controllo, di natura ibrida, come l’Associazione Patriottica, che si vuole presentare come un corpo interno alla Chiesa: un gruppo di cattolici che svolgono una funzione di guida dall’interno della vita ecclesiastica, che faccia camminare le comunità cattoliche dentro l’alveo degli input che arrivano dall’autorità. Questa associazione è però un grande apparato burocratico composto da migliaia di dipendenti che devono giustificare la propria esistenza: esercitano quindi in maniera rigida il loro controllo perché vogliono rivendicare la loro supremazia, il loro potere, in un momento che, ai loro occhi, può essere visto come difficile per la propria attività.

Ci sono meccanismi di autodifesa, dunque, degli apparati burocratici, che vogliono mantenere alto il livello della propria visibilità. In altre occasioni può giocare un ruolo, in senso negativo, la divisione fra le aree ecclesiali: c’è rivalità, competizione, e questo può andare contro la propria stessa esistenza, scatenando l’intervento degli apparati burocratici che vogliono mantenere il controllo. Poi ci sono singoli casi in cui è evidente il tentativo di spingere le comunità clandestine ad abbandonare la condizione di clandestinità, che non piace al Governo: l’idea che possano svolgersi funzioni al di fuori delle chiese ‘aperte’ non piace alle autorità, che pretendono di controllare tutto, e considerano queste comunità come sovversive. Ma, d’altronde, anche la lettera di Benedetto XVI, diretta ai cattolici cinesi, riconosceva il fatto che la condizione di clandestinità non fosse ‘normale’ per le comunità cattoliche, che non hanno niente da nascondere. Chiaramente, lo era ai tempi delle cruenti persecuzioni degli anni ’50-’60-’70, ma questo riguardava tutti, non solo i cristiani: il fanatismo ideologico andava a colpire tutta la religiosità. Ma nel 2018 la clandestinità ha meno ragione d’essere, benché non le metodiche che forzano ad abbandonare questa condizione non siano condivisibili.

Qual è la percezione delle comunità cinesi non cristiane?

Cominciamo con dei numeri, benché vadano presi con le pinze: si dice che i cattolici siano 12 milioni circa, mentre le stime delle comunità evangeliche protestanti, ancora più difficilmente quantificabili, parlano di alcune decine di milioni. Comunque sia, queste cifre, paragonate a quello della popolazione complessiva della Cina (1,4 miliardi) ci dà l’idea di come la comunità cristiana sia in netta minoranza. Non è una presenza socialmente rilevante. Però, la situazione attuale della Cina apre delle strade interessanti e significative alla presenza dei cristiani, soprattutto sul fronte delle attività caritatevoli. Ho molti riscontri del fatto che questa società cinese sta viaggiando verso una corsa all’arricchimento, all’individualismo, legato allo strabiliante sviluppo economico della Cina. Tutto questo comporta il fatto che certi legami, certe reti di solidarietà della società tradizionale cinese stiano saltando. I cristiani, pur essendo pochi, testimoniano con la loro Fede il valore della solidarietà e della gratuità, e questo interessa e crea simpatia nei loro confronti. È un fattore che andrà seguito nei prossimi anni. È una via alla testimonianza che non crea obiezione e, anzi, sorprende, spiazza e porta i cinesi a farsi delle domande di tipo spirituale.

Il rapporto fra cristianesimo e Cina, d’altronde, non è recentissima.

Certo, oltre al missionario gesuita Matteo Ricci (che visse e operò nel XVI secolo), abbiamo le testimonianze dei francescani, così come l’esperienza antichissima della Chiesa nestoriana. L’esperienza del cristianesimo in Cina non è recente. La Chiesa nestoriana, ad esempio, era stata espulsa dall’Impero bizantino e aveva trovato in Cina un seguito molto importante. La fase più controversa è stata quella dell’arrivo dei missionari cristiani sulla scia delle politiche colonialistiche e tutto ciò si porta dietro le incomprensioni e i pregiudizi di quel periodo, perché accanto ai missionari, che si immedesimavano nella vita cinese, c’erano anche parecchie ambiguità: alcune chiese venivano costruite con i soldi estorti all’Impero cinese dopo la guerra dell’oppio, per esempio. Questo crea delle sacche di risentimento nella popolazione cinese, di cui la Chiesa si è peraltro scusata. Collocato nel momento odierno, la presenza cristiana in Cina assume una luce diversa, in cui si aprono strade nuove, come quella di testimoniare la propria Fede attraverso opere di carità, molto apprezzate a causa di quei fenomeni di deumanizzazione in corso in questi anni di straordinario sviluppo economico in Cina.

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