martedì, Novembre 12

Crisi di governo? No, crisi di potere in salsa isterico-leghista I piani di Salvini e quelli di Conte, un gran fracasso, ma Salvini non ha alcuna intenzione di fare cadere il Governo, non ora almeno, vuole solo tornare a controllarlo indirettamente, minacciando sfracelli ogni minuto

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A leggere i giornali di oggi siamo sull’orlo di una crisi di governo. A me sembra, piuttosto, che siamo nel bel mezzo di una crisi di nervi, anzi, di una successione di attacchi isterici, ma ‘c’è del metodo in questa follia? Lo scontro, mi pare, è tutto e solo di potere, solo che tra i due litiganti si è inserito un terzo che fa un suo gioco, molto debole, molto poco chiaro, secondo me senza prospettive, ma che manda i due fuori di sé.

Come al solito, infatti, tutto ruota intorno e solo intorno, ai litigi tra i due dioscuriMatteo Salvini e Luigi Di Maio– che passano metà del proprio tempo a insultarsi a vicenda e l’altra metà a fare comizi. Tenuto conto che sono profumatamente pagati per lavorare nell’interesse dei cittadini italiani e non solo, c’è poco da stare allegri.

Anche il mitico Giuseppe Conte, pare e compare, ma sempre più presente e attivo, pertessereaccordi a livello europeo, che dovrebbero assicurare all’Italia un commissario alla concorrenza: un commissario dunque ‘di peso’, ma certo non sufficiente a risolvere i nostri problemi, anzi, irrilevante: i nostri problemi o li risolviamo noi o qualchefavoreda un Commissario compiacente non serve, anzi, ci crea ulteriori diffidenze. Anche questo sarebbe un discorso da fare, anzi ‘il’ discorso, che sia di prospettiva, di lungo periodo, strategico e non di piccolo cabotaggio; ma non è qui il momento, né comunque sembra che il mitico ‘premier’, lo abbia affrontato, se non di sfuggita, anche nella torrenziale lettera a ‘Repubblica -seguita dalla ‘nota‘ di Palazzo Chigi.
Ma certo le cose che dice non servono ad abbassare la tensione quando ad esempio dice: «Quanto alla vicenda ‘moscovita’ che occupa da qualche giorno i giornali, preciso che le forze di opposizione mi hanno chiesto di riferire in Senato e per questa ragione, ritenendo sacre le prerogative del Parlamento, ho immediatamente acconsentito alla richiesta». Uno schiaffo inutile, benché giusto: fallo e basta o strilla che deve farlo lui. Macchè!

Anche se, e va detto onestamente, è indubbio che il duo Conte-Tria, alla fine sia riuscito a ottenere una tregua dalla UE, una tregua legata, però (e anche per fortuna) ad un ridimensionamento delle fantastiche previsioni di inizio anno (‘un anno bellissimo’, diceva il sedicente ‘premier’, ricordate?) in una valutazione più misurata delle nostre capacità, e specialmente della nostra possibilità di sviluppare la nostra economia, asfittica come non mai. Qualcuno la ha definita una resa, e lo è stata, ma tanto di cappello a Conte, ma specialmente a Tria, per avere tenuto il punto con fermezza, subendo, specie Tria, insulti di ogni genere.

E dunque, questo mi pare ora lo ‘stato dell’arte’, mentre i due dioscuri si affrontano col coltello fra i denti sul tema dei soldi russi, Conte e Tria cercano di andare avanti in un rapporto meno teso con l’UE. Di esso è stato testimonianza, in particolare, l’accordo raggiunto, grazie a Conte, di votare la signora Ursula von der Leyen, nonostante il parere contrario della Lega. Eh, sì, questo va detto, è grazie a Conte e Tria che si sono realizzati dei risultati, dato che sono riusciti a mettere a tacere sia Di Maio che lo stesso urlatore professionale Salvini – oggi, immagino, particolarmente furioso per il ‘rilascio’ della signora Rachete.

Del resto è proprio Conte che lo dice, quando afferma: «La designazione di Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione europea è stata da me condivisa, per la sua storia personale e politica, e perché questa soluzione avrebbe consentito all’Italia di ottenere un portafoglio economico di rilievo, in particolare la ‘concorrenza’, come da me richiesto, e avrebbe aperto a buone prospettive per l’Italia anche con riguardo alle restanti nomine» per poi aggiungere: «Non sono in condizione di prefigurare se questa contrarietà avrà ripercussioni sulle trattative che si svolgeranno per definire la composizione della squadra di neo-Commissari»: come si dice, ‘mettere le mani avanti’.

Oggi si dice che l’accordo iniziale era di una partecipazione anche della Lega al voto e che sarebbe stata la Lega proprio, anzi, Salvini in persona, a cambiare idea (o a non accettarla affatto: in queste cose sempre meglio la massima cautela) che alla fine non si è concretizzata in alcun modo. Francamente, confesso, la motivazione di questa decisione, che trovo indicata sulla stampa, mi sembra a dir poco debole e improbabile: l’accordo di fatto tra stellini e PD più Berlusconi. Il motivo, come vedremo più avanti, penso sia differente. Comunque, sia o meno vera questa interpretazione, essa comunque rivelerebbe un clima di sospetto immenso tra le due forze politiche: la Lega sembrerebbe convinta che gli stellini si stanno accingendo a cambiare bruscamente cavallo.

Ripeto ancora una volta: non ci credo. Per due motivi. Una operazione del genere deve essere preparata a lungo, e non può restare del tutto sotterranea; lo si è potuto fare con l’accordo del Nazzareno, quando i due boss, Renzi e Berlusconi, potevano decidere ciò che volevano senza chiedere nulla a nessuno. Ma oggi non è così semplice, perché sia il povero Nicola Zingaretti che Di Maio possono decidere solo molto poco. Non è un caso che Zingaretti continui a ripetere che se cade il governo si va ad elezioni, cioè niente ‘inciuci’, anche se l’attivismo dei renziani può nascondere la volontà di farla loro l’operazione: una sorta di nuovo Nazzareno; ne sarebbero capacissimi, state certi!
L’altro motivo è che non solo Di Maio non potrebbe fare un accordo col PD dopo tutte le contumelie e gli insulti che ha lanciato per anni, ma anche perché il PD, può, sì, rovesciare la politica renziana del mai con gli stellini’, ma non certo alleandosi proprio con Di Maio. E le alternative per ora non ci sono. Non, direi, il sempre più in ombra Dibba, e non il banale Fico. È uno dei grandissimi limiti degli stellini, forse il più significativo, in quanto partito di una persona.

D’altro canto, è evidente che l’operazione Conte (se veramente di ‘operazione Conte’ si può parlare) può (sottolineo e sottolineerò fino alla nausea il ‘può’) essere stato il modo per silurare uno dei possibili commissari, quel Giancarlo Giorgetti, troppo solerte nel negarlo per non essere chiaramente il vero candidato, del quale non si vede chi possa essere proposto in cambio, men che meno oggi, dopo la sua dichiarazione strmbazzata di ieri di aver deciso di ritirare la sua candidatura. A meno che Conte non abbia davvero l’idea di tentare ilcolpo’, proponendo una donna che non sia né troppo leghista né troppo stellina … una parola!

Ma il risultato, qualunque esso sia, di queste operazioni, sarebbe una pesante perdita di peso e prestigio, diciamo pure, di potere, della Lega, e allora davvero non si comprende perché Salvini sia caduto nellatrappolae continui a starci dentro, insistendo stupidamente (ma Salvini non è stupido) sulla linea del rifiuto a partecipare al dibattito parlamentare sulla questione russa, dove oltre tutto mostra di avere paura … uncapitanopauroso, brutta cosa.

Ripeto, Salvini sciocco non è, anzi, è furbo, molto furbo. E allora il suo ‘gioco’ potrebbe essere proprio questo: silurare intanto Giorgetti, che, non più commissario europeo, difficilmente potrebbe mantenere la poltrona di Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, se proprio Conte, il suo ‘capo’, fosse quello che lo ha silurato alla UE. Diventerebbe una convivenza impossibile, sempre nell’ipotesi che Conte disponga dei famosi attributi. D’altra parte, Salvini potrebbe imporre un altro suo uomo al sottosegretariato, e, al tempo stesso, tenere il Governo sotto la continua minaccia dei suoi attacchi scomposti alla UE, grazie anche all’aiuto di Lorenzo Fontana, il neo Ministro per la UE.

In quale logica, a quale scopo?
Ecco il punto. Salvini non ha alcuna intenzione di fare cadere il Governo, non ora almeno, e, secondo me, in perfetto accordo con Di Maio, che se lascia il Governo non ha futuro. E dunque, vuole solo tornare a controllarlo indirettamente, minacciando sfracelli ogni minuto.
Non credo che sia un caso che, mentre tutto questo bailamme accadeva, il soave Enrico Borghi (il Borghezio in cravatta, come lo chiamo io) abbia ricominciato a proporre i minibot, mentre il tutt’altro che soave Luca Zaia faccia pesare la sua rabbia per il rallentamento della strada delle autonomie.
Salvini può resistere a Giorgetti, può ignorare Borghi, può trascurare il Presidente della Lombardia Attilio Fontana, può fregarsene dell’allusivo Roberto Maroni, ma non può ignorare Zaia: l’unica reale alternativa a Salvini. E dunque lo deve blandire e quindi forzare al massimo sulle autonomie per metterlo tranquillo. Vedrete che sarà questa la battaglia all’ultimo sangue delle prossime settimane, da vincere magari dando un contentino al rampante Vincenzo De Luca.
E continuare poi agovernarecon una politica del giorno per giorno, tutta fatta di comizi, in vista delle elezioni quando faranno comodo a lui. Perché che Salvini voglia liberarsi di Di Maio & co. è evidente, ma solo quando decide lui.

Ma allora, e concludo, è lecito domandarsi che cosa ha ottenuto a conti fatti Conte. Una tregua con l’UE? Mi pare difficile, Salvini è lì con i suoi siluri (anzi, i missili aria-aria) a sparare a zero, mettendolo in difficoltà continua, secondo la logica cui alludevo ieri, per la quale in politica estera è l’affidabilità quella che conta, e che affidabilità può dare il ‘premier’ Conte?
Torno, cioè, a ripetere: una politica senza strategia, con buona pace di Dibba, non è politica.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.