giovedì, Dicembre 12

Crimea, violazioni russe dei diritti umani al vaglio di Strasburgo   Parla l'Ambasciatore ucraino in Italia Yevhen Perelygin

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Oggi, a Strasburgo, si apre il dibattito riguardo le risoluzioni da prendere contro la Russia, in conseguenza alla violazione dei diritti umani perpetrati dalle sue autorità in Crimea. Una decisione che arriva a seguito del report redatto dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite e pubblicato il 25 settembre. Nel documento, viene riportata la drammatica situazione che stanno vivendo gli abitanti del territorio ucraino dopo l’occupazione da parte dell’esercito russo, vittime di soprusi e violenze da parte degli occupanti.

Uccisioni, sequestri e incarcerazioni stanno proseguendo nel silenzio generale, dice il report. Dall’occupazione russa del territorio ucraino nel 2014, a molti abitanti della zona è stata imposta la cittadinanza russa, e chi ha provato ad alzare la voce contro le milizie di Putin è andato incontro a pesanti ritorsioni.

Questo il quadro dipinto dal rapporto ONU, in cui, a pagare gran parte delle conseguenze, è la popolazione dei tatari, che, storicamente, ha avuto con la Russia rapporti burrascosi. Durante la Seconda Guerra Mondiale, molti di loro furono deportati in campi di prigionia sovietici nell’Asia centrale, accusati di collaborazionismo con i nazisti. Un esodo che venne ufficialmente interrotto nel 1967, quando parte di essi riuscì a tornare, non senza difficoltà, ai loro territori in Crimea.

La persecuzione dei tatari per mano russa sta dando ora il suo colpo di coda. L’ultima violazione, da parte della “Corte russa”, ha riguardato la condanna a due anni di reclusione e l’interdizione dai pubblici uffici di Ilmi Umerov, vice-presidente del Melijis di Crimea. Il Melijis è un organismo rappresentativo della popolazione tatara in Crimea, messo fuorilegge dai russi nel 2016, in quanto fulcro della propaganda politica contro l’occupazione.

Attraverso il dibattito che si terrà a Strasburgo, l’Ucraina punta a far rilasciare i leader tatari della Crimea, Ilmi Umerov e Akhtem Chiygoz, il cineasta Oleh Sentsov e tutti gli oppositori messi in carcere dalle autorità russe.

Abbiamo contattato l’ambasciatore ucraino in Italia Yevhen Perelygin per capire cosa ci si aspetta da questo incontro a Strasburgo e quali sono le strade che l’Ucraina potrà intraprendere per porre fine alle violazioni dei diritti umani.

“Quello che attendiamo da Strasburgo è una forte presa di posizione contro gli atti criminosi che stanno andando avanti nella penisola di Crimea da parte delle forze russe”, dice Perelygin, “oltre che un inasprimento e allargamento delle sanzioni economiche alla Federazione”.

La speranza dell’Ucraina risiede infatti nella solidarietà internazionale. Quello che sta avvenendo in Crimea è un atto che, nella stampa occidentale, e ovviamente russa, sta passando sotto silenzio. Per questo è fondamentale, come dice Perelygin, che il Parlamento Europeo si schieri duramente contro i soprusi nella penisola ucraina e metta sotto i riflettori le violenze perpetrate ai danni dei cittadini.

L’unica possibilità che oggi si intravede per l’Ucraina è proprio quella di mobilitare l’interesse di Europa e comunità internazionale su quello che sta succedendo in Crimea”, continua Perelygin. “Da parte sua, il Governo ucraino ha già preso una netta posizione a favore del ritorno, sotto la giurisdizione ucraina, dei territori occupati della Crimea, mandando frequenti reclami alla Russia, puntualmente ignorati”.

Qual è, quindi, la leva che può far cessare questa situazione di disagio? “La consapevolezza internazionale e la pressione che la comunità può esercitare sulla Russia, sia per quel che riguarda l’opinione pubblica, sia in relazione all’inasprimento delle sanzioni economiche”, sostiene l’ambasciatore ucraino. “Nonostante i tanti richiami e le risoluzioni intraprese da organismi internazionali come Onu e Unione Europea nei confronti della Russia, oggi la Federazione non sembra avere alcuna intenzione di rispettare questi dettami. Per questo è necessaria una dura reazione da parte di Strasburgo”.

Quando si parla della situazione nella penisola di Crimea non si fa solo riferimento alle persecuzioni politiche di cui si è accennato in precedenza. Questi casi sono sicuramenti i più eclatanti e a maggiore impatto mediatico. Tuttavia, la situazione nell’area, dall’occupazione russa, è drammaticamente peggiorata sotto diversi aspetti, come è stato evidenziato da una ricerca pubblicata proprio su un giornale russo.

Nezavisimaya gazeta, che significa ‘giornale indipendente’, un giornale russo, ha pubblicato questa ricerca in cui vengono portati a conoscenza alcuni dati del Rosstat, il servizio federale di statistica russo, che dimostrano come la penisola di Crimea sia andata incontro ad un netto peggioramento sociale da quando è in atto l’occupazione russa”, dice Perelygin.

I dati di cui si parla riportano come la mortalità in Crimea, rispetto a quanto registrato nel 2012-2013, sia più che raddoppiata, con la crescita dei disoccupati che è stata messa in relazione all’aumento dei crimini gravi del 123 per cento.

Stiamo parlando di dati che vanno oltre a quelle che sono le persecuzioni di cui si è sentito parlare”,continua l’ambasciatore ucraino. “Cifre che rispecchiano una degenerazione generale della situazione in Crimea, ed in forte controtendenza rispetto a quanto stava raggiungendo il territorio prima degli eventi del 2014, quando i dati mostravano trend positivi di crescita”.

Oltre ad un aumento della mortalità, le cifre riportate dall’ufficio di statistica registrano un aumento del 200 per cento dei divorzi, ed una diminuzione di circa il 30 per cento per quel che riguarda le visite nei musei e nei teatri.

La drammatica situazione in Crimea ha avuto riscontri anche in un generale calo dell’attività intellettuale nella penisola”, dice Perelygin. “Queste cifre ci mostrano la realtà effettiva, al netto di quanto viene comunicato dalla propaganda russa”.

L’Europa e le forze democratiche rimangono quindi l’ultima speranza e gli unici attori che possono convincere la Russia a fermare le oppressioni in Crimea.

Lo ha ribadito lo stesso Ilmi Umerov davanti agli pseudo-giudici della Corte russa”, racconta l’ambasciatore. “In un video che gira in rete e poco raccontato dalla stampa internazionale, il vice presidente del Melijis, con le lacrime agli occhi, dice ‘Oggi in Crimea coloro che non tradiscono l’Ucraina sono giudicati dai traditori! I traditori giudicano i patrioti! La lotta continua quale che sia la condanna emessa nei miei confronti! Se l’aggressione della Russia contro l’Ucraina e la Crimea rimane impunita, diventerà un precedente’. Concludendo il discorso, rivolto ai giudici, con le parole ‘ci rivedremo al Tribunale dell’Aia”.

Un richiamo significativo al ruolo centrale che l’Europa ha in questo contesto, con in mano gli unici strumenti in grado di porre un freno alle violazioni umane ai danni della popolazione dei tatari e ucraina.

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