sabato, Luglio 4

Crew Dragon OK in USA, l’Europa al palo, l’Italia si propone Molte lune dovranno apparire all’orizzonte europeo prima che un Elon Musk possa apparire. Intanto l’Italia si candida con i moduli abitativi da mettere sulla Luna

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Con il lancio della Crew Dragon, Elon Musk ha riaperto sabato scorso il servizio americano per il trasporto di astronauti nello spazio. Alle 15:22 (ora della Florida), senza pubblico, per le dovute precauzioni sanitarie, ma con gli inquilini della Casa Bianca, è iniziata una grande avventura dalla rampa 39/A del Kennedy Space Center. La stessa piattaforma da cui hanno preso vita le missioni lunari Apollo e quelle degli shuttle che hanno portato a 400 km. di quota i principali pezzi della Stazione Spaziale. Compresi i segmenti dei moduli abitativi realizzati dall’industria aerospaziale italiana.
Dopo il lancio, il primo stadio si è riportato ordinatamente al suo punto di attracco, depositandosi sulla piattaforma galleggiante ancorata nell’Atlantico. Una peculiarità dei vettori prodotti in casa Space X.

Il programma ha fatto parte di un piano della Nasa per la commercializzazione dello spazio, che nel 2014 ha assegnato un contratto di 2,6 miliardi di dollari a Musk, per la creazione di una versione con equipaggio della navicella spaziale Dragon, utilizzata per il trasporto delle merci verso la Stazione Spaziale Internazionale.

Questa missione, che ha ancora tutte le caratteristiche delle fasi sperimentali, diventerà operativa il prossimo 30 agosto e prevede di servire l’ente americano con i primi sei passaggi, costati 2,7 miliardi di dollari, con cui si sono coperti anche i costi di realizzazione della Dragon.

Dunque, dopo nove anni, gli Stati Uniti rientrano nel business dei collegamenti umani verso la ISS, dopo aver versato 3,9 miliardi di dollari alla Russia per imbarcare i suoi equipaggi sui Sojuz progettati da Sergej Korolëv.
Ma
Dragon non placa soltanto l’orgoglio ferito di un popolo che con la superbia di aver governato per decenni la scienza e la tecnologia mondiale, per troppo tempo è stato costretto a mettersi in fila alla biglietteria del Kazakistan per lanciare le due donne e i suoi uomini nello spazio. Da quando è stato necessario utilizzare i mezzi russi, ovvero dall’8 luglio 2011, quando Atlantis STS-135 aveva chiuso le attività della navetta recuperabile, la Nasa ha speso da 30 a 90 milioni di dollari per ogni imbarco, mentre Space X offrirebbe un posto a circa 60 milioni. Un prezzo assai basso se confrontato a quello a cui lo Starliner di Boeing e Bigelow Aerospace non potrebbe scendere: ben 99 milioni a passeggero.

«Abbiamo fatto la storia». L’evento è stato commentato così dalla Nasa.Mentre il Presidente Donald Trump ha sentenziato: «Incredibile», e il suo vice, Mike Pence, ha annuito al pensiero del suo capo. Ben felici entrambi di porre un ottimo diversivo alle polemiche sulla gestione della pandemia e alle mai sopite discriminazioni razziali che nel Paese più libero del mondo proseguono da secoli senza soluzione di continuità.

CheDeranged Donald -l’irriguardoso appellativo è di George Conway tenga allo spazio come una sua personale esibizione però è ormai noto a tutti: tanto da aver preteso un nuovo logo per la Nasa. Inquietante perché nonostante tutti gli intendimenti pacifici dell’agenzia spaziale americana, il disegno richiama fin troppo le guerre stellari tanto care alla saga di Star Trek.
Un’attenzione, per aumentare il tenore della scena e sempre in linea con il concetto eroico della visuale americana, si è avuta anche nel disegno delle tute; realizzato da Jose Fernandez, fondatore degli Ironhead Studios di Hollywood.

Il lancio è stato seguito dappertutto: in un twitter, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro ha scritto: «Si inaugura una nuova frontiera per lo spazio. La base italiana di Malindi è una delle tracking station della missione, un grande riconoscimento della nostra eccellenza nel settore. Lo spazio sempre più accessibile a tutti».
E di specialità veramente si è trattato, perché Musk con questa operazione intende proseguire la funzione privatistica delle attività spaziali con una formula del tutto innovativa.

La sua raccolta di fondi -346 milioni di dollari per un’opera così dispendiosa- si è basata su investimenti privati su cui il governo federale aggiunge le risorse di oltre un miliardo e mezzo, ma come cliente si rende garante dei lanci. Un po’ diverso il sistema in Europa, dove le istituzioni versano risorse per la realizzazione di tecnologia. Un vero rischio di impresa bilanciato dallo Stato, che all’intero programma, secondo gli analisti, dovrebbe rendere oltre 30 miliardi di dollari.
È un impegno senza dubbio poco comprensibile nel vecchio continente, in cui la concentrazione imprenditoriale, in Germania come in Francia, segue in molti casi la logica delle correnti politiche e delle cordate internazionali, anche nelle intenzioni non tanto del profitto quanto sulla precisa volontà di danneggiare i propri concorrenti.

Per questo, ne siamo convinti, molte lune dovranno apparire all’orizzonte europeo prima che un’intelligenza pari a quella dell’imprenditore sudafricano possa attecchire con idee in grado di poter guadagnarsi una leadership mondiale.

Pertanto, un modo per poter agganciare il business, continuiamo a sostenerlo, può essere quello di indirizzare la migliore tecnologia su quei mercati dove alle regole ingessate prevale la competizione. E dove la capacità ha maggior valore dei conflitti di competenze.
In una recente intervista, Fraccaro ha dichiarato: «Noi siamo forti nella costruzione dei moduli abitativi. Per esempio potremmo competere a livello internazionale per costruire i primi moduli abitativi da mettere sulla Luna». Se è vero, come dice il Sottosegretario, che «l‘Italia si sta candidando per essere una Nazione con le sue imprese in grado di costruire quei moduli», abbiamo tutta la fiducia che rapidamente sentiremo novità interessanti su un nuovo percorso che prenderà la politica spaziale italiana. Sarà un cambiamento epocale se il rapporto con gli Stati Uniti su questo versante si intensificherà con rapporti diretti e senza influenze esterne.

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