sabato, Luglio 20

'Credere che la poesia possa riguardare tutti'

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A guardare il mondo editoriale odierno, si potrebbe pensare che la poesia sia ormai un residuo del passato: storiche collane che chiudono o sono in grave crisi, e la convinzione ormai sempre più diffusa che la pubblicazione di poesia sia una affare necessariamente in perdita e pertanto comporti necessariamente la partecipazione dell’autore alle spese.

È in questo contesto che l’editore Marcos y Marcos lancia un’iniziativa decisamente controcorrente: una collana dedicata alla poesia italiana contemporanea, che parte dal presupposto che ci sia ancora un pubblico per questo tipo di pubblicazioni. Battezzata ‘Le Ali’, la collana sarà diretta da Fabio Pusterla, che l’ha ideata insieme ai due editori di Marcos y Marcos, Claudia Tarolo e Marco Zapparoli. Il nostro campo, ha dichiarato Pusterla, «sarà quello della poesia onesta e coraggiosa. Cercheremo di proporre buoni libri di autori veri; e lo faremo pubblicando tre titoli ogni anno. Uno sarà un poeta di oggi; un altro sarà invece uno dei maestri rimasti per qualche ragione in ombra. Il terzo titolo oscillerà tra le due polarità».

È categoricamente escluso che gli autori partecipino alle spese. Sono già decisi i titoli dei primi due anni di vita della collana. Si comincerà a marzo con un’antologia dell’opera poetica di Anna Maria Carpi, ‘E io che intanto parlo – Poesie 1990-2015’. Seguiranno le raccolte di Paolo Lanaro, ‘Rubrica degli inverni’, e di Gianluca D’Andrea, ‘Transito all’ombra’. Nell 2017 vedranno la luce, dopo più di mezzo secolo, i racconti lirici di ‘Un giorno della vita’ di Giorgio Orelli, seguiti dal romanzo in versi ‘Maiser’ di Fabiano Alborghetti e dalla raccolta ‘Il cane di Giacometti’ di Stefano Raimondi.

La collana è stata presentata al pubblico sabato scorso, durante un evento cui hanno partecipato sei tra i poeti contemporanei già pubblicati da Marcos y Marcos. In questo contesto abbiamo provato a indagare su cosa significhi pubblicare poesia in un contesto come quello odierno che sembra concederle così poco spazio. La prima persona cui l’abbiamo chiesto è ovviamente il neocuratore della collana, Fabio Pusterla: importante poeta contemporaneo, di nazionalità svizzera, professore universitario e da tempo collaboratore di Marcos y Marcos.

 

Fabio, a che pubblico si rivolge la nuova collana ‘Le Ali’?

Domanda difficile. La si potrebbe liquidare dicendo: “Sappiamo tutti qual è il pubblico della poesia”. Senonché questo progetto nasce proprio dall’idea che non sia affatto detto che la poesia sia un prodotto di nicchia riservato a un pubblico piccolissimo, e che si possa invece ampliarne il raggio d’azione. Perché esiste una poesia che, si potrebbe dire esagerando un po’, parla a tutti. Che non richiede quella competenza tecnica o quell’accesso sacerdotale al tempio che talvolta si ritiene essere una caratteristica della poesia. Questa dovrebbe essere una delle linee che la collana manterrà.

Quantificando, di che tipo di tirature stiamo parlando?

Questo è uno dei pochi argomenti che non ho ancora discusso con l’editore. So comunque che per le altre pubblicazioni di poesia Marcos y Marcos normalmente tira 2.000-2.500 copie, ovviamente pronta a ristampare nel caso fosse necessario. Va detto, infatti, che questa casa editrice fa quello che i grandi editori non fanno più da tempo: ristampa i libri. Fa cioè durare la poesia nel tempo, cosa secondo me importantissima.

Marcos y Marcos è anche nota per il suo modo insolito di promuovere i libri, per esempio con eventi che si ispirano alle sfilate di moda o all’operato dei deejay. Dobbiamo aspettarci anche per la poesia di ‘Le Ali’ promozioni insolite del genere?

Marcos y Marcos ha fatto da parecchi anni una scelta particolare: pubblicare pochi libri. Ma quei pochi, che in realtà non sono così pochi,sostenerli davvero. Quindi c’è la consapevolezza di avere un ufficio stampa come si deve, che segue il libro, lo segnala, lo propone ai premi letterari. Da questo punto di vista è una casa editrice medio-piccola che però fa il lavoro di una grande casa editrice. E in più c’è quel cotè creativo per cui ogni tanto saltano fuori idee belle e originali per diffondere la cultura e i libri, e credo che anche la collana ‘Le Ali’ se ne gioverà, anche se ancora non so dirle come.

Come si fa a scegliere nel vastissimo mare delle proposte un testo poetico da pubblicare?

Sì, l’offerta è davvero molto vasta. Per ‘I quaderni di poesia’, collana che pubblica un numero ogni due anni e che idealmente si rivolge a tutti i giovani (e il concetto di ‘giovane’ in poesia è molto elastico), l’ultima volta sono arrivate, dall’Alto Ticino fino a Palermo, addirittura 185 proposte. Noi dovevamo sceglierne sette, operazione improba, ma che viene compiuta, con tutti i rischi e gli errori che questo può comportare. Per ‘Le Ali’ però la questione sarà diversa: pensiamo di non basarci su invii selvaggi, che anzi scoraggiamo, perché non ce la faremmo a gestirli, ma sulla nostra conoscenza di ciò che sta accadendo.

Grazie ai ‘Quaderni’ di cui si diceva, oltre che a mille altre forme di intervento sul territorio, crediamo di conoscere bene cosa si sta muovendo in Italia. Quindi vorremmo contattare noi i possibili candidati alla pubblicazione. Anche perché io mi occupo della collana a titolo volontario, ho un altro lavoro e un’altra vita, non avrei il tempo materiale di leggere tutto ciò che viene inviato.

Può provare a spiegarci di che cosa parliamo quando parliamo di poesia contemporanea in lingua italiana?

Naturalmente di molte cose, non se ne può dare una definizione esatta, anche perché sono venute meno molte certezze che forse trenta o quarant’anni fa ancora esistevano. Per esempio non esiste più il cursus honorum tradizionale, per cui il giovane autore passava prima attraverso la pubblicazione su una rivista ritenuta importante, poi arrivava l’editore e così via. Tutto questo è saltato da molto tempo, dunque c’è una grande dispersione. Ma si può comunque riconoscere qualche linea di tendenza, e quella che a me sembra più interessante è nata qualche decennio fa, proprio nel momento in cui questo rimescolamento delle carte era in atto. Chi ha la mia età è partito avendo alle spalle una poesia che stava perdendo completamente il rapporto con i suoi lettori.

O perché coscientemente lo rifiutava (era la linea avanguardista, che riteneva che si dovesse coscientemente sabotare la comunicazione e avvelenare tutti i pozzi) o perché si era avviata su un terreno molto intellettuale, sperimentale, autoreferenziale. Più o meno dagli anni ’80 del secolo scorso è in atto un tentativo di ricostruzione, si potrebbe dire di rifondazione, della poesia. A me pare che le cose più interessanti si situino in questo solco, con molte voci e modalità diverse, ma sempre con l’idea di tornare a credere che la poesia possa dire qualcosa che riguarda tutti. Mi pare che il valore della poesia contemporanea sia qui.

Ho recentemente intervistato Peter Hammill, che mi ha detto che per un musicista esordire attraverso Internet somiglia a fare qualcosa in una stanza insieme a tantissime persone che gridano tutte insieme in tante lingue diverse. È un problema che vale anche per i poeti? Internet è un canale che può dare un nuovo pubblico alla poesia, o un marasma in cui la cattiva poesia sommerge quella buona?

Non è facile rispondere, perché sono vere entrambe le cose. Per un lungo periodo è stata vera soprattutto la seconda: Internet era una specie di ‘luogo di pubblicazione’, nel senso etimologico di ‘messa in pubblico’, privo però di qualsiasi filtro. A lungo mi è sembrato che questo nuovo medium non stesse creando nuovi linguaggi e nuove situazioni. Da qualche tempo mi sembra però che siano nati dei blog abbastanza importanti e interessanti in cui, in forme nuove rispetto al passato, si svolge quel dibattito, quella riflessione, e si convoglia quell’attenzione, che una volta era appannaggio delle riviste letterarie. Forse la novità è questa: più la chiamata alla riflessione e al dibattito che non la pubblicazione dei testi.

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