domenica, Novembre 29

Covid-19: un vaccino per i virologi virali Quando arriva la notizia che il vaccino è pronto, il virologo assetato di ribalta nonché monomaniaco, si mette a fare il primo della classe, abbattendo l’umore di chi già pregustava almeno una Pasqua, stavolta sì, di resurrezione

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Avevo appena finito un video in cui raccontavo degli allarmismi di pedagogisti e psicologi a proposito del confinamento dei ragazzi, che probabilmente non sentono il bisogno di essere consigliati da individui ancora in cerca, malgrado l’età e il ruolo, dell’applauso giornaliero. Me ne vengono in mente due in particolare, autentici folletti, dotati di un’incredibile capacità di fare a sportellate per avere uno spazio sui media, su questi ultimi, i media, torneremo, anche per riflettere sull’affermazione del capo redattore di un quotidiano nazionale, che si fa un vanto del fatto che loro danno spazio a tutti, come se l’informazione fosse una vetrina e non un servizio. Nel dubbio non leggo più quella testata, se proprio voglio cercare la varietà mi rivolgo a internet. A un giornale chiedo che cerchi e mi proponga una trama credibile e persone di provata capacità.

Giusto il tempo di vedere il video cominciare a girare (per chi è interessato, lo si trova qui), che uno tra i virologi innamorati del Covid-19, grazie al quale è diventato una delle celebrità del momento, si mette a dire che lui il vaccino a gennaio non lo farà, perché prima di essere certi della sua sicurezza occorre un programma lungo sette/otto anni, perché i tempi sono sempre stati quelli. Immagino che dolore vedere sparire un mezzo di affermazione, almeno presso il grande pubblico, così efficace.

Come affermare che la traversata dell’Atlantico coi piroscafi si era sempre fatta in una settimana, quindi l’aereo è pericoloso.

Inutile dire che qualche suo collega si è già preso la briga di rispondergli, con gli argomenti e i toni che questi capricci meritano, ma forse dovremmo riflettere con più calma su queste intemperanze, che a me ricordano tanto le mattane del figlio unico a cui arriva un fratellino, anche per le conseguenze che tali atteggiamenti producono sulla percezione collettiva di un problema tanto serio, soprattutto mentre una parte della popolazione, quella più fragile e immatura, sta mostrando un volto non più solo patetico o folkloristico, ma addirittura pericoloso. L’altro giorno due bravacci negazionisti, o semplicemente due cretini, a bordo di un Suv, si sono messi a seguire un’ambulanza perché la favola che gira all’interno di questo mondo, che non riesce a raggiungere il livello della normalità e preferisce rimanere annidato nelle sentine, è che le ambulanze vengono mandate in giro a sirene spiegate apposta per creare un clima di terrore.

In questo caos, tra gente che muore, persone dalle vite rovinate perché perdono le loro sicurezze, economiche ed esistenziali, arriva dopo quasi un anno di sofferenze la buona notizia che il vaccino è pronto, quindi potremo presto tirare un sospiro di sollievo, e dio sa quanto ne abbiamo bisogno. Ebbene, il virologo assetato di ribalta nonché monomaniaco, come purtroppo accade a troppi professionisti e scienziati, si mette a fare il primo della classe, abbattendo l’umore di chi già pregustava almeno una Pasqua, stavolta sì, di resurrezione.

Anche questa però è opera dei media, diciamoci la verità, perché a furia di organizzare vetrine per riempire pagine e palinsesti, si smette di osservare, si diventa pigri, facendo in definitiva il contrario di quello che si dovrebbe, ossia selezionare, anche emotivamente, le fonti.

Il 19 di questo mese, ieri per me che scrivo, sono stato ospite di una giornata di studi su Gianni Rodari, nei giorni precedenti, mentre preparavo il mio intervento, mi sono divertito a scrivere la prima filastrocca della mia vita, condivisa coi miei figli per ridere, adesso, visto che di ridere c’è bisogno, la presento ai lettori.

Un mattino luminoso, il virologo famoso inseguiva bellicoso il nemico rovinoso, che invisibile correva e sberleffi si faceva.

Il virologo, tenace, non voleva darsi pace, così andò in televisione fece a tutti un bell’inchino e vi tornò sera e mattino, anzi chiese una stanzetta per svegliarsi senza fretta.

Ma il nemico di cui sopra, preso a pena dal tapino,ammonì di fare in fretta, di tornare alla provetta e al lavoro certosino, perché quella è la via giusta per trovare ciò che serve, nel suo caso un bel vaccino.                                                   

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