domenica, Settembre 27

Covid-19. Un leader, il multilateralismo, l’Europa: questo serve In Italia la destra pensa al ribaltone, sintomo di una irresponsabilità e sete visibilità che sconcerta e avvilisce; dall’Europa agli USA al Brasile, ‘capi’ piccoli piccoli fanno esattamente quel che dovrebbe essere evitato

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Non sono certo giorni felici, quelli che tocca vivere ai tempi del coronavirus COVID-19. Tempi in cui senso di responsabilità e lucidità sono richiesti da chi governa, da chi bene o male ha ottenuto fiducia degli elettori, e dai cittadini tutti. Questi ultimi, nella maggioranza, mostrano di aver ben compreso la situazione, e si comportano di conseguenza. Non così si può dire di una discreta quota della classe politica. Capace e disposta a tutto per un piatto di lenticchie in questo caso costituito da un paio di minuti in un telegiornale, un’intervista, una citazione sui giornali.
Si prendano i partiti dell’opposizione di centro-destra. Per anni ha sparato alzo zero contro Mario Draghi quand’era Presidente della Banca Centrale Europea. Ora viene invocato a gran voce come salvatore del Paese, e indicato come Presidente del Consiglio di un Governo di larga intesa.
Non un
Governo fra anni, quando l’emergenza Covid-19 sarà alle nostre spalle, e toccherà impegnarci di brutto nella ricostruzione, perché non è vero che andrà tutto bene e ancor meno vero che ‘tutto tornerà come prima. A parte che sicuramente Draghi sarà infastidito da questi cori da stadio, è l’insensatezza della proposta che colpisce, sintomo di una irresponsabilità che sconcerta e avvilisce. L’opposizione ha tutto il diritto di desiderare che questo Governo cada, ma è il modo, che rivela assai più di quello che vorrebbe dire.

Il Governo giallo-rosso presieduto da Giuseppe Conte certamente non è il più desiderabile per le esigenze e i problemi del Paese; ma grazie ai ripetuti ed energici interventi del Presidente della Repubblica, opera con dignità e si barcamena facendo fronte a una situazione che sei mesi fa nessuno avrebbe saputo prevedere.
Chi assicura di avere formule o bacchette magiche è semplicemente un fanfarone; un imbroglione.
E’ una corbelleria bella e buona pensare, a metà di questo disastro, di aprire una crisi di governo, e sostituire capo dell’Esecutivo e ministri. Una autentica scempiaggine, non c’è altro modo per qualificarla.
Questo a prescindere dal fatto che bisognerebbe almeno preoccuparsi di sondare l’interessato,
Draghi.

Questo agitarsi stolto ha una sola spiegazione: da questa estate, dal ferragosto al Papeete fino ai giorni nostri, lentamente ma inesorabilmente, la fiducia nei confronti di Matteo Salvini e della Lega viene eroso.
Si può bluffare per qualche mano, ma a un certo punto della partita, arriva il momento delvedo’, e occorre scoprire le proprie carte. Quelle di Salvini, e nel complesso del centro-destra, sono appunto quelle che sono.
Non sarà con questo ‘bau-bau’ sconclusionato che si frenerà l’emorragia di consenso; anzi, proprio
la conclamata incapacità della destra di anteporre ai propri gli interessi del Paese accelererà la frana in atto.

Quello che gli italiani chiedono (e hanno il diritto di chiedere), è che si esca quanto prima da questo incubo, e che ai sacrifici chiesti corrispondano comportamenti improntati a decoro e senso di responsabilità e maturità politica. Questo non significa abolire la lotta e la competizione politica; significa che si deve comunque tenere presente il contesto in cui si opera.

Anche in seno alla maggioranza c’è chi da fiato alla bocca dimostrando che la parola può essere più veloce del pensiero. Si prenda il leader di Italia viva, Matteo Renzi; la preoccupazione costante sembra essere quella di guadagnare una visibilità che sempre più si rivela arma a taglio doppio.
Chi tace può anche sembrare intelligente. Chi parla, invece spesso questo dubbio lo fuga.
Nel suo intervento al recente dibattito in Senato, tra le altre cose
ha chiesto l’istituzione di una commissione d’inchiesta. Per indagare e accertare cosa, lo sa il cielo. Chiede poi che per Pasqua l’Italia si rimetta in moto, apertura di fabbriche, luoghi di lavoro, scuole, librerie, chiese che celebrino la messa.
Si è guadagnato critiche e irriferibili reazioni da parte di tutti; e anche da chi fino a oggi lo ha sostenuto e gli dava fiducia. Gli esperti lo hanno ascoltato sbigottiti, non credendo a quello che pur sentivano e poi leggevano. Il trend di crescita delle persone attualmente positive è stabile. Quasi 11mila le vittime, poco di più i guariti; si registrano miglioramenti, ma come avvertono gli esperti siamo ancora a metà del guado; occorre insomma procedere ancora con prudenza e pazienza. Gli ospedali e il personale boccheggiano e Renzi propone diaccelerarele riaperture…

Poco consola, il fatto che anche l’erba dei vicini non sia di qualità migliore della nostra. Lasciamo perdere le amenità pericolose del Presidente brasiliano Jair Balsonaro. Andiamo negli Stati Uniti. Il Presidente Donald Trump, più di sempre dimostra di essere la persona sbagliata nel posto sbagliato. Nel posto sbagliato, a far le cose sbagliate anche il premier britannico Boris Johnson: il Regno Unito pagherà caro avergli dato fiducia. Non migliore la situazione della Spagna di Pedro Sanchez, colto completamente impreparato. E la Francia: non si deve dimenticare che il presidente Emanuel Macron irresponsabilmente non ha rimandato il primo turno di una tornata elettorale: se non ha avuto un esito disastroso in termini di contagio, lo si deve solo all’altissimo numero di astenuti.
Per restare in Europa, ci sono poi i comportamenti di
irresponsabile egoismo di un’Angela Merkel, preda anche lei di atavica, storica, arroganza tedesca. Ci sono tanti buoni motivi per avercela con la Germania, la signora Merkel ne ha aggiunto un altro. Completa il quadro una Russia, quella di Vladimir Putin, che di tutta evidenza nasconde i dati reali dell’epidemia; la Cina di Xi Jinping, di cui è bene diffidare: ha mentito prima, niente fa pensare che non continui a farlo; di ‘repubbliche’ islamiche come l’Iran o l’Arabia Saudita, il cui potere si fonda sull’inganno e la menzogna, non mette conto neppure di parlare.
Questo il fosco quadro del mondo in cui si vive.

Un leader: questo serve. Un leader in grado di rilanciare il concetto, l’idea, la prospettiva di un multilateralismo che ci faccia uscire dalla grave crisi in cui si è precipitati.
L’interrogativo a cui occorre trovare risposta, ridotto all’osso è: quali prospettive, quale agenda. Se lo tsunami Covid-19 mostra con chiarezza qualcosa è la dimensione globale della crisi. Non sono più sufficienti i classici circuiti politico-diplomatici cui si è finora fatto ricorso fino a oggi. A onta di quello che predicano irresponsabili apostoli di un miope sovranismo senza respiro, più che mai è necessario far ricorso al multilateralismo, rilanciarlo.

A ben vedere le premesse di questa necessità e urgenza c’erano già prima del Covid-19: le ondate migratorie dei mesi passati hanno travolto ogni regola data; quell’emergenza ha dimostrato quanto fossero bolse, superate, inadeguate. Quegli oltre 60 milioni di rifugiati, di migranti, motivati da ragioni non solo economiche, sempre più spesso richiedenti asilo, avrebbero dovuto essere un campanello d’allarme, un ‘segnaleda raccogliere. Già allora si era in presenza di una crisi mondiale, destinata a durare a lungo. La risposta non poteva e doveva essere altro che una governance mondiale: le risposte singole fatalmente sono condannate al fallimento.
Di immigrati oggi non si parla più. Un’altra emergenza calamita l’attenzione di tutti. La risposta non cambia.

Negli Stati Uniti, la scommessa è nelle mani dell’elettore: vedremo se ripeterà l’errore già commesso e regalerà un secondo mandato a Trump. Per quel che riguarda l’Europa, finora si fa esattamente quello che dovrebbe essere evitato: non c’è una politica comune, e si consuma un deprimente sfilacciamento del multilateralismo. Aumentano squilibri, divergenze; di fatto si lavora per lo smantellamento dell’Europa e dell’Eurozona. Tutto ciò è gradito sia da Trump, che da Putin e Xi. Tre buone ragioni, dunque, per mutar di rotta. Urge ridare slancio al progetto degli Stati Uniti d’Europa, fondato sull’intreccio tra responsabilità e solidarietà. Quella solidarietà che di fronte alla tragedia del Covid-19 sembra essersi smarrita.

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