lunedì, Aprile 6

COVID-19: UE alla ricerca di un vaccino … disperatamente Il ruolo dell'Unione europea per accelerare la ricerca di un vaccino consiste ora nel trovare i finanziamenti necessari per sostenere lo sforzo di questo processo

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La ricerca di un vaccino anti Covid-19 si va intensificando in tutto il mondoLo studio dei modelli computerizzati si avvia a conclusione, ma ora sono necessari studi clinici sull’uomo che dureranno alcuni mesi. Successivamente i risultati scientifici dovranno superare l’approvazione dell’Agenzia europea per i medicinali nell’UE e quella dell’Agenzia per i medicinali e i prodotti sanitari nel Regno Unito e infine ci sarà la fase di autorizzazione a livello mondiale prima dell’immissione in commercio.

Negli Stati Uniti, il Direttore dell’Istituto nazionale americano per le allergie e le malattie infettive (NIAID) e membro della task force statunitense Covid19, Anthony Fauci ha affermato che «trovare un vaccino sicuro ed efficace per prevenire l’infezione è una priorità urgente per la salute pubblica» ma calcola che prima di immettere il prodotto sul mercato siano necessari dai 12 ai 18 mesi.

L’inoculazione di un prototipo del vaccino Covid-19 (un cosiddetto vaccino sperimentale) è già iniziata negli Stati Uniti presso il Kaiser Permanente Washington Health Research Institute (KPWHRI) il 16 marzo a Seattle a 4 volontari che partecipano alla sperimentazione di fase 1.

Allo stesso tempo, sulla sponda europea dell’Atlantico, il 17 marzo, la fondazione CEPI (Coalition for Epidemic Preparedness Innovation) di Oslo ha benedetto una joint venture tra il conglomerato farmaceutico Pfizer – uno dei più grandi al mondo, coinvolto nella produzione di una vasta gamma di vaccini – e la società tedesca BioNTech (BNTX) con sede a Magonza specializzata nel campo dei farmaci antitumorali. L’oggetto di questa collaborazione è stata la produzione in tempi brevi del tanto atteso vaccino anti Covid-19.

L’annuncio dell’accordo tra i due ha fanno aumentare le azioni di Pfizer del 7%, mentre quelle del BNTX tedesco hanno subito una impennata del 130% per poi assestarsi al 46,6% circa.

È interessante notare i tempi di questa raffica di attività: l’inizio delle vaccinazioni a Seattle il 16 marzo, l’annuncio lo stesso giorno da parte della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen di un prestito della Banca europea per gli investimenti (BEI) di 80 milioni di euro garantiti dalla Commissione europea a favore del centro di ricerca tedesco ‘CureVac’ di Tubingen e il giorno seguente, 17 marzo, la firma di l’accordo Pfizer-BNTX con l’obiettivo di  sfornare al più presto possibile il tanto atteso vaccino.

Che cos’è CureVac’? È un centro di ricerca basato sul principio di mRNA (Messenger RNA) proprio come lo è BNTX. ‘RNA Messenger è il vettore che trasporta le istruzioni alle cellule umane per produrre proteine ​​dal DNA. È usato come ‘scorciatoia’ nello sviluppo di un vaccino specifico. La differenza tra mRNA e un vaccino regolare è che il primo può essere ottenuto teoricamente in laboratorio, saltando così anni di sperimentazione. CureVac e BNTX che usano entrambi il principio dell’mRNA non sono i soli in questo affollato firmamento: ci sono Lilly (ex Ely Lilly) e Boheringer che producono farmaci antitumorali, Ingelhein (per immunoterapia), Casebia (per altri farmaci antitumorali generici) ma sono i primi a usare questa tecnica per il vaccino anti Covid19. Entrambi sono assistiti dalla Fondazione CEPI  (Coalition for Epidemic Preparedness and Innovation) che conta tra i suoi finanziatori filantropici la Bill and Melinda Gates Foundation.

La spina predominante per la corsa al vaccino è probabilmente una miscela tra necessità umana e interesse commercialeSia la necessità umana che l’interesse commerciale sono alla base di questa ‘maratona’. Le invenzioni sono un misto di entrambi, ma in alcuni casi alla fine prevale il denaro.

È interessante conoscere la storia umana che si nasconde dietro la sigla BNTX: il suo fondatore è un immunologo tedesco di origine turca, Ugür Sahin, che vive e lavora a Magonza (Mainz) e si è specializzato in trattamenti contro il cancro. Il ‘Financial Times’ ci ha raccontato la sua storia. Già a metà gennaio, quando Sahin lesse su ‘The Lancet’ – la rivista medica britannica – che un virus si stava diffondendo a Wuhan in Cina, drizzò le orecchie e insieme a sua moglie Özlem Töreci, anch’essa immunologa, allestì un laboratorio ad hoc, con alcune centinaia di ricercatori, data la sua esperienza nella manipolazione del ‘messaggero RNA’ (il vettore che trasporta le istruzioni alle cellule umane per produrre proteine ​​dal DNA) o lo usa come scorciatoia nello sviluppo di un vaccino specifico.

Sarà interessante vedere quale parte del mondo annuncerà per la prima volta la produzione di un vaccino. Presumibilmente avremo diverse marche di vaccini e diverse formulazioni come vi sono diverse marche di vaccini contro l’influenza (si pensi a Fluzone / Fluzone Quadrivalent e Vaxigrip / Vaxigrip Tetra, Influvac e Optaflu). Fluarix e Flulaval sono marchi di vaccini antinfluenzali di GlaxoSmithKline e Influvac è un vaccino prodotto e commercializzato da Mylan Laboratories.

L’interessante svolta nella storia della ‘nazionalità’ della ricerca è che è già in atto una collaborazione internazionale. BioNTech, ad esempio, ha firmato un accordo di collaborazione con il gruppo cinese Fosun Pharma negli ultimi giorni alla ricerca di un rimedio per combattere Covid-19 subito dopo l’accordo con Pfizer. È in BioNTech che la Fondazione Bill e Melinda Gates aveva investito in precedenza 55 milioni di dollari  per finanziare una ricerca contro l’Aids e la tubercolosi. Si ritiene che la stessa fondazione potrebbe ora contribuire con altri 20 milioni di dollari.

C’è anche il caso dell’istituto di ricerca italiano ‘IRBM Science Park SpA creato a Pomezia vicino Roma e uno deicentri di ricerca italiani per la creazione di farmaci da uso preclinico. Il CEO di IRBM Piero Di Lorenzo ha affermato che “l’ora del vaccino t-Covid19 è arrivata” e ha annunciato che le prime sperimentazioni cliniche inizieranno a maggio. In un momento in cui tutti si chiedono che cosa accadrà e quanto durerà questo isolamento mondiale con il blocco di lavoro e attivita’ produttive, ecco un raggio di speranza fornito dai 250 ricercatori che lavorano all’IRBM, la maggioranza con laureepertinenti e specializzazioni di dottorato PhD. I ricercatori italiani stanno collaborando con un’altra prestigiosa istituzione, lo Jenner Institute dell’Università di Oxford. La ricerca è iniziata lo scorso dicembre quando i ricercatori cinesi hanno identificato il gene della proteina “spike“, la proteina del Coronavirus.

Avendo già lavorato sul vaccino anti-MERS dieci anni fa (Mers sta per Middle East Respiratory Syndrome, un morbo che aveva infettato uomini, cammelli e pipistrelli nel deserto dell’Arabia Saudita e identificato per primo da un virologo egiziano nel 2012),  l’Istituto Jenner è stato in grado di sintetizzare questo insolito virus (il Coronavirus cioè) e ha unito le forze con i laboratori IRBM e ‘Advent’, un’organizzazione di ricerca partner di IRBM che è stata la prima cinque anni fa per sperimentare con successo il vaccino contro l’Ebola.

Tuttavia, lo sforzo per il vaccino continua anche in altri Paesi: un centro di ricerca in Pennsylvania (Inovio Pharmaceuticals) insieme all’Università del Kansas, e anche in laboratori cinesi e sudcoreani, l Università del Queensland in Australia e il sempre presente ‘CureVac’ tedesco.

Tuttavia, la ricerca di un vaccino non ha interrotto la corsa al farmaco per le persone colpite da Covid19. Questo è ciò che sta facendo Regeneron Pharmaceuticals.

Pare ancora presto per commentare sull’efficacia dei farmaci che il presidente Trump ha menzionato nei suoi briefing. Un gesto di Anthony Fauci, captato dalle telecamere dopo uno di tali commenti, pare sintetizzi l’idea.

Il ruolo dell’Unione europea per accelerare la ricerca di un vaccino consiste ora nel trovare i finanziamenti necessari per sostenere lo sforzo di questo processo. Ad esempio, sostenere gli sforzi della BEI (Banca europea per gli investimenti), per la concessione di prestiti alle società biotecnologiche. Una montagna di soldi. I prestiti della BEI sono prestiti a lungo termine e sempre garantiti dall’UE. Sono vari i paesi dell’UE che contribuiscono al capitale del CEPI anche nell’ambito delle misure decise dall’Unione europea.

CEPI è una partnership globale innovativa tra organizzazioni pubbliche, private, filantropiche e della società civile avviata nel 2017 a Davos per aiutare il mondo a prepararsi ad una pandemia sanitaria e aiutare a sviluppare vaccini per bloccarefuture epidemie. Il CEPI dispone attualmente di investimenti per 760 milioni di dollari con finanziamenti forniti dai governi di Norvegia, Regno Unito, Germania, Giappone, Canada, Etiopia, Australia, Belgio, Danimarca, Finlandia, Bill e Melinda Gates Foundation e Wellcome. La Commissione europea dal canto suo fornisce sostanziali contributi finanziari a sostegno di progetti pertinenti in questo campo, specialmente quelli inclusi nel suo capitolo di ricerca che va sotto il nome di Horizon 2020.

Uno degli obiettivi del CEPI è di finanziare nuove e innovative tecnologie di piattaforma con il potenziale per accelerare lo sviluppo e la produzione di vaccini contro agenti patogeni precedentemente sconosciuti, cercando di velocizzare i tempi (poco più di tre mesi) tra l‘identificazione di un antigene al rilascio del prodotto per studi clinici.

Tuttavia, la portata degli investimenti necessari nel campo della ricerca per un vaccino contro l’mRNA è vertiginosa, tanto che la Banca mondiale ha studiato un apposito meccanismo finanziario per consentire il ritorno al donatore dei fondi che non vengono utilizzati.

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