martedì, Ottobre 27

Covid-19: responsabilità e vergogna L’uso politico, spesso volgare, che dell’epidemia e della negazione dell’epidemia si è fatto. Lo abbiamo visto in particolare negli USA e in Gran Bretagna, ma anche in Italia, malgrado la ‘buona scuola’ che abbiamo fatto e in parte continuiamo a fare

0

Che questa maledetta pandemia da Covid-19 sia una maledizione rara è un fatto evidente e grave. Che dovrebbe indurre tutti, tutti noi intendo ‘comuni’ cittadini, a comportamenti attenti e rispettosi -sì specialmente rispettosi-, sia gli uni degli e per gli altri (da cui indossare le mascherine e lavarsi le mani senza fare i machi o le suffragette del virus), sia rispettosi per le autorità che, nel bene o nel male e sia pure non sempre, hanno cercato e cercano di tenere sotto controllo un fenomeno non previsto. Non previsto, preciso, nel senso peggiore del termine; dato che il fatto che prima o poi una qualche epidemia si potesse presentare era noto a tutti, scienziati e politici, ma è altrettanto chiaro che né i politici né gli scienziati hanno fatto nulla in questi anni per prevenire, nei limiti del possibile, l’infezione e la sua diffusione, ma specialmente per predisporre gli strumenti per affrontarla quando fosse esplosa.
In questo, il caso Italia è emblematico. L’epidemia è esplosa quasi all’improvviso in maniera massiccia, anche, se volete non solo, ma certamente anche (si può dire o Attilio Fontana si offende?) a causa della impreparazione, insomma di qualche errore, perfino giustificabile, da parte di medici e ospedali. Che poi sia successo anche altrove, non cambia nulla, proprio nulla: ‘mal comune mezzo gaudio’ è una cretinata!

Ma ciò che è importante è l’uso politico, spesso volgare, che dell’epidemia e della negazione dell’epidemia si è fatto.
Lo abbiamo visto in particolare negli USA e in Gran Bretagna, dove poi l’epidemia è esplosa in maniera incontrollata, anche con affermazioni propagandistiche ridicole come quella di Boris Johnson sulla abitudine alla libertà che impedisce agli inglesi di seguire le indicazioni delle autorità, cosa assurda e ridicola, che, con mia grande sorpresa è stata fatta propria anche da una persona certamente seria come Anthony Fauci, che l’ha ripetuta in qualche intervista. Ma ciò, se da un lato serve a mostrare la pochezza, ma anche la violenza estrema dell’uso politico della epidemia (vedi Donald Trump, per capirci, o Jair Bolsonaro, che per favorire la propria politica economica ha negato l’epidemia finché non ne è stato colpito anche lui) mostra anche perché se ciascuno facesse il suo mestiere sarebbe molto meglio. E invece da Fauci in giù affermazioni ‘campate in aria’ e approssimativamente ‘sociologiche da panchina sui prati’ da parte di schiere foltissime di virologi della domenica, che, almeno in Italia, dicono di tutto e il contrario di tutto, con la massima disinvoltura, affermazioni del genere, dico, si sprecano, e non solo dai virologi esuli.

Ma in Italia, una volta di più, facciamo scuola. Buona scuola, quando gli italiani hanno dimostrato nei fatti di essere perfettamente capaci di rispettare regole magari non condivise, magari sgradevoli e sgradite. Al di là di ogni approfondimento, è un fatto che fino ad un certo punto gli italiani in genere hanno dato una lezione al mondo intero, specie essendo l’Italia un Paese molto diverso dalla Cina, per esempio, dove era certamente più facile imporre certi comportamenti, che però in Italia sono stati seguiti. Seguiti, badate, nonostante una continua, sorda, infingarda propaganda contraria, a sfondo politico, che non ha esitato a fare sceneggiate di ogni genere e a coinvolgere anche ‘artisti’ molto conosciuti, molto bravi, molto simpatici, ma molto poco esperti in epidemiologia o altro, tipo Andrea Bocelli e, ora, Enrico Montesano.
Ma tant’è, chi vuole essere irresponsabile è libero di esserlo, se mi è permesso di ‘voltare’ così la frase infelice di Fauci. Alla fine, dunque, si cammina per strada e si vedono la gran parte delle persone con le mascherine, salvo qualcuno che a Napoli diremmo ‘si paparea’ a non portarla, cioè se ne vanta come se fosse un merito; si entra in un negozio in cui ti misurano la temperatura, ma in un altro no; si entra in un ristorante e ti fanno anche l’elettrocardiogramma, e in altri ti mettono a sedere accanto ad un tizio che starnuta e tossisce. Ma appunto, anche i cattivi esempi vengono dall’Italia.

Sorvoliamo per carità di Patria su alcuni dei nostri politici, tipo la Ministro di cui parlavo ieri, o il sottoministro di cui anche parlavo ieri. Ma ciò rientra nella pochezza non tanto e non solo della nostra politica, quanto dei nostri politicanti. I quali, nell’occasione, hannoscopertoche le Regioni hanno una certa autonomia, confusa e impropria e finora molto mal gestita in vari casi, e quindi, essendo quei politicanti che sono, ‘giranoqueste possibilità in termini da … politicanti: e cioè per affermare un proprio potere in alternativa e in contrasto con i politicanti centrali. Da ciò uno stillicidio di contestazioni sorde o esplicite, di dispetti, di decisioni in contrasto con quelle ‘centrali’, come se il nostro fosse un Paese federale (la Germania lo è davvero, ma guardate come si è comportata, con quanto rispetto reciproco, ma specialmente verso il Governo centrale, indipendentemente dal colore politico) un Paese federale, che l’Italia non è. Perciò ieri addirittura parlavo di sedizione … ma poi il pericolofa un po’ ridere se viene da uno che mangia i topi vivi.

Ma la cosa piace. E allora accade che un pallonaro qualunque, che definisce il proprio mestiere ‘sport’, pretende che si pareggi il suo mestiere alla scuola (e ce ne vuole di faccia tosta!), per non parlare di una societàsportiva’ che non solo deliberatamente ignora le decisioni delle autorità sanitarie, ma fa anche di peggio … ma lasciamo correre.
Ma poi la cosa diventa addirittura un fatto personale e di una violenza davvero senza precedenti, quando ad esempio, nella Regione in cui un Presidente usa effettivamente frasi ridicolmente violente e minacciose (parlo di Vincenzo De Luca, tanto per chiarire!), il sindaco della principale città della Regione, Luigi De Magistris, va ad una trasmissione televisiva, credo, molto seguita di nome ‘Tagadà’ e dice, abilmente e molto bene ‘stimolato’ dalla conduttrice (me ne vergogno, ma non ho la minima idea di come si chiami, brava però), praticamente che De Luca hagiocato’, diciamo così, sia con i dati che con le prescrizioni sanitarie, per favorire la propria rielezione. Non solo, ma dice che ‘sta adottando’ (beh, a Napoli si fa la siesta, ci si alza tardi, lo sappiamo no? Ci vuole tempo a fare le cose) un provvedimento in contrasto con quello di De Luca per fare vedere come si fanno le cose seriamente. Già dice la giornalista (brava, ripeto) ma una ordinanza sindacale non vale di fronte ad una regionale. Sì, risponde il mitico sindaco in maglione, ma «lo scopo è di fare vedere come si fa» e poi «io non impugno l’atto di De Luca perché … sono un uomo di pace».
Sorvolo sul fatto che a questo punto o De Luca querela il sindaco o si dimette. Se, però, il sindaco venisse sbugiardato sarebbe lui a doversi dimettere.
Tranquilli, sto parlando come se si trattasse della Finlandia e quindi lasciamo stare.
Ma, domando: che senso di responsabilità è quello di chi si comporta così? e parlo di entrambi.
Talvolta si sente dire da qualche personaggio importante, che ‘quasi’ si potrebbe vergognare di essere italiano. Beh, io mi vergogno!

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.