domenica, Novembre 29

Covid-19: responsabilità e Governo cercasi La responsabilità che non c’è, come non c’è il Governo, sia perché incapace e incompetente, sia perché pavido e incerto

0

Fare parte di un organo dello Stato, sia pure con la ‘s’ minuscola (io lo scrivo sempre così, sia chiaro) non è sempre né facile né comodo. Si dispone, certo, di vari privilegi, di vari vantaggi, di residenze in begli alberghi, di automobili con autista di Stato, ecc. Ma richiede (pardon: richiederebbe) una certa attenzione a quello che si fa e a quello che si dice. Per due diversi motivi. Che si ‘fa parte dello Stato’, e quindi ci si deve occupare di evitare di dire o fare cose che non diano, alla fine, una visione chiara della linea che segue o chiede di seguire lo Stato. Inoltre, secondo motivo, perché ciò che si dice o si fa, ha effetto sulla ‘gente comune’ (la spregevole, bassa, sporca, irrilevante gente comune, cercata solo quando deve votare!), nel senso che quei buzzurri (dei quali io sono fiero di fare parte) di gente comune, possono restare impressionati, oltre a non capire fino in fondo ciò che quelli dicono e fanno.
Ci sarebbe da aggiungere, anche, che se ognuno, pur libero, liberissimo di parlare e dire ciò che vuole, facesse e parlasse solo del proprio mestiere, cioè di ciò che sa, non di ciò che orecchia o di cui comunque non è ‘competente’, sarebbe tanto meglio. La competenza, significa anche questo, anzi, principalmente; significa esprimere supposizioni e suggerimenti a bassissima voce, ma parlare di ciò che si sa, e cheistituzionalmente si deve sapere ad alta voce, oppure andarsene a casa. Altrimenti il rischio è una cacofonia rumorosa e assordante, dalla quale il ‘comune’ cittadino un po’ ottuso e scemotto, non capisce nulla.
Ma, tornando alle due cose fondamentali, il senso è che uno che sia o ritenga di essere responsabile nel senso di incaricato di funzioni dallo Stato, deve misurare le parole, m-i-s-u-r-a-r-e perché ciò che dice viene vissuto come qualcosa di cui tenere conto, anche in Italia dove, per nostra fortuna -per una fortuna che è incredibile ma provvidenziale-, dove, dico, pochi ascoltano chi parla dallo Stato e poco tiene conto delle sue parole.
E quindi, quando il signor Ranieri Guerra, uno di quelli che ci ammorbano ormai giorno e notte -solo un po’ meno di Massimo Galli che ormai vive in TV a dire e disdire, proporre e sproporre-, dice che c’è il rischio di rivolta armata -avete letto bene, armata-, dovrebbe essere preso per le orecchie e sbattuto in una segreta molto umida a Venezia subito prima di una acqua alta, perché una cosa del genere è prova di assoluta mancanza di senso di responsabilità e di senso delle proporzioni, oltre ad essere profondamente ingiusta visto che, fatta eccezione per i tentativi continui ed esasperati di certe forze politiche e di certi politicanti e para-politicanti (ho ancora viva negli occhi la performance di Bocelli), gli italiani nello scorso periodo di chiusura (io ‘lockdown’ non lo scrivo neanche sotto tortura!) sono stati impeccabili, salvo i soliti imbecilli, specie se ricchi. E per fortuna le fantasie di limitazione della libertà eccetera, sono state prese per quello che sono: sciocchezze. La paura, a dire il vero, è quella che, credo, ha giocato. Ma poi, attenzione, non è stata, ripeto non è stata, la gente a dimenticare tutto e darsi alla pazza gioia: è stato proprio il cosiddetto potere politico, anche quello al governo (se non principalmente), a dare l’impressione alla gente che ormai il pericolo fosse passato.

Ma certo a volere essere cattivi (ma io sono cattivo) simili idee potrebbero essere indicate come concausa se non causa, di ciò che accade a Napoli, dove, quanto ai giuristi che lamentano le iniziative dei sedicenti ‘governatori’, viene voglia di chiedersi che Costituzione hanno letto. Quanto alle evidenti influenze di una ‘destra’ irresponsabile e priva di idee altrettanto del Governo (non che pochette e soci siano di sinistra, eh!) lasciamo correre, ma basta leggerne gli ‘appelli’. Quanto alla figura del ‘sindaco di Napoli’, mandato letteralmente a casa dalla Annunziata, che poi ha cercato di ‘recuperare’ con un melenso messaggio al solito su facebook o altro. . Che vergogna, che vergogna tutto e che irresponsabilità, mancanza di senso dello Stato, delle istituzione e, lo ho già detto, della misura.

Tornando a quanto dicevo, se dovessi contare le volte in cui i vari pochette e simili (per non parlare di Giggino e soci) hanno detto con tono irridente, che di seconda ondata non era da parlare.…
E invece eccola qui. E la seconda ondata ha preso completamente e colpevolmente alla sprovvista non solo e non tanto i nostri politici, ma la nostra accidiosa amministrazione. E quindi il risultato è quello che è sotto gli occhi. Solo che ciò non giustifica affatto parlare di possibile reazione armata, né di continuare a soffiare sul fuoco di chi si oppone ad ogni restrizione nel solo interesse dei propri affari. Vedo che, appunto immancabile, anche la signora Teresa Bellanova non fa mancare la sua voce, come se uno chiudesse le attività economiche per farle dispetto! Ma questa è la mentalità di questi politicanti, specie quelli del colpo al cerchio e poi alla botte.
Il mitico Pierpaolo Sileri, in questo senso è emblematico: da buono stellino cerca di sdrammatizzare e minimizzare e poi se ne esce con «Prima di invocare lockdown nazionali, aspettiamo di vedere l’effetto delle misure adottate da ordinanze regionali e Dpcm». Ecco scaricato il barile, caro Siri, ma poi visto che le misure del dpcm sono acqua fresca, se aspettiamo altri quindici giorni che fine facciamo, oltre ad ascoltare il sig. Galli ogni mezz’ora?

Competenza, appunto, competenza e responsabilità. Tanto per dire, un pallonaro che dovrebbe vergognarsi di esistere, dopo avere osato dire che lo ‘sport’ (sport?) è un diritto come la scuola, pubblica pure disegnini sfottitòri su Facebook per dire che il virus si prende sui TG! Ma un uomo simile, non sarebbe meglio mandarlo a spasso? Ma, chi sa, forse la pensa così anche un certo prof. Giorgio Palù (che naturalmente è il più grande virologo del mondo, collega, ma di diverso avviso, del più grande virologo del mondo prof. Crisanti, a sua volta poco convinto delle tesi del più grande virologo del mondo prof. Burioni, ecc.) che parla di scarsa infettività e non so che altro e dice che si deve guardare alle occupazioni dei letti di rianimazione (appunto!) e poi, si veste della sua alta competenza in economia, sociologia, filosofia, politologia, ecc.? Mentre cento non meglio identificatiscienziati’ (un po’ isterici secondo Palù e Sileri!) fanno un grande schiamazzo guidati dal Presidente dell’Accademia dei Lincei (già nota per cose non proprio di cui vantarsi, come forse ricorderete, compresa l’idea che le donne depresse si sposano, e, deduco, se non depresse fanno le scienziate!) per chiudere tutto, redivivo Montezemolo incluso, tenuto conto che la Ministro Lucia Azzolina, i Presidi, i Professori, gli amministratori, si scaricano addosso l’un l’altro la responsabilità per il mancato scaglionamento degli orari nelle scuole.
Ma poi, il prof. Palù, spiega la sua idea, dicendo: a.- che ciò, cioè occuparsi del Covid-19, pregiudica altri malati come quelli ammalati di tumore, ma non spiega perché, visto che, prima, ha detto che il 95% dei contagiati è asintomatico (non so da dove ricavi i dati, ma non è ciò che importa), e poi spiega, b.- «Tutto questo a fronte di una malattia, la Covid-19, che, tutto sommato ha una bassa letalità. Cioè non è così mortale». Fermiamoci qui, ‘bastano le parole’ (come in una famosa pubblicità) «tutto sommato» bassa letalità «non è così mortale»: linguaggio scientifico di alta precisione, e di eticità straordinaria, ma comunque? Li lasciamo, quei ‘pochi’ morire in strada, e poi chi sono quei ‘pochi’, galline, conigli, o esseri umani. Professore, forse voleva solo dire di essere più cauti, ma quelle sono le sue precise parole, le ha dette lei e se non sa controllare il linguaggio sono affari suoi. Quanto alle considerazioni sociologiche, avevo fatto una proposta: se oggi si chiudono le scuole per un po’, se ne prolunga la durata per altrettanto. Si può e se sì, chi lo decide, cioè si assume la responsabilità?

Il tema è questo. Cioè il tema è il Governo, che non c’è, non c’è mai stato in tutta questa folle danza, sia perché incapace e incompetente, sia perché pavido e incerto, sia perché diviso da odi violenti e preso in mezzo tra imbecillità plateali, attento solo a cercare di limitare i danni in termini di voti delle categorie commerciali (oggettivamente quelle tra le più colpite, ma non certo ‘le’ più colpite) che li hanno votati al seguito dei vaffa di Grillo e oggi tutte a protestare, con i regolamentari incendi di cassonetti, contro le varie ‘misure’, aizzati dalle destre, sia perché il Governo è incapace e incompetente specialmente perché è incapace di fare l’unica cosa necessaria: prendere in mano al centro l’intera situazione, applicando la Costituzione che lo prevede. Anche se, certo, una volta che si fosse centralizzato tutto, in mano a chi ci troveremmo? Magari Bertolaso, oggi candidato sindaco di Roma?

Questo, temo, è il dramma nel quale ci troviamo, sì, dramma. Questo Governo è chiaramente incapace e in qualunque Paese normale, un Governo che non sa governare va a casa senza drammi … la signora May è un esempio recente.
Nel senso che cambiare un Governo è, o dovrebbe essere, una questione di ordinaria amministrazione in qualunque Stato democratico, dove è il Parlamento quello che deve stabilire se e come occorre che un Governo decente vi sia. Cosa del tutto normale, ovunque. Ma non da noi, perché le manovre e manovrette, i colpi bassi, i tradimenti, i cambiamenti di casacca, ecc., lo sappiamo bene, potrebbero mandare tutto all’aria. Già, ma che vuol dire? una cosa è certa, certissima e sarebbe opportuno sfruttarla da parte di qualcuno che pensi (se c’è in questa politichetta da cortile qualcuno che lo faccia, oltre Giggino che promette il vaccino in grandi quantità entro Natale), e cioè il fatto che questo Parlamento sa bene che se non trova un Governo, va a casa e non sarà più rieletto, ma non c’è un solo motivo al mondo per cui non possa restare fino alla fine della legislatura con un altro Governo, anche non presieduto da pochette, nonostante non faccia altro che cercare di confermarsi sulla poltrona commissionando indagini sulla sua popolarità da palazzo Chigi, a spese nostre.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.