domenica, Novembre 29

Covid-19: ora e subito sbarrare tutto Improvvisatori di scarso talento ‘tramano’ le loro tramette sbracate, nel solo intento di tirare a campare. E invece questo è il momento di onestà (non non l’o-ne-stà!) e coraggio: siamo ancora indietro a tanti altri con l’epidemia, ora e non domani bisogna cercare di spezzarla

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«Anche l’esperienza che abbiamo maturato in questi mesi di grande difficoltà ci conferma che la cultura contribuisce a rafforzare l’identità di un intero popolo, agisce come volano per la coesione sociale, creando le basi – al contempo – per un dialogo che attraversa regioni e confini nazionali, aiutando a cogliere, nella propria e nell’altrui leggenda, il comune destino di finitudine dell’essere umano … condividendo la muta armonia che si instaura in presenza di un vicino, anche se s-conosciuto. La nostra dimensione spirituale non potrebbe sopravvivere senza questa esperienza».
Che finezza quell’‘s’ privativo, posto lì, staccato col trattino, per sottolineare la finezza e la profondità: l’allusione al ‘conosciuto’ e al non conosciuto! E sorvolo sulla ‘muta’ armonia, concetto che, rivolto ad un musicista come Riccardo Muti, vuole forse essere un’allusione al famoso detto che in musica ciò che conta è il silenzio, peraltro (ma io sono un ignorante per carità) difficilmente armonico. Naturalmente non si può non sottolineare la profondità (invero talmente profonda, che, a me, sfugge) della cultura che attraversando «regioni e confini nazionali» (?qui si vede il giurista che distingue tra regioni e Nazioni) aiuta a cogliere nella «leggenda» propria e altrui «il comune destino di finitudine». Dove se la leggenda non è (vocabolario Treccani) di nuovo usata a fini di carezza nel senso del pelo di un musicista destinatario di quel messaggio, e cioè per significare «termine a volte usato per designare brani di intonazione epico-lirica il cui soggetto è generalmente di carattere sacro», potrebbe volere intendere le iscrizioni sulle monete, ma entrambi i significati non c’entrano molto e non resta che la banale allusione alle storie dei popoli, attraverso le quali si legge la propria limitatezza, se ben capisco.
Tutto ciò, e altro ancora, è stato scritto dalpremier’ (Giuseppe Conte – pochette) a Riccardo Muti, che aveva protestato (ne ho parlato l’altro giorno) per la chiusura di teatri e cinema ecc., in nome della cultura necessaria alla vita quotidiana. Non ritorno sulla critica già fatta, ribadisco solo che si è trattato di una ‘caduta di stile’ rovinosa di un artista tra i più grandi, del resto non il solo e non mi riferisco solo a Andrea Bocelli, quello sta bene dove sta.

Il punto è che la situazione è molto più grave di come non la si dipinga, ma ci sono forze, ambienti e quant’altro che puntano solo al proprio interesse immediato. Ciò è grave, ma comprensibile: non mi aspetto da un musicista o da un ristoratore il senso eroico del bene comune, ma da chi ha responsabilità, e quindi innanzitutto, ma solo innanzitutto, i politici, invece sì.
Perché la sensazione di assistere a comportamenti del tutto avulsi dal senso di responsabilità e della realtà è fortissima.
Basterebbe guardare alle diatribe, sempre più basse, tra ‘scienziati’, esuli e non, portate avanti a colpi di insulti o allusioni ironiche tipo l’accusa di ‘sessantottino’ (ma perché che ci sarebbe di male?) a Massimo Galli e la replica sul fatto che tanto denunciare è inutile, eccetera. Siamo al cortile, anzi, mi si perdoni l’apparente razzismo, al cortile della servitù’, ma ancora alla completa irresponsabilità.
Se unoscienziatodice qualcosa sul Covid-19, ha il dovere, ripeto il DOVERE, di dire cose ben calibrate, ben pensate e, specialmente, certe. Altrimenti si partecipa a questa sorta di mega spettacolo da baraccone che ci affligge da mesi ormai e ci allontana sempre più dalla realtà. Bene aiutati, a sfuggire dalla realtà, dai politici sempre più avvoltolati nei loro discorsi assurdi, incomprensibili, e del tutto, ripeto del tutto, indifferenti al bene comune, all’interesse generale, ma sempre e solo a quello particolare.

Così abbiamo visto politicanti ben noti, partecipare alle riunioni in cui si decidono certe misure, per poi uscire dalla stanza dove ci si è riuniti a sbraitare sguaiatamente contro le decisioni appena assunte. Ma del resto il fondatore e ideatore di quella diavoleria di o-ne-stà, o-ne-stà, o-ne-stà, non manca di fare pubblicità ad un albergo con ristorante sempre aperto, furbastro, piccinerie, banalità, roba dappoco, ma è lì che si misura la statura della nostra politica: se tali sono gli ‘eletti’ (nel caso di specie ‘autoeletto’!) figuriamoci gli altri. D’altro canto, al solito, il lucido e lungimirante sindaco di Milano, quello che a suo tempo non voleva chiudere nulla e poi è divenuto il principale sostenitore del chiudere tutto, ora, di nuovo come nelle gabbiette dei criceti che camminano sempre in circolo, spiega che a Milano non occorrono chiusure almeno per 15 giorni: deve averglielo detto la zucca di Halloween! Oppure il ‘governatore’ delle Puglie, che lascia intendere che vorrebbe una chiusura radicale, visto che i dati ‘suoi’ sono diversi e molto più gravi di quelli del Governo, ma alla domanda se proporrebbe una chiusura totale, nega di proporlo, e alla domanda se intende dire che i dati del Governo (cioè dello Stato di cui fa parte e al quale deve obbedienza) sono sballati, risponde che lui non lo ha detto.

Ma, la cosa importante è che, costoro come tanti altri (Conte in testa!) opportunisti della politica, dell’acchiappa ciò che puoi e voltati dall’altra parte, dicono (o dicono di non dire, in Italia siamo trapezisti della lingua!) esattamente l’opposto di ciò che sarebbe logico almeno per una personacomune’ (come ci chiamano i politicanti): visto che siamo ancora indietro a tanti altri con l’epidemia, ora è il momento di sbarrare tutto, magari solo per quindici giorni, per cercare di dare un taglio netto alla epidemia, metterla, per così dire, in crisi, spezzarla. L’epidemia viaggia sulle persone, come ci hanno detto mille volte, quindi questo è il momento di fermare le persone che portano e possono portare (i famosi asintomatici, bombe vaganti e ignare) infezione, e assumersi il rischio, avendone il necessario coraggio di farlo. Già il coraggio e l’onestà, non l’o-ne-stà! Ancora una volta mi rendo conto di concordare con il ‘Domani’: sì, ha ragione Stefano Feltri, ‘Bisogna chiudere subito e non sprecare anche questo lockdown’.

E così, invece, anche una cosa serissima viene gestita da un mondo politico ormai completamente allo sbando in maniera tipica da politicanti: con piccoli ras locali ubriachi di potere e convinti di essere ‘la verità’, e pochette che cercano di tenere insieme unamaggioranza’, che in realtà è solo una somma di minoranze aggressive e volgari, ma terrorizzate da un eventuale voto, e che -diciamoci la verità vera- non hanno alcuna idea di cosa si debba fare per mettere fine a questa situazione, ‘tramanole loro trame sbracate, nel solo intento di tirare a campare.
Non concordo affatto, perciò, con Federico Fubini, che immagina scenari e programmi vari. Non c’è questa sofisticazione, questa immaginazione in questi politicanti. C’è, invece, confusione e paura, e voglia di manovrare, ma avendo di vista solo domani, spendendo i soldi dei nostri figli e nipoti e magari anche pronipoti. Altro che la ‘leggenda’ di pochette!
E invece, si fa come a suo tempo facevano i sovrani, o sedicenti tali, in difficoltà: si lanciavano e si lanciano monete al popolo urlante … così si distrae a raccogliere i soldi, e non fa più caciara.
Più di questo non si vede in questo governo di improvvisatori di scarso talento, tirato da tutte le parti e incapace di fare un programma che sia uno, ma solo a dire che ‘vedete come siamo bravi, siamo tra i primi in Europa’!

E, visto che ormai si parla solo di Covid-19, nessuno sembra ricordare che il mondo va avanti, che succedono cose, che cose vengono fatte. Tanto che importa, ora litighiamo qui, poi ci penseremo.
Ma poi, i commercianti e i baristi protestano rumorosamente; in Francia, Emmanuel Macron (evidentemente un incompetente, direbbe Sala, tanto più che è puntuale) decide una chiusura totale della Francia; un commerciante milanese sussurra, quasi per non farsi sentire, che così è un’agonia, meglio chiudere tutto per un po’ e sperare per il dopo; Maurizio Landini tuona che nessuno deve essere licenziato, tanto paga Pantalone; la signora Angela Merkel propone chiusure praticamente totali, teatri inclusi (Eh!), escluse solo le scuole (aaaaah, così è un’altra cosa, cari Azzolina e Manfredi!); il padrone delle ferriere della Confindustria, Carlo Bonomi, vuole licenziare tutti, tranne sé stesso.
Ma, coraggio, oggi è il compleanno di Maradona, queste sì che sono soddisfazioni!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.