domenica, Settembre 27

Covid-19: non illudiamoci, non andrà tutto bene nell’Europa dei miopi egoisti Il tunnel imboccato è lungo e periglioso. Tutti si sarà chiamati a grandi e gravosi sacrifici. In ginocchio è l’idea stessa di Unione Europea, ferita gravemente da miopia ed egoismo di alcuni Paesi

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Se c’è una cosa di cui si avverte grande necessità, in queste ore, in questi giorni, è di self-control, lucidità, capacità di analisi; saper riconoscere, quando si commettono, gli errori, analizzarli, porvi rimedio. Possono servire a livello psicologico le esortazioni che accade di leggere e sentire, ma lasciano il tempo che trovano: quello che occorre è senso di responsabilità e di decoro.
Ridicolo, per esempio, l’esibizione di cartelli con scritto: ‘Andrà tutto bene’. Ridicolo ed offensivo: per tutte le migliaia di congiunti e amici che piangono una vittima del Covid-19; per tutte le centinaia di migliaia di persone che a causa del blocco forzoso di tutte le attività, rischiano la rovina e lo sfacelo economico; e
tutti si sarà chiamati -questa è una certezza- a grandi e gravosi sacrifici. Se ne uscirà; e magari ci si scoprirà migliori, più temprati e responsabili, con quel senso di misura che troppe volte si è smarrito. Ma una cosa è sicura: non #andratuttobene. Il tunnel imboccato è lungo e periglioso.

La pandemia del Covid-19 mette già ora in ginocchio il Paese; nasconderselo è una pericolosa illusione.
E non solo l’Italia; in ginocchio sono le leadership dei Paesi europei, l’idea stessa di Unione Europea: che irresponsabilmente ha reagito non reagendo, come se la cosa non riguardasse anche loro. In questo marasma, l’Italia può vantare il primato, amarissimo, di aver agito con maggiore prontezza: si sono fatti errori, ma neppure minimamente comparabili con quelli commessi da Francia, Germania, Regno Unito, Spagna, per non dire degli Stati Uniti.
Nei confronti dei vari governanti del mondo occidentale non si deve nutrire alcuna soggezione. Sono loro che devono render conto del loro comportamento, della loro inazione, delle loro indifferenze, delle loro incapacità di intendere e volere.

Francia e Germania, con un cinismo di cui converrà serbare il ricordo, hanno egoisticamente e irresponsabilmente ristretto le esportazioni di forniture mediche verso l’Italia; così facendo hanno violato platealmente la regola base del mercato unico. Grazie Angela Merkel, Grazie Emmanuel Macron: la vostra miopia, il vostro egoismo, ha potentemente aiutato la causa di quanti vogliono sabotare il sogno che fu di Spinelli e Rossi, e Schumann, Adenauer e De Gasperi, e perfino di Churchill.

L’Austria e la Repubblica Ceca con il blocco dei viaggi dall’Italia hanno anche loro violato un’altra regola del mercato unico. Non si deve dimenticare che la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha atteso ben 46 giorni prima di indirizzare un saluto di solidarietà agli italiani, e proposto un intervento di 25 miliardi di euro, un’equivalente di un’aspirina per chi ha la polmonite; per non parlare di madame Christine Madeleine Odette Lagarde, nata Lallouette: capace di sostenere che lo spread dei titoli italiani non è un suo problema, e così sproloquiando fa cadere la Borsa: in che mani è stata messa la Banca Centrale Europea…

Non c’è solo il Covid-19, che si aggira per l’Europa. C’è anche lo spettro di quellaintroversione intergovernativache è ancora più insidiosa e letale dei sovranisti dichiarati. Uno spettro alimentato da coloro che avrebbero il compito istituzionale di contrastarlo.
Serve una classe dirigente europea ed europeista di cui non si intravede neppure l’ombra. Non esiste un chiaro potere esecutivo, bilanciato e controllato da un altrettanto chiaro potere legislativo, che sia in grado di ‘governare’ le emergenze: quella di oggi, il Covid-19; e quelle che presumibilmente potranno affacciarsi in futuro. Non ci si riesce a convincere che un coordinamento tra i governi nazionali non ferma un virus, non costituisce una barriera a simili emergenze.
Non ci si può e non ci si deve illudere che ogni singolo Paese dell’Unione Europea possa far fronte a questo tipo di situazioni con le sue proprie risorse e disponibilità. Contraddice l’idea stessa di ‘Unione’, una simile concezione. Lo si è visto in ‘piccolo’ con le migrazioni; lo si vede ora con il Covid-19.

Per restare entro i confini italiani. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, promettono che ‘nessuno perderà il lavoro’.
Essere stati costretti a chiudere l’Italia, dal punto di vista economico equivale a una mazzata gigantesca; nascondercelo non serve a nulla. Una mazzata ulteriormente aggravata dal fatto che anche altri Paesi si trovano nelle nostre stesse condizioni.
Non è irrealistico, e neppure vocazione al catastrofismo, calcolare che saranno almeno otto milioni gli italiani che resteranno senza occupazione grazie allo tsunami Covid-19. I rapporti elaborati dai Ministeri dello Sviluppo Economico e del Lavoro, stimano per le aziende italiane una perdita secca di circa il 30 per cento del fatturato su base annua; ci saranno ovviamente ripercussioni pesanti sul Prodotto Nazionale Lordo, dai quattro ai cinque punti. Ci vorranno anni e anni di duri sacrifici per recuperare quello che si sta consumando nel giro di qualche mese.

Palazzo Chigi promette che ‘sarà agevolata ogni tipo di cassa integrazione’; ottima intenzione: fa a cazzotti con la situazione del nostro debito pubblico; e comunque non tutti i settori potranno beneficiarne. Von der Leyen garantisce ‘tutta la flessibilità necessaria’. Sarà comunque una minestra di cui, prima o poi, ci verrà presentato salatissimo conto. Si dirà: primum vivere…Vero. Però, per restare al latino, hic et nunc niente nuove assunzioni; ridimensionamento o blocco di progetti, taglio di spese considerate superflue (e bisognerà vedere quali; nel recente passato comprendevano la sanità, e oggi si vede…)

L’emergenza Covid-19 fa sì che nelle grandi aziende si vada avanti con risorse ridotte; stanno mutando molte abitudini.
L’epidemia comporta una sorta dirivoluzione’, i luoghi di lavoro sono sempre menoluoghidi lavoro, e si può già oggi fare tanto seduti alla tastiera di un computer da casa. Perché mutare ‘abitudine’, passata l’emergenza? Questo nuovo modo di lavorare, fatalmente comporterà menopresenzae meno personale addetto. Se a questo si aggiunge la robotica… Ridimensionati gli spazi lavorativi, e questo da solo comporterà conseguenze immaginabili. Niente più sedi come quelle cui siamo abituati a vederne, saranno sufficienti piccoli uffici di rappresentanza.
La proliferazione delle vendite on line e a domicilio comporterà un crollo dei centri commerciali e dei negozi
Cambierà un po’ tutto anche nel settore del turismo, nel modo di spostarci e concepire la vacanza.
Si sarà più austeri, piùragionevoli’; ma anche più economici, e dunque riduzione di spesa e guadagno.
Magari, chissà, si sarà meno sfrenati, meno ‘movida’, meno ristorante, sempre meno cinema… Quante attività salteranno per aria, e saranno botti concreti, faranno male, non fatui fuochi d’artificio.

Tutto questo potrebbe essere compensato se solo si sapesse ricavare da tantomalequalche porzione dibene’: effettivamente dotarsi di quelle strumentazioni di cui siamo provi per essere all’altezza dell’inevitabile rivoluzione digitale; saper fruttare come merita il Made in Italy sia culturale che enogastronomico, storico e di bellezza naturale, unico al mondo…

Ma qui si torna al punto di partenza: occorre self-control, lucidità, capacità di analisi; saper riconoscere, quando si commettono, gli errori, analizzarli, porvi rimedio. In una parola, una classe di governo, sia che si stia nella maggioranza, sia che si stia all’opposizione. Ci sono invece quelli che sappiamo. E non è come nel detto popolare: in mancanza di cavalli, trotteranno i muli. No, in questo caso si resta fermi.

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