domenica, Giugno 7

Covid-19 negli USA: Trump e lo scontro con Cuomo Le critiche rivolte in questi giorni dal Governatore dello Stato di New York, il democratico Andrew Cuomo, al Presidente Trump

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La diffusione di COVID-19 negli Stati Uniti sta portando in luce le tensioni esistenti nel Paese e le difficoltà dell’amministrazione nel gestire la situazione. La massiccia iniezione di capitale voluta dalle autorità (circa 2.000 miliardi di dollari, due volte e mezzo l’incentivo votato nel 2009 dall’amministrazione Obama dopo la crisi del 2007), se può contribuire a mitigare l’impatto dellapandemia sul sistema produttivo, lascia, infatti, scoperte molte delle debolezze del sistema sanitario. Parallelamente, l’ampiezza e la rapidità della diffusione del virus smentiscono in modo evidente la narrazione rassicurante che la Casa Bianca ha fatto propria fino a poco tempo fa. I dati diffusi del Centres for Disease Control and Prevention (CDC) aggiornati al 26 marzo parlano di quasi 68.500 casi fra confermati e presunti positivi e di quasi 1.000 decessi in 54 Stati e territori. Nello Stato di New York (divenuto l’epicentro della pandemia negli Stati Uniti), i dati del CDC parlano di quasi 33.000 casi contro i 4.500 del confinante New Jersey, i meno di 3.000 della California (dove erano stati registrati i primi casi a metà febbraio) e valori compresi fra 1.000 e 2.000 casi negli altri Stati più colpiti (Washington, Colorado, Louisiana, Michigan, Illinois, Pennsylvania, Massachusetts, Georgia e Florida).

Su questo sfondo si collocano le critiche rivolte in questi giorni dal Governatore dello Stato di New York, il democratico Andrew Cuomo, al Presidente Trump intorno alla portata e alla tempestività dell’azione federale di fronte alla crisi che l’‘Empire State’ sta attraversando. Queste critiche si appuntano da una parte sullo scarso sostegno che l’amministrazione avrebbe offerto allo Stato sia in termini finanziari (3,8 miliardi di dollari contro i 15 miliardi ipotizzati da Cuomo) sia di attrezzature, dall’altrasulle modalità di gestione della crisi, rispetto alle quali, al rigido lockdownimposto da Cuomo, Washington ha risposto anticipando un possibile ritorno alla normalità anche prima di Pasqua. La scelta di Trump di non invocare i poteri concessi al Presidente dal Defense Production Actper orientare il settore industriale verso la produzione di beni in questo momento essenziali è stata anch’essa criticata dal Governatore, così come è stata criticata la scelta di Trump di affrontare l’emergenza con interventi ‘a pioggia’ su tutto il territorio nazionale anziché concentrate la maggior quantità possibile di risorse sulle aree che di volta in volta presentano le maggiori criticità (‘hotspots’).

La posizione di Andrew Cuomo (figlio di Mario, Governatore dello Stato di New York fra il 1983 e il 1994) ha riscosso consensi anche sul fronte repubblicano, fra l’altro da parte dell’ex sindaco di New York (in carica: 1994-2001) e oggi stretto collaboratore di Donald Trump, Rudolph Giuliani, e dell’ex rappresentante permanente alle Nazioni Unite, Nikki Haley. Sul fronte democratico, qualcuno si è addirittura spinto a ipotizzare una sua discesa in campo, alla fine dell’emergenza, come possibile sfidante di Joe Biden per la nomination del Partito in vista delle elezioni presidenziali di novembre. Sebbene quest’ultima possibilità appaia quanto meno remota, essa è indicativa del favore del quale l’azione delGovernatore (che in carica dal 1° gennaio 2011 e che fra il 1997 e il 2001 è stato Segretario alla casa e allo sviluppo urbano nella seconda amministrazione Clinton) sta godendo in questi giorni e dell’impatto che la vicenda COVID-19 sta avendo sul panorama politico statunitense, specialmente alla luce degli scenari (214 milioni di contagi, 1,4 milioni di morti) che le proiezioni del CDC tratteggiano nel caso in cui non siano prese misure adeguate per il contenimento del virus.

Anche in questa occasione, Donald Trump sembra invece pagare lo scotto di una gestione della crisi incerta e ancora alla ricerca di un registro credibile. Il fatto che, di fronte all’aggravarsi della situazione, l’attenzione dedicata al Presidente dai media sia costantemente calata (al contrario di quanto accaduto per Cuomo) è un indice di questa sua debolezza; debolezza che, d’altra parte, il Presidente condivide sia con il suo probabile sfidante Joe Biden, sia con il sindaco di New York, Bill De Blasio, che sulla questione COVID-19 ha adottato posizioni spesso in contrasto con quelle del Governatore. Vale tuttavia la pena di notare come questo spostamento dell’attenzione dal livello federale a quello dei singoli Stati non sembri limitato a New York. Quando, alla fine di febbraio, sono stati registrati i primi casi di COVID-19 negli Stati Uniti, è stato il Governatore della California, il democratico Gavin Newsom, a dare il tono del dibattito, sottolineano in particolare l’impreparazione del Paese ad affrontare l’emergenza che si stava profilando. Una prova in più della dialettica che esiste nel sistema politico statunitense fra i vari livelli di governo e del peso che gli Stati continuano ad avere quando si tratta di prendere decisioni che toccano direttamente la vita quotidiana dei loro cittadini.

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