giovedì, Ottobre 22

Covid-19: la sorveglianza cyber, tra diritti a rischio e affari d’oro I sostenitori delle libertà civili temono che gli sforzi di localizzazione del Covid-19, o altri virus, possano aprire un varco alla sorveglianza di massa da parte dei governi che hanno combattuto per decenni

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Mentre i governi di tutto il mondo combattono la diffusione del coronavirus Covid-19, la ditta high tech israeliana Cellebrite Digital Intelligence Platform sta sviluppando un software di spionaggio in grado di aiutare le autorità a scoprire le persone a rischio di diffondere il contagio Covid-19.
Il
sistema quando rileva un soggetto positivo permette alle autorità di controllo di recuperare dal dispositivo del soggetto malato tutti i dati interessanti per caricarli in un software di analisi basato su algoritmi di Intelligenza Artificialecreato dalla Cellebrite, rendendo più semplice “mettere in quarantena le persone giuste“, secondo quanto scritto in un messaggio di posta elettronica di Cellebrite alle forze di Polizia di Delhi, inviato lo scorso giugno. L’inserimento dei dati personali dovrebbe avvenire con il consenso dell’individuo ma, in casi legalmente giustificati, per esempio quando un paziente viola una legge contro le riunioni pubbliche, la Polizia potrà usare i dati raccolti anche senza il suo consenso.

Il softwarerintraccia contagiati della Cellebrite fa parte di una serie prodotti similari realizzati da almeno otto società di sorveglianza e cyber-intelligence mondiali che tentano di vendere strumenti di spionaggio e di sorveglianza,proponendoli come gli unici strumenti efficaci per rintracciare il virus e imporre quarantene, secondo le interviste con dirigenti di società non pubbliche realizzate ‘Reuters’.
Questi dirigenti contattati da ‘
Reuters’ si sono rifiutati di specificare quali Paesi hanno acquistato i loro prodotti di sorveglianza, richiamando accordi di riservatezza con i governi acquirenti. Ma i dirigenti di quattro aziende hanno dichiarato di essere in fase di sperimentazione o in procinto di installare prodotti per contrastare il coronavirus in oltre una dozzina di Paesi in America Latina, Europa e Asia.

Finora Israele è l’unico Paese al mondo che è stato reso noto intende testare un sistema di sorveglianza di massa lanciato da NSO Group (Cyber intelligence for global security and stability), uno dei maggiori produttori del settore, azienda impegnata a costruire una piattaforma di controllo sociale di massa. Il lancio del progetto di sorveglianza della NSO con il Ministero della Difesa israeliano è al momento in stand-by in quanto è allo studio una soluzione per risolvere (o aggirare) le normative legali relative alla privacy.

Negli ultimi anni, le società tecnologiche di sorveglianza sono cresciute a dismisura, mentre le forze dell’ordine e le agenzie di spionaggio di tutto il mondo hanno cercato nuovi metodi per contrastare gli avversari che ora comunicano spesso attraverso app mobili crittografate. Le aziende sostengono che la loro esperienza nell’aiutare i governi a rintracciare i pericoli li qualifica a scoprire la diffusione silenziosa di una nuova malattia. Le compagnie di sorveglianza affermano di poter restringere le coordinate di localizzazione di una persona entro un metro. «Credo davvero che questo settore stia facendo più del bene che del male», ha detto Tal Dilian, un ex funzionario dell’intelligence israeliana e ora amministratore delegato di Intellexa (The Intelligence Alliance), una società di sorveglianza informatica che lavora con agenzie di intelligence nel sud-est asiatico e in Europa. «Ora è un buon momento per mostrarlo al mondo».

A fronte delle rassicurazioni fornite da queste holding della sorveglianza mondiale, alcuni tecnici del settore rimangono scettici sul fatto che strumenti di spionaggio basati sui dati di localizzazione del telefono possano essere usati per combattere efficacemente un virus. «I software proposti fino ad ora non sono abbastanza precisi, questo è il punto. Non si riuscirà mai a comprendere se si è vicini a una persona contagiata o meno. Le holding di sorveglianza e i governi che propongono queste soluzioni per il controllo del contagio da Covid-19 fanno credere che le App da installare sullo Smartphone siano efficaci. Al Pubblico nascondono l’esistenza di software di elaborazione dati che stanno a monte delle app anti-virus, ideati e gestiti da ditte specializzate nel controllo della vita altrui, prive di controllo da parte dei Parlamenti, associazioni di consumatori, partiti e dei cittadini in generale. Omettono inoltre di spiegare come queste app anti Covid-19 possano individuare una persona infetta, visto che la maggioranza dei governi, per ragioni non ancora conosciute, non sta promuovendo i test di massa, per avere un quadro chiaro della situazione del contagio nel loro Paese rispetto al totale della loro popolazione», ha affermato Michael Veale, docente di diritti digitali e regolamentazione presso l’University College di Londra.

Le soluzioni di intelligenza artificiale proposta da queste ditte di sorveglianza (che spesso il grande pubblico ignora persino che esistano) si scontrano con il diritto alla privacy. Per raggirarlo si appellano al diritto della salute pubblica. A detta loro la privacy e alcune libertà civili possono essere temporaneamente ‘sospese’ quando vi è la necessità di salvaguardare la salute della popolazione.
I sostenitori delle libertà civili temono che gli sforzi di localizzazione del Covid-19, o altri virus, possano aprire un varco alla sorveglianza di massa da parte dei governi che hanno combattuto per decenni. Alcuni sono allarmati dal potenziale ruolo delle aziende di spyware, sostenendo che il loro coinvolgimento potrebbe minare la fiducia pubblica. «Questa pandemia ha bisogno di una soluzione di sanità pubblica, non dell’interferenza delle società di sorveglianza a scopo di lucro che vogliono sfruttare questa crisi», ha affermato Edin Omanovic, direttore della difesa del gruppo per le libertà civili con sede nel Regno Unito, Privacy International.
Claudio Guarnieri, un tecnologo dell’organizzazione per i diritti umani AmnestyInternational, ha affermato che qualsiasi nuovo potere di sorveglianza adottato dagli Stati per combattere il virus dovrebbe essere sottoposto ad‘attento esame’. «I nuovi sistemi di controllo, dalla localizzazione all’analisi dei contatti, suscitano diverse preoccupazioni circa la loro necessità e proporzionalità», ha affermato Guarnieri.

I funzionari dei governi stanno cercando di rispondere a tali preoccupazioni indicando la natura senza precedenti della crisi. Covid-19, la malattia respiratoria causata dal nuovo coronavirus, ha finora infettato oltre 13.876.441 persone in tutto il mondo, uccidendone 593.087, secondo l’ultimo rapporto del OMS n. 180 del 18 luglio 2020.

Sull’esistenza del virus non vi sono dubbi, ma c’è chi sostiene che la gravità della pandemia non venga correttamente spiegata. Al momento attuale lo 0,18% della popolazione mondiale è stata contagiata e la percentuale dei decessi sui contagi è del 4,27%. Questi dati non devono giustificare un rilassamento nelle misure preventive, ma, non di meno, molti attivisti dei diritti civili temono che alcuni governi possano utilizzare la pandemia per limitare a tempo indeterminato le libertà civili e rafforzare il controllo sociale, utilizzando il terrorismo mediatico per instaurare una specie di dittatura sanitaria. Paure non prive di qualche ragione, in alcuni Paesi. In Cina, per esempio, si sta assistendo ad un aumento del controllo sociale da parte del Partito Comunista sfruttando la pandemia da Covid-19.

Domenica 19 luglio Carrie Lam Cheng Yuet-ngor, Capo Esecutivo della regione ad amministrazione speciale di Hong Kong per conto del governo cinese, ha informato l’opinione pubblica internazionale che ad Hong Kong si sono registrati in un solo giorno 100 nuovi casi di contagio che giustificano severe misure di restrizione della libertà personale per contenere il focolaio epidemico. «Ad Hong Kong la situazione è critica e al momento non vi sono segnali di miglioramento. Se non si applicano immediatamente le misure di contenimento la situazione sfuggirà dal controllo, mettendo a rischio l’intero Paese», ha dichiarato la Signora Carrie Lam.
Il controllo imposto sui media indipendenti dal partito comunista rende quasi
impossibile verificare se esista o meno questo improvviso picco di contagi. E la dichiarazione di necessità di imporre severe misure di contenimento fa seguito a settimane durante le quali si sono riattivate le proteste dei cittadini contro la politica repressiva di Pechino. Inoltre, le ‘drastiche misure sanitarie’ fanno seguito al divieto di manifestare, giustificato dalla necessità di contenere l’epidemia da Covid-19.

Pechino, lo scorso giugno, ha votato una severa legge sulla sicurezza a Hong Kong che di fatto criminalizza ogni dissenso alla linea del Partito Comunista e autorizza la Polizia e servizi segreti ad indagare su contatti (di qualsiasi natura) tra cittadini di Hong Kong e stranieri, considerandoli come probabile fonte di atti sovversivi e collusione con potenze straniere avverse alla Cina. Nelle ultime due settimane varie decine di attivisti dei diritti umani di Hong Kong sono stati arrestati e condannati.

Il Governo centrale di Pechino ha rigettato le accuse di utilizzare la pandemia per rafforzare la riduzione delle libertà sollevate da Stati Uniti, Unione Europea e Nazioni Unite, affermando che le misure attuate sono state erroneamente confuse con la limitazione delle libertà civili, in realtà sarebbero misure di prevenzione sanitaria per fermare la pandemia.
Ma quale è la
reale proporzione della pandemia in Cina rispetto al totale della popolazione? La percentuale di contagi si attesta al 0,006%, mentre la mortalità sul totale dei contagi è del 5,42%. Il dubbio che il Governo cinese volontariamente sottostimi la proporzione del contagio potrebbe essere giustificato.
Incongruenze sui numeri della diffusione e dellamortalità del virus sono sostenute da alcune frange di attivisti che accusano Pechino di usare il Covid-19 per estendere a tutto il territorio nazionale gli esperimenti di controllo sociale tramite riconoscimento facciale e i crediti sociali’ adottatiin alcune città. Il cittadino viene premiato se adotta comportamenti consoni all’interesse del Partito Comunista. I cittadini che esprimono idee e comportamenti non in linea vengono temporaneamente privati di certi diritti: avere un passaporto, accedere ad istituti educativi avanzati, viaggiare tra le regioni. I recidivi rischiano di perdere temporaneamente il diritto alla casa, al lavoro e ai servizi sociali. Per riaverli il ‘reo’ deve dimostrare tramite atti concreti di essersi nuovamente allineato alla società ridiventando un ‘buon cittadino’. Questo meccanismo viene attuato in alcune città campione attraverso sistemi di sorveglianza quali app, controllo internet, riconoscimento facciale e telecamere installate addirittura nelle residenze private dei cittadini.

Anche l’Africa non è stata risparmiata da questa ‘necessità’ di controllo sociale per contenere l’epidemia.
In Sudafrica, per esempio, le aziende di spyware israeliane erano quasi riuscite a convincere il Ministero della Sanità e il Governo ad usare il loro software di controllo totale sulle telecomunicazioni per tracciare i movimenti dei cittadini infetti da Covid19. Un provvedimento al momento bloccato dal Ministro delle Comunicazioni Stella Ndabeni-Abrahans che ha posto seri dubbi riguardo alla perdita di privacy dei cittadini.

Non tutte le app antiCovid19 nascondono un diabolico piano di sorveglianza sociale. Numerosi Paesi stanno sviluppando e implementando app di tracciamenti dei contatti che non si basano sulla geolocalizzazione. Al contrario le app proposte dalla ditte israeliane e quelle in uso in Cina e India, interagiscono sulla tecnologia di connettività smartphone Bluetooth e avrebbero obiettivo (non dichiarato) di controllare e registrare ogni dato dell’utilizzatore.

Christophe Fraser, un epidemiologo presso il Big Data Institute della Oxford University, ha recentemente affermato che il problema della privacy non risiede nella natura tecnologica della applicazione ma nel suo utilizzo. «Di principio non sono contrario all’utilizzo di app anche con geolocalizzazione. L’idea è di cercare di massimizzare le pratiche di allontanamento sociale di coloro che sono a rischio di infezione e minimizzare l’impatto su tutte le altre persone. Ovviamente le app hanno un senso se il Governo promuove un depistaggio di massa che coinvolga l’intera popolazione e se i dati personali sensibili sono visibili solo alle autorità sanitarie e strettamente regolati dalle leggi sulla privacy».

Oltre alle agenzie israeliane, anche Apple Inc e Alphabet Google si sono lanciate sull’appetitoso mercato delle app anti Covid19, firmando accordi di collaborazione per implementare rapidamente la tecnologia basata sulla geolocalizzazione da utilizzare negli Stati Uniti e in altri paesi (europei compresi). L’approccio di Apple e Google si basa su una carenza legislativa della privacy e la precisione delle loro app rimane non dimostrata.

Apple afferma che la sua app Covid19 è progettata per «aiutare ad amplificare gli sforzi delle autorità sanitarie pubbliche». Un portavoce di Google, per dimostrare che la app rispetta la privacy, ha fatto riferimento a una precedente dichiarazione in cui si diceva che «ogni utente dovrà fare una scelta esplicita per attivare la tecnologia». Se queste app venissero utilizzate sotto stretta regolamentazione e i dati fossero di esclusiva competenza dei vari Ministeri della Sanità vi sarebbero alte probabilità che il diritto alla privacy dei cittadini venisserispettato e tutelato.
Al contrario,
l’implementazione di una piattaforma di sorveglianza di massa come quelle proposte dalle ditte israeliane prevedono una raccolta dati che esclude la libera scelta individuale di aderire o rinunciare. Le app collegate alla piattaforma di sorveglianza possono essere attivate in remoto nel giro di poche settimane senza che l’utente se ne accorga.

La società di ricerca MarketsandMarkets stima che il crescente business dello spyware valesse, prima della pandemia, 3,6 miliardi di dollari all’anno, nonostante che il settore sia soggetto a giustificate preoccupazioni legali ed etiche. Gruppi per i diritti umani hanno accusato alcune compagnie di aiutare governi non democratici a prendere di mira dissidenti e attivisti. In risposta le aziende citate affermano di aiutare i governi a prevenire il terrorismo e catturare i criminali.

L’anno scorso, ad esempio, l’unità WhatsApp di Facebook ha accusato il gruppo NSO – Cyber intelligence for global security and stability di aiutare i governi a violare 1.400 obiettivi che includevano attivisti, giornalisti, diplomatici e funzionari statali. L’NSO ha negato le accuse, affermando di fornire la tecnologia alle agenzie governative solo sotto severi controlli e di non essere coinvolta in operazioni repressive. Il direttore della Intellexa (The Intelligence Alliance), è fuggito da Cipro l’anno scorso dopo che gli era stato emesso un mandato di arresto, con l’accusa di aver usato un furgone di sorveglianza per intercettare illegalmente le comunicazioni nel paese.

Ora, dirigenti del settore, investitori e analisti affermano che la crisi del coronavirus offre alle società di intelligence la possibilità di triplicare l’attuale giro di affari annuale passando dagli attuali 3,6 miliardi di dollari a 10,8. NSO Group e Intellexa stanno lanciando piattaforme di tracciamento COVID-19 in vari paesi in Asia, America Latina ed Europa. La loro entrata in vigore è protetta da segreto di Stato e questo rende difficile ogni indagine, azzerando la trasparenza della operazione.

Il rischio insito in queste iniziative per ‘contenere il virus’ è che loro tecnologia potrebbe consentire a un governo di tracciare il movimento di quasi tutte le persone in possesso di un cellulare nel Paese, contando su una serie di dati sulla posizione, preferenze di consumo, orientamenti politici, religiosi, sessuali, abitudini sociali.

Questa vasta gamma di informazioni personali possono essere utilizzate per il controllo sociale ma anche trasformate in oro puro, vendendole alle ditte private che necessitano di conoscere l’orientamento del pubblico per meglio piazzare i loro prodotti. Vi è anche il rischio di influenzare il comportamento delle masse a fini politici. Fantascienza? Niente affatto!

Durante la campagna elettorale di Donald Trump, Alexander Nix, CEO della Cambridge Analytica, grazie ad un mix di sorveglianza sociale, spyware, algoritmi e social media riuscì a manipolare il voto di una consistente percentuale di elettori americani a favore dei Repubblicani contribuendo in maniera decisiva alla vittoria di Trump. Le eversive manovre di influenza delle masse attuate da Nix (compresa la complicità di Mark Zuckerberg CEO di Facebook) furono scoperte nell’ottobre 2019. Identiche strategie sarebbero state utilizzate in Gran Bretagna durante il referendum Brexit.

Le rivelazioni nel 2013 secondo cui la National Security Agency degli Stati Uniti aveva raccolto questo tipo di dati di telefonia mobile sugli americani per tenere traccia delle minacce alla sicurezza nazionale hanno creato una tempesta di controversie e alimentato nuove restrizioni alla sorveglianza.

Suzanne Spaulding, ex avvocato della comunità dell’intelligence statunitense e alto funzionario della Homeland Security, ha descritto questo potenziale approccio di monitoraggio COVID-19 come «tra i più invasivi della privacy». Questo perché «prevede tutti i dati sui movimenti di tutti, non solo le persone infette e i loro contatti noti, che vanno al governo».

Alcuni esperti fanno notare che queste ditte di sorveglianza di massa sono indirettamente aiutate dalle affermazioni avventate che periodicamente vengono rese pubbliche dall’OMS. Lo scorso marzo si ipotizzò 24 milioni di contagi in Africa. Ad oggi il numero di contagiati nel Continente è di 561.466. Lo scorso aprile sempre il OMS ipotizzò 250 milioni di contagi entro luglio. Al 19 luglio il numero mondiale di contagi è di 13.876.441. Queste previsioni si sono fortunatamente rivelate errate ma hanno contribuito a creare panico e hanno indirettamente influenzato vari governi a prendere misure drastiche per contenere la minaccia pandemica anche ledendo alcuni diritti fondamentali.

Ai periodici allarmi del OMS si aggregano quelli lanciati da studi di ricercai universitaria. La prima settimana di luglio un rapporto del Center for Infectious Disease Research and Policy presso l’Università del Minnesota ha previsto che la pandemia di coronavirus durerà probabilmente fino a due anni e non sarà controllata fino a quando circa i due terzi della popolazione mondiale sarà immune.

Dopo aver bloccato miliardi di persone in tutto il mondo per ridurre al minimo la diffusione del Covid19 è ormai chiaro che nuovi lockdown darebbero il colpo mortale all’economia mondiale. Questa semplice intuizione sta costringendo i governi a ricercare misure di contenimento alternative capaci di tutelare la salute pubblica e di riaprire aziende e luoghi pubblici. Il problema non risiede sul diritto o meno dei nostri governi a far rispettare misure di contenimento efficaci ma sulla tipologia delle misure.

È ormai evidente la necessità di investire fondi per la ricerca di vaccini e il miglioramento delle sanità pubbliche. Il rischio pandemico (che sembra tutt’ora presente) va gestito a livello sanitario individuando immediatamente i contagi al fine di garantire immediate cure e limitare le possibilità di contagio. Una misura, che se applicata, renderebbe inutili le varie APP e piattaforme di controllo sociale, garantendo allo stesso tempo il nostro diritto inalienabile alla privacy.

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