mercoledì, Settembre 23

Covid-19: i pirati di Praga e i materiali sanitari dell’Italia La Repubblica Ceca frega all’Italia un carico di dispositivi per ostacolare il coronavirus inviatoci dalla Cina. Il caso sarebbe stato sollevato da un ricercatore ceco e non dalla nostra legazione diplomatica italiana che avrebbe dovuto esercitare il dovuto controllo

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Se c’è una cosa di cui siamo sicuri è che alla fine di questo orrore di coronavirus denominato Covid-19, il mondo non sarà più come prima. Non è come un terremoto, non come una guerra. Fenomeni più cruenti, ma legati a perimetri ideali di regionalità. Forse lo ricorderemo come un nuovo 11 settembre, perché anche in questo caso la medialità sta avendo il sopravvento, e sarà la storia a giudicare se a torto o a ragione.

Ma sicuramente ogni cosa del quotidiano sarà diversa: le passeggiate avranno un altro colore, il tenersi per mano un altro significato e tanti gesti che oggi ci sono sanitariamente impediti, saranno apprezzati con altro impeto.

Ma certo qualcuno dovrà rispondere su cosa ha significato, almeno in Italia, il taglio sistematico della sanità pubblica. Forse non alla giustizia terrena, pronta troppo spesso a assolvere il potere, né a una coscienza che non esiste. Ma al buon senso di tutti noi.

Si parla di 37 miliardi di riduzione al Sistema Sanitario Nazionale che ha trascinato in un baratro mostruoso l’Italia. Ai negazionisti di questo inciucio basta rispondere con la mancanza di posti letto, con l’importazione di medici da Cuba (sic) e dall’inadeguatezza di un sistema che ha caricato solo sulle spalle di una sparuta classe di medici tutto il peso delle inefficienze e degli sprechi incontrollati.
È dai primi anni del Novanta che il numero chiuso a Medicina sta distruggendo il sistema italiano. Ora l’emergenza coronavirus fa tremare i polsi. Forse perché il distogliere fondi è stato un comodo escamotage per far quadrare i propri bilanci. E così è come togliere a una nave i sistemi di salvataggio perché occupano spazio e sono costosi. La tragedia del Titanic non ha insegnato nulla.

Ma veniamo al tema. Sabato scorso la Repubblica Ceca frega all’Italia un carico di dispositivi per ostacolare il coronavirus. Siamo ai tempi della pirateria e sarebbe stato ben accettato, sullo spirito che usava in Inghilterra qualche secolo fa.

Il caso sarebbe stato sollevato da un ricercatore ceco e non dalla nostra legazione diplomatica italiana che avrebbe dovuto esercitare il dovuto controllo. No comment sulla rappresentatività italiana all’estero!

La Repubblica Ceca è uno dei Paesi che fa parte del Gruppo di Visegrád, un’alleanza culturale e politica di quattro Paesi membri dell’UE- ai fini dell’avanzamento militare, culturale, economico e della cooperazione energetica e per promuovere l’integrazione dei singoli Stati nell’Unione Europea. Ottimo!

A quanto riportato, il ricercatore ceco ha osservato che le autorità locali hanno sequestrato un carico di 680.000 mascherine e migliaia di respiratori, che la Repubblica popolare cinese aveva inviato al nostro Paese. Da buon Paese che ha conosciuto la dittatura e non l’ha evidentemente dimenticata, sono iniziate a piovere una serie di giustificazioni autocelebranti senza mai scusarsi.
Noi crediamo poco sia stata una banda di criminali a effettuare il furto, dato che le casse sono state notate a bordo di camion di Stato.

Ma perché, ci siamo domandati, un carico della Cina deve passare dall’Est europeo per essere fornito all’Italia? Ci risponde una nostra preziosa amica che la Repubblica Ceca ha le tariffe di import più basse per la merce che viene dall’esterno dell’Europa ed è questo il motivo per cui l’import dalla Cina passa di lì. Se passi, ti tasso e ti osservo e il prezzo basso ha il monopolio del transito! Guarda un po’!
Qualche potenza straniera ha tutto il controllo proveniente dalle fabbriche del mondo? O ci sono altre risposte a tanta generosità? Che ne dice di questo la Farnesina?

Abbiamo ricordato, su altre vie la nostra amarezza nel pensare alla vicinanza italiana quando la Cecoslovacchia fu invasa dall’Unione Sovietica e le tante parole spese sul tentativo del socialismo dal volto umano di Alexander Dubček. Abbiamo sbagliato tutto. Noi oggi, in questo momento di crisi internazionale, vediamo in quelle amministrazioni semplicemente quelle che sono.

Ora Praga si è impegnata a inviarci un numero uguale. Che gentili! E perché non si danno una mossa?

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