giovedì, Luglio 2

Covid-19 ferma l’ Hajj. Buco da 12 miliardi di dollari per l’Arabia Saudita Il turismo religioso nel regno vale il 7% del PIL totale e il 20% del PIL non petrolifero. Vision 2030 lo considerava capace di raddoppiare, voce strategica per la diversificazione economica del Paese

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La scorsa settimana, lunedì, l’Arabia Saudita ha ufficializzato la sostanziale cancellazione (preannunciata già a febbraio, quando hanno interrotto l’umrah, il ‘pellegrinaggio minore’ che si svolge durante tutto l’anno) dell’Hajj, il pellegrinaggio che almeno una volta nella vita il musulmano in salute e con capacità economica deve compiere presso le città sante di Mecca e Medina, sarà consentito solo a circa 1.000 pellegrini residenti nel regno. La motivazione è la pandemia da coronavirus Covid-19.
Sulle casse delle Stato e sulla situazione economico sociale delle due città al centro del pellegrinaggio sarà un colpo molto forte.

Non è la prima volta che il regno saudita è costretto cancellare l’appuntamento, che quest’anno cade nella settimana che va dal 28 luglio al 2 agosto (ovvero la seconda settimana del mese musulmano di Dhu al-Hijja).

I circa 2,5 milioni di pellegrini musulmani che da tutto il mondo abitualmente si radunano ogni anno nelle città della Mecca e di Medina quest’anno saranno fermi,come si sono fermati i circa 8milioni che ogni anno compiono l’Umrah.

E’ la prima volta in quasi 90 anni di storia dell’Arabia Saudita che ai visitatori stranieri è stato vietato l’ingresso nel Paese per l’Hajj, sottolineano tutti i media arabi. L’Hajj è stato cancellato a causa della guerra e delle epidemie passate nel corso della storia, ma non dalla fondazione del Regno dell’Arabia Saudita nel 1932.

«Una delle prime significative interruzioni dell’hajj ebbe luogo nel 930 d.C., quando una setta di Ismailis, una comunità sciita di minoranza, nota come Qarmatiani, fece irruzione nella Mecca perché ritenevano che l’hajj fosse un rito pagano. Si diceva che i Qarmati avessero ucciso decine di pellegrini e fossero fuggiti con la pietra nera della Kaaba -che i musulmani credevano fosse inviata dal cielo. Portarono la pietra nella loro roccaforte nell’attuale Bahrein. Hajj venne sospeso fino a quando gli Abbasidi, una dinastia che governava un vasto impero che si estende attraverso il Nord Africa, il Medio Oriente e l’India moderna dal 750-1258 d.C., pagò un riscatto per il suo ritorno oltre 20 anni dopo»,spiega Ken Chitwood, docente del Concordia College di New York.

I conflitti politici hanno spesso portato a impedire ai pellegrini di alcuni luoghi di godere del pellegrinaggio. Nel 983 d.C., i sovrani di Baghdad e dell’Egitto erano in guerra. «I sovrani Fatimidi dell’Egitto affermarono di essere i veri leader dell’Islam e si opposero al dominio della dinastia Abbaside in Iraq e Siria. Il conflitto politico» bloccò i pellegrini per 8 anni. Poi fu la volta di Napoleone, le sue incursioni militari volte a controllare l’influenza coloniale britannica nella regione impedirono a molti pellegrini di entrare nelle citt sante tra il 1798 e il 1801 d.C.
Anche
le epidemie hanno spesso bloccato il pellegrini. In particolare la peste e il colera, e poi, da ultimo, nel 2012 e 2013 causa la MERS.
Ora l’industria dei viaggi hajj in tutto il mondo è ferma.

Il Ministro dell’Hajj, Mohammad Benten, lunedìscorso, in conferenza stampa, ha dichiarato che il Governo sta ancora rivedendo il numero complessivo di pellegrini ammessi, affermando che potrebbero essere «circa 1.000, forse meno, forse un po ‘di più». Ogni pellegrino -sono esclusi quelli oltre i 65 anni di età- sarà sottoposto a test prima di entrare nelle città sante, e al termine del pellegrinaggio dovrà sottoporsi a quarantena.

Il danno economico è ingente sia per l’industria dei viaggi in tutto il mondo, Europa compresa, dove particolarmente colpito sarà il Regno Unito, sia per l’Arabia Saudita, che oltre al danno economico derivante dalla riduzione della domanda di petrolio, ora si aggiunge il danno per il blocco del turismo, che, per altro, non si sa quanto durerà. Ma ancora di più, improvvisamente l’Arabia Saudita deve prendere atto che il suo piano, inserito nel grande progetto di diversificazione dell’economia Vision 2030,di rafforzamento del turismo religioso come una delle più importanti fonti di introiti in sostituzione del petrolio, è fermo.L‘impatto a lungo termine del virus «potrebbe assestare un duro colpo alle ambizioni dell’Arabia Saudita di diversificare la sua economia espandendo il turismo basato sul pellegrinaggio», sottolinea Seán McLoughlin, professore di Antropologia dell’Islam, all’Università di Leeds. E già su questo fronte il regno aveva un problema di governance e regolamentazione dell’industria dei pellegrinaggi che opera fuori dal regno con licenza saudita. «La mancanza di professionalità e rispetto di alcuni organizzatori Hajj con licenza saudita è aggravata da approcci incoerenti alla regolamentazione e all’applicazione»,sottolinea McLoughlin. «È necessario unautogoverno più efficace da parte dell’industria dei pellegrinaggi, nonché una comunicazione più trasparente e meglio coordinata tra pellegrini, compagnie di viaggio, nonché i sauditi e le altre autorità».

Quando i sauditi assunsero il controllo di Hijaz, nell’Arabia occidentale, dove si trova la Mecca, negli anni ’20, «Hajj era la fonte di entrate più significativa per la regione. Questa dipendenza finanziaria da Hajj terminò negli anni successivi con lascoperta del petrolio, alla fine degli anni ’30.

Mentre i prezzi del petrolio triplicavano durante gli anni ’70 e il viaggio aereo internazionale era divenuto la norma, spiega McLoughlin, l’Arabia Saudita «dispiegò sempre più l’Hajj come parte della sua diplomazia oltre il mondo arabo. La Casa di Saud dimostrò la sua generosità agli ‘ospiti di Dio’ espandendo le infrastrutture funzionali alpellegrinaggio, mentre il numero dei pellegrini Hajji all’estero si espandeva da 100.000 all’anno a metà degli anni ’50 a quasi 1 milione, 20 anni dopo».
Negli anni ’90, la recessione ha portato i sauditi afocalizzare l’attenzione «sui vantaggi dellacommercializzazione sistematica del pellegrinaggio», per altro trascurando i problemi legati a sicurezza e danni ambientali. Le nuove opportunità di pellegrinaggio nell’era del jet hanno esercitato una pressione enorme sulle infrastrutture della Mecca. Centinaia di persone hanno perso la vita in occasione di catastrofi periodiche tra cui incendi assembramenti, ecc… .
Il Governo saudita ha investito su trasporti,alloggi, vendita al dettaglio e altri servizi legati al pellegrinaggio, collaborando con investitori privati internazionali. Nell’ultimo decennio sono stati investiti 8,5 miliardi di dollari nel nuovo aeroporto internazionale King Abdulaziz di Jeddah e nella ferrovia ad alta velocità Haramain, che collega la Mecca e Medina al nuovo aeroporto.

Poi, nel 2016, Vision 2030, il piano di diversificazione dell’economia lanciato dal principe ereditario Mohammed Bin Salman. Il mercato del turismo islamico ha un ruolo significativo da svolgere nella diversificazione dell’economia,quella non petrolifera dell’Arabia Saudita.
Entro il 2030, il progetto si propone di raddoppiare gli attuali numeri di Hajj, portando il numero di pellegrini dai 2,5 milioni del 2019 a circa 6 milioni all’anno, e quelli del pellegrinaggio minore dagli attuali 20milioni a 30 milioni all’anno come base di partenza nel 2030. L’Umrah dura solo mezza giornata -per lo più concentrato nei mesi islamici di Rajab, Shaban e Ramadan per tanto offre il pretesto per altri importanti itinerari nel regno, dal Mar Rosso alle rovine di Al-‘Ula, per questo, dal punto di vista strategico, il progetto si è concentratoprincipalmente sull’Umrah, gli investimenti previsti di 50 miliardi di dollari in nuovi trasporti e altre infrastrutture, e mirano in particolare al flusso turistico legato proprio al pellegrinaggio minore, ma saranno funzionali anche all’Hajj.

Vision 2030 si concentra in particolare sulle classi medie musulmane globali con reddito medio-alto. I costi nel settore dei pellegrinaggi, fa notare McLoughlin, sono stati sostenuti dalla commercializzazione. «Tra il 2013 e il 18 il prezzo di tutti i pacchetti è aumentato di circa il 25%». Un pacchetto Hajj, a seconda dei Paesi e a seconda di cosa comprende, può variare dai 5mila ai 15mila dollari.

Il Consiglio delle Camere saudite ha stimato chedal 2018 al 2022, le spese associate ai pellegrinaggi avrebbero generato entrate per oltre 150 miliardi di dollari e avrebbero creato100.000 posti di lavoro legati all’Hajj, oggi oltre mezzo milione di persone sono impiegate nell’industria del turismo in Arabia Saudita, per la gran parte turismo religioso.

Secondo gli analisti economici, i pellegrini Umrah e Hajj insieme era stimato che in questo 2020 avrebbero speso più di 12 miliardi di dollari, ovvero il 7% del PIL totale e il 20% del PIL non petrolifero.

Secondo il rapporto ‘Mastercard’s Global Destination Cities Index 2019’, la spesa annuale dei visitatori della Mecca è di 20,1 miliardi di dollari, per una media giornaliera di 135 dollari per visitatore, sostengono gli analisti dell’Oxford Business Group. «Nel 2018 la Mecca si è classificata 13 ° nella classifica per numero di visitatori internazionali in pernottamento. Sebbene ciò rappresenti una leggera diminuzione rispetto ai 10,5 milioni dell’anno precedente, il rapporto prevede un aumento del 6,6% per il 2019 e un aumento più significativo della spesa del 7,9%».

Da febbraio i pellegrini sono fermi, se il blocco causa pandemia perdurerà oltre agosto è ipotizzabile che oltre il 90% dell’introito stimato verrà a mancare, mettendo sotto pressione ancora di più il regno, anche perché i progetti di Vision 2030 sono in piena fase attuativa, e sono davvero molto imponenti.

In funzione del progetto sul turismo religioso di Vision 2030, «nel febbraio 2020 erano in fase di sviluppo sei città economiche. Una di queste è laKnowledge Economic City (KEC) da 6,9 metri quadrati, un mega progetto da 7 miliardi di dollari, situato a Medina, a 8 km dall’aeroporto Prince Mohammad bin Abdulaziz. È inoltreadiacente alla ferrovia ad alta velocità Haramain, che è stata lanciata nell’ottobre 2018 e collega la Mecca con Jeddah, l’aeroporto internazionale King Abdulaziz, la città economica del re Abdullah a Rabigh e Medina. KEC offrirà opportunità di investimento in spazi residenziali,commerciali, di ospitalità, di servizi e turistici e fornirà un esempio di pianificazione urbana per altre regioni da seguire. Cerca inoltre di dare potere alle piccole e medie imprese (PMI) assegnando spazio alle imprese locali per vendere i loro prodotti all’interno delle zone pedonali. La crescita delle PMI locali dovrebbe contribuire ad aumentare il profilo socioeconomico di Medina e incoraggiare l’imprenditorialità. In effetti, il segmento è già su una traiettoria promettente: le PMI nella regione di Medina hanno registrato una crescita del 31% nel 2019, ha dichiarato Rami Hajjaj, CEO di Namaa Almunawara, una società che si concentra sull’emancipazione delle PMI».
Molte le società straniere coinvolte nello sviluppo di questa città, in testa canadesi e indiani. Nel 2011era già stata lanciata «un’espansione su larga scala della Grande Moschea della Mecca, in risposta al crescente numero di pellegrini Hajj. Il progetto da 26,6 miliardi di dollari cerca di espandere il complesso della moschea di 3000 metri quadrati, aumentando così la capacità di circa 300.000 a un totale di 2,2 milioni di fedeli».
In concomitanza si lavora su grandiosi progetti per l’implementazione dell’ospitalità. «Alla Mecca un mega-progetto gestito dalla Jabal Omar Development Company (JODC) è destinato a integrare l’espansione della Grande Moschea. 5,3 miliardi di dollari per un complesso a pochi passi dal sito sacro e coprirà un terreno di 2,2 metri quadrati, garantendo tra il resto 93 unità commerciali e 38 hotel. Come parte del progetto, l’hotel DoubleTree Makkah Jabal Omar ha aperto le sue porte alla fine del 2019, e molti altri hotel dovrebbero aprire nel prossimo futuro, tra cui il Jumeirah Jabal Omar nel 2020. Al termine, il progetto dovrebbe avere il capacità di accogliere 34.000 ospiti, 100.000 visitatori durante la stagione Hajj. Il gruppo ha registrato un tasso di occupazione dell’84-85% durante il quarto trimestre del 2019».

Progetti che dai primi segnali promettono molto bene. Si tratterà di capire come Riyad traghetterà al post-pademia e come organizzerà questo dopo, quando il ‘dopo’ verrà.

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