domenica, Novembre 29

Covid-19: centralizzare le decisioni e uniformare i comportamenti Il cittadino è frastornato dalla continua ‘comunicazione parossistica’. Occorrerebbe che il Governo prendesse in mano la situazione, magari esercitando il ‘potere sostitutivo’ che gli dà la Costituzione

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«Penso ci siano stati errori molto gravi della Regione e non è uno scaricabarile, i numeri parlano da soli … Le persone a casa sono sole, appena aumenta la febbre vanno in ospedale, il virus è fuori controllo, la medicina territoriale è stata smantellata già prima della pandemia. De Luca ha vietato anche ai medici di dire la verità. Il tampone viene fatto dopo molti giorni. Il problema non sono i ragazzi».
Bene, e ora le prove, i numeri, qualcosa che spieghi perché si afferma questo, da parte del Sindaco di Napoli, la cui proverbiale eleganza istituzionale, rispetto alla quale quella di De Luca ormai potrebbe arrivare solo seconda, alla radio. Indifferente al fatto che De Luca ha parlato pubblicamente di un allarme del comitato tecnico campano, che ha rilevato circa ottocento contagi nella e intorno alla scuola. Basta così, io i numeri non li conosco. Ma ho senso di responsabilità, come si affanna inutilmente in questo bailamme, a ripetere Sergio Mattarella.

«La necessità di emanare due Dpcm in una settimana conferma che il contenimento della seconda ondata viene affidato alla valutazione dei numeri del giorno con la progressiva introduzione di misure troppo deboli per piegare una curva dei contagi in vertiginosa ascesa... Non essere riusciti a prevenire la risalita della curva epidemica quando avevamo un grande vantaggio sul virus oggi impone la necessità di misure di contenimento in grado di anticipare il virus. Tali misure devono essere pianificate su modelli predittivi ad almeno 2-3 settimane … Gli effetti delle misure restrittive, non valutabili prima di 2-3 settimane, saranno verosimilmente neutralizzati dal trend di crescita della curva epidemica» e conclude: «il contenimento della seconda ondata doveva inevitabilmente poggiare … su tre pilastri integrati: massima aderenza della popolazione ai comportamenti raccomandati, potenziamento dei servizi sanitari territoriali e ospedalieri e collaborazione in piena sintonia tra Governo, Regioni ed Enti locali». Queste le parole secche di Nino Cartabellotta, Presidente del Gimbe, certamente molto preciso e informato, che si stupisce del perché, sia nel dpcm, sia nelle decisioni regionali, non si sia tenuto conto della circolare del Ministero della Salute del 12 Ottobre, dove si indicano le misure, molto severe, da adottare in caso di pericoloAlto/molto alto’, tra cui anche una chiusura selettiva di scuole e Università.

Il dpcm (del 18 ottobre) notturno di Giuseppe Conte -sempre così per drammatizzare e mettere in primo piano la propria figura- è molto più blando, ambiguo, timido, attento a non offendere nessuno e, come ovvio, scaricabarillesco, mentre Regioni e politici vari criticano le decisioniradicalidi Vincenzo De Luca e quelle del Governo, perfino protestando per le possibilità a loro lasciate per integrare, come nel caso dei Comuni che chiedono misure drastiche, ma rifiutano di assumere loro la decisione di imporle.
Bene. E oggi, le Regioni del nord, propongono il coprifuoco dalle 23 alle 5 del mattino. Non capisco bene come questo possa aiutare, visto che si tratta delle ore in cui ci si muove di meno e quindi i rischi di contagio sono estremamente ridotti. Ma tant’è. Lo fa anche la Campania, che da Lunedì riapre le scuole elementari. Un’altalena!

Direte, che fai difendi De Luca?
Manco per sogno, non ci penso nemmeno per scherzo. Lo ripeto, di De Luca mi importa poco o nulla, ho solo scritto l’altro giorno che ha fatto ciò che, a mio giudizio, un politico che non sia un buffone deve fare quando ha la sensazione, motivata, che la situazione sia divenuta troppo pericolosa per lasciare correre. Ciò non vuol dire che quella fosse la misura da adottare, peraltro era prevista proprio nella circolare che ho citato sopra, ma si può obiettare su ciò, cioè sul merito, non sul fatto che si dovesse reagire con durezza.

Chiariamo, per favore, un altro punto, che c’entra poco con De Luca o con Attilio Fontana: molto spesso un politico serio deve valutare non solo ciò che si deve fare, ma anche ciò che si può fare per dare uno shock principalmente alla popolazione. In questo caso per ottenere che la maggior parte possibile della gente capisca che deve fare quello che gli dicono, che poi sono banalità, alla fine, mascherina, ecc. Nessuno è mai morto di mascherina, con buona pace di Enrico Montesano.

Ma chiariamo anche perché ho scritto le righe precedenti.
Siamo in un momento di crisi, di difficoltà straordinaria. Checché ne dicano i vari ‘negazionisti’ (duri, semiduri e morbidi), questo virus si diffonde molto rapidamente a causa del fatto che la gente se lo passa l’un l’altro. Inoltre, e in particolare, questo virus porta in ospedale molta gente, evidentemente più, molta di più, di quanta ce ne portino le altre malattie egualmente gravi, e inoltre cominciano a crescere i malati in terapia intensiva, più, molti di più di quanti non ve ne portino le altre malattie, al punto che potrebbe riprodursi una situazione del genere di quella di Marzo scorso. Infine, è una malattia nonché ‘maledetta’, ‘infida’: un sacco di gente perbene e tranquillissima si infetta e non se ne accorge, e quindi sparge l’infezione. E, come se non bastasse, l’afflusso massiccio di ammalati agli ospedali, costringe a rinviare terapie e indagini su malati gravi di altre malattie come il tumore: che vuol dire provocare certamente altri morti, ripeto ‘provocare’.

E allora?
E allora è evidente la confusione estrema che regna nel Paese. Il cittadino è frastornato dalla continuacomunicazione parossisticadi Governo, Regioni, Comuni, virologi, statistici, infettivologi, filosofi, tutti italiani o esuli. Tutti questi comunicatori, Conte in testa, anzi, in maniera particolare (come, suppongo, gli suggerisce l’innominabile suo ‘curatore di immagine’), fanno una grande confusione anche perché sono tutti più bravi degli altri specialmente nel parlare ‘con cautela’ nel ‘dire e non dire’, nelle mezze misure, il cui unico risultato è quello di lasciare intendere alle persone che in fondo si tratta della solita mega-chiacchiera politica incomprensibile, e che si sta solo esagerando per oscuri motivi. Tesi, peraltro, mai nascosta, anzi, strombazzata da una parte di tutti quelli citati prima e da una parte della stampa.

Occorrerebbe che il Governo prendesse in mano la situazione, magari esercitando il potere sostitutivo’ che gli dà la Costituzione, centralizzando le decisioni e uniformando i comportamenti, sia pure tenuto conto delle specifiche situazioni locali, per coordinare i comportamenti e renderli omogenei e comprensibili.
Non si tratta di imporre altri divieti, anzi, di rendere meno ridicoli quelli imposti, ma di mettere fine alla varietà degli stessi e, talvolta, anche alla loro fantasiosità. I cittadini, così, avrebbero un punto di riferimento unico e chiaro: capirebbero bene cosa fare, perché, e come. Certo, occorrerebbe coraggio e pelle dura, perché ogni iniziativa troverebbe, come del resto trova oggi, mille opposizioni e tentativi di boicottaggio. Ma almeno sarebbe una direzione unica e chiara, univoca.
Occorrerebbe … appunto!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.