giovedì, Ottobre 29

Covid-19: basterebbe il senso civico Di uno sterminato DPCM si sarebbe potuto fare a meno se non fossimo nel Paese dello scaricabarilismo e dell’interesse particolare

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Nemmeno a farlo apposta. Ieri facevo notare la difficoltà di distinguere tra l’interesse generale e quello particolare, e lo facevo discutendo della questione denunce o non denunce in caso di violazioni delle prescrizioni del Governo.
Inutile dire che facevo riferimento al solito scaricabarilismo che caratterizza la nostra società e alla incapacità di distinguere tra ciò che serve all’interesse generale, e del quale occorre che tutti si facciano carico, e ciò che è del tutto particolare. Citavo quella signora che, civilmente, mi faceva notare che inquinavo e che mi costringeva a spiegare che non lo facevo.
Ora il mitico dipiciemme è stato adottato, dopo giorni interi di discussioni e trattative tra lo Stato (quello che molti chiamano lo ‘Stato centrale’, come ce ne fosse un altro) e le Regioni, i Comuni, ecc.
Ebbene, a decreto emesso, altissimi si alzano le grida di protesta e gli stracciamenti di vesti di Regioni, eccetera.

Vediamo meglio, perché tutto ciò è particolarmente significativo, è lo specchio operativo di quello che dicevo ieri: ambiguità, scaricabarile, ‘il mio interesse e del tuo chi se ne frega’, ecc.

Cominciamo dal DPCM, scritto come al solito in burocratese stretto, difficilmente comprensibile, in un italiano faticoso e in uno stile complicato. Infatti, invece di fare dei normali articoli brevi e chiari, il decreto nell’art. 1 ci mette quasi tutto, al punto che i vari sottoparagrafi, ordinati per lettere, superano il numero delle lettere del nostro alfabeto (‘W’ inclusa) e proseguono con il raddoppio delle lettere, ‘aa’, ‘bb’, ecc., fino a ‘nn’, se al Governo avessero ironia … , ma, tranquilli, non ne hanno.
Per informazione del Governo, nel programma di computer denominato Word, ma anche in tutti gli altri, esiste una funzione che permette di numerare in successione i paragrafi, sia con numeri, sia con lettere, sia con simboli vari. Sarebbe bastato usarlo e dirgli di usare i numeri e non le lettere e si sarebbe evitata la ridicolaggine delle doppie lettere. Direte, non è importante. Certo. Ma è indice della sciatteria, dell’improvvisazione, delle superficialità di chi agisce: incompetenza, dunque!
Nel merito, le misure sono quelle previste, né più né meno. Obbligo di mascherina con ciò che ne consegue, limitazioni del pubblico agli spettacoli sportivi, cinematografici e teatrali, obbligo di ‘manifestazioni solo in forma statica’ (ma come si può esprimersi in questo, modo?), bar e ristoranti aperti fino alle 24, e divieto di sosta dinanzi ad essi dopo le 21 (insomma ‘non facite ammuina’, la cosa più necessaria) sorvolo sulla assurdità delle lezioni universitarie parzialmente a distanza, ma tanto è inutile, e la raccomandazione di fare festini a casa con poche persone: nemmeno la delazione c’è.

Le reazioni?
Cominciamo dai commercianti, dei quali colgo una frase luminosa: «Al posto di controllare le persone che sostavano davanti ai locali senza mascherina, il governo ha preferito colpire i pub, le birrerie e i cocktail bar che non sono certo la causa dell’aumento dei contagi Covid» (capito? Io no) e un certo Musacci, vice capo dei commercianti, aggiunge: «avevo chiesto più controlli nella zona della movida, proprio per non colpire il pubblico esercizio che voleva continuare a lavorare in sicurezza. Adesso con il nuovo decreto del presidente del Consiglio, che vieta di sostare davanti ai locali, viene preventivata la chiusura definitiva di molte attività».
Scusate, forse ho bevuto troppo io, ma che significa? Più controlli nella zona che vuol dire? La ‘movida’ si fa vicino ai locali, non in giro nella foresta, no? Si gioca con le parole. Il Governo (non potete immaginare quanto mi costa dire una cosa a favore del Governo, ma … devo!) fa appunto quello, cerca di impedire la cosiddetta movida, che ovviamente si svolge in gran parte davanti a bar e ristoranti, non vietando l’ingresso in essi, ma la sosta fuori e le sbevazzate davanti. Qual è la controproposta? Parliamoci chiaro: nessuna. È solo la solita smania di urlare e protestare.
Come i lavoratori dello spettacolo eccetera: «così si rischia di chiudere quelle attività».
Ripeto, scusate, ma il problema qual è: quello di mantenere in vita i bar ecc. o di mantenere in vita gli italiani? Tanto più che il Governo stanzia una marea di soldi proprio per quelle attività, per compensarle.
Ecco cosa dicevo: si pensa a sé: io devo guadagnare e se poi quelli grazie ai quali io guadagno si ammalano e magari crepano non sono fatti miei.
Lo ripeto ancora una volta: il senso civico che fine ha fatto? posto che vi sia mai stato. Siamo tutti nella stessa barca (sì, lo so, frase fatta) e quindi il problema è uno e uno solo: dobbiamo stare lontani gli uni dagli altri, quanto più è possibile, e se proprio ci dobbiamo avvicinare lo dobbiamo fare chiusi in uno scafandro. Ecco, come dicevo ieri: se il Governo avesse quella autorevolezza che non ha, avrebbe potuto limitarsi a dire quello e poi invitare all’autocontrollo e al reciproco controllo.

Ma poi, la reazione delle Regioni di destra è stupenda, le altre, per ora, tacciono. Ma scusate il mitico Bonaccini non c’era, e allora?
Cosa dicono le Regioni? Semplice: «si è persa un’occasione di collaborazione, si sono fatte tante cose sbagliate e le poche giuste sono quelle che abbiamo suggerito noi». Però, poi, dimenticano di dire quali siano le cose sbagliate e quali le loro diverse proposte.
Se non è scaricabarile questo.

Sbraita Giovanni Toti: «Servono subito misure economiche di compensazione o ci troveremo di fronte a un disastro» … ma sono state date, o non le ha lette? Sussurra Luca Zaia: «Bisogna scongiurare nuove psicosi e un nuovo lockdwon. Non ho atteggiamenti negazionisti, guardo in faccia alla realtà: il Covid mi ha insegnato che ogni giorno ha la sua pena … Non sono state accolte le nostre osservazioni», quali? Sibila Massimiliano Fedriga: «Spiace che il contributo migliorativo offerto dalla Conferenza delle Regioni non abbia trovato accoglimento nell’ultima stesura del Dpcm: la battaglia contro il coronavirus non può infatti prescindere dall’avvalersi della massima sinergia … bla bla bla» e infatti siete stati a discutere tre giorni!
Commuove, però (lo dico sinceramente) Attilio Fontana, che senza rendersene conto dà ragione al Governo strillandogli contro. Dice infatti: «Il Decreto mi sembra abbastanza conservativo e che non introduca grandissime riduzioni. Sostanzialmente più che il Dpcm è il Dl che impone l’uso delle mascherine, la cosa che è più innovativa … Per il resto noi come Regioni non abbiamo avuto nulla da obiettare, l’unica cosa che abbiamo richiesto in maniera abbastanza forte è stata di garantire compensazioni economiche agli esercizi più colpiti, visto che si va a ridurre la possibilità di svolgere la propria attività in certi comparti. Abbiamo chiesto di compensare con risorse economiche le riduzioni che verranno poste a carico di qualche attività, perché rischiano altrimenti di chiudere».
Non abbiamo avuto nulla da obiettare’, testuale … e allora? Ho bevuto io o gli altri?

Poi, arriva l’intervista del Ministro Francesco Boccia, un altro che quanto a scaricare barili non ci scherza, ma anche a quanto a pizzichi di veleno. Alla domanda finale se sia d’accordo sul MES dice chein linea di principioè d’accordo, ma si sta valutando se quei soldi sono sostitutivi o aggiuntivi al Recovery fund. Bene. A lui ‘risulta’ che sono sostitutivi. Benissimo e da cosa gli ‘risulta’?, è un segreto di Stato? ancora non lo sanno e che aspettano ad informarsi? perché non fa un colpo di telefono a Giuseppe Conte – pochette? E infine, Ministro ci faccia capire: se sono l’una o l’altra cosa non lo sapete, ma se sono sostitutivi all’Italia sempre quello arriva, i famosi 209 miliardi. E allora tanto vale prenderli subito, visto che gli altri comunque tarderanno. Quanto a un Ministro a cui ‘risultano’ le cose, stendiamo un velo, anzi, già che c’è, perché non inserirlo nel pacchetto, sempre più grosso, dei ministri a perdere?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.