sabato, Dicembre 7

Costa Rica: Carlos Alvarado nuovo presidente, alla ricerca dell’ unità nazionale Il 38enne già Ministro ha vinto mantenendo una linea programmatica salda e coerente contro il populismo confuso dell’avversario

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Nessun disturbo ha perturbato lo svolgersi di una giornata di festa democratica. Nonostante la polarizzazione degli ultimi giorni, scatenatasi soprattutto sui social media, le elezioni in Costa Rica hanno seguito la tradizione di pacifica convivenza presentando alla fine un bilancio senza dubbio positivo. La giornata elettorale è coincisa con la domenica pasquale e con l’ultimo giorno delle tradizionali vacanze della ‘Semana Santa’. Una circostanza che ha obbligato i costaricensi a rientrare prima del dovuto in città per poter esercitare il diritto al voto.

Alle ore venti locali, in perfetto orario, il Presidente del Tribunale elettorale, Luis Antonio Sobrado, ha annunciato la vittoria travolgente del candidato di Governo, Carlos Alvarado Quesada, con quasi un 61% delle preferenze (60,67%), contro il 39% del suo rivale, Fabricio Alvarado Muñoz, -una mappa delle elezioni da leggere con attenzione.
Immediatamente, la folla dei simpatizzanti del PAC (Partido de Acción Ciudadana) si è riversata per le strade, intasando i punti nevralgici della capitale San José e delle altre principali città del Paese per festeggiare la vittoria. Partito di matrice progressista, il PAC, a cui appartiene l’attuale Presidente Luis Guillermo Solís, avrà ora a disposizione altri quattro anni per compiere quelle promesse che, al momento, sono rimaste inevase.

Carlos Alvarado, 38 anni, ex Ministro del Lavoro dell’attuale Governo, un master in Scienze Politiche, ha ribaltato i risultati della prima tornata del 4 febbraio scorso. L’ha fatto mantenendo una linea programmatica salda e coerente e vincendo i vari testa a testa nei dibattiti pubblici che lo hanno visto opposto al suo rivale, il predicatore evangelico Fabricio Alvarado. Il candidato di Restauración Nacional, che pure era risultato il più votato al termine della prima tornata, ha perso mano a mano la fiducia dei ticos’, annaspando sui temi fondamentali e presentando il programma di Governo a soli cinque giorni dal ballottaggio. Le proposte, spesso confuse e imbevute di un pericoloso fanatismo, hanno spinto l’elettorato verso una posizione più conservatrice, nonostante la scarsa approvazione all’operato dell’attuale Governo.
Il neo Presidente ha avuto dalla sua parte l’appoggio di cinque delle sette province della Costa Rica (San José, Heredia, Alajuela, Cartago e Guanacaste), mentre Limón e Puntarenas, dove è forte la presenza dei fedeli evangelici pentecostali, si sono mantenute leali nel dare il voto al loro predicatore e candidato. Nel suo discorso post-risultati, Fabricio Alvarado ha riconosciuto la vittoria del suo rivale e ha affermato che lavorerà per superare i contrasti che vive la Costa Rica attuale.

Carlos Alvarado diventerà formalmente Presidente della Repubblica il prossimo maggio e si troverà a dover governare il Paese con un Congresso dove il suo partito è in netta minoranza, con soli dieci scranni su 57 disponibili. Restauración Nacional e Liberación Nacional -il partito tradizionale uscito ridimensionato da queste elezioni- hanno fatto già fatto le prove di alleanza in occasione del ballottaggio e dispongono insieme di 31 deputati, un numero importante che obbliga il neo Presidente a cercare da subito una formula di unità nazionale per poter governare. Proprio questo è stato il tema del suo discorso di ringraziamento agli elettori: «il mio dovere sarà quello di unire la nostra Repubblica e di guidarla appieno nel XXI secolo», ha affermato davanti alla folla che lo acclamava.

Da ricordare, inoltre che in questa giornata elettorale, l’astensionismo ha avuto una parte importante, toccando quasi la percentuale del 34%.

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