sabato, Ottobre 24

Così vicini, così lontani Referendum indipendenza Catalogna, incontro Mas-Rajoy: sì al dialogo ma nessun accordo

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  catalogna indipendente

Madrid – Si sono dichiarati entrambi disponibili e aperti al dialogo, ma nessuno dei due recede dalle proprie posizioni. Non si muovono di un millimetro, il Primo Ministro spagnolo Mariano Rajoy e il Presidente della Generalitat (la nostra Regione) catalano Artur Mas, in seguito alla loro riunione dello scorso 30 luglio. I due hanno ripreso a parlarsi, dieci mesi dopo l’ultimo incontro che si concluse in un nulla di fatto.

Il tema dell’ultimo meeting era il referendum sull’indipendenza che Mas ha fissato per il prossimo 9 Novembre. Un referendum anomalo, che non ha per ora nessun tipo di copertura legale da parte del Governo centrale e che è stato costruito ambiguamente per venire incontro alle diverse sensibilità dei nazionalisti catalani. Tra i sostenitori del ‘diritto a decidere’ -l’ombrello sotto il quale trovano riparo indipendentisti più o meno moderati, confederalisti, autonomisti- si va infatti dall’estrema sinistra della Cup (Candidatura d’Unitat Popular) al centrodestra di CiU (Convergència i Unió) -il partito di Mas.

Quest’arcobaleno ideologico ha fatto sì che il referendum sia composto da due domande (già questo un fatto particolare) concatenate tra loro, costruite apposta perché chiunque possa leggere nei risultati conforto alla propria tesi. Una manovra quasi ‘all’italiana’, si direbbe. La prima domanda dice «Siete d’accordo che la Catalogna sia uno Stato»? E la seconda: «E se sì, che sia indipendente»? Il ventaglio delle possibili risposte è talmente ampio che permetterà, qualora il referendum si svolgesse, molteplici terreni di negoziazione anche all’indomani del voto.

Tuttavia, prima del 30 Luglio e almeno ufficialmente (le diplomazie sotterranee non hanno invece mai perso i contatti), di negoziati in questi mesi di muro contro muro se ne sono visti pochi. Il Governo centrale ha sempre ribadito la sua tesi: il referendum è illegittimo e illegale, dal momento che secondo Costituzione non può essere indetto dalla Generalitat su materie che riguardano l’unità nazionale. Da Barcellona rispondono contrapponendo alla legge la «volontà di un popolo», quello catalano, che vorrebbe decidere sul proprio futuro e vorrebbe farlo in libertà e secondo le norme.

Un rebus difficilmente risolvibile, almeno fino a oggi. In seguito all’incontro del 30 Luglio, al quale Mas si è presentato con alcune proposte che includevano un migliore finanziamento dello Stato nei confronti della Catalogna, investimenti sulle infrastrutture, allentamento dei vincoli di bilancio (vige infatti una sorta di patto di stabilità interno alla Spagna e il deficit della Catalogna rispetto al Governo centrale è piuttosto alto). Le posizioni rimangono distinte e distanti. Ciò che ancora non si capisce è se stiamo assistendo a posizionamenti tattici oppure se davvero Madrid e Barcellona sono destinate allo scontro.

Il leader catalano si è detto, infatti, disponibile a negoziare data e domanda del referendum, dimenticando che secondo Rajoy il referendum stesso non si farà mai. Sempre Mas ha dichiarato di essere disponibile a studiare anche unaterza via’ ma di aspettare una proposta da parte del Governo spagnolo. Quest’ultimo ha già fatto sapere che in presenza del referendum non può partire nessun negoziato.

Quello della ‘questione catalana’ è quindi un rompicapo dove il problema è la soluzione, e la soluzione il problema. In questo quadro ha tentato di inserirsi anche il principale partito d’opposizione, il Psoe (Partido Socialista Obrero Español), prima con il vecchio leader Alfredo Pérez Rubalcaba, poi con l’attuale, Pedro Sánchez, proponendo a Rajoy la riforma federale della Costituzione. Proposta per ora rispedita al mittente.

Il motivo è presto detto: se si tocca la Costituzione del 1978 è possibile che non sia messo in discussione solo l’aspetto territoriale. Ma anche, ad esempio, la monarchia, cosa che il Pp vuole impedire. L’avvicendamento tra Juan Carlos e Felipe VI è stato rapido e quasi indolore: ma nessuno può confermare che questo possa accadere anche con il prossimo Parlamento, quello che uscirà dalle elezioni di fine 2015 e che verosimilmente avrà rapporti di forza molto diversi da questo. Se i rapporti di forza usciti dalle scorse elezioni europee dovessero confermarsi è molto probabile che a partire da quella data gli spagnoli sperimenteranno qualcosa che in democrazia non hanno mai avuto: un Governo di coalizione.

Dal canto suo, la posizione di Mas non è più solida come fino a qualche mese fa. La sua svolta indipendentista, in un partito, CiU, che ha sempre usato il catalanismo come arma ‘di ricatto’ nei confronti dell’Esecutivo di Madrid per ricevere più risorse, lo sta fortemente debilitando. Alle Europee ha infatti subito il sorpasso da parte del suo alleato   -che però dà solo l’appoggio esterno alla sua Giunta-  Esquerra Republicana, da sempre indipendentista. E siccome i guai non vengono mai da soli, Jordi Pujol, Presidente della Generalitat tra il 1980 e il 2003, mentore politico di Mas e ancora molto influente padre nobile del suo partito, ha dichiarato alla stampa lo scorso 25 luglio che ha tra la Svizzera e Andorra un patrimonio mai dichiarato in Spagna. Secondo Pujol frutto di un’eredità; secondo il giornale ‘El Mundo’, formato da presunte tangenti   -si parla di un 3% su ogni appalto pubblico, come disse l’ex Presidente della Generalitat Pasqual Maragall nel corso di una seduta del Parlament de Catalunya-   ricevute durante gli anni al potere.

In un momento come questo, Mas ha quindi bisogno di una sponda: e non si sa se può essere Rajoy. Con il suo fare enigmatico e impermeabile, il Premier iberico è riuscito a surfare i gravi affari di corruzione (la trama Gurtel, il caso Bárcenas) che stanno investendo il suo partito, a silenziare il dissenso interno (che poggiava soprattutto sulla corrente più a destra, quella che fa capo all’ex Primo Ministro Aznar), a contenere il logoramento sul piano del consenso, risultato inevitabile dell’attività di Governo in tempi di crisi.

Ma, per quanto sia forte, il Primo Ministro non può certamente permettersi di perdere la Catalogna. Anche perché seguirebbe a ruota il Paese Basco, che non aspetta altro.

I due giocatori, Rajoy e Mas, sono lì, uno di fronte all’altro, che aspettano a carte coperte. Nessuno dei due vuole fare la prima mossa.

Il tempo passa, e il 9 Novembre, data del referendum, è alle porte. Un accordo si può sempre trovare, basta volerlo. Sempre che lo vogliano anche tutti quei catalani, fomentati da anni di propaganda, che di tatticismi politici capiscono poco, e vogliono solo l’indipendenza, senza un’idea chiara delle conseguenze a cui porterebbe.

In questa vicenda Mas si sta giocando molto: certamente la sua carriera politica. E la pace sociale, materiale altamente infiammabile. Rajoy avrà molto di che meditare.

 

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