giovedì, Giugno 4

Così Le Pen può (matematicamente) vincere

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Le speranze di vittoria di Marine Le Pen al secondo turno delle presidenziali francesi si infrangono contro il muro dei sondaggi, che non lasciano scampo alla candidata del Front National.
Gli istituti Ipsos Sopra-Steria e Harris Interactive concedono, infatti, al suo rivale Emmanuel Macron, il leader del movimento centrista En Marche! (In Marcia!) un ampio vantaggio, rispettivamente del 62 e del 64%.

Ma il muro che sbarra la corsa di Le Pen all’Eliseo sarebbe piuttosto «un soffitto di cristallo, anche piuttosto fragile». A sostenerlo è Serge Galam, fisico prestato alla scienza politica, che lavora per il prestigioso Cevipof, il centro di ricerche dell’Università ‘Science Po’ di Parigi (per intenderci, la stessa Università dove l’ex premier Enrico Letta è rettore della Scuola Affari Internazionali).

Il sistema elettorale francese ha fatto finora sempre in modo che, quando un candidato del Front National arriva al secondo turno, tutti gli altri partiti, di destra e di sinistra, si alleino contro di lui, stile grande ammucchiata. È quello che in Francia viene chiamato il “Fronte Repubblicano”, la mobilitazione degli elettori contro FN.

Questa volta, però, qualcosa potrebbe andare storto. Per comprendere il senso di questa dinamica, non basta fermarsi alle intenzioni di voto per i due candidati, ma bisogna guardare a un fenomeno più difficile da rilevare, ovvero il tasso di astensionismo di coloro che adesso dicono che voteranno per uno o per l’altro sfidante, ma che il giorno delle elezioni sceglieranno all’ultimo di restare a casa.

È il concetto di ‘astensionismo differenziato’ quello su cui il professor Galam ha costruito la sua teoria: se il 7 maggio, in occasione del secondo turno, il tasso di astensionismo degli elettori di Macron sarà più alto di quello degli elettori Le Pen – cosa che il professore ritiene perlomeno probabile – il FN potrebbe vincere anche se indietro nei sondaggi. Questo perché i sondaggi si concentrano sulle intenzioni di voto, ma difficilmente possono prevedere se l’elettore ‘farà lo sforzo’ di uscire di casa per andare a votare.

Quindi, i primi (nei sondaggi) saranno gli ultimi, se i loro potenziali elettori non si recheranno in massa alle urne. A questo proposito, per il secondo turno delle presidenziali, il professor Galam prevede un ‘astensionismo differenziato’ in grado di invertire i risultati dei sondaggi.

«Gli elettori che vogliono votare ‘contro’ e non ‘a favore di qualcuno’ sono più propensi a disertare le urne il giorno del voto», spiega Galam, «il numero di coloro che sono attesi per votare ‘contro’ non è stato mai così alto come in queste elezioni». Si tratta di coloro che hanno sostenuto Hamon, Fillon, Mélenchon e gli altri candidati minori e che i sondaggi si attendono che voteranno in maggioranza per Macron, al fine di sbarrare la strada per l’Eliseo al Front National, secondo la consolidata dinamica del ‘Fronte Repubblicano’.

«Per bloccare FN si sforzeranno di fare una scelta sgradita, ma, proprio per questo, è probabile che in molti approfitteranno della più piccola ‘buona scusa’ per non recarsi al seggio», continua Galam, «Si diranno che per loro è troppo dura votare Emmanuel Macron, anche se si tratta di votare contro Marine Le Pen».

Gli elettori di Le Pen, invece, saranno più propensi a recarsi alle urne, proprio perché votano a ‘favore’ e non ‘contro’ un candidato. Con queste premesse, il tasso di astensionismo di coloro che confessano ai sondaggisti di voler votare per Le Pen sarà più basso di chi dice che sosterrà Macron.

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