mercoledì, Luglio 24

Cos’è per davvero il Global Compact Il patto per la migrazione sicura, ordinata e regolare proposto dall'Onu, contro la migrazione pericolosa, disorganizzata e irregolare

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l ‘Global Compact for Safe, Orderly and Regular Migration’, ovvero il Global Compat sulle migrazioni proposto dall’ONU,  dovrebbe essere firmato nella riunione prossimo 10 e 11 dicembre a Marrakech,  prima di essere formalmente approvato con una risoluzione dell’Assemblea Generale dell’Onu.

Il Global Compact è patto per la migrazione sicura, ordinata e regolare, come recita il documento stesso, si sottolinea da parte dei sostenitori del documento, che non limita la sovranità di nessun Stato. Altresì, il documento riguarda solo i migranti e non i rifugiati.

I rifugiati sono oggetto di un altro Compact, adottato con un processo diverso. Il Compact on Migration si basa sul principio di distinzione tra migranti e rifugiati. I rifugiati hanno una protezione specifica, prevista dalla Convenzione di Ginevra del 1951, a causa della persecuzione politica a cui sono sottoposti. I migranti, la maggior parte dei quali motivati ​​da motivi economici, non hanno diritto a questa protezione.

Il Patto prevede che gli Stati gestiscano i loro confini in modo «rispettoso della sovranità e degli obblighi nazionali secondo il diritto internazionale» e «impediscano l’immigrazione irregolare». Prevista una cooperazione rafforzata per combattere il traffico di migranti e la tratta di esseri umani e per smantellare le reti di contrabbandieri, a beneficio degli Stati e dei migranti.

In nessun modo il Patto crea un diritto alla migrazione’: l’ammissione di cittadini stranieri è prerogativa degli Stati che sono liberi di decidere chi consentire sul loro territorio.

Il Global Compact è un contributo al miglioramento della gestione dei flussi migratori a livello internazionale che coinvolgono i Paesi di origine, transito e destinazione. Basandosi sul principio che nessuno Stato può gestire da solo la sfida della migrazione, mira a incoraggiare una cooperazione rafforzata sulla migrazione, al fine di garantire che non sia gestita in modo disorganizzato. Si basa sul principio della responsabilità condivisa tra Paesi di origine, transito e destinazione nella governance dei flussi migratori. I punti chiave del Patto comprendono la cooperazione per evitare morti sulle rotte migratorie e salvare vite umane in mare e altrove, rafforzare la lotta contro il traffico di migranti e traffico di esseri umani e combattere la migrazione irregolare, priorità, queste ultime in particolare, per la politica italiana del nuovo Governo.

Il Global Compact non crea nuovi obblighiIl principio di sovranità nazionale è esplicitamente enunciato nel testo , è addirittura dato lo status di ‘principio guida’. Inoltre, il Compact non è legalmente vincolante. È quindi impossibile utilizzare il Compact per mettere in discussione la politica migratoria di uno Stato

Il documento, altresì, è una raccolta di buone pratiche, ‘strumenti politici’, che gli Stati sono incoraggiati ad attuare nell’attuazione della loro politica migratoria.

Al centro del documento, la lotta contro la migrazione pericolosa, disorganizzata e irregolare. Prevede che gli Stati si organizzino per lavorare insieme contro il traffico di migranti e per smantellare le reti di trafficanti. I Paesi sono chiamati a rafforzare i loro arsenali legali per perseguire i contrabbandieri. Le misure previste dal Patto comprendono lo scambio di dati, in particolare tra servizi di intelligence, per combattere meglio i contrabbandieri.

Il Patto stabilisce inoltre il diritto per gli Stati di distinguere tra lo status di migrante regolare e irregolare nell’attuazione della loro politica migratoria. Il documento stabilisce poi l’impegno dei Paesi di origine a cooperare per consentire ai migranti con status irregolare di rientrare e reintegrarsi nel loro Paese: i paesi di origine si impegnano a fornire i documenti necessari per identificare i migranti e ad effettuare il viaggio di ritorno, considerando che spesso è l’assenza di questi documenti che ostacola il loro effettivo ritorno.

I Paesi di origine sono chiamati a monte a garantire un controllo efficace delle loro frontiere e a valle a facilitare il ritorno e il reinserimento dei migranti irregolari. Il testo invita, inoltre, i Paesi di origine a rafforzare i loro sforzi per affrontare le cause profonde della migrazione e lavorare alla repressione delle reti di contrabbandieri.

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