martedì, Marzo 19

Cos’è l’analfabetismo funzionale e perché riguarda la metà degli italiani e non solo? Circa la metà degli italiani, pur sapendo leggere e scrivere, non riesce a comprendere le informazioni basilari e a interpretare la realtà

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Sempre più spesso articoli di giornali e volumi, che si occupano di sociologia e di antropologia, affrontano un fenomeno che è stato in precedenza sottovalutato, quello dell’analfabetismo funzionale, che è, a tutti gli effetti, diventato una realtà concreta con la quale fare i conti. L’Italia è, addirittura, il Paese che possiede una concentrazione molto elevata di persone che soffrono di questo disturbo dell’apprendimento.

Ma chi è un analfabeta funzionale? Un analfabeta funzionale è colui che sa leggere, scrivere e fare i calcoli, ma non sa comprendere e interpretare la realtà che lo circonda. Non riesce a capire il contenuto di ciò che legge, soprattutto se ci sono nel testo passaggi complessi, a compilare una domanda di lavoro o a interagire con strumenti e tecnologie digitali.

Quando leggiamo, il nostro cervello compie un notevole sforzo per comprendere le informazioni che si trova davanti e, durante questo processo, percepisce una serie di stimoli visivi (la forma delle lettere che compongono le parole sul foglio o sullo schermo) e li fotografa a gruppi grazie alla sua memoria visiva. In questo modo, il cervello riconosce immediatamente questi stimoli, li decodifica (cioè risale al significato delle parole), li interpreta (cioè ricostruisce il senso che le parole hanno messe insieme), li elabora (cioè connette ogni nuova frase con quelle che l’hanno preceduta) e costruisce una rappresentazione dei contenuti del testo, mettendo in gioco tutte le sue capacità logiche e le sue conoscenze. Fa tutto questo ininterrottamente e con fluidità, ma solo se è allenato. Altrimenti leggere diventa un’azione che richiede tempo e un immane spreco di energie.

Quanti sono gli analfabeti funzionali in Italia? Secondo Tullio De Mauro, noto linguista, gli analfabeti funzionali in Italia sarebbero addirittura l’80 %, dal momento che soltanto il 20 % della popolazione adulta italiana possiede gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea.

Negli anni Cinquanta, l’analfabetismo vero e proprio in Italia riguardava solo il 30 % dei cittadini, ma con l’espansione dell’istruzione scolastica gli analfabeti sono diminuiti, fino a toccare oggi una percentuale bassissima.

Secondo la ricerca Istat del 2016, in Italia il 6,3 % dei cittadini maschi ha una licenza elementare, il 36 % una licenza media, il 35,6 % possiede un diploma e solo il 15,3 % ha conseguito la laurea. Per quanto riguarda le donne, invece, l’8,2 % ha una licenza elementare, il 30,5 % possiede una licenza media, il 34,9 % ha un diploma e il 19,8 % ha conseguito la laurea, quindi il tasso di scolarizzazione è in aumento rispetto a quello maschile.

È ‘low skilled’, dunque, più di un italiano su quattro e, secondo l’indagine Piaac-Ocse l’Italia ricopre una tra le posizioni peggiori in Europa per livello di competenze (preceduta solo dalla Turchia) ed è quartultima su scala mondiale rispetto ai 33 Paesi analizzati dall’Ocse.

Ma quali caratteristiche hanno gli analfabeti funzionali?

Un analfabeta funzionale è incapace di comprendere testi anche semplici, quali bollette, corrispondenza bancaria, orari di mezzi pubblici, cartine stradali e dizionari. Ha scarsa abilità nell’eseguire elementari calcoli matematici e non riesce ad utilizzare apparecchiature digitali, quali sistemi operativi, uso della rete e software. Inoltre, ha una conoscenza dei fenomeni politici, storici e sociali molto superficiale, legata prevalentemente alle esperienze personali vissute o a quelle che ha sentito raccontare dalle persone a lui vicine, ed ha la tendenza a credere ciecamente a tutto ciò che legge o sente, con la conseguente incapacità di non saper distinguere le notizie vere da quelle false.

Infatti, gli analfabeti funzionali, vista la loro scarsa capacità di riconoscere le informazioni corrette da quelle false, spesso tendono a credere a bufale e a diffonderle. Nell’era dei social media, dove ognuno può pubblicare qualsiasi cosa e renderlo visibile a migliaia di persone, questo fenomeno ha assunto dimensioni impressionanti.

Tra i soggetti più colpiti vi sono i pensionati distribuiti nelle aree geografiche del sud e del nord-ovest del Paese che ospitano più del 60 % dei ‘low skilled’ italiani.

Ciò è avvenuto, soprattutto, per coloro che sono nati prima del 1953 e che non hanno potuto usufruire dell’istruzione obbligatoria, ma il motivo non è solo questo, perché nelle fasce più adulte si soffre maggiormente di una forma di analfabetismo di ritorno, ovvero se non vengono coltivate, si perdono tutte quelle competenze acquisite durante gli anni di formazione. Cosa che non si può certo dire per gli ‘high skilled’ che sviluppano le loro competenze costantemente e sono sempre attivi nell’apprendere nuove nozioni.

L’analfabetismo funzionale non è diffuso solo in Italia, ma anche negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Francia la percentuale è alquanto elevata. Negli Stati Uniti 30 milioni di persone (il 14% degli adulti) non sono in grado di leggere un libro intero o svolgere mansioni lavorative impegnative. Nel Regno Unito, invece, un adulto su sei non possiede quelle competenze alfabetiche che si dovrebbero apprendere negli anni di formazione scolastica. In Francia, infine, secondo gli studi dell’Institut national de la statistique et des études économiques (INSEE) pubblicati nel 2005, la maggiore parte delle persone, con un’età compresa fra i 60 e i 65 anni, è un analfabeta funzionale. Nel complesso, si può parlare di analfabetismo funzionale solo per il 9% della popolazione francese.

È l’assenza di allenamento mentale, quindi, la causa che conduce ad una scarsa capacità di apprendimento. Si pensa, addirittura, che gli analfabeti funzionali siano cresciuti in famiglie in cui la cultura non era una componente fondamentale per la crescita e ciò ha potuto creare una generazione di analfabeti che faranno invecchiare il loro cervello precocemente.

Le nostre competenze, dunque, non sono statiche e l’Italia, come il resto del mondo, dovrebbe evitare, ad esempio, che si verifichi l’abbandono scolastico in età adolescenziale e la mancanza di formazione sul lavoro.

Occorrerebbe, quindi, riflettere su nuove politiche di Governo e sulla modifica degli assetti sociali in modo da poter arginare il fenomeno degli analfabeti funzionali.

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