venerdì, Settembre 25

Cos'è la sinistra, oggi? image

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Valentino Parlato, come direbbe un cattivo giornalista, non ha bisogno di presentazioni, dato che il suo legame con la sinistra, e col mondo comunista in particolare, è già storia. Una storia cominciata in Libia (vi immaginate il Partito Comunista Libico degli anni ‘50? Da farci un film) e proseguita a Roma tra ‘L’Unità‘ e il Comitato Centrale del Pci, da ‘amendoliano di sinistra’, le polemiche costantemente dietro l’angolo  e il pensiero sempre originale e libero, che lo porta all’espulsione dal Pci prima e alla fondazione del giornale-partito ‘Il Manifesto‘, foglio epocale di cui è fondatore e compagno di strada per più di quarant’anni.  Sostiene i Governi di Lamberto Dini e Romano Prodi, non il Governo di Massimo D’Alema. Dialoga con Enrico Cuccia e con Fidel Castro, il suo umorismo e la quantità di sigarette che riesce a fumare in un giorno sono famosi in tutto il mondo.

Dopo le primarie di domenica, i ragionamenti sulla sinistra e sul suo futuro  si sprecano. Chi meglio di lui per avere dei lumi su cosa ha senso essere definito oggi ‘di sinistra’?

 

Valentino, una domanda secca per entrare subito in argomento. Tutti oggi parlano di sinistra, pochi sanno cosa sia. Sei d’accordo?
La sinistra, direi che è  scomparsa, o almeno inafferrabile. Tutti diciamo che la sinistra è in crisi, ma se ci fermiamo a ragionare solo della sinistra rischiamo di non capire. Per tentare di capire qualcosa bisogna partire dall’ analisi della crisi generale che oggi ci investe. La disoccupazione, soprattutto quella giovanile, frena le lotte o le trasforma in manifestazioni di disperazione, la sinistra che abbiamo conosciuto si dissolve. Come dici tu, tutti parliamo di sinistra, ma non siamo in grado di dire cosa debba essere una sinistra nella situazione presente. C’e’ una forte crisi sociale che si moltiplica in crisi politica come da qualche decennio vediamo in  Italia. Una volta per molti di noi la sinistra era il compimento della rivoluzione francese:  liberta, eguaglianza, fraternità. Tutte e tre queste definizioni sono totalmente ignorate e negate. La sinistra dovrebbe essere quel movimento politico e culturale che si pone questi obiettivi antichi ed essenziali. Sono passati quasi trecento anni dalla loro formulazione e sono del tutto dimenticate.

La tua vita è sempre stata un miracolo di equilibrio tra utopia e realpolitik. E’ il momento della prima o della seconda, in Italia, oggi?
Utopia o realpolitik? A mio parere l’utopia non è più presente  a incoraggiarci e mobilitarci e la real politik la fanno i padroni. E i loro Governi. Il tramonto dell’utopia significa la fine delle speranze e conseguentemente il desiderio di cambiare lo stato presente delle cose. L’utopia non c’è. C’è la realpolitik dettata dal capitalismo monopolistico. La realpolitik è quel che vediamo tutti i giorni nei Governi, nei Parlamenti, nei partiti (salvo poche deboli eccezioni). Il realismo della realpolitik è quello affaristico che non apre nessuna via di progresso.

Invece della Thatcher, noi abbiamo avuto prima Berlusconi e poi Monti. Renzi, per te, può davvero rappresentare il Blair italiano, con tutte le differenze del caso, e portare l’Italia finalmente fuori dalla contrapposizione fascisti-comunisti che ancora ci affligge ?
Renzi il Blair italiano? A parte il fatto che non sono un entusiasta di Blair, mi pare che la situazione italiana oggi non sia disponibile a forme di blairismo. Cioè di riformismo pur moderato e debole. Non mi pare proprio che siamo in Italia a una contrapposizione fascisti-comunisti, roba del passato. Oggi c’è una crisi capitalistica di portata straordinaria e non c’è una cultura socialista. Nel breve, e anche medio periodo, non sono tanto fiducioso.

Quanto è importante che in Italia si torni a parlare di politica, dopo il ben noto black out, magari coinvolgendo masse tenute per decenni deliberatamente ai margini, ed a cui la sinistra non ha saputo comunicare alcunchè se non un senso di evidente disprezzo?
In Italia, è vero si torna a parlare di politica, ma in un modo ancora assolutamente insoddisfacente. Non c’e’ un dibattito sulle prospettive della società  italiana e su cosa fare in politica. Siamo di fronte a un miope scontro di poteri che non apre nessun orizzonte di crescita e rinnovamento ma solo di scontro per la ripartizione dei poteri esistenti. Nessuna idea di crescita, sviluppo, rinascita della democrazia.

Sotto il nostro imprevedibile cielo, ce la farà a vincere, contro ogni pronostico, il senso di responsabilità o il populismo prevarrà,  come da annosa tradizione?
Il populismo è in crescita (anche nella attuale sedicente sinistra). Non possiamo prescindere dall’attuale gravissima crisi mondiale. Quello del populismo è una annosa tradizione che prevarrà sempre alla ricerca dell’uomo della provvidenza. In fondo, populista è stata anche la giornata dell’8 dicembre per le primarie.

Il mondo degli ultimi, dei diseredati, ci bussa alle porte con colpi sempre più forti. La sinistra quali risposte ha per loro? O le troverà prima papa Bergoglio?
Certo il mondo degli ultimi bussa alla porta, ma ancora bussa piano. E, soprattutto, in modo disordinato:  non c’ e’ un partito che organizza questi ‘ultimi’. Quanto a papa Bergoglio stiamo a vedere. E’ persona intelligente e molto abile (un gesuita sudamericano) e qualcosa farà, ma non ripongo molte speranze nella Chiesa cattolica.

Il giornale che hai fatto nascere ormai tantissimi anni fa, ‘Il Manifesto’ di Norma Rangeri, ha salutato la vittoria di Renzi alle primarie Pd con un titolo che, personalmente, trovo offensivo, miope e anche un pò vergognoso per presunzione e disprezzo di un numero assai elevato di elettori: L’asinistra‘. Che ne pensi?
Sul risultato del voto di domenica dobbiamo riflettere. Non  possiamo scaricarlo come  un’asineria. Quasi tre milioni di esseri umani di sinistra rappresentano qualcosa di rilevante e serio, nonostante le forme e i personaggi. Una sinistra seria dovrebbe aprire una discussione seria e non faziosa. Non dobbiamo dimenticare che in Italia c’è stato un forte partito comunista che qualcosa, nonostante tutto, ha lasciato.

 

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