martedì, Ottobre 27

Cosa sta succedendo e perché in Nagorno Karabakh Azerbaigian, Armenia, con alle spalle Turchia e Russia, sull’orlo della guerra per una enclave contesa da 30 anni

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Nel fine settimana sono riesplosi gli scontri nel Nagorno Karabakh. Una piccola regione montagnosa di 4500 chilometri quadrati, enclave a maggioranza armena all’interno dell’Azerbaigian, da almeno tre decenni terra di uno di quei conflitti ‘lontani’ e ‘dimenticati’ sparsi qua e là in tutto il pianeta, che ha procurato la morte di almeno 30 mila persone.

Bombardamenti e scontri tra i separatisti sostenuti da Erevan e l’Esercito di Baku hanno causato la morte di una trentina di persone, secondo le ultime notizie, tra soldati separatisti e civili. Le due Repubbliche ex sovietiche si accusano reciprocamente di aver aperto gli scontri. Le autorità della regione autonoma, il Governo armeno e quello azero hanno proclamato la legge marziale e la totale mobilitazione militare.

La Russia, l’Unione europea, gli Stati Uniti e il Vaticano hanno sollecitato il cessate il fuoco immediato e l’avvio di negoziati.

Per provare a capire quanto sta accadendo e la pericolosità della situazione bisogna ripercorrere la storia travagliata degli ultimi decenni della regione.

Il conflitto risale al 1988, prima della disintegrazione dell’URSS, quando il governo locale del Nagorno, assegnato da Stalin a suo tempo all’Azerbaigian, chiese di passare dalla Repubblica sovietica dell’Azerbaigian a quella, sempre sovietica, dell’Armenia. Allora vi furono scontri fra milizie etniche, che un intervento di forze sovietiche non riuscì a risolvere.

Con la dissoluzione dell’Urss, nel 1991, scoppiò una vera e propria guerra fra Armenia e Azerbaigian, durante la quale morirono almeno 30mila persone prima di arrivare ad un cessate il fuoco, nel 1994, mediato e teoricamente controllato da un apposito organo internazionale, il Gruppo di Minsk, copresieduto da Francia, Russia e Stati Uniti.
Di fatto le ostilità non sono mai del tutto cessatesullo sfondo del fermo rifiuto del governo di Baku di accettare l’amputazione territoriale e della rivendicazione armena del diritto della popolazione interessata all’autodecisione, esercitato nella fattispecie con la proclamazione di una repubblica, la Repubblica di Artsakh, la cui indipendenza non è stata sinora riconosciuta da nessuno; compreso, per motivi tattici, lo stesso governo di Erevan.
L‘Onu, che si è pronunciato sul tema nel corso degli anni con 4 risoluzioni, continua a ritenere la regione parte dell’Azerbaigian.

Da allora il conflitto è rimasto congelato con periodiche riprese della tensione e violazioni del cessate il fuoco. Gli ultimi scontri di forte intensità, risalgono alla cosiddetta ‘guerra dei 4 giorni’ del 2016, e le prime scaramucce del 2020 a luglio.

Antica provincia armena di Artsakh, il Nagorno Karabakh è abitato da circa 150mila persone, dietnia armena e religione cristiana, mentre in Azerbaigian la popolazione azera è musulmana e parla una lingua simile al turco.

L’Armenia gode della protezione di Mosca, garantita dalla presenza di una base militare russa e da un trattato per la reciproca assistenza in caso di aggressione da parte di terzi, essenziale per la sicurezza esterna del piccolo Paese transcaucasico quanto meno potenzialmente minacciata dall’ultrasecolare inimicizia con la Turchia. La quale, invece, è molto sensibile alla comunanza etnica e religiosa con l’Azerbaigian -e lo si sta vedendo anche in queste ore, Recep TayyipErdogan non ha esitato a dichiarare che la Turchia continuerà ad appoggiare ‘fino in fondo’ il Paese amico per il quale parteggia anche l’Iran, che confina sia con l’Armenia che con l’Azerbaigian.

L’Iran ha tradizionalmente avuto legami caldi con l’Armenia, ma ha molteplici rivalità con l’Azerbaigian per l’energia e la sicurezza nel Mar Caspio, il proselitismo iraniano tra gli azerbaigiani sciiti (per lo più nominalmente) e l’influenza dell’Azerbaigian sull’etnia azera in Iran, almeno un quinto della popolazione iraniana.

Il periodico ripetersi di scontri e incidenti vari lungo la linea armistiziale è stato contenuto dai due padrini’ –Russia e Turchia, benchè i due belligeranti preoccupassero in quanto in costante crescita nel loro arsenale, soprattutto l’Azerbaigian, duramente sconfitto negli anni ’90 e ora armato fino ai denti, sfruttando la ricchezza accumulata grazie alla dovizia di petrolio e gas naturale.

Le forze che si stanno scontrando, fanno notare gli analisti, non sono, come agli inizi degli anni 90, gruppi raffazzonati di miliziani armeni e azeri. Entrambe le parti hanno riversato miliardi nelle loro forze armate, con l’Azerbaigian ricco di petrolio in particolare che ha acquisito armi ad alta tecnologia. Entrambe le parti sono ora armate fino ai denti con sistemi d’arma aggiornati in grado di prendere di mira infrastrutture e città lontane dalle linee del fronte: sia Baku che Yerevan possono essere raggiunte dai missili balistici dei belligeranti. E le forniture militari continuano a crescere, anche in queste settimane, almeno secondo alcune fonti, in particolare quelle dalla Russia all’Armenia.

Queste capacità militari rendono gli scontri più preoccupati rispetto al passato.

A ciò si aggiunge -e fa crescere la tensione e il pericolo di guerra aperta- quella che viene definita occupazionedel Nagorno Karabakh, e di sette distretti circostanti della Repubblica dell’Azerbaigian, da parte dell’Armenia, conl’insediamento illegale nei territori occupati dell’Azerbaigian.

Ad agosto 2020, riferisce ‘Modern Diplomacy’, «15 casesono state completate nella regione di Kalbajar dell’Azerbaigian». Se l’Armenia sostiene la risoluzione pacifica del conflitto, «allora perché gli armeni del Medio Oriente si sono stabiliti nel Nagorno-Karabakh occupato e nelle regioni circostanti? Continua l’attività di insediamento illegale, soprattutto dopo l’esplosione di Beirut in Libano, i libanesi-armeni dal Libano sono arrivati in Armenia. Secondo il nuovo Alto Commissario della Diasporadell’Armenia, Affari Zareh Sinanyan “Fino ad ora sono arrivati in Armenia 800 libanesi-armeni, alcuni di loro sono arrivati prima dell’esplosione di Beirut ma dopo il 1 luglio, quando il primo aereo è atterrato a Yerevan, mentre il resto è arrivato dopo l’esplosione del 4 agosto”. La soluzione illegale è una grave violazione del diritto internazionale e porterà sicuramente i negoziati in un vicolo cieco».

«L‘immigrazione di armeni residenti all’estero fa parte della politica dell’Armenia per popolare i territori occupati per consolidare l’occupazione e creare un fatto compiuto per i futuri negoziati sullo status della regione» sostengono gli studiosi azeri.

I negoziati sono a un punto morto. Ora, dopo un luglio e un agosto di tensioni, il rischio di una guerra totale viene paventato da molte parti. Il rischio di un coinvolgimento di Russia e Turchia appare poco probabile, ma quello dell’inizio di una ennesima guerra per sostenuta da attori esterni potrebbe essere da mettere in conto.

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