giovedì, Ottobre 22

Cosa c'è dietro i forconi field_506ffb1d3dbe2

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Lunedì scorso la mia collega arrivò in ufficio un po’ in ritardo, tutta trafelata. La motivazione: «ci sono i forconi nella zona industriale». Presa dalla curiosità googlai ‘movimento forconi’ e mi trovai su di una pagina Wikipedia che mi spiegò come si trattasse di un movimento nato in Sicilia qualche anno fa, ma non capii le motivazioni della loro protesta. Tutto quello che riuscii a capire fu che si tratta di un movimento di protesta che parte dal basso, ma sinceramente c’era tanta confusione riguardo gli obiettivi che tale movimento si propone di raggiungere. Un movimento confuso anche nella matrice politica: movimento di destra? Movimento di estrema destra? Movimento violento? Mah. Tutto quello che sapevo all’inizio di questa settimana era che il movimento dei forconi se ne stava all’uscita autostradale della zona industriale di Padova e fermava il traffico.

Qualche giorno dopo mi trovavo a percorrere l’autostrada con un amico quando lessi un cartello che segnalava code a qualche uscita. Code causate dal movimento dei forconi.

Così chiesi al mio amico se sapesse da che cosa fosse stata innescata la protesta che paralizzava le principali arterie venete.

  • Sono autotrasportatori.

  • Autotrasportatori?

  • Sì, stanno protestando contro le accise sul gasolio.

  • Quali accise?

E così iniziammo una lunga discussione sulle accise sul gasolio e finimmo per chiederci quanto ne può servire ad un autotrasportatore in un anno. Per un attimo mi chiesi perché mai un movimento di autotrasportatori dovesse essere nato in Sicilia e chiamarsi ‘movimento dei forconi’, ma non diedi eccessivo peso alla cosa.

Finita la discussione presi il telefono a controllai le ultime novità su Facebook. Un’amica aveva postato un’immagine dei ‘forconi’ che protestavano a Padova dicendo che era stupita di vedere casalinghe, operai, commercianti, autotrasportatori protestare per la prima volta gomito a gomito da giorni. Mi chiesi quindi che cosa c’entrassero le casalinghe con gli autotrasportatori, oppure gli operai e tutte le altre categorie professionali.

Arrivati a destinazione, in un negozio, lessi un volantino del movimento affisso al bancone. Il volantino riportava come motivazione del malcontento un malessere non identificato e recitava: «ci hanno portati alla fame, hanno distrutto l’identità di un Paese, hanno annientato il futuro di intere generazioni». E ancora: «l’Italia che produce di qualsiasi settore, l’Italia dei disoccupati, dei precari, dei giovani, degli studenti, dei padri, delle madri, dei figli e di chiunque voglia dire basta… Questa Italia si ribella e scende nelle strade e nelle piazze. Contro il far west della globalizzazione che ha sterminato il lavoro degli italiani, contro questo modello di ‘Europa’, per riprenderci la sovranità popolare e monetaria, per riappropriarci della democrazia, per il rispetto della costituzione, contro un governo di nominati, per difendere la nostra libertà ribellarsi è un dovere».

In linea di principio potevo anche essere d’accordo su tutto, ma contro che cosa esattamente stava protestando il movimento ancora non lo capivo. Il volantino non aggiungeva nessuna spiegazione più chiara. Il volantino stava significando che il movimento protesta contro tutto, contro tutte le storture, contro tutto ciò che ci ha portato all’esasperazione. Nel volantino c’erano riferimenti alla legge elettorale, al precariato, alla disoccupazione, alle pensioni che non bastano mai e sicuramente ad altre motivazioni che non sono stata in grado di cogliere. Come a dire che siamo stufi e che le cose devono cambiare.

Solo che protestare perché tutto va male che senso ha? La motivazione è talmente generica che preclude per propria natura ogni possibilità di cambiamento. Se qualcosa non va è giusto lottare per cambiare le cose, è un diritto di ogni cittadino protestare, così come è un dovere proporre una soluzione. Ma fermarsi a dire che è tutto uno schifo e così non si può andare avanti? Ottima propaganda, nella quale l’uomo della strada, chiunque si può identificare: chi non vorrebbe un lavoro, una casa, dei servizi che funzionino e una tassazione equa (qualsiasi cosa voglia dire)? Tutti. Così come tutti facciamo fatica ad arrivare alla fine del mese, qualcuno non ce la fa proprio. Tutti ci possiamo identificare nella protesta. Quello che mancano sono le soluzioni.

 

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