lunedì, Maggio 27

Cosa c’è dietro i falsi Modigliani

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E’ ormai oggetto di servizi e inchieste  tv la notizia  del sequestro su ordine della Magistratura di 21 delle 70 opere di Modigliani, esposte al Palazzo Ducale di Genova, in una Mostra che ha chiuso  i battenti tre giorni prima del previsto.  Il fatto è assai clamoroso e destinato a suscitare, come al solito,  un vespaio di polemiche, lasciando in sott’ ordine  il problema più preoccupante: il grande giro d’affari che si nasconde dietro i falsi delle  opere d’arte.

Come si è arrivati a questa clamorosa decisione? Ce lo siamo fatti raccontare da uno dei protagonisti di questa vicenda: Carlo Pepi. Chi è  Carlo Pepi? E’ un noto collezionista ed esperto d’arte,  cultore dei ‘Macchiaioli’ ( la corrente  ottocentesca che fece capo a Giovanni Fattori e Silvestro Lega, e a Diego Martelli, per quanto attiene alla cosidetta Scuola di Castiglioncello)  è stato anche il fondatore dell’Istituzione Casa Natale Modigliani, ove creò un centro studi e organizzò varie mostre. Ha fatto parte degli Archivi Legali Modigliani, ma nel 1990 si dimise e lasciò la Casa Natale di Modigliani, non condividendo l’attribuzione di autenticità delle opere. Carlo   vive a Crespina, in provincia di Pisa, ove ha realizzato un Museo con molti disegni  dei ‘Macchiaioli’  e  dei Post-Macchiaioli nonché di tanti artisti contemporanei. Il Museo raccoglie 20 mila opere.

Protagonista di molte battaglie contro i falsari, ha subìto varie denunce ma un solo processo: uscendone sempre vincitore.  Per essere stato protagonista di molte battaglie combattute con l’unico sincero scopo della tutela dell’Arte, è stato cooptato dal critico americano James Beck nell’Associazione Internazionale ArtWatch, con lo scopo statutario della tutela delle opere d’Arte. Per la competenza ed il coraggio dimostrati sul campo, è stato nominato Direttore della Sezione falsi e contraffazioni. E’ a Castiglioncello,  la ‘perla’ del Tirreno, che  lo raggiungiamo mentre  si trova in vacanza, per sapere dalla sua viva voce com’è iniziata questa storia, che ha del clamoroso.

Carlo, tu sei considerato uno dei massimi esperti delle opere di  Lorenzo Viani e Amedeo Modigliani, per i quali  ti sei  lanciato in varie dispute per smascherare i falsi e i falsari, com’è nata quest’ultima vicenda della Mostra di Genova?  

Vidi su Internet la locandina con il Nudo in rosso  e capii immediatamente che si trattava di un falso. Poi, un amico mi  sollecitò ad approfondire, a dare un’occhiata anche alle altre opere esposte e così mi resi conto che di falsi ve ne erano  anche altri.

La chiusura anticipata della Mostra non la trovi  una misura eccessiva, frettolosa, in attesa di un giudizio definitivo?

Nient’affatto, penso invece che la Mostra non avrebbe neanche dovuto essere aperta tante erano le opere non autentiche esposte.

Non è la prima volta che il tuo intervento si è rivelato determinante nello smascherare i falsi. La prima fu 33 anni addietro, quando per primo giudicasti  un ‘troiaio’  – detto alla toscana – le  presunte teste di Modi, ritrovate nei Navigli di Livorno, una beffa colossale nella cui trappola caddero illustri critici e storici dell’arte, in realtà si trattava dell’opera di tre ragazzi burloni. La tua fu l’unica voce critica allora.

Appena le vidi, quelle  teste, capii che si trattava di  altrettante porcherie,  una sembrava un padellone inamidato, l’altra mostrava una inaudita spigolosità agli occhi, un vero ‘troiaio’. Lo dissi subito. Ma non fui creduto. Mi dettero del matto. Poi i tre universitari livornesi si decisero a dire la verità ( si tratta di Michele Ghelarducci, Pietro Luridiana e Pierfrancesco Ferrucci, ndr) : Voleva essere uno scherzo il loro e visto che le ricerche ufficiali non davano alcun risultato, decisero loro di fargli trovare qualcosa.

Alcuni giorni dopo il  primo ritrovamento, altre teste furono ritrovate nei fossi. Erano opera di un altro livornese, Angelo Froglia, scultore e pittore, il quale voleva far sapere come nel mondo dell’arte l’effetto dei mass media e dei cosiddetti esperti possa portare a prendere grossissimi granchi.

La tua sprezzante e ironica presa di posizione non fu subito compresa, non è così?

Per anni non sono stato creduto.  E addirittura  inquisito e  una volta anche processato. Poi assolto. Anziché prendersela con i falsari se la presero con chi li smascherava.  Ma ora la situazione a Pisa e altrove è cambiata. Spesso i carabinieri chiedono la mia collaborazione.  Che non manca. Perché c’è un grande malaffare dietro il commercio di false  opere d’arte,si dice che 20 mila siano i  falsi nel nostro Paese. Dipingere o disegnare false opere d’arte è un reato, come    spacciare  denari  falsi. E laddove mi segnalano o  mi rendo conto della presenza di opere non autentiche,  intervengo. Lo faccio per una questione morale. Prima  di Genova ero intervenuto nel corso degli anni in altre occasioni: penso ad Arezzo,  ma lì intervenni prima dell’inaugurazione della Mostra dedicata a Modi, e  la Mostra non fu fatta, solo  una fotografica. Altri miei interventi furono fatti a Catania, Cagliari, in Polonia

Nel 1996 un industriale aretino acquistò un disegno attestato come opera di Modigliani da un gallerista di Massa Carrara. Questo disegno, acquistato per quaranta milioni di Lire, era accompagnato da due certificati di autenticità redatti da personalità altisonanti, considerate massime autorità a livello decisionale sulle opere dell’artista livornese i quali, attraverso questi documenti, dichiaravano che l’opera in questione identificata col nome ‘Donna con cappello’ era presente nel Pfannstiel, primo catalogo stampato nel 1929. L’imprenditore, non convinto del suo acquisto, si rivolse a me: ed io gli dovetti dare la brutta notizia che si trattava di un falso.  In seguito a ciò e  ad un esposto contro la Mostra di Marina di Massa, si aprì due anni dopo una vasta operazione della Guardia di Finanza che si estese anche in Svizzera e in Francia  e che ha portò al sequestro di 115 opere contraffatte tra cui 19 falsamente attribuite a Modigliani per un valore complessivo di otto miliardi di Lire e alla denuncia per associazione a delinquere per 16 persone.   Nel 2012, dopo oltre due anni di indagini, una vasta operazione dei carabinieri del Reparto Operativo Tutela del Patrimonio Culturale coordinati dalla Procura della Repubblica di Roma, portò all’arresto del presidente degli Archivi Legali Christian Parisot e di un mercante d’arte entrambi destinatari di un’ordinanza cautelare agli arresti domiciliari per l’accusa di contraffazione di opere d’arte e ricettazione, al deferimento di altre sette persone in stato di libertà e al sequestro, tra Italia e Svizzera, di 59 opere falsamente attribuite a Modigliani: 41 disegni, 13 opere grafiche, quattro sculture in bronzo e un dipinto a olio. Tutti falsi certificati.  Nell’ottobre 2015 si inaugurò a Palazzo Blu di Pisa ‘Amedeo Modigliani et ses amis’ una bella mostra dedicata all’artista livornese. Il giorno successivo all’inaugurazione, feci presente attraverso una mail alla Fondazione Palazzo Blu che nell’esposizione era presente un dipinto di Giovanni Fattori che era opportuno rimandarlo al mittente, visto si trattava di un assemblaggio di due dipinti autentici. Il dipinto con il pannello furono immediatamente tolti anche se ormai pubblicati nel catalogo. Dovetti intervenire anche a Napoli, non su Modi ma su opere di Juseppe de Ribera, un artista  seicentesco valenciano  seguace del Caravaggio, che aveva soggiornato a Napoli e che ci  ha lasciato importanti testimonianze. Alcune opere a lui attribuite erano  false. Ricordo che ad un simposio sul restauro fecero di tutto pur di non concedermi la parola. Le mie affermazioni li avrebbero messi in crisi.

Tornando a Modigliani, quanto può valore un suo dipinto?

Un suo disegno, autentico, è stato venduto  a New York a 1 milione e mezzo di dollari e un suo dipinto a 180 milioni. Cifre enormi. Puoi ben capire dunque quanto  possa rendere in termini  economici un falso ritenuto vero. E’ un giro quello dei falsi, che  vale miliardi di euro.

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