sabato, Dicembre 7

Cosa aspetta Zingaretti a svelare il bluff di Di Maio? Cosa aspetta a raccogliere la sfida? Annunci, Zingaretti, un’operazione di chiarimento, fino al punto di lasciare che possano decidere i cittadini

0

Ed eccoci qui, tutti a ricamare sull’abitazione fiorentina del leader di Italia viva, Matteo Renzi: è come l’appartamento a sua insaputa di Claudio Scajola; è come l’appartamento di Montecarlo del fratello della compagna di Gianfranco Fini; è come l’appartamento che l’ex ministressa della Difesa Elisabetta Trenta… e andando ancora più indietro con la memoria, come la rata IMU non pagata dell’ex ministressa Josefa Idem, come gli ‘affittopoli’ che videro coinvolti un po’ tutti, da Massimo D’Alema a Walter Veltroni, da Franco Marini a Clemente Mastella (ma quanti, assieme a loro…). Sì, sono sideralmente lontani i tempi di quando un Pietro Nenni o un Ferruccio Parri si consorziavano e acquistavano piccoli e modesti appartamenti alla periferia, pagandoli oltretutto con mutuo; lontani i tempi in cui il PCI o il MSI provvedeva ad assicurare abitazioni per i loro dirigenti… ‘Omnia mutantur’, come un tempo si insegnava, quando era obbligatoria la lettura delle ovidiane ‘Le metamorfosi’.
Vero che al mutamento dei tempi s’accompagna (sempre il saggio e scanzonato Ovidio) il ‘
nihil interit’, nulla perisce. Soprattutto le cattive abitudini, una volta acquisite.

Tuttavia, in questa vicenda immobiliare che vede coinvolto il leader dell’Italia viva, si azzarda una previsione: che alla fine tutto si risolverà in una specie di bolla di sapone. Certo, qualche cosa resterà sempre: unalone’ (chiamiamolo così) di sospetto; un qualcosa che magari si dirà sottovoce motteggiando; insinuazioni e un credere a qualcosa che si vuol credere a prescindere.
Anche chi, come l’estensore di questa nota, non ha mai nutrito particolare fiducia in Renzi, e, anzi, quando era potente e influente non ha mancato di osservarlo con diffidente perplessità, è costretto ad ammettere più di un dubbio. Si prenda un messaggio diffuso attraverso i consueti ‘social
i’. Renzi fa sapere che «nelle ultime 24 ore giornalisti che lavorano per ‘Espresso’, ‘Corriere della Sera’, ‘Radio 24’ si stanno pubblicamente scusando con me per aver detto o scritto cose false sul mio conto. È mio dovere segnalarlo per correttezza. La stessa correttezza che troppe volte a me viene negata nelle trasmissioni e sui social. Intanto vado avanti e ribatto #ColpoSuColpo a chi mi accusa scrivendo il falso. Grazie agli avvocati che mi stanno aiutando e agli amici che mi segnalano #FakeNews».
Tradotto: si sono sbagliati. Capita. Ed è lodevole che si scusino, e ammettano l’errore. E’ comunque indicativo della situazione che si vive, si patisce. Sull’operato cristallino delle fondazioni in genere non si metterebbe non dico la mano, ma neppure un’unghia già tagliata.
Come si dice, la magistratura nel suo operare non deve essere soggetta a condizionamenti esterni, anche se spesso e volentieri, da anni, si assiste a un uso politico delle inchieste, che si aprono e chiudono a fisarmonica (e magari non sarà vero, ma il solo fatto che lo si possa sospettare, è grave). Infine piacerebbe che Renzi e i suoi ‘cari’ (consanguinei o sodali politici che siano, vengano messi in condizione di potersi difendere, e soprattutto
perché questo prevede la legge la pubblica accusa scopra rapidamente le carte di cui dispone e consenta a una giuria di emettere un verdetto, quale che possa essere.

Ma al di là del profilo (eventuale) penale, indubbiamente esiste un profilo politico. Allora, certamente anche cauterizzati da una quantità di precedenti vicende, si può dire che chi ha in animo di utilizzare questi argomenti per neutralizzare Renzi, si rassegni: non è in questo modo che si libererà delbullodi Rignano; più facile che la cosa (come spesso accade) si ritorca contro chi cerca di utilizzarla. Per dirla con Nenni: storia ed esperienza dimostrano che c’è sempre un puro più puro del puro che alla fine epura…

Piuttosto, questa vicenda, ancora una volta, rivela che in Italia esiste unvuotopolitico che nessuna sedicenteItalia civileè in grado di colmare. Non ha torto un grande vecchio della sinistra riformista come Rino Formica quando dice che siamo ancora fermi ai tempi di Bettino Craxi, cioè ormai trent’anni fa, e che più che mai è attuale il famoso discorso alla Camera con il quale il segretario socialista invitava/sfidava a levarsi in piedi chi poteva davvero dire di avere le mani pulite (per la memoria: si alzarono solo il radicale Marco Pannella e il rappresentante dei Verdi).
A suo tempo Renzi ha riempito unvuoto’; e sarebbe certamente più proficuo cercare di capire come e perché quel vuotosi è creato, da chi e perché è stato lasciato; e come evitare che la storia si ripeta: che altri paurosivuotisi stanno e si sono creati, e in modo terrificantequalcosali sta colmando e li colma.

Lucida, da questo punto di vista, l’analisi di Emanuele Macaluso. Punta la sua attenzione su un risvolto politico che chiama in causa anche il Partito Democratico. La fondazione ‘Open’ di Renzi finanziava la ‘Leopolda’, le manifestazioni che erano e sono ancora tribune politico-elettorale di Renzi. Abbiamo visto che le ha abilmente usate per dare la scalata al PD: prima a Firenze per le primarie comunali e la elezione del sindaco; poi, a livello nazionale.
Non ci sono altri esempi al mondo di ‘primarie’ di questo tipo. Nessun partito elegge il suo segretario con il voto di chiunque voglia votare. Il segretario di un partito è ‘affare’ di chi a quel partito è iscritto.
Renzi ha lasciato il PD, ma l’attuale segretario del partito Nicola Zingaretti, pur riformando lo Statuto, questaanomalial’ha lasciata. Non è in questo modo che ci siaprealla società. Ecco: la vicenda Renzi, il viluppo in cui si trova impigliato, dovrebbe essere di qualche ammonimento. Non lo sarà.

Poi ci sono le baruffe tra partiti e movimenti, che tutto sono meno che appassionanti.
Si prenda atto che secondo i recenti sondaggi
il Movimento dei Cinque Stelle appare votato a un ulteriore arretramento: secondo le valutazioni del sondaggista Nando Pagnoncelli, che ne riferisce sul ‘Corriere della Sera’, oscilla intorno al 16,6 per cento. Luigi Maio ha ormai dimezzato il gradimento di cui godeva. Questa evidente crisi, tuttavia, non corrisponde a un incremento di fiducia nei confronti del PD. Nel 2018 era attestato sul 18,7 per cento, ora è inchiodato sul 18,1. Colpa di Renzi? Solo in minima parte. A Italia viva si accredita circa il 5,3 per cento, dunque ha sottratto altrove, la maggior parte dei consensi. E comunque il fatto che Renzi sia ‘emigrato’ non ha comportato un ritorno di quanti, a causa sua, se ne erano andati.

Ora su questa vicenda del MES (il Fondo Salva Stati) che certamente tantissimi non sanno cosa sia (e magari neppure lo vogliono sapere), si stanno accendendo le polemiche di questi ultimi giorni e ore. Scatenatissimo appare il leader della Lega, Matteo Salvini, e lui, in fin dei conti, all’opposizione fa il suo gioco; meno giustificabile Di Maio, che invece, fino a prova del contrario, è al Governo ora ed era al governo prima.
Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, oggi darà i chiarimenti, e lo farà nella sede propria: non nei salotti TV, ma in Parlamento. Come sia, l’Esecutivo appare logorato, e da polemiche di bassa e meschina lega, per la tutela di interessi neppure corporativi: si vuole ‘solo’ salvare un’immagine e un pacchetto di consensi erosi. Si può capire Zingaretti, che paziente, teme lo scioglimento anticipato delle camere, consapevole delle gravi conseguenze che comporterebbe; per il PD, per il Paese. Tuttavia quando deciderà di indossare idealmente la toga di un Cicerone e rimprovererà a Di Maio: «Quousque tandem abutere, patientia nostra? Quamdiu etiam furor iste tuus nos eludet? Quem ad finem sese effrenata iactabit audacia?».

Perché questo è il problema: cosa attende Zingaretti, a replicare a Di Maio che le minacce di crisi da parte della forza che in Parlamento ha ancora la maggioranza relativa nei fatti mettono in crisi l’esecutivo? Cosa aspetta a raccogliere la sfida? e dirsi pronto a chiamare il popolo a decidere. Se vincerà, come si dice, la destra di Salvini, Meloni e Berlusconi, il primo a rimetterci sarebbe proprio il M5S e Di Maio. Se la sinistra non incrementa i suoi consensi, lo si deve non solo alla sostanziale paralisi del PD in tema di elaborazione di politiche strategichealtre’, ma anche per l’inerzia di fronte alleaudaciedi Di Maio. Annunci, Zingaretti, un’operazione di chiarimento, fino al punto di lasciare che possano decidere i cittadini. E’ una pericolosa partita a poker, quella in corso. ‘Veda’, sveli i bluff…

Ci sono, infine, le cosiddette ‘sardine’. Per ora, movimento acerbo che pur riempie le piazze. Da osservare con interesse e attenzione; per ora -ed è confortante- un movimento che quale sia l’obiettivo e la parola d’ordine, scende in piazza pacificamente, educatamente. Già questo è tanto. Non strepitano, non insultano, non sfasciano vetrine di negozio… Si esprimono con il silenzio e con l’ironia; sono fisica opposizione alla volgarità che sembra essere la cifra di questi tempi. Cercano di colmare un vuoto, e c’è da augurarsi che sappiano essere all’altezza della sfida che la situazione impone. Per la prima volta è anche un uso in ‘positivo’ dell’uso possibile della rete e dei social. Cosa saranno e potranno essere nessuno lo può dire. Vediamo, però, cosa sono e cosa rigettano: contenuto e insieme metodo, forma e sostanza. Forse, chissà, può pur essere che…

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore