sabato, Luglio 4

Corte Costituzionale tedesca contro BCE: ovvero, la Germania ci ha in ostaggio La sentenza di ieri della Corte Costituzionale tedesca è un colpo basso a Roma, che tace. Non accadrà nulla, nell’immediato. Ma ora l’Italia è sotto scacco. La Germania ora ha la possibilità di bloccare, o almeno ridurre fortemente, gli interventi della BCE, riducendo gli acquisti dei nostri tutoli di debito, può metterci letteralmente in ginocchio in qualunque momento lo voglia

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Corte Costituzionale tedesca contro BCE, ovvero, la Germania ci ha in ostaggio. Andiamo per ordine.
Mi daranno atto i miei Lettori che da tempo, e ripetutamente e con insistenza, degna forse di miglior causa, faccio notare (inutilmente) specialmente ai nostri, purtroppo cosiddetti, governanti, che le scelte politiche di emergenza esalvataggio’ conseguenti all’epidemia di coronavirus, erano, nonché erronee nella loro prospettiva, rischiose, perché in plateale contraddizione con i fini della UE, per quello che essa è, e con gli obiettivi di recupero di un minimo di equilibrio contabile della nostra economia.

Lo avevo detto, non solo e non tanto suggerendo una politica completamente diversa da quella adottata, e cioè una politica di indebitamento costante e irrefrenabile, alimentata da (eventuali, solo eventuali) fondi in prestito di provenienza europea. Non sono così matto da illudermi che qualcuno nelle auguste stanze di Giuseppe Conte – pochette o di Giggino (Di Maio) o di altri, se ne preoccupasse, ma solo perché pensavo di doverlo dire nell’interesse della verità e nell’interesse del nostro Paese.
Avevo suggerito di non dedicarsi eccessivamente alla ricerca di prestiti, ma piuttosto di agire perché l’Europa finalmente prendesse in mano e per mano l’economia europea e non solo quella italiana. Avevo segnalato che, a parte la solita Olanda e la solitissima Finlandia, il vero pericolo per l’Italia derivava dal fatto che la penosa situazione del nostro bilancio fallimentare (che certi nostri politicanti vorrebbero rendere ancora più fallimentare: vedi Matteo Salvini, Giorgia Meloni, Matteo Renzi, Giggino, ecc.) avrebbe prima o poi suscitato domande cui era ed è difficile rispondere: perché dare soldi all’Italia o permettere ulteriori indebitamenti all’Italia, un Paese che in vari decenni (avete letto bene, decenni) non ha mosso un dito che sia uno per rimettere in equilibrio il proprio disastrato bilancio, almeno facendo una politica fiscale idonea a ridurre lo sconcio galattico di una evasione fiscale dell’ordine dei 150 miliardi all’anno?

Ciò avrebbe largamente favorito una discussione meno spigolosa tra i ‘partner’ europei. Quanto ai normali e soliti oppositori delle spese pazze (perché occorre essere chiari e onesti: è esattamente così), forse un atteggiamento più coerente, e magari più rigido, avrebbe aiutato. E certo, se, come, mi ci gioco un perù, la riduzione del contante circolante non ci sarà, e la facilitazione e incoraggiamento dell’uso della monte virtuale nemmeno, specie se accompagnati da una folle riduzione delle tasse senza corrispettivo politico ed economico, la fiducia dei nostri partner in noi cadrà ancora di più, se possibile.

Ero e resto convinto che il principale ostacolo a tutta la vicenda per quanto riguarda in particolare l’Italia, è ed era la Germania, notoriamente ostile agli eccessi di debito, più e prima che di deficit, quanto all’abolizione della povertà, lo abbiamo visto.
La cosa può essere discussa quanto si vuole, ma è un fatto che la nostra situazione economica è, a dir poco, sull’orlo (ma forse oltre) del fallimento. E non vale a nulla sottolineare che la situazione attuale è legata ad un fatto imprevisto e imprevedibile: il nostro bilancio è da brividi da molti, moltissimi anni. Per di più, il sovranismo, la stupida bandiera dei vari Salvini, Di Maio & co., non è una nostra caratteristica e meno che mai solo nostra e della Francia.

La Germania, da molti anni, ma proprio molti, ha completamente rovesciato la propria posizione filo-europea: a parole, per carità, è superba, ma nei fatti proprio no. Precisamente da quando con la sentenza della Corte Costituzionale tedesca Lissabon, della quale ho parlato spesso, la Germania, in perfetta coscienza e sulla base di una scelta politica solo mascherata dalla incontrollabilità delle sentenze della Corte Costituzionale, pone non dei paletti, ma dei muri veri e propri alla attività della UE. Perché, in sostanza, prevede che, nel rispetto formale delle norme comunitarie che prevedono che gli atti obbligatori della UE entrino in vigore direttamente e immediatamente nell’ordinamento giuridico degli Stati membri, gli atti UE in questione entrino in vigore solo dopo che il Parlamento tedesco li abbia a sua volta approvati, anche se, a rigore, non richiedono alcun passaggio parlamentare per entrare in vigore.
Una ferita grave al sistema, del quale nessuno, dico nessuno, ha osato parlare, e che la Germania non ha cercato minimamente di modificare.

Oggi, con la sentenza resa nota ieri, la stessa Corte, sulla base di una motivazione molto causidica e cavillosa, pretende in pratica che la BCE agisca, con particolare riferimento al famoso Quantitative Easing, sotto stretto controllo della Banca Centrale tedesca, che, qualora non condivida le decisioni della Banca, è ora praticamente vincolata (anche se in realtà come noto il signor Jens Weidmann, presidente della Deutsche Bundesbank, non veda da anni l’ora di farlo) ad opporsi, e a non partecipare a certi finanziamenti della BCE.
Sottolineo che, cosa davvero di una gravità senza precedenti, la Corte Costituzionale tedesca decide in maniera difforme ad una sentenza della Corte di Giustizia della UE, richiesta dalla stessa Corte tedesca, di ungiudizio pregiudiziale’: i trattati prevedono esplicitamente che, in questi casi, il giudice interno (e quindi la Corte Costituzionale tedesca) è obbligato ad applicare la sentenza europea, che, nella specie, dichiarava le decisioni della BCE perfettamente legittime. Una violazione, dunque, gravissima della sostanza, e della lettera, dei trattati, che richiederebbe un reazione dura e netta. ma chi si muove per difenderli, pochette?

Beninteso, non accadrà nulla, nell’immediato. Ma ora l’Italia è sotto scacco. Perché la Germania (e con lei gli altri Stati ‘rigoristi’, Olanda in testa) ora ha la possibilità di bloccare, o almeno di ridurre fortemente, gli interventi della BCE, e quindi, riducendo gli acquisti dei nostri tutoli di debito, può metterci letteralmente in ginocchio in qualunque momento lo voglia. Finché alla BCE c’era Mario Draghi, Weidemann non osava aprire bocca, bastava un’occhiata; ora c’è Christine Lagarde, che già ha dato prova di cosa pensa e cosa intende fare all’Italia … del resto è una ‘creatura’ tedesca.

Il silenzio fragoroso del nostro Governo è solo la prova della sua irrilevanza, sempre che si sia ‘accorto’ della cosa.
Se avesse combattuto a suo tempo, se avesse, questa volta sì, battuto i pugni sul tavolo per ottenere (con ira di Salvimaio, ma chi se ne frega!?) trasferimenti di poteri alla UE, se avesse protestato sul serio e con chi di dovere per leuscitedella Lagarde, oggi forse la situazione sarebbe diversa.
Se, inoltre, avesse fatto un minimo di mostra di volere ridurre almeno l’evasione fiscale e di volere investire presto e bene, forse (ovviamente, come nelle partite di calcio, nessuno può dire cosa sarebbe accaduto, si possono solo fare ipotesi) si troverebbe meno alla corda e meno isolata.
Tanto più che
il Governo è assediato ora da una Confindustria che, a me pare, scommette sul tracollo del sistema Italia, avendo manifestato chiaramente tutta la sua sfiducia verso le capacità del nostro sistema politico di affrontare la situazione (dei suoi tratti retrò e della sterzata a destra ho già detto). Ma anche qui il discorso sarebbe lungo e quindi mi fermo qui.

Resta la domanda sul perché il Governo non sia almeno capace di agire, e taccia come se non fosse accaduto nulla. Faccio notare sommessamente che al momento in cui scrivo non ho traccia di una nota stampa di Palazzo Chigi sul tema. Ha parlato il Ministro Roberto Gualtieri (e non con una nota ufficiale), ma Chigi tace.

Per di più un Governo, alle prese con la vergognosa, per non dire altro, ‘polemica’ tra Nino Di Matteo e Alfonso Bonafede. Le cose sono note a tutti e quindi non le racconto. Dico solo che ‘proporre’ a qualcuno un possibile incarico, non implica doverglielo dare: non era un concorso, e chi lo ha proposto a lui lo ha legittimamente proposto anche ad altri e alla fine ha scelto altri. L’accusa violentissima e volgare, sia pure rivolta a persona non particolarmente stimabile ma sempre ‘il’ Ministro, di collusione con la mafia è solo un attacco politico vergognoso, che, fatto da un membro del Consiglio Superiore della Magistratura è particolarmente grave. Le conseguenze sarebbero ovvie, ma in Italia non si usa!
Però, una delle cause di tutto ciò, è il modo sempre clientelare e personalistico con cui si distribuiscono gli incarichi in questo Paese: appunto io ‘propongo’ l’incarico x a te, poi ci ripenso e lo do a un altro, e così via, la privatizzazione dello Stato. Sarebbe venuto il momento di fare queste nomine in maniera trasparente e leale, specialmente leale. Non dico di privare i vari esponenti politici del diritto di scegliere, ma dico che le scelte devono essere trasparenti: si deve sapere se e chi altri potessero concorrere a quel posto, e perché si sia scelto l’uno e non l’altro, sia pure, in molti casi si può, solo perché Tizio piace di più al Ministro. Ci sono casi in cui la scelta è ‘libera’. Bene, ma ci dite perché l’avete fatta e chi altri era in lizza?
Ciò sarebbe trasparenza, chiarezza, lealtà. Altrimenti, come è nella realtà, tutto avviene, magari, ripeto, del tutto legittimamente, dietro le quinte, magari dopo lotte furibonde, per cui il destinatario dell’incarico non è titolare di un incarico nell’interesse dell’Italia, ma del politicante che lo ha nominato … almeno all’apparenza, ma forse spesso non solo. E ciò danneggia la carica stessa, e quindi il nostro Paese. Una volta di più, per la gioia di molti.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.