mercoledì, Settembre 30

Corte costituzionale e diritto internazionale

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In un precedente articolo concludevo dicendo che il Diritto internazionale esiste e che uno Stato civile è tale se lo si rispetta.
La tendenza di molti Stati, non a caso, è quella di predisporre dei sistemi tali da rendere difficile, o puramente e semplicemente impedire, l’applicazione del diritto internazionale nel proprio ambito territoriale.

La cosa, in sé, non è molto difficile, specialmente se gli ordinamenti giuridici (le Costituzioni, in particolare) non prevedono in che modo rendere il Diritto internazionale applicabile all’interno -dai giudici, ad esempio- o pongono degli ostacoli.
Ciò avviene specialmente negli ordinamenti giuridici cosiddetti codificati, (come il nostro) in cui vige una regola fondamentale: il cittadino, e gli organi dello Stato, applicano le leggi che, per così dire, trovano scritte nelle rispettive Gazzette Ufficiali. Quelle e solo quelle.
Il che, ovviamente, obbliga a trovare dei meccanismi (anche legislativi, quindi) che facciamo in modo che la norma internazionale si applichi anche all’interno, sia cioè in qualche modo ‘pubblicata’ sulla Gazzetta Ufficiale o sia comunque necessariamente da applicare.
La cosa è resa più complicata da un fatto tecnico importantissimo: il Diritto internazionale, per sua massima parte, è un ordinamento giuridico in cui le norme non sono scritte ma, come dicono molti, sono consuetudinarie.
Tutti (gli Stati e non solo) sanno che ci sono e quali sono, ma di scritto non c’è nulla. Il giudice, dunque (tanto per parlare di lui), non le trova nei codici e quindi deveconoscerle in un altro modo: appunto ‘deve’? Sì, deve, se da qualche parte c’è una norma che lo obblighi a farlo. Oggi si comincia a verificare che quell’obbligo c’è, anche se il diritto dello Stato non lo prevede.
La nostra Costituzione, stupenda sotto molti punti di vista (e che personalmente vedo con terrore che e come rischi di uscirne maltrattata da alcuni giovani spregiudicati, ma tant’è) lo prevede in maniera chiarissima ed esplicita in due articoli: l’art. 10 e l’art. 117.

Cerco in due parole di spiegarne il contenuto.

L’art. 10 dice in sostanza che tutte le norme di diritto internazionale non scritto sono di per sé norme anche di diritto interno, non solo, ma che sono norme costituzionali.
Automaticamente, senza bisogno che siano annunciate, pubblicate o altro: appena nate sono norme interne. Non sono scritte? Fa nulla, si arrangi il giudice, l’amministratore, il cittadino, quella norma la deve applicare.
Se non lo fa, è un giudice (ordinario o costituzionale, a seconda dei casi) che obbligherà il cittadino o il giudice di grado inferiore ad applicarla.
Alla peggio, sarà il diritto internazionale a sanzionare lo Stato che ha violato quella norma.

Qualcosa del genere, accade anche per le norme pattizie (art. 117 Costituzione), ovvero i Trattati, che, però, passano attraverso il Parlamento e sono resi applicabili mediante una legge (questa sì pubblicata in Gazzetta Ufficiale) che, il più delle volte, si limita a dire: da oggi in poi applicate quel Trattato lì, che magari è scritto in inglese.

La base della convivenza civile internazionale è assicurata dal fatto che tutti gli Stati e, dunque, anche l’Italia, quelle norme le applichino.
Se non lo fanno, se non lo facciamo, ci mettiamo fuori dalla convivenza civile e rischiamo che altri facciano lo stesso con noi, o più precisamente che sia assai difficile pretendere da altri di rispettare quelle regole che noi non rispettiamo.

Tanto per dire e fare un esempio: noi lamentiamo dal Governo dell’India il mancato rispetto del diritto internazionale, grazie al quale l’India trattiene due nostri soldati in attesa di un fantomatico processo, che, dal punto di vista del diritto internazionale (specialmente di quello non scritto), sarebbe il massimo dell’illecito. Ma mettiamo da parte il tema, su cui torno tra poco.

Fino ad oggi, la nostra Corte Costituzionale, sia pure con qualche scalpitìo, ha rispettato il diritto internazionale non scritto.
Fino ad oggi quando, con un ‘colpo di coda’ improvviso, sembra avere cambiato idea … -speriamo di no, ma così appare.

Come molti sanno, tempo fa abbiamo improvvidamente accettato diandare in causa‘ a livello internazionale (Corte Internazionale di Giustizia, intendo) contro la Germania, che ci accusava e ci accusa di pretendere (non direttamente, ma attraverso i nostri giudici, Corte di Cassazione in primis!) che ad alcuni cittadini italiani venissero risarciti i danni di guerra (ivi compresa la deportazione e quant’altro) perpetrarti dai tedeschi durante la guerra.
Addirittura, udite udite, i nostri giudici avevano sequestrato a titolo cautelativo la sede dell’Ambasciata tedesca in Italia!
Una cosa del genere era accaduta dieci anni fa circa, quando il Comune di Pozzuoli (modestamente, ci misi lo zampino!) ottenne il sequestro dei conti correnti della base militare USA di Pozzuoli, che rifiutava di pagare per il … prelievo dell’immondizia, accampando come scusante l’immunità dello Stato dalla giurisdizione civile.
La nostra Corte Costituzionale, investita della questione, ha, poche settimane fa, emesso una sentenza sorprendente, alla luce di quanto appena detto.

Sia chiaro, ad onor del vero, il risultato finale sarà comunque che l’Italia permette ai Tribunali di agire per ottenere i danni, ma solo grazie ad un espediente (l’abrogazione della legge con cui si stabiliva l’impossibilità di richiedere i danni di guerra).
Il problema, nasce dal fatto che la Corte, per la prima volta nella sua cinquantennale giurisprudenza, rifiuta, letteralmente rifiuta, di applicare la norma come accertata dalla Corte Internazionale di Giustizia e cioè la pretesa immunità assoluta della Germania, con la conseguente impossibilità del risarcimento, dato che essa sarebbe in contraddizione con alcuni principi fondamentali della nostra Costituzione, tra cui in particolare quello che dà ai cittadini il diritto di ottenere giustizia in un tribunale.
Per la prima volta, dicevo, rifiuta di applicare quella norma internazionale, affermando anche che il contenuto di quella norma (lo ricordo: non scritta) può essere accertato in via definitiva solo dalla Corte Internazionale di Giustizia e che pertanto la nostra Corte non può interpretare la norma internazionale non scritta in maniera diversa dalla Corte internazionale.

Che la nostra Corte lo faccia nell’illusione di ‘favorire’ la possibilità per i cittadini italiani di ottenere il risarcimento (‘illusione’, perché non mi pare verosimile una vendita all’asta della sede dell’ambasciata tedesca, a parte che ciò sarebbe in violazione di un principio di diritto internazionale almeno altrettanto importante!) è evidente, ma facendo, a mio parere, due cose assai negative: rifiutando di interpretare essa (come è suo diritto e dovere sacrosanto) la norma di diritto internazionale per dire che l’immunità assoluta non c’èponendo un limite, del tutto immotivato e indimostrabile, al nostro adeguamento al diritto internazionale.

Insomma, la norma internazionale viene lasciata fuori della porta!

Così, però, affermando e lasciando che si realizzi in pratica che: così come noi non applichiamo le norme di Diritto internazionale quando non ci piacciono, anche altri Stati, nei nostri confronti, sono abilitati a fare lo stesso.
È, speriamo di no, il caso dell’India, ma certo questa sentenza non ci aiuta a tirare fuori quei due soldati da guai in cui si trovano … per aver difeso il nostro Paese.
Che la Corte spesso scelga più politicamente che giuridicamente è, purtroppo un fatto ben noto, ma qualche volta è lecito avere dei dubbi anche sulla lungimiranza politica delle sue scelte.

 

 

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.