mercoledì, Novembre 25

Coronavirus: vaudeville o horror? Protagonisti (di giornata): Cajazzo, Colao, Conte Ce lo vogliamo dire chiaramente che ciò a cui abbiamo assistito durante l’epidemia in Lombardia è roba da terzo mondo? Confusione, pasticci, arroganza

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E alla fine, la colpa è di Caiazzo, pardon: Cajazzo. È questa la ‘notizia’ di ieri, credetemi, è questa, perché è la solita trita insopportabile storia di sempre. Caiazzo, pardon Cajazzo, Luigi Cajazzo è un alto dirigente o non so cosa della mitica sanità lombarda, che viene cacciato dai mitici governatori o semi governatori lombardi, per la vicenda coronavirus Covid-19

Vi confesso, se non avesse così ostentata e inutile quella ‘j’, mi farebbe solo pena, anzi, creerebbe in me una solidarietà irrefrenabile: io sono sempre solidale con quelli che pagano per gli altri, specie se gli altri sono politic(ant)i. Ora, per carità, non so di cosa sia accusato, magari si scopre che vendeva droga avariata alla moglie di Gallera (Proto: con due ‘l’!), ma più probabilmente è solo il capro espiatorio. Nella solita illusione che basti, come se non fosse sempre accaduto l’opposto.

Di che? ma ce lo vogliamo dire chiaramente che ciò a cui abbiamo assistito durante l’epidemia in Lombardia è roba da terzo mondo? Confusione, pasticci e arroganza, una arroganza insopportabile. La ‘sanità lombarda’, i ‘virologi lombardi’, la superiorità organizzativa lombarda, le ricette trasmesse via whatsapp, l’intuito diagnostico lombardo.
Oggi si legge spesso (se non sbaglio perfino De Bortoli lo scrive) che c’è un intollerabile livore del Sud verso il Nord. Del Sud? Dei terroni? Di quelli dei quali abbiamo sentito dire, da quelli di cui sopra, che «per fortuna l’epidemia non è arrivata nel Meridione … ci siamo capiti», ecc. e sorvolo su quel «non facciamoci conoscere», che grida vendetta. Anche se l’autore dell’ultima frase adesso afferma che «non ne posso più di vedermi in televisione»: e ci vuole una faccia tosta! Ma perché, ce lo hanno costretto, lo hanno obbligato? Tanto più che, finalmente, fa lo scaricabarile anche lui affermando oggi che comunque lui non era e non è un virologo … e allora perché discettava? Per non parlare della virologa esule, che oggi spiega (lei in TV ci va ancora) che … non è una virologa! Come, del resto, l’intensivologo principe, che dice che è tutto finito o forse non è nemmeno cominciato, confesso che non ho capito! Per fortuna la signora Sgarbi reagisce duramente, dicendo che l’ostilità verso il Nord (da parte del Sud) non solo è il più classico maramaldesco ‘colpire i più deboli’ (sic!), ma per di più facendolo con uno spirito di reazione animalesca. Se questa è la ‘difesa’ stiamo freschi!

E basta così. Speriamo che qualcuno si decida a indagare sul serio e a farci finalmente capire cosa realmente non ha funzionato e perché, e non solo in Lombardia, perché la loquacità dei virologi e politic(ant)i veneti non è da meno. E, giusto per essere chiaro ed evitare di apparire di parte, tra gli attori principali della lunga tragedia del virus, a mio modestissimo parere il peggiore -sì, proprio così, il peggiore- è stato proprio Stefano Bonaccini, che non ha mancato una occasione che sia una per attaccare sordamente il Governo, al solo scopo (sì, al solo scopo, me ne prendo tutta la responsabilità etica nel dirlo) di guadagnare forza nel PD, farsi spazio politico, cercare di organizzare al meglio il suo futuro politico. E, ripeto, basta così.

Perché intanto, a Roma, si assiste ad una recita a metà tra il vaudeville e il Grand Guignol.

Il ‘povero’ Vittorio Colao ormai è diventato un reietto, un appestato, pochette in particolare non dice proprio che puzza, ma certo lo lascia capire. Ma come, dirà qualche Lettore attento alle mie parole, difendi Cajazzo e non difendi Colao? Vero. Chiedo scusa. Lo difenderei, a spada tratta, senza guardare in faccia a nessuno. Ma, l’ho scritto ieri credo molto chiaramente, il suo tono arrogante, quella oscena intervista a ‘La Stampa’, il modo volgare in cui la prima cosa, dico la prima, che tratta nel suo compitino è lo ‘scudo penale’ per gli industriali, suoi amici, a danno (eventuale) di qualche volgare e unto operaio che si infetti, o magari un volgare ma non unto ‘colletto bianco’ lo consentono.
L’ho scritto e lo ripeto, dottor Colao, sapendo benissimo che ciò mi precluderà quella consulenza sulla quale contavo tanto e sulla quale contava moltissimo la mia famiglia affamata, il Suo ‘studio’ è sorprendentemente troppo simile all’aria fritta per non essere criticato a fondo. Ciò non toglie che il medesimo, richiesto o autoimpostosi a pochette, è stato richiesto di studiare qualcosa per fare riprendere l’Italia in ginocchio, magari suscitando investimenti e reazioni, ma non necessariamente resilienza … anche ciò l’ho spiegato ieri: guardate nel vocabolario Treccani. Il risultato è a dir poco deludente. Non tanto per le idee e per le proposte, quanto per la loro genericità, per non dire vacuità. Leidee sono tutte, sì, tutte, tranne la prima, perfettamente comprensibili e utili, ma sono tutte, proprio tutte inclusa la prima, poco più, quando non poco meno, che titoli di capitoli, anzi, di volumi. Ciò di cui il Governo (e vabbè, uno del Governo se ne può pure fregare) e ciò di cui gli italiani immaginavano di volere sapere è ed era non cosa fare, ma come farlo!

Dire, dottor Colao, che bisogna sveltire o ridurre la burocrazia è facile e ovvio. Ma non basta: si deve dire come. Perché se la proposta fosse, come appare, che si devono tagliare tutte o la gran parte dei controlli amministrativi sulle imprese e sui progetti, a parte la quasi impossibilità di farlo, si potrebbe dedurne il desiderio di agire senza controlli … in un Paese dove di abusi, di distruzione dell’ambiente, di mazzette, di truffe talvolta, mi pare, si parla. Ora, delle due l’una: si vuole la completa impunità o si vuole solo alleggerire e facilitare ciò che è lecito e in modo lecito? Se l’idea è la prima, va bene, siamo alle solite. Se l’idea è (fosse) la seconda, beh c’è una soluzione che ho suggerito, modestamente -per la quale, tranquilli, non ho il copyright e quindi potete usarla tranquillamente- ed è banalmente (e troppo sinteticamente) la seguente: tutto con autocertificazione, ma proprio tutto, ma … conasseverazione’ (così usiamo un bel termine burocratico e facciamo piacere a Giuseppe Conte – pochette) da parte della associazione professionale di competenza -l’ordine degli ingegneri, quello degli architetti, ecc…- una asseverazione in cui si dica che, visto che le leggi e i regolamenti li conoscono benissimo, ‘garantiscanosotto la propria responsabilità che tutto è fatto a puntino, salvo ovviamente ciò che è nella discrezionalità della amministrazione. In tre giorni hai tutto. Non è una bella idea?

Nel frattempo -ma francamente parlarne è al di là delle mie forze- Conte riceve, in segreto, tutti. Tutti chi? I rappresentanti dei partiti, ma uno per uno non insieme, compresi i partiti di opposizione, che però non ci vanno. Ma poi perché uno per uno: per ricattarli, minacciarli, o cosa? Mah, li riceve per illustrargli ilmasterplan’ (hai visto mai che mancava la banalità anglofona?) uno per uno a Villa Pamphili (tutti tranne Calenda, che ne soffre assai) di cui pochette ricorda che è «sede di alta rappresentanza del Paese» (cos’è l’alta rappresentanza?) … ma perché Villa Pamphili, ah ora ricordo … dove anche Renzi riceveva, regalando il testo del menu per ricordo al commensale! È chiaro, ormai pochette ha i capelli impomatati di Renzi. Ma poi, scusate, ma finora che hanno fatto, giocato a Subbuteo?
Poi, però, alla fine, farà luiuna conferenza stampa.
Vaudeville o horror?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.