domenica, Gennaio 17

Coronavirus: un’arma per l’intelligence che non ha saputo prevederlo Nessuna intelligence è stata in grado di prevedere il coronavirus o comunque una epidemia di questa potenza devastante. Negli ambienti italiani “non si è mai parlato”, secondo Mario Caligiuri. Ora però il coronavirus è un ottima arma per le intelligence

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Favole metropolitane e fake news a parte, per quanto al momento è dato sapere, nessuna intelligence ha saputo prevedere uno scenario di pandemia come quello che quasi l’intero pianeta sta sopportando causa il coronavirus COVID-19, quella americana si è occupata di pandemie solo per rilevare che a una pandemia gli USA sarebbero stati vulnerabili, ma nulla di quanto sta accadendo è stato previsto. A poco più di due mesidall’entrata in scena del nuovo virus, ancora l’intelligence-ovvero i servizi di sicurezza- arranca.

In Iran da giorni si paventa il rischio che una parteimportante del gruppo dirigente venga decapitato dal coronavirus; in alcuni Paesi europei, a partire dalla Francia, un buon numero di parlamentari sono finiti in terapia intensiva, altri, risultati positivi, o, in ipotesi di positività, in quarantena volontaria; e in nessuno di questi Paesi è noto quanto l’intelligence stia o menofacendo.
Negli Stati Uniti, mentre si sollevano apertamente dubbisulla capacità del Paese di affrontare l’epidemia, è scoppiata l’attenzione sulla messa in sicurezza del Presidente e del suo staff dal rischio di contagio.Secondo i media americani «il Servizio Segreto ha addestrato agenti e funzionari a lungo su come affrontare le minacce poste da una pandemia, ma hanno sottolineato che ogni virus è diverso e imprevedibile. Hanno detto che le squadre avanzate, che esplorano le sedi per raduni presidenziali e altri eventi, sarebbero quasi certamente in contatto con i funzionari sanitari locali per valutare la minaccia del virus nelle riunioni pubbliche su larga scala», ma la protezione è impresa decisamente ardua se non impossibile, visto che non ci sono squadre antisommossa e antisfondamento, Unità mediche della Casa Bianca che riescano schermare dal virus.

Mentre Time’ parla del rapporto annuale dell’intelligence bloccato da Trump, lo scorso febbraio e non ancora declassificato e consegnato al Congresso per una serie di considerazioni tra le quali la segnalazionedell’impreparazione degli States ad una pandemia, già avanzata nel rapporto (‘Worldwide Threat Assessment’) del 2019, dove, a pagina 21 del documento, si sosteneva testualmente: «The United States will remain vulnerable to the next flu pandemic or large-scale outbreak of a contagious disease that could lead to massive rates of death and disability, severely affect the world economy, strain international resources, and increase calls on the United States for support». La ‘pandemia influenzale’ che potrebbe portare a massicci tassi di mortalità e disabilità, influire gravemente sull’economia mondiale, mettere a dura prova le risorse internazionali che, a meno di un anno dalla redazione di quel report sta andando in scena con il COVID-19.

Una previsione alla quale sembra non aver lavoratol’intelligence italiana, almeno stando alla ‘Relazione pubblica sulla Sicurezza in Italia’, presentata lo scorso 2 marzo e relativa al 2019 (l’epidemia di coronavirus oramai è dato per assodato sia scoppiata in Cina già nell’ottobre 2019).

Epidemie, pandemie “Di questo non si è mai parlato”, ci dice professor Mario Caligiuri, Presidente della Società Italiana di Intelligence, noi non eravamo abituati a fatti come quelli che stiamo vivendo. Dobbiamo richiamarci alla storia per avere situazioni simili, la peste nera, ecc…E’ la prima volta che accade in un mondo globalizzato e interconnesso. L’intelligence italiana è preparata per situazioni quali bioterrorismo, ma un tema come quello delle epidemie o pandemie penso non sia stato attenzionato”. Secondo Caligiuri, anche la Cina si sarebbe fatta trovare impreparata. “Queste grandi epidemie, dalla SARS alla viaria, arrivano dalla Cina, e i servizi cinesi non sono esattamente gli ultimi al mondo, eppure penso che neanche loro abbiano riflettuto su questo”.

Piuttosto, l’intelligence si sta rivelando protagonista deldopoche l’epidemia, o pandemia che sia, è già scoppiata, ovvero l’intelligence è un protagonista dell’adesso’. C’è il problema della protezione dei vertici delle istituzioni, di gestione della salute pubblica, di prevenzione e gestione di quanto proprio le intelligence potrebbero fare usando la pandemia come una vera e propria arma.

Il più grave problema che sta affrontando l’intelligence, in primis americana, almeno secondo le scarse informazioni in merito, è quello relativo ai dati, ovvero alla protezione e gestione dei dati.

Gli esperti dell‘Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dei centri di controllo e prevenzione delle malattie dei diversi Paesi, Italia in testa, stanno raccogliendo, analizzando e immagazzinando dati sul virus, oltre che sui malati. Per fare ciò utilizzano infrastrutture tecnologicheche, secondo alcuni esperti, tra i quali quelli di ‘Foreign Policy’, Bruce Schneier, docente presso la Harvard Kennedy School, esperto di sicurezza informatica, e Margaret Bourdeaux, direttrice della ricerca presso il progetto sulla sicurezza e la salute globale del Belfer Center for Science and International Affairs della Harvard Kennedy School, sono altamente vulnerabili, passibili di interferenze, attaccabili dalla pirateria informatica,cioè, potenziali armi in mano alle intelligence.
I «servizi di intelligence hanno una lunga storia in fatto di manipolazione delle informazioni sanitarie, e un’epidemia è particolarmente allettante per le interferenze», sostengono Schneier e Bourdeaux. Governi e servizi potrebbero manipolare questi dati per svariate ragioni e obiettivi sia interni che esterni. Internamente per motivi difensivi: dal prevenire il panico di massa, all’evitare danni alle loro economie, all’evitare il malcontento pubblico (se, ad esempio, i funzionari hanno commesso gravi errori nel contenere un focolaio -è una delle ipotesi emerse in Cina). Se lo volessero fare a scopi offensivi al di fuori dei loro confini, gli Stati potrebbero usare l’arma ben conosciuta in questi anni della disinformazione per minare i loro avversari statuali.

«Un’improvvisa epidemia -quando i Paesi lottano per gestire non solo l’epidemia ma le sue conseguenze sociali, economiche e politiche- è particolarmente allettante per le interferenze», sostengono gli analisti di ‘Foreign Policy’, affermando «in the case of coronavirus, such interference is already well underway», le interferenze sono già in atto e ben avviate, e non ci dovrebbero nemmeno sorprendere.
Schneier e Bourdeaux, rimandano a esempi di campagne di ‘interferenza’ russe, quale quella degli anni ’80, in cui l’Unione Sovietica diffuse la falsa storia secondo cui il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti bioingegnerizzò l’HIV per uccidere gli afroamericani, e quella del 2018, in cui la Russia intraprese una vasta campagna di disinformazione per amplificare il movimento anti-vaccinazione, utilizzando piattaforme di social media come Twitter e Facebook.

L’interferenza in fatto di coronavirus si è subito materializzata. A febbraio alcuni funzionari statunitensi hanno accusato la Russia di diffondere disinformazione sul coronavirus giàda metà gennaio, quando migliaia di account Twitter, Facebook e Instagram erano stati visti pubblicare messaggi quasi identici in inglese, tedesco, francese e altre lingue in cui si accusavano gli Stati Uniti di aver alimentato il focolaio. Alcuni dei messaggi affermavano che il virus faceva parte di uno sforzo degli Stati Uniti per scatenare una guerra economica contro la Cina, altri che si trattava di un’arma biologica progettata dalla CIA.

«Uno di questi dispositivi collegati alla rete di un ospedale potrebbe, in teoria, essere utilizzato per hackerare l’intero database di coronavirus di un centro operativo sul monitoraggio del virus»,sostengono i due analisti, i quali parlano di «infrastruttura di risposta alle emergenze scarsamente protetta degli Stati Uniti, compresi i sistemi di sorveglianza sanitaria usati per monitorare e rintracciare l’epidemia. Attaccando questi sistemi e corrompendo i dati medici, gli Stati con formidabili capacità informatiche possono cambiare e manipolare i dati direttamente alla fonte».

In pratica, «hackerare in profondità i sistemi informatici delle strutture sanitarie può essere incredibilmente facile». Lo si è visto in diverse ricerche condotte negli Stati Uniti e non solo. E che nel passato, anche recentissimo, questi attacchi siano stati condotti è altrettanto incontrovertibile e risaputo (dagli attacchi alla rete elettrica a quelli al programma nucleare iraniano, alle infrastrutture petrolifere dell’Arabia Saudita), eppure «nonostante questi precedenti e comprovati rischi, non è ancora stata effettuata una valutazione dettagliata della vulnerabilità dei sistemi di sorveglianza sanitaria statunitensi a infiltrazioni e manipolazioni. Con il coronavirus sul punto di diventare una pandemia, gli Stati Uniti rischiano di non disporre di dati affidabili, il che a sua volta potrebbe paralizzare la capacità di risposta del Paese».

L’intervento di Schneier e Bourdeaux evidenzia tre punti: gli USA, potenza planetaria, sono facilmente attaccabili, figurarsi gli altri Paesi, a partire dall’Europa; il coronavirus potrebbe essere l’occasione per le intelligence di alcuni Paesi per attaccare una Nazione avversaria partendo dalla modifica dei dati epidiemologici per attuare azioni tra le più svariate; il coronavirus è un ottima arma per le intelligence, ma il coronavirus non può essere oggetto di attività predittiva.

Serve un modello diverso, l’intelligence deve rifasare la propria attività”, dice Caligiuri,è il concetto del cigno nero. Nei prossimi anni potrebbe anche non essere un cigno nero. Tutte le istituzioni sono impreparate. Bisogna capire che stiamo fronteggiando una realtà nuova che non conosciamo e non sappiamo dove ci porterà, e che nel futuro potrebbe non essere così rara”. Le intelligence, “all’interno degli Stati sono, secondo me, le strutture più agili”, per tanto “se vengono indirizzate correttamente dal livello politico credo che questo riorientamento possa avvenire con una certa rapidità”.

Nell’immediato, in attesa che l’intelligence si riposizioni, “l’elemento su cui concentrerei l’attenzione è quello dell’aumento del disagio sociale, già elevatissimo, e con la crisi economica causata dal virus, il disagio cresce, per tanto la situazione potrebbe peggiorare. Il problema immediato che avremo sarà proprio quello

Schneier e Bourdeaux concludono molto duramente: «Rendere sicure le infrastrutture sanitarie americane richiede un riorientamento fondamentale della sicurezza informatica lontano dall’offesa e verso la difesa. La posizione di molti governi, compresi quelli degli Stati Uniti, secondo cui le infrastrutture di Internet devono essere vulnerabili per poter spiare meglio gli altri non è più sostenibile. Una corsa agli armamenti digitali, in cui un numero crescente di Paesi acquisisce capacità di attacco informatico sempre più sofisticate, aumenta solo la vulnerabilità degli Stati Uniti in aree critiche come il controllo della pandemia».

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