domenica, Aprile 5

Coronavirus: un guaio e qualche opportunità Al di fuori del Paese, il ‘marchio cinese’ sarà significativamente danneggiato dagli eventi del virus e si aggiungerà ai problemi esistenti in Cina

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Moody’s ha tagliato le stime sul Pil della Cina per l’anno in corso dal 5,8% al 5,2% causa le turbolenze create dall’epidemia del coronavirus, prevedendo, per altro, che gli effetti della situazione si ripercuoteranno in tutta l’Asia. Altre agenzie e economisti sono anche più pessimisti, sostengono che l’attuale blocco delle attività economiche potrebbe costare all’economia cinese una cadutaal 4,9% o al 4,5%, parlano di una perdita del 2% rispetto al PIL 2019 (che era stato di circa il 6,1%, il peggiore degli ultimi 30 anni). Anche se l’epidemia sarà contenuta nelle prossime settimane, avrà comunque un impatto a lungo termine, sostengono gli analisti.
E, insieme alla Cina, nei guai molte aree del mondo, molti Paesi, a cominciare da quelli che hanno rapporti più stretti in termini commerciali e sono quasi dipendenti dagli investimenti cinesi, a partire da molti Paesi dell’Africa, fino alla Nuova Zelanda e i principali Paesi asiatici.
I prodromi sono già ben visibili: la domanda di petrolio a livello globale ha fatto segnare una contrazione di 5 punti percentuali in un mese, e, secondo il Baltic Dry Index, il commercio globale è sceso da 1.500 a 500 punti.
Alcuni advisor si spingono a dire che il COVID-19 «paralizzerà la Cina», oltre al fatto che «i sui effetti si riverseranno a cascata sull’economia globale».

Di certo il virus ridurrà la competitività del Paese, e non è detto che possa essere solo un problema temporaneo. Ci sarà, per un verso una contrazione dei consumi interni e delle importazioni, dall’altra una contrazione delle esportazioni, degli investimenti interni ma probabilmente anche verso l’estero. Collegato a tutto ciò, alcuni centri studi, mettono in allerta sul rischio di molti fallimenti delle imprese cinesi, con il conseguente aumento dei licenziamenti. Il che potrebbe alimentare disordini sociali causa un mercato del lavoro che già in precedenza mostrava segnali di deterioramento.
Non bastasse, vi è la messa in crisi della catena di approvvigionamento in tutto il mondo che per l’economia cinese è una minaccia molto grave, oltre a mettere in crisi l’economia mondiale, la Cina, infatti, rischia, nel lungo periodo, di perdere il ruolo difabbrica del mondo’.
Insomma, il COVID-19 non è più solo un problema di salute pubblica e di economia, è diventato e sarà sempre più un problema geopolitico
A crisi conclusa la posizione della Cina sullo scenario mondiale non sarà più la stessa di prima.

Il coronavirus è arrivato nel mezzo di una pesante guerra commerciale e tecnologica con gli Stati Uniti, quando Pechino si preparava alla fase forse più complessa delle trattative con con gli Stati Uniti per definire gli accordi commerciali, e mentre stava assestando una nuova e rafforzata posizione in diverse aree del mondo, per altro posizione spesso sgradita ai diversi competitormondiali, dall’India all’Occidente. Ora, al tavolo della trattativa USA arriverà molto indebolita. A rischio anche la sua capacità di trattativa sui tavoli con Russia, Iran ed altri volti a mettere fine all’egemonia occidentale, dall’Africa al Medio Oriente fino alla regione indo-pacifica. Il grande progetto della Belt and Road Initiative (BRI)potrebbe subire un pesante rallentamento. La debolezza dello Yuan influenzerà il piano volto a contrastare il monopolio del dollaro USA nell’economia mondiale.
Le ambizioni geopolitiche della Cina ne usciranno ridimensionate, o almeno rallentate nel cronoprogramma che Xi Jinping si era dato, anche se al momento il Presidente si dichiara fiducioso sul fatto che virus o non virus ‘tutti i target saranno centrati’.

C’è un altro aspetto della vicenda, e questo potrebbe essere positivo, per la Cina e non solo.
L’emergenza ha costretto la Cina ad una sorta di esercitazione al pensiero laterale, sfruttando le potenzialità derivanti dalla rivoluzione digitale,dall’intelligenza artificiale per mettere alla prova nuovi modelli di business, alternativi a quelli tradizionali stoppati dal COVID-19. Questa ‘esercitazione’ merita di essere studiata, i risultati potrebbero dare indicazioni importanti, e non soltanto per l’economia cinese, dei prossimi anni.
Altro elemento costruttivo è che
il virus potrebbe alimentare una riflessione globale di tutti gli attori economici e politici sull’idea stessa di catena di approvvigionamento globale, e, alla fine, sul modello economico che, per quanto già prima fosse chiaro che era sbagliato, o almeno non più adatto all’oggi, e men che mai al domani, si era refrattari a provare smontarlo. Il virus, da questo punto di vista, potrebbe essere lo shock che obbliga a buttarsi in mare anche senza salvagente e provare nuotare.

Con Ross Darrell Feingold, da sempre tra gli analisti più attenti al Dragone, abbiamo cercato di affrontare questi problemi.

 

Molte fabbriche sono ancora ferme, la quarantena ammazza i consumi, Moody’s ha rivisto al ribasso le stime sul Pil della Cina al 5,2% di aumento nel 2020 contro le precedenti al 5,8%. E ce lo si aspettava. Il problema è che gran parte degli analisti sono convinti che il problema sarà molto più grave. Tu cosa ne pensi? E come si svilupperà questa crisi dell’economia cinese?

È facile supporre che la crescita economica sarà significativamente inferiore alle stime precedenti. Dobbiamo anche tenere presente che molti esperti dubitano dell’accuratezza delle statistiche ufficiali sul PIL. Se la crescita cala in modo significativo, ad esempio al di sotto del 5%, sarà sicuramente uno shock per molti all’interno o all’esterno della Cina che hanno investito nell’economia cinese nella speranza che la crescita continui a essere del 6% all’anno. D’altra parte, forse la leadership cinese non sarà scioccata. Poiché non sono eletti democraticamente, la loro legittimità dipende dalla crescita economica e dal nazionalismo. Sebbene sia possibile che la leadership abbia anche ipotizzato che la crescita economica sia superiore al 6% ogni anno, è anche possibile che la leadership abbia preparato misure di risposta per situazioni in cui la crescita economica deve affrontare gravi minacce. La leadership cinese ha certamente dovuto confrontarsi con questo nel 2008 in mezzo alla crisi finanziaria globale. Pertanto, dovremmo prestare attenzione alle decisioni politiche nei prossimi giorni e settimane che indicano se la leadership ha pianificato o manca piani per gravi minacce ai tassi di crescita economica. C’è anche un’altra possibilità, che è che un primo trimestre lento è seguito da un significativo ‘rimbalzo’ nel secondo e terzo trimestre. Ciò presume che la situazione del virus migliorerà presto, che è ciò che è accaduto con la SARS e le epidemie di virus e influenza dell’inverno passato. Se questo scenario possa verificarsi dipenderà dalle misure di risposta economica da parte del governo, dalle condizioni economiche globali e dallo stato delle relazioni commerciali con gli Stati Uniti e altri importanti partner commerciali.

Alcuni economisti sostengono che non ci vorrà molto prima che i problemi di liquidità si trasformino in problemi di solvibilità, specialmente per le aziende più piccole, molte delle quali hanno dichiarato che l’arresto dell’attività anche solo di due settimane prevedono di non reggerlo, il che potrebbe significare la chiusura di molte aziende. Tu credi vi sarà una morte di molte aziende? E come si modificherà il tessuto produttivo cinese?

Il doppio colpo del calo delle esportazioni verso gli Stati Uniti, combinato con problemi di liquidità lungo la catena di approvvigionamento, porterà sicuramente alla morte di molte piccole aziende. Nella misura in cui queste piccole aziende sono inefficienti, mancano di capitale sufficiente o sono altrimenti mal gestite, la loro uscita dal mercato è una buona cosa. È così che funziona il capitalismo, anche in un paese che afferma di essere comunista. Il problema da tenere d’occhio qui è se le aziende che muoiono vengono sostituite da imprenditori che gestiscono anche piccole aziende o, se le piccole (e medie) imprese non hanno più spazio per operare in un ambiente in cui il controllo centrale viene sempre più affermato sull’economia così come altri aspetti della società cinese. Questo cambiamento nell’economia cinese è una differenza significativa dall’ambiente operativo post-SARS o post-globale della crisi finanziaria.

Anche se l’epidemia sarà contenuta nelle prossime settimane, avrà comunque un impatto a lungo termine. Ecco, ci spieghi bene gli effetti a lungo termine che ci possiamo attendere?

C’è molta attenzione all’impatto economico interno, che potrebbe causare un significativo calo della crescita economica (anche se le misure di stimolo potrebbero essere sufficienti per garantire che la crescita ritorni ad un tasso elevato). Altri effetti a lungo termine da monitorare includono, immediatamente, l’effetto sul prestigio della leadership di Xi Jinping; dovremmo aspettarci che i dissidenti continuino a pubblicare commenti che chiedono le dimissioni di Xi, e esperti al di fuori della Cina speculeranno sul fatto che la posizione di Xi come leader potrebbe essere debole, forse anche mortalmente debole, e che sarà costretto a lasciare il potere. Tuttavia, in recenti incidenti passati come i disordini del Sichuan del 2008 o l’epidemia di SARS del 2003, i leader cinesi sono sopravvissuti alle loro scarse prestazioni. Anche le percezioni pubbliche del sistema sanitario potrebbero cambiare dopo il peggio di questa crisi. Le domande a cui rispondere devono comprendere se il sistema sanitario dispone o meno di risorse sufficienti, se il costo dell’assistenza sanitaria è conveniente e, con la tragica morte di operatori sanitari come il medico informatore Li Wenliang e Liu Zhiming, direttore del Wuchang all’ospedale di Wuhan, se le autorità permetteranno ai professionisti medici un maggior livello di libertà di svolgere il proprio lavoro senza timore di ripercussioni quando identificano apertamente i rischi per la salute pubblica. Al di fuori del Paese, il ‘marchio cinese’ sarà significativamente danneggiato dagli eventi del virus e si aggiungerà ai problemi esistenti in Cina come preoccupazioni sui diritti umani, minacce ai suoi vicini, tra cui Filippine, Taiwan e Vietnam, e furti di proprietà intellettuale da parte di partner commerciali in Europa e negli Stati Uniti. Non è noto se i clienti stranieri vorranno acquistare beni cinesi o se i turisti cinesi saranno nuovamente accolti in Asia, Europa e Stati Uniti; alla fine saranno accolti, o almeno tollerati per motivi di necessità economica, ma quanto presto non lo sappiamo.

Pechino ha messo in moto la finanza per cercare di far fronte all’emergenza, ma alcuni sostengo che gli shock della domanda e dell’offerta potrebbero combinarsi e spingere la Cina verso la stagflazione, dove c’è inflazione e debole crescita economica allo stesso tempo e per le quali non esistono politiche monetarie o fiscali efficaci. Che farà la Cina e a cosa andrà incontro in una situazione del genere?

Le pressioni inflazionistiche rappresentavano un problema prima dello scoppio del virus, in particolare per i prodotti alimentari chiave come la carne di maiale, per la quale la peste suina africana non risolta necessitava della distruzione di gran parte del patrimonio domestico. Per contrastare le pressioni sui prezzi alimentari, i responsabili politici cinesi continuano ad avere la possibilità di importare quantità sempre maggiori da paesi esportatori di agricoltura come gli Stati Uniti e il Brasile. La questione qui sembra essere politica e il desiderio dei leader cinesi di evitare l’imbarazzo ammettendo che non possono garantire un approvvigionamento alimentare adeguato da fonti nazionali e devono importare dall’esterno della Cina. Tuttavia, tra l’inflazione o la stagflazione e l’importazione, ovviamente i leader cinesi sceglieranno di importare cibo. Anche altri prodotti per i quali esistono carenze come forniture mediche, maschere, fazzoletti di carta stanno aumentando drasticamente il prezzo, ma la Cina sta cercando di contrastare il problema espandendo rapidamente il prodotto interno se riassegnando la capacità di produzione esistente a partire da beni meno essenziali, oppure, costruire nuove fabbriche. Più dura la crisi del virus, maggiore sarà questo problema, ma i leader cinesi potrebbero essere fortunati e la situazione del virus migliora e riduce la pressione sui prezzi di questi prodotti. Se la crescita economica diminuisce in modo significativo, la domanda di alloggi rallenterà e i prezzi diminuiranno. Sebbene ciò creerà una popolazione di speculatori arrabbiati dal fatto che i loro investimenti stiano perdendo soldi, i politici cinesi potrebbero preferire che gli speculatori di proprietà protestino contro un numero maggiore di persone che non possono nemmeno permettersi una casa. Un altro settore politico da tenere d’occhio è la velocità con cui la Cina liberalizza la legge e le normative sugli investimenti esteri. Se la crescita economica sta rallentando, la Cina potrebbe non avere altra scelta che aumentare la velocità di liberalizzazione in modo che gli investitori stranieri possano tornare in Cina rapidamente e con grandi investimenti.

L’altro fronte è quello della catena di approvvigionamento globale sulla quale molto si è detto e molte ipotesi di modifica sono state avanzate da parte degli economisti. Tu credi che si potrebbe modificare la catena di approvvigionamento e come? E quali potrebbero essere i Paesi che andrebbero a sostituire la Cina?

A causa dell’aumento dei costi salariali e dei terreni in Cina, parti della catena di approvvigionamento si stavano trasferendo prima delle tariffe dell’amministrazione Trump e delle controversie commerciali. Anche le aziende cinesi hanno spostato parte della loro produzione in altre località, specialmente nelle industrie tradizionali come la produzione tessile, dove i costi del lavoro piuttosto che una manodopera qualificata sono le considerazioni chiave del personale. La Cina ha ancora enormi vantaggi con una catena di fornitura completa in molti settori, combinata con un’eccellente logistica. Entrambi soffrono per il virus, specialmente in luoghi in cui i lavoratori non possono tornare ai luoghi di lavoro. Gli acquirenti potrebbero essere riluttanti a visitare la Cina quest’anno e gli acquirenti cinesi potrebbero avere difficoltà a viaggiare negli Stati Uniti e in Europa. Ciò significa che i paesi asiatici possono essere i grandi vincitori. La Malesia e il Vietnam ne hanno tratto enormi benefici, così come in Indonesia, Taiwan e Tailandia. Ognuno di questi paesi ha i suoi vantaggi comparativi per la fabbricazione di determinati prodotti sia tradizionali che elettronici e macchinari più complessi o beni tecnologici. Tutti hanno anche degli svantaggi, che si tratti dello stato di diritto (Indonesia), della logistica meno sviluppata (Vietnam) o della limitata offerta di terra (Taiwan). La Cina potrebbe spingere per una più rapida conclusione di accordi commerciali multilaterali come il Partenariato economico globale regionale al fine di ridurre il rischio che i produttori trasferiranno fuori dalla Cina. Inoltre, anziché concentrarsi sulla Cina come luogo di produzione per l’esportazione, i responsabili politici cinesi parleranno sempre più del mercato interno e incoraggeranno i produttori a essere in Cina non per l’esportazione, ma ai fini della produzione di beni per il mercato interno.

Si sostiene che nel far fronte alla crisi, e alla relativa quarantena, in qualche modo la Cina soprattutto ma anche il resto del mondo sia stato messo nelle condizioni di iniziare a ripensare le modalità di produzione (a cominciare dal banale lavorare da casa), di distribuzione, di consumo diversi e innovativi. Credi che ne uscirà qualcosa di positivo? E cosa? Pensi a nuovi sistemi di produzione, distribuzione, consumo? E se si come?

In Asia le parole chiave sono ‘automazione’ e ‘robotica’, e le aspettative sono alte che nei prossimi anni i progressi nell’automazione e nella robotica consentiranno ai produttori di ridurre il loro personale. Questo è ovviamente più probabile nella produzione di prodotti tecnologici in cui le aziende hanno esperienza nell’uso e nella produzione di beni ad alta tecnologia. Sfortunatamente, molti dei processi logistici per la spedizione transfrontaliera di merci non possono passare rapidamente a un nuovo modello. Lo sdoganamento non si è ancora evoluto in soluzioni tecnologiche sufficientemente comparabili agli attuali processi che richiedono un riesame delle pratiche burocratiche e / o delle spedizioni. Lo abbiamo visto con Brexit e i tentativi di Theresa May e Boris Johnson di convincere l’Unione Europea che esistono già soluzioni tecnologiche sufficienti. Al contrario, la libera circolazione delle merci tra il Regno Unito e l’UE continuerà durante il periodo di transizione fino al 31 dicembre 2020. Le regole, le restrizioni e le altre formalità applicate agli scambi tra l’UE e i paesi terzi non saranno applicate durante il periodo transitorio, e l’obbligo di sdoganamento delle merci che si spostano tra il Regno Unito e l’UE inizierà al termine del periodo di transizione. Preoccupati per il bioterrorismo, le spedizioni di contrabbando come droghe o tecnologie militari / a duplice uso o l’evasione dei dazi doganali, i governi sono riluttanti a cambiare drasticamente i processi esistenti

A parte l’instabilità globale che il Coronavirus creerà in termini di PIL, quale instabilità globale geo-politico-strategica determinerà da qui ai prossimi anni?

Gli Stati Uniti e la Cina sono impegnati in una battaglia per le relazioni in tutto il mondo. Queste relazioni potrebbero essere basate su problemi di sicurezza. Potrebbe essere basato su valori condivisi, come la democrazia. Per alcuni paesi, le relazioni si basano sui principi di non interferenza negli affari interni. E, naturalmente, alcune relazioni si basano su relazioni commerciali. Mentre per ora la Cina ha buoni rapporti con la Russia e alcuni paesi in via di sviluppo e gli Stati Uniti intrattengono buoni rapporti con i suoi alleati tradizionali, vediamo che molti paesi in Europa e in Asia sono nel mezzo. Il modo in cui questi paesi gestiscono Huawei e gestiscono le richieste statunitensi di escludere Huawei rispetto alla pressione cinese di includere Huawei, ne è un buon esempio. Questo paese continuerà ad essere nel mezzo nei prossimi anni; questa è una battaglia tra Stati Uniti e Cina che continuerà oltre la crisi del virus e qualsiasi rallentamento economico globale quest’anno

Il Coronavirus potrebbe modificare gli equilibrii mondiali e come? E come eventualmente reagirà la Cina?

Il virus farà sicuramente perdere alla Cina un po ‘del potere di cui ha goduto negli ultimi anni. Il danno al prestigio della Cina e di Xi Jinping non deve essere sottovalutato. D’altra parte, il presidente Trump non è popolare in alcuni paesi che tradizionalmente sono forti alleati degli Stati Uniti. Il prossimo presidente degli Stati Uniti, che si tratti di un secondo mandato per Trump, o un democratico, continuerà a combattere contro la Cina. Questo equilibrio rimarrà costantemente in evoluzione nei prossimi anni.

Il grande progetto della Via della Seta subirà rallentamenti o modifiche?

Alcuni degli investimenti che la Cina aveva pianificato per i progetti Belt and Road Initiative dovranno essere reindirizzati in Cina per sostenere l’economia domestica. Ciò non significa che la Cina si stia arrendendo al progetto. In effetti, sono già stati fatti ingenti investimenti in infrastrutture come porti e binari in tutto il mondo, molti dei quali sono utilizzati dalle compagnie cinesi soprattutto nelle rotte marittime e terrestri per spedire merci in Europa. Pertanto, anche se i nuovi investimenti rallentano in alcune parti del mondo come il Medio Oriente e l’Africa, gli investimenti esistenti continueranno a essere importanti per la Cina e la Cina non si sta allontanando da queste località. L’Italia e la Grecia ne sono un buon esempio. Per quanto riguarda le pubbliche relazioni, anche se gli investimenti nel progetto Belt and Road Initiative rallentano, la Cina continuerà a ‘commercializzarla’ a livello globale come un vantaggio per tutti i paesi lungo la Via della Seta. Pertanto, dovremmo aspettarci che la Cina continui a promuoverlo, il che è in contrasto con altri progetti come Made in China 2025 di cui la Cina sta discutendo meno al giorno d’oggi.

La Cina è il partner ormai privilegiato dell’Africa, sia in termini commerciali che di investimenti, questa crisi c’è chi sostiene che nel medio-lungo periodo farà sentire i suoi effetti in Africa più che in qualsiasi altro angolo del mondo, si paventa una recessione. Ti chiedo: cosa ne pensi tu? Quale l’analisi che tu fai?

La Cina continuerà a cercare opportunità per beneficiare dell’estrazione di risorse e della produzione alimentare in Africa. La Cina potrebbe anche cercare di espandere la sua presenza militare lungo la costa orientale dell’Africa. Anche se i paesi africani risentono della presenza economica della Cina, incluso il gran numero di lavoratori cinesi che arrivano insieme alle imprese statali cinesi, è chiaro che i governi africani come il rifiuto della Cina di impegnarsi in questioni relative ai diritti umani o al buon governo. Per ora, la Cina non ha cercato un ruolo nel conflitto in corso in Libia, a differenza di numerosi altri paesi come gli Stati del Golfo, la Russia e la Turchia. Inoltre, la Cina non ha cercato di partecipare alle iniziative antiterrorismo nell’Africa occidentale, dove Francia e Stati Uniti continuano a svolgere un ruolo, o nell’Africa orientale, dove operano gli Stati Uniti e alcuni dei suoi altri partner di sicurezza

Se l’Africa dovesse andare in recessione causa la Cina, non sarà un altro gravissimo problema non solo per la Cina ma anche per il resto del mondo?

La preoccupazione per il resto del mondo, e in particolare l’Europa e, in misura minore, gli Stati Uniti, da una recessione economica in Africa non è che si diffonderà una recessione africana. Piuttosto, è che una recessione in Africa causerà un aumento del terrorismo se una mancanza di opportunità induce le persone a rivolgersi all’estremismo, che i rifugiati cercheranno di nuovo di entrare in Europa in gran numero o che una crisi epidemica può diffondersi poiché i governi avranno meno risorse per cure mediche. La cosa fondamentale è che l’Europa e gli Stati Uniti siano presenti in Africa e non cedano i rapporti commerciali / investimenti, o sicurezza, con la Cina. I presidenti Clinton e George W. Bush erano molto impegnati nella politica africana, ma i presidenti Obama e Trump lo erano meno. Il Segretario di Stato Pompeo è in Africa questa settimana cercando di respingere la presenza cinese.

Il Coronavirus è un guaio per l’economia del mondo intero, ma davvero non c’è qualche Paese che alla fine potrebbe guadagnarci? Se si come e quali Paesi?

Alcuni paesi rifugio sicuri beneficiano sempre di una crisi, come i centri finanziari in cui i ricchi potrebbero spostare le proprie attività, tra cui Singapore e Svizzera, anche se i settori dell’industria non finanziaria della loro economia non sono immuni da una recessione globale. Dopo il peggio della crisi, i paesi asiatici cercheranno di rubare parte della spesa turistica che normalmente andrebbe in Cina; con le Olimpiadi di luglio, il Giappone cercherà di avere un grande anno turistico e di diffondere altrimenti il messaggio a livello globale che il Giappone e non la Cina è il protagonista globale dell’Asia. Finora, i paesi del Sud America non hanno sofferto del virus; Il Brasile con le sue esportazioni agricole sembrerebbe essere un potenziale vincitore nel breve termine sebbene la politica interna e gli incendi dell’Amazzonia stiano rendendo difficile per il Brasile sfruttare appieno questa opportunità.

Pensi che da questa crisi il mondo del lavoro ne uscirà più digitalizzato? che questa crisi ci costringerà a mettere il piede sull’acceleratore dell’intelligenza artificiale capace di sostituirci in molte funzioni?

La crisi costringerà il mondo degli affari a fare meno affidamento sulle riunioni di persona e a fare maggiormente affidamento sulla videoconferenza e sulle tecnologie di conferenza 3D / ologramma. La gestione del mondo aziendale preferirà i risparmi sui costi che derivano da meno viaggi. Anche l’uso delle tecnologie dei droni per i servizi logistici come la consegna a domicilio accelererà, continuando una tendenza in cui i partecipanti del settore stavano già investendo, sebbene l’industria rimanga ancora lontana dall’implementazione di soluzioni che per ora rimangono sperimentali. Come abbiamo visto nell’esempio della Brexit, alcuni aspetti della logistica come lo sdoganamento alle frontiere sono lungi dall’essere digitalizzati. Qualcosa che certamente accelererà nel breve termine è la digitalizzazione dei nostri dati personali. La Cina è leader in questo campo, come l’uso della tecnologia di riconoscimento facciale per motivi di sicurezza, anche se in realtà questo è abbastanza comune anche nelle democrazie occidentali. Le cartelle cliniche facilmente accessibili da parte di medici o agenzie sanitarie governative, ed esempi come le autorità che accedono al nostro viaggio personale allo scopo di ‘tracciare i contagi’ durante un’epidemia, sono cose facilmente raggiungibili dalla tecnologia esistente. Nonostante gli sforzi come il regolamento generale sulla protezione dei dati, la realtà è che i governi accedono non meno ai nostri dati personali.

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