domenica, Ottobre 25

Coronavirus: tutti a impugnare l’IO. Provassimo essere popolo? Tacere e remare, riservandosi di fargliela pagare dopo, a crisi finita, quando, prendendo atto dei governanti che abbiamo, diremo loro di andarsene a casa una volta e per tutte

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Rinvio ai non pochi articoli di ieri sul comportamento dei parlamentari, che, in questi tempi di coronavirus almeno, dovrebbero essere impegnati a fare il loro mestiere, come lo fanno gli italiani che possono farlo, e che dovrebbero essere impegnatissimi ad approvare al più presto il decreto ‘cura Italia’, modificando solo quella cretinata del titolo, di chiara impronta renzista. Chi sa se in questo povero Paese un giorno o l’altro si uscirà dal provincialismo stupido, e dalcomunicazionismodeteriore, per fingere almeno (molti possono solo fingere) di essere persone serie, cominciando a definire i decreti legge, semplicemente decreti legge e i Presidenti del Consiglio dei Presidenti e non dei piacioni con la pochette e lo sguardo nel vuoto (che dovrebbe essere l’orizzonte forse kennediano … quello della Baia dei Porci?) a dire, in un momento come questo: «è il tempo della riscoperta del valore di un abbraccio, dell’importanza di guardarsi negli occhi, del calore di una stretta di mano». Ma cosa bevono a Palazzo Chigi lui e l’innominabile Casalino?
Ma si sa. Anche nei momenti peggiori, lo spettacolo deve andare avanti, anzi, per soddisfare gli anglofili nostrani ‘the show must go on’. E per di più, siamo in Italia!, e i giornali gocciolano di articoli tormentati, pessimisti, piagnucolosi, cassandrici, strappalacrime. Bene.

Bene. Siamo nel pieno di una crisi di dimensione mai vista prima … ma anche qui si discetta pensosamente nei vari salotti e salottini TV (oggi forse finalmente seguiti da più persone, costrette a casa, e prive, purtroppo, di libri anche perché pochi sanno leggere e al massimo leggono ciò che si propone in TV e quindi meno male che non sanno leggere!) si discetta, dico, se sia la peggiore crisi o no, se sia simile al dopo-guerra, anzi, a quale dei due?, se per caso non sia paragonabile … -ho sentito anche questa!- alla fine della guerra dei trent’anni o magari alla fine della seconda guerra punica, per non parlare della ‘decrescita tragica’ del ‘tutto questo quanto lo pagheremo’!, invece di discutere se non sia magari il caso di rimboccarsi le maniche per rimettere in ordine questo Stato sfasciato e spezzettato, inefficiente e accidioso, incapace e pretenzioso. E sarebbe proprio il momento giusto per farlo! Possibile che l’unico che lo dica caparbiamente sia Beppe (a proposito, auguri!) Sala?

Bene, dicevo: il tremebondo Parlamento finalmente si riunisce a ranghi ridotti e a parlamentari distanziati (il senso del ridicolo non lo hanno mai avuto, figuriamoci ora sprezzanti del pericolo come sono) e che fanno? parlamentari forzitalioti inclusi. Uno si aspetta, che so ‘Carthago delenda est’, tutti in piedi a cantare l’inno nazionale, o magari sottovoce Giovinezza, e votare subito a scatola chiusa il decreto Cura-non-so-cosa, per incoraggiare il Governo a fare presto e bene, per ringraziare, per ora, per l’impegno, eccetera … uno si aspetta. E invece, eccoli lì a chiedere la presenza immediata di pochette in Parlamento per riferire … sul MEF! Eccoli lì a polemizzare sulle partite IVA, come quella signora di cui parlavo ieri: solo 600 euri … ma, signora, per i lavoratori stagionali, le prime vittime di questo disastro, silenzio, magari sono troppi? Eccoli lì -ci scommetto vediamo domani quando leggete se ho vinto- eccoli lì a polemizzare per la chiusura del campionato di calcio e della fiera delle mele cotogne, anzi, degli asparagi, per non parlare delle mostre di Sgarbi. Eccoli lì a polemizzare contro la Lagarde (che, certo, andrebbe messa alla gogna o sculacciata sui glutei dei quali, pare, molto si vanta, ma non ora, ora si deve agire, poi se ne dovrà parlare, altro che!) a discettare di uscita dalla UE, di chiusura delle frontiere, per profittare forse che il virus non ha il passaporto … ma si può essere più fessi? Non solo gli italiani? eh, bella soddisfazione!

Una cosa avvilente, davvero sconvolgente. E sorvolo, ma non dovrei, sulle diatribe tra virologi o sedicenti tali, il cui presenzialismo balbettante e sussiegosamente pedagogico, comincia a stancare, anzi, ha stancato, per non parlare della arroganza deteriore di un Massimo Galli, o di altri come lui. Tutti a impugnare l’IO, il proprio superiore superbo IO. Basta parlare, lavorate signori, lavorate; anzi, lavoriamo!

Ma tutta questa sceneggiata è anche provvidenziale. Mi permetto di fare un invito ai miei concittadini, a tutti i miei concittadini. Accendete tutti tutte le TV, le radio, i podcast (non so che siano ma se ne parla, molto), i social, ecc. e seguite minuto per minuto questi dibattiti, questa parole. Non so se Mentana farà la solita maratona, ma certo sarebbe davvero il caso di farla: seguire ora per ora il “dibattito” in Parlamento, magari alternandolo ogni tanto con le faconde conferenze stampa di Gallera e di Fontana. Forse non ci ha pensato?

Perché? Perché alla fine, almeno quegli italiani che non sono così cretini dall’andare in giro a diffondere il virus, come purtroppo fanno in tanti, politicanti inclusi, e che avranno visto e sentito, finalmente si renderanno conto di che razza di ceto politico abbiamo, di che governanti abbiamo, per chiedere loro, dopo ma solo dopo che la crisi sia finita, di andarsene a casa una volta e per tutte: ne abbiamo il potere, i cittadini hanno la possibilità di farlo perché abbiamo il voto e potremmo finalmente usarlo a dovere.
Se non fossero scomparse nell’oceano, questo sarebbe il compito primario delle sardine, che stanno rischiando di diventare l’ennesima massiccia delusione di questo Paese.
E, detto fra di noi, attribuire al Governo intenzioni strane, viste le limitazioni alla libertà, certo gravi ma in gran parte incostituzionali, eventualmente intese e privarcene per sempre, mi sembra improbabile. Non perché non ve ne sia in qualcuno, anche più d’uno, la voglia, ma perché per fortuna in nessuno ce ne è la capacità: Salvini e Renzi inclusi, che già affilano le armi per proporre l’ennesima strampalata aggressione alla Costituzione.

Direte che sono ammattito?
Forse. O forse più semplicemente, arrabbiato.
Sarà perché sono all’antica, ma in un momento come questo, io mi aspetto davvero che tutti noi ci si alzi in piedi a fare ciò che il Governo ci dice, a sostenerlo nelle sue scelte, perfino a borbottare piano (per ora) sulle prevaricazioni para-fasciste, tipo controlli telefonici e ‘governatori’ di Tucumbari. Tutti a fare tutto il possibile per aiutare il Governo, e cioè per aiutarci, a superare questo momento, anche, anzi, meglio se senza sanzioni. Nulla di simile, voglio dire, alla frase sprezzante di Galli della Loggia, quando dice: «come è noto, non si può proprio dire che del senso dello Stato e di senso civico gli italiani siano particolarmente dotati», ma proprio per senso dello Stato e dell’identità culturale.
Solo, suggerirei, facendo ciò che ci chiedono, scriviamoci su un libricino tutto ciò che di male pensiamo di questigovernanti’, per dirglielo chiaramente e a muso duro, dopo: dopo, dopo, a cose finite. Così potrebbe, secondo me potrà, il popolo italiano se non sarà irretito dalla propaganda martellante e saprà ragionare per avere vissuto il dramma sulla propria pelle e fare spallucce sorridendo dello sguardo di pochette perso nell’infinito. Così si fa, così si è sempre fatto nei momenti di crisi, si condivida o meno ciò che chi governa legittimamente (ripeto legittimamente, se no è altra cosa) chiede di fare per difendere il Paese, anche se siamo convinti che sbagliano, che si potrebbe fare diversamente, anche se vederli in TV parlare con la faccia di circostanza, uno quei politicanti li manderebbe a quel paese … ma ora no. Visto che piacciono i paragoni a qualcuno, quando Winston Churchill decise di opporsi fermamente a Hitler, i suoi oppositori, interni al suo stesso partito, tacquero e remarono, riservandosi di fargliela pagare … dopo.

Non voglio, per carità, parlare bene degli inglesi (e, per questo neanche degli italiani e del loro senso civico) e nemmeno portarli ad esempio, visto come si sono comportati, diversamente da noi governanti e governati, anche rispetto al virus, ma voglio dire che in un momento come questo l’unità di azione, se non di intenti, non è doverosa, è naturale, è necessaria. In un Paese civile e moderno, la solidarietà non si manifesta solo cantando alla finestra, ma anche nei fatti, nella concretezza, ivi compresa l’accettazione infastidita ma leale dell’invito a non uscire di casa, dell’invito a stare in quarantena vera, eccetera.

Ma concludo citando una frase, al solito di una lucidità sconcertante di Gianfranco Pasquino, che dopo avere ricordato come nei momenti di crisi un comandante occorre e lo si cerca e gli si obbedisce pur disprezzandone, mi permetto di aggiungere, le capacità e l’etica, e noi ne abbiamo ben donde: «Fino ad ora non è in questione la probabilità di scomparsa della democrazia. La preoccupazione, soprattutto in un regime democratico mai particolarmente brillante nel dibattito pubblico di idee e proposte, raramente capace di informare l’opinione pubblica e di valorizzare i pareri divergenti, riguarda proprio l’erosione degli spazi, la limitazione delle alternative, la propensione a seguire e accettare poche vociIpse dixit. Terminata l’emergenza e sconfitto il coronavirus ci saranno molte scelte difficili da fare. Si dovrà stilare una scala di priorità. Risorse scarse dovranno essere motivatamente assegnate a attività da privilegiare. Non basterà l’autorevolezza di un uomo solo. Soltanto una società che abbia mantenuto l’attenzione alle regole, alle procedure, alla necessità di un confronto potrà agire in maniera soddisfacentemente democratica. Meglio riflettervi già adesso».
Insomma, sarebbe il momento di dimostrare che siamo un popolo … paura eh?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.