mercoledì, Luglio 8

Coronavirus tra burocrazia, surrealismo dell’Io, Europa al passaggio cruciale Fontana e Conte impegnati a comunicare ciascuno il proprio IO fatto inconsapevole struttura e sistema, la burocrazia impegnata a intralciare, l’Europa che o diventa, ora e subito, federale oppure scomparirà

0

Mentre scrivo sento la voce di Attilio Fontana, che tra l’altro, spiega quali sono i sintomi che devono indurre a pensare di avere il coronavirus: didascalico e inconsciamente infantile. L’IO fatto inconsapevole struttura e sistema.
Mentre parla, e la giornalista che lo ‘intervista’ si sprofonda in ringraziamenti e complimenti, il telegiornale va avanti, proiettando, come poi farà spesso durante il giorno, in una parte dello schermo, Conte/pochette, in camicia e cravatta da tipico ‘amerikano’, attraversare un lungo elegante ma stretto corridoio, raggiungere una scrivania e, dando le spalle a un grande quadro, sedervisi dietro pensoso e un po’ aggrottato, non mettere i piedi sulla stessa, ma prendere una penna (a sfera, ma di classe, mi pare una Montblanc … all’altezza della pochette), guardare con competenza dei fogli, accingersi a scrivere qualcosa, ma poi alzare gli occhi e guardarsi in video, autovideo, ma ripreso dall’esterno, di sguincio: quindi, noi sappiamo che lui si sta vedendo e guardando gesticolare, sappiamo che sta comunicando e lui sa che noi sappiamo, ecc., manca solo il mostro che spunta da dietro al quadro. Il surrealismo fatto sistema. Evviva Casalino, o siamo alla farsa? No, capisco, alla farsa purtroppo ci siamo già da tempo, e dunque è tutto Casalino. Ma perché un telegiornale fa una cosa del genere e ripetutamente? Che informazione ci sta dando, quale è il messaggio, perché quel messaggio, ma, specialmente, che c’entra con l’informazione?…tanto più che il filmato è sempre lo stesso e quindi suscita solo domande e, spero, ironie.

Ho letto l’intervista a Angelo Borrelli, secca, precisa, efficace. Altro che Guido Bertolaso, al quale dedica solo una osservazione, a mio modesto parere, durissima, quando dice, a proposito degli “incidenti” di Bertolaso «In quei tempi io sono stato il Ministro delle Finanze di Bertolaso, il mio insegnante, e ho gestito miliardi. Non sono mai andato in galera, credo di meritare la fiducia dei cittadini». Più di così!

Ma, a parte ciò, mi ha colpito la durezza estrema con cui, con parole misurate e composte, ha sottolineato i non pochi errori commessi, in particolare nelle Regioni più colpite, e il dramma dei narcisismi. Il dramma, insomma, del quale anche io ho parlato ripetutamente, di Regioni che si considerano staterelli sovrani e che cercato di andare avanti per conto loro, in deliberata rotta di collisione con lo Stato, addirittura imponendo multe, controllando cellulari.

Il messaggio è chiaro che più chiaro non si può. E il messaggio è alla politica in generale, ma a tutta la politica. Così il sistema non potrà mai funzionare, le linee di comando devono essere chiare e univoche, ma specialmente forti. E anche qui, molto di sfuggita, ma nelle sue sempre poche e molto misurate parole, ogni virgola finisce per avere un significato, lascia cadere sul piatto un tema anche a me molto caro, ne accennavo ieri: l’amministrazione, la burocrazia, che rallenta tutto. Certo, da aggirare, dice Borrelli, attenuando il messaggio, in situazioni di emergenza, ma sempre un ostacolo a tutto. Aggirare, dico, perché non sa, la burocrazia, fare in fretta e se hai da gestire una emergenza non ha tempo da perdere.

Un ostacolo, lo ripeto, non solo causato dalle regole infernali e incomprensibili, ma spesso, anzi quasi sempre, dalle persone, sia quelle che le regole fanno, sia quelle che le regole applicano e molto spesso utilizzano per non fare. Del resto basta leggere o cercare di leggere i DCPM e i decreti e le ordinanze di questi giorni per avere attacchi di orticaria: io, il più delle volte, non ci capisco nulla anche perché nemmeno Pico della Mirandola può ricordare a memoria tutti gli articoli di tutte le leggi vigenti in Italia e i decreti e ordinanze di Regioni, Comuni, Province, capataz vari, amministratori di condominio ecc., e quindi il tutto serve solo a creare problemi ai cittadini e ad impedire ai cittadini di sapere cosa accade su di loro … e non si tratta di una frase sbagliata: ‘su’ di loro, su di noi. È un problema fondamentale di questo Paese, che va affrontato per primo e con decisione, perché così, con questa burocrazia e queste mene protagonistiche, non si va da nessuna parte, o meglio, si va allo spreco, alla inefficienza, al ritardo, conditi da indifferenza e cinismo.

Ora il Governo ha adottato un decreto legge che leggeremo a breve, teso, pare, ad accentrare un po’ di funzioni per coordinare la vivacità locale, ma specialmente, ed era ora, per limitare la pretesa delle Regioni di fare ciascuna ciò che crede, in particolare per quanto riguarda provvedimenti che limitino le libertà fondamentali e i diritti fondamentali, e lo fa proprio in una legge che razionalizza (si spera) proprio quelle limitazioni alle normali libertà individuali. Il decreto è stato ‘illustrato’ col consueto ritardo da Conte in persona, seduto, stavolta, ad un orrendo trabiccolo di vetro e in ‘videoconferenza’ con i giornalisti. Discorso vago e poco esaustivo: un governante dovrebbe dire ‘abbiamo fatto questo e questo e quest’altro’. Ma tant’è, lui è così e, naturalmente, non ha mancato di lamentare la solita fuga di notizie. Sul funzionamento della ‘videoconferenza’, stendiamo un velo pietoso.

Ma, tornando al modo di amministrare questo Paese, io dico per mostrarne talune delle assurdità in nulla mitigate dal Governo, facciamo un esempio banale. Si è deciso di pagare le pensioni in giorni differenti, per evitare gli affollamenti. Ma vi rendete conto? Siamo ancora al pagamento delle pensioni in contanti negli uffici postali, oggi nel 2020 non si è ancora riusciti (cioè non si è voluto!) a pagare le pensioni sui conti correnti e a obbligare -sì, obbligare, qui si può e si deve- le persone a non andare alla posta a prendere i soldi, ma usare le carte di credito, anche per fare la spesa, anche per prendere un caffè. E non mi dite che non si può fare o che la ‘povera vecchina’ non saprebbe come fare. Sono balle e lo sappiamo tutti.
E del resto, solo ora, dopo anni che se ne parla, si realizza ladematerializzzaionedelle ricette mediche … solo un burocrate con le mezze maniche poteva inventare un termine simile, come del resto l’altro, ridicolo, del ‘lavoro agile’ … chi sa che diavolo significa. Quindi, ma pare solo per questo periodo, si fa finalmente la cosa più ovvia si fornisce al paziente un numero e quello va in farmacia a prendere le medicine che corrispondono al numero … con i computer si può, no? Solo in risparmio di carta, credo che si tratterebbe di milioni e tanti anche! Solo che, poi, non è un numero, ma un codice a barre.

Ciò solo per fare degli esempi banali. La burocrazia è questo e nulla sembra indirizzato ad impedirlo, e serve a rallentare, bloccare, impedire, rendere difficoltosoperfino ilmodulo di autocertificazioneper uscire di casa è una complicazione, viene cambiato ogni cinque minuti. E sì, perché c’è un burocrate da qualche parte che pensa che per autocertificare non basta dire ‘io faccio questo … ecco i miei documenti’, e il poliziotto prende nota e via, eh no, bisogna dichiarare di avere visto la legge x e il decreto y e balle simili, e, naturalmente deve tutto ciò essere scritto su un modello (che avrà sicuramente una sigla) se no … non vale! In altri Paesi, si può firmare un assegno su un pezzo di carta qualsiasi, su un uovo, su una pietra, perché è il contenuto che vale, non la forma in cui il contenuto è espresso. Ma vaglielo a fare capire ad un burocrate. A me non capita di uscire di casa in questi giorni, e mi sono allestito da me un ‘modulo’, diciamo così fatto in casa, sarei tentato di uscire apposta per vedere che succede … ma poi penso: ho un sacco di cose da fare, e magari trovo il poliziotto burocrate e mi arresta e poi il giudice burocratone che mi condanna. No, meglio un’altra volta, ora ho altro da fare.
Come noi tutti.

Perché a furia di parlare dei virus, stiamo dimenticando che il mondo va avanti e siamo a un passaggio delicatissimo e fondamentale. Si deve decidere sull’uso dei fondi del MES (ben 450 miliardi!) per le emergenze del virus e sulla istituzione dei tanto discussi eurobond, che il nostro lezioso pochette chiama ‘coronabond’ … così la Merkel non capisce?
È, e sarà con il Consiglio di giovedì, mi pare, non ‘un’, ma ‘ilpassaggio fondamentale per il futuro dell’Europa. Le opposizioni sono fortissime e molto decise.
La gaffe di Christine Lagarde, come ho detto più volte, non è una gaffe, è stato il primo colpo di una bordata e l’apparente marcia indietro (parziale) vi è stata solo perché il virus corre e qualcuno comincia a pensare che un aiuto potrebbe servire anche a lui. Sarà brutto dirlo, ma io credo che se nei prossimi giorni ci sarà una esplosione di virus specie nell’Europa del Nord, la sfangheremo e forse perfino qualche timido eurobond lo troveremo, ma poi l’epidemia finirà e allora si faranno i conti.
Il passaggio, io credo, è cruciale: o si va verso una Europa vera e federale, non solidale, altra sciocchezza che a quanto pare pochette non ha capito che è l’unica parola da non pronunciare perché non si chiede solidarietà -e l’invio di alcuni pazienti in Germania è stato un ulteriore gravissimo imperdonabile errore- ma progresso organizzativo e istituzionale, oppure l’Europa come l’abbiamo conosciuta finora scomparirà, per dare forse il posto ad una Europa del Nord, con una partecipazione secondaria della Francia, e gli altri via.

La partita, secondo me, è questa. I giocatori sono al tavolo, ma noi siamo un giocatore noto per i suoi bluff non per la sua abilità.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.