venerdì, Giugno 5

Coronavirus: soldi a pioggia, superficialità, zero idee INPS fa flop, pochi soldi distribuiti male, e il solito problema del come male si gestiscono finanziamenti che poi dovremo ripagare

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L’episodio ridicolo, ma inammissibile, dell’INPS che, dopo lo strombazzamento del suo nuovo Presidente -messo lì da Giggino dopo avere letteralmente cacciato uno come Tito Boeri, fallisce alla prova delle domande per i 600 euro da fare in linea è purtroppo la fotografia fedele ed agghiacciante del nostro Paese: superficialità, arroganza, incompetenza, accidia, faccia di bronzo, scaricabarile, ambiguità etica, in una parola ipocrisia.
Un errore marchiano, giustificato in maniera infantile con il solito hacker, ma semplicemente frutto della insipienza di chi non ha pensato che l’ondata di domande avrebbe mandato a catafascio il sistema, evidentemente non messo in grado (si può fare, eh, sia chiaro, si può fare, basta pensarci) di resistere all’ondata di richieste.
Ma guardiamo, perfino le Poste Italiane, non certo note come fulmini di efficienza, ci avevano pensato, scaglionando l’accesso degli ‘utenti’ all’incasso delle pensioni. Appunto, almeno ci ha pensato e va bene, ma ancora le pensioni si pagano in contanti allo sportello: un assurdo medievale, indegno, ma specialmente inadatto ad un Paese civile, per di più affetto dal coronavirus.
Ma l’INPS no, il mitico sig. Pasquale Tridico non ci ha pensato, non ci hanno pensato i suoi collaboratori (su cui ovviamente cadrà, sia chiaro, la colpa e magari la punizione), era troppo bella l’occasione di andare in prima pagina e in primo piano in TV a dire ‘guardate come siamo bravi, abbiamo ricevuto diciannove milioni di domande e fra quindici giorni (tanto chi ci crede) paghiamo pure!’, insomma l’occasione di un bel po’ di pubblicità, ha fatto un bel flop. Un mio amico, che ha diritto e fatto la relativa domanda, quando gli ho detto che avrebbe ricevuto i soldi entro il 15 Aprile, ha cominciato a ridere e ancora non smette.

Bene, anzi male, ma tant’è. La risposta dell’INPS, però è stata, per le implicazioni, peggiore del danno, e ne parlo solo perché mi dà la possibilità di affrontare un altro tema, molto più serio, anzi decisivo.

L’INPS, infatti, superata la figuraccia e la probabile sanzione per violazione della privacy, ha ‘inventato’ una soluzione geniale: fino alle 16 del pomeriggio (cioè per la maggior parte della giornata ‘normale’) accedono solo, guardate bene solo, coloro che gestiscono le richieste altrui: insomma i professionisti, ad esempio commercialisti e le organizzazioni che fanno ciò per conto dei cittadini. Anzi, precisa addirittura che «gli utenti di patronato devono accedere dagli appositi servizi di patronato», devono, non possono, devono … e sorvolo sulla lingua manzoniana.

Orbene. Questi pochi, pochissimi soldi, vengono dati a persone che si suppone che siano in difficoltà gravi, anche perché o abbandonati a terra dagli ‘imprenditori’ che li assumevano come stagionali (e spesso in nero, vero?) e che naturalmente si guardano bene dal farlo oggi, oppure sono in bolletta per altri motivi, tra cui quello di non potere guadagnare dato che non possono, è addirittura vietato, lavorare. Per non parlare di tutti quei lavoratori, licenziati o messi in cassa integrazione dai datori di lavoro, che, magari, intanto chiedono soldi allo Stato per ‘riprendersi’ lo stessi, non i lavoratori.
Sorvolato che si sia sulla evidenza per cui un controllo effettivo del buon diritto di chi chiede quei soldi è praticamente impossibile se non altro per il numero, e sorvolato che si sia sul fatto che, una volta di più, invece di agire a favore del lavoro, si agisce distribuendo qualche soldo ai (ex) lavoratori, trovo abbastanza scandaloso che, invece di fare qualcosa per scansionare le domande, da chiunque vengano si sia preferita la via di dare spazio ai ‘professionisti’ che lavorano ‘per conto di …’, per di più sottolineando che così una sola persona gestisce la situazione per molti. Su quest’ultima povera motivazione, sorvolo mi sembra poco credibile, chiedete a un informatico.

La cosa che mi ha colpito è un’altra: si chiede, in pratica, a gente in difficoltà di rivolgersi a professionisti, lo sono a modo loro anche i patronati, per svolgere pratiche che si potrebbero svolgere gratuitamente da soli. E già, perché per generoso che sia il professionista, un tanto dovrà pur chiedere in cambio del servizio. Domanda: è stato richiesto ai medesimi di allegare alla richiesta per conto terzi, anche la ‘fattura’?

Sia chiaro, si tratta di una situazione di emergenza e quel che si vuole, ma il tema è reale e delicato, molto delicato, delicatissimo, perché, al solito, si torna a un tema importantissimo. Quello del modo di finanziare in un momento gravissimo come questo, lo Stato che deve intervenire a sostegno delle imprese e del lavoro … ho già spiegato in precedenza: del lavoro e non (solo) dei lavoratori.

Ciò, in uno Stato che ha 150 miliardi annui di evasione fiscale dei quali quasi 40 solo di evasione IVA. Se non si pagano le tasse, lo Stato non trova denaro per fare le cose necessarie ed estremamente dispendiose che deve fare. Attualmente lo Stato italiano arriverà a stanziare quasi 100 miliardi per intervenire a favore di imprese eccetera: sarà un caso, quasi la cifra della evasione fiscale annuale. E invece se li dovrà procurare sul mercato, cioè se li deve fare prestare, sperando nello spread, aumentando il già mostruoso debito pubblico, che è la principale vera remora all’adozione di misure collettive a livello europeo. E se ci pensate è legittimo avere un po’ di perplessità, viste le nostre (e non solo) abitudini, sia pure in ‘europei’ a dir poco da strapazzo!

Bene. Ma sento circolare strane proposte, specialmente dal duo Salvini-Meloni; sarà un caso, Berlusconi è molto più ‘cauto’. Le proposte sono: un mega condono fiscale e edilizio e una sorta di prestito ad alto tasso di interesse a lunga scadenza e sottoscrivibile solo da italiani. Poi c’è la non proposta (questa è berlusconiana), la minaccia: comunque mai una patrimoniale!

Sul condono, siamo alle solite. ‘Chi ha dato ha dato e i cocci sono suoi’. Io ho pagato tutte le tasse, tu niente, ma tu hai il condono e io resto con un palmo di naso. Idem per l’edilizia, dove salterebbero anche le multe. Non so come solo ascoltare una proposta simile, quando lo Stato deve cercare i soldi supplicando qualcuno a darceli, non generi una sorta di rivolta generalizzata; mi dice un amico di natura molto cinica, che è perché la maggioranza degli italiani le tasse non le paga. Mah!
Sulla ipotesi del prestito, scusate, ma ci state a prendere in giro? A parte che ovviamente non si potrebbe, specie senza autorizzazione della UE, primo, come si può fare a indurre gli italiani a compare quei certificati di credito?, ma, secondo, se danno interessi più alti, chi li paga? e, terzo, alla fine si dovranno restituire. O magari qualcuno pensa a un bel consolidamento del debito, cui evidentemente già ha pensato la affettuosa e amica Commerzbank tedesca.
Ma non solo. È ovvio che una sottoscrizione di oltre 100 miliardi in questo momento è alquanto problematica in Italia da singoli cittadini, magari quelli che prendono i 600 euri, vi pare? E quindi alla fine sarebbero le banche a doverseli comprare … ma poi che prestano alle imprese? noccioline?

Infine, una cattiveria, che mi ronza per la testa, una cattiveria terribile, acida … non so se dirla, ma: insomma, mi colpisce molto la logica interna (per carità, solo interna!) che lega il pasticcio dei professionisti che chiedono soldi per gli altri e le proposte di condono fiscale.
Non c’è nulla da fare: in questo Paese, l’unica cosa che sappiamo fare e proporre, è evadere le tasse o ammiccare a chi le evade.
Perché c’è un’ultima domanda che mi torce lo stomaco … sì sono proprio un cinico, un barbaro … mi chiedo, infatti, se a qualcuno venisse in mente di andare a vedere quanti dei pazienti ricoverati affannosamente in queste tremende settimane, non si siano distrattamente avvalsi della sanità pubblica, senza avervi contribuito.
Ma non accadrà. Anche perché il tutto, le chiacchiere di cui sopra, le preghiere in TV, lo ‘state tutti a casa’, l’‘andrà tutto bene’, le riunioni con e senza Borrelli, con e senza i ‘vertici’ del Sacco, le conferenze allucinate di Gallera-Fontana, il tutti fermi fino al 13 Pasquetta, i libercoli del nuovo bestseller-man Mattia Santori, le onano-conferenze-stampa-senza-stampa-ma-tanto-pure-se-c’è-che-fa di pochette emozionato, i diktat di Giggino, i filosofeggiamenti di Crepet e di Ambra Angiolini o anche di Barbara D’Urso e di altri più o meno sedicenti psichiatri-filosofi-sociologi-virologi-di-successo con stanza con bagno fissa in TV, compresa la moglie di Sapelli, ecc., tutto ciò, dico, accade in presenza di un Governo assolutamente muto, silente, incapace di dire che accadrà dopo, perfino di dire di avere abolito la povertà: incapace, perché non ne ha, e lo si vede, la minima idea.

Se non sbaglio lo ho già scritto, e lo ha detto in queste ore icasticamente Massimo Cacciari: in una situazione come questa lagentenon si aspetta un miracolo, e nemmeno di vedere la Madonna insieme a Salvini: si aspetta che un signore che presume di essere il Presidente del Consiglio e che invece è solo pochette, insieme al Ministro delle finanze, e al Ministro dei lavori pubblici, e al Ministro del Lavoro, si sieda di fronte a noi tutti cittadini attoniti -e, in gran parte, schifati e disillusi (benché spesso ammiccanti a ciò che si può ricavarne)- e dica: domani si fa questo, dopodomani si fa quest’altro, i finanziamenti sono questi, i progetti decisi e in esecuzione sono questi altri, in sei mesi tutti i danni verranno almeno rabberciati, facciamo (non faremo) pagare le tasse a tutti quei fetenti che utilizzano i servizi per i quali non pagano, ecc.
Direbbe Cacciari, se leggesse queste righe ‘di teste di cazzo ce ne sono sempre!’
Cari pochette e compagni: riuscite a capirlo che non può fare tutto Mattarella?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.