domenica, Aprile 5

Coronavirus? ‘Renato pianta una vigna’ “Noi, langhetti e contadini da diverse generazioni, siamo abituati a tenere duro e lavorare con i tempi della campagna, che sono molto più lunghi di quelli cui la vita frenetica del mondo di oggi ragiona ed opera”

0

Ieri in tarda mattinata ho ricevuto una strana email da un mittente a me totalmente sconosciuto. L’oggetto dell’email era ‘Pianta una vigna …’, il mittente (malgrado ricerche mentali impegnative) mi resta totalmente sconosciuto. Tutta una situazione di quelle che ti fanno dire: ‘lascia stare, butta senza aprire, è di sicuro un virus o roba simile’. E però …. la curiosità è una brutta bestia. E la parola ‘vigna’ mi faceva sentire a casa mia, tranquilla, che nulla di brutto poteva essere. Dopo un bel po’, nel pomeriggio, considerato che quella email continuava essere lì, nera, a guardarmi e tentarmi, ho aperto.
Nessun testo, solo un allegato in PDF. Rischio, apro.

Ed ecco che mi trovo

Nella seconda pagina poi, una sorta di didascalia, (fatta per gente di città, ma da un cuore contadino) ‘Renato pianta una vigna’. Un ‘vigna’, non vigneto. Proprio una ‘vigna’, perché per noi vecchi contadini piemontesi è lavigna’, femminile, perché la vigna èmadre’, la vigna partorisce.

 

Grande, grandissimo gesto Renato. A parte il fatto che, dannato Te, mi hai fatto piangere, Bravo! Così si fa. E so anche che a Te non sembra un granchè, ti sembrerà la cosa più normale di questo mondo. E per certi versi è così, perché chi nasce, vive emuore sulla terra, guerre o crisi, chiamatele come volete, in qualche modo le ha metabolizzate più o meno dalla nascita. C’è un tempo per piangere e un tempo per ridere, uno per piantare l’altro per raccogliere. Ci sono annate buone di raccolti che li guardi e non ci credi e ringrazi il buon Dio, e annate cattive, c’è la siccità, la grandine, gli insetti, i cinghiali che ti devastano i campi, e poi però digerisci tutto e domani torni a piantare e sperare.
E pianti vigne, che sai che daranno frutto non prima di qualche anno, fino all’ultimo giorno in cui ti riesci trascinare nei campi. Sai che dopo di te, ci saranno altri a raccogliere. E questa consapevolezza istintiva, normale, è la grande forza che appartiene ai contadini.
Contadini, signori, contadini, ‘campagnin’, quelli che parlano di vigna, il ‘vigneto’ no, quello è roba da imprenditori agricoli, quelli dei business plan, delle convenienze, quelli che con un ditino sull’iphone innaffiano i campi.

Renato, lo so, per te è tutto normale, e gli altri che ti guardano da lontano e non hanno mai preso una vanga in mano, quei poveri cristi per i quali il latte è il succo di vacca, quelli che nel fine settimana vanno nell’agriturismo a vedere mungere le capre, quelli che mica corrono, no, no, fanno footing, o meglio ancora, jogging (pure in questi giorni, poveri imbecilli, che mica possono aspettare che passi la ‘clausura’, come definisce la quarantena la tua Milva, no, perdono la bava poveri), diranno che è unatto di speranza’, perché sai che i bambini fanno oh. No! No! No! Non in quel senso. E’ speranza, ma è quella congenita di quelli che vivono sulla terra e della terra. ‘Al campagninnasce già con la speranza nella sua carne, non conosce la non-speranza, vive di speranza, è un galeotto costretto a sperare, sa che tutto passa e tutto viene, ma la terra resta. E’ quella di coloro che hanno la consapevolezza di essere solo piccoli servitori del Creato, quella Terra che se la smettono di stuprarla ci sarà domani come c’è oggi, che oggi si pianta e domani noi o altri raccoglieranno.

Non mi sono trattenuta, ho adocchiato un numero di cellulare in chiusura di locandina e ho mandato un messaggio. Ed ecco Milva. Che così mi risponde “Noi, langhetti e contadini da diverse generazioni, siamo abituati a tenere duro e lavorare con i tempi della campagna, che sono molto più lunghi di quelli cui la vita frenetica del mondo di oggi ragiona ed opera. Quella sarà la vigna più bella che avremo mai fatto in 27 anni di attività per conto nostro, perché rappresenta il sogno di una vita: acquistare il terreno, sistemarlo e piantarlo tra mille difficoltà. E contro tutte le ragioni che ci fanno rallentare, specie in questo periodo. Non so se siamo più coraggiosi o incoscienti, ma vogliamo farlo e lo faremo. Infatti ora Renato, io e le nostre figlie ci stiamo piantando una bella bordura di ginestre (simbolo della rinascita della natura in condizioni avverse e tra le pietre) e rose rosse (simbolo dell’amore e della passione). Non so chi sia lei, ma la ringrazio tanto e vorrei tanto poterla conoscere e mostrarle la famosa vigna ‘della speranza’”.
Ecco, Milva ha detto perfettamente tutto quel che ho provato sbrodolare io, leggete parola per parola, masticatela, digerite il tutto e andate a piantare vigne, ritroverete il senso del tutto.

Milva mi ha anche mandato questa foto.

Ora basta Renato, dammi un bicchiere di Barbaresco, mi è venuta sete.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore