domenica, Gennaio 17

Coronavirus: questo è il momento giusto per l’Europa Potrebbe essere il momento irripetibile, perchè l’Europa riscriva il patto di stabilità e, anzi, prenda in mano centralmente l’economia e la stessa sanità, fino ad arrivare ai tanto sospirati eurobond

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Basta metterli a confronto i due documenti, per capire quanto sia facile parlare e meno facile fare. La lettera ‘ordine’ di Attilio Fontana in mezza pagina dice di chiudere tutto. Giuseppe Conte, da parte sua, scrive un decreto di quattro pagine. Ma naturalmente non basta, non basta mai, perché, lo ripeto ancora, ma a quanto pare non sono il solo a pensarla così, il problema è di apparire, di apparire quello che decide. E infatti il dis-infettato Fontana, non trova di meglio da fare che replicare alla lugubre conferenza-non-stampa di pochette con una allegra conferenza stampa, con giornalisti vivi, per dire con aria di sufficienza che, sì, non è male, ma ci sono alcune cose da precisare e da migliorare e da aggiungere, cose che indicherà a questo Governo di discoli: 6-, neanche il canonico 7+ di Cochi e Renato.

È vero, come scrive qualcuno, che questo Governo è sempre alla rincorsa, è sempre un passo indietro, ‘insegue’, cioè continua a fare l’unica cosa che non dovrebbe, che non deve fare: continua a arrivare dopo, a lasciare l’iniziativa ad altri. Anche con uscite ridicole, come Matteo Salvini che, dopo ‘avere passato tutta la notte a leggere il decreto’ -manco la prima elementare!- protesta perché le profumerie restano aperte uno scandalo, e da ciò deduce che ci sono lavoratori di serie A e di serie B. L’ho detto e ripetuto, è come per il calcio: siamo tutti allenatori, dopo, e mai perdere l’occasione per fare del populismo di bassa … Lega! Uscite ridicole, che però finiscono per lasciare il segno, se non altro del fatto che pochette, dopo le indicazioni di Fontana-Salvini-Zaia-Meloni, per tacere di Renzi, fa quello che gli dicono.

Duole dirlo, perché Mattarella ha fatto di tutto per dare forza al Governo, per legittimarlo come l’unico in grado di decidere, se non altro perché dotato di una visione più ampia, per spingerlo ad agire a prendere l’iniziativa e il bastone del comando, ma il Governo, e in particolare Conte/pochette, non ha saputo farlo, non ci ha nemmeno provato. Perché pochette media sempre? Duole dirlo, no tanto più che qui non c’è da mediare ma da agire, ma semplicemente perché non sa farlo. E tentenna se nominare o meno un supercommissario, su suggerimento naturalmente dei predetti, una entità inutile, ridondante, un altro grillo parlante in scena, un’altra perdita di prestigio del Governo, perdita di autorevolezza.

E, allora, ci si può mettere una pietra sopra: l’Italia è spezzettata tra tanti piccoli ras, un po’ ridicoli, e che alla fine creano più danni che altro, ma tant’è, non ne parliamo più.
E intanto, scoppiano, come prevedibile, i più virulenti e unilaterali corporativismi: perché noi poveri tabaccai dobbiamo stare aperti e i profumieri no, e i mitici eroici medici, vogliono le mascherine e visitano solo su appuntamento, e i metalmeccanici che si sentono senza protezione e attenzione adeguata, poi protesteranno tutti quando saranno licenziati o chiuderanno le botteghe. Siamo alle solite: tutti eroici e generosi in favore di telecamera, tutti, dopo, ognuno per sé. Questo Fontana ecc., non lo avevano previsto? … o ci contavano.

Ma il Governo, posto che esista, posto cioè che Conte voglia fare ciò che dice di voler fare: essere l’uomo del futuro come immagina Marco da Milano, l’uomo che si prepara a succedere a Mattarella -mah, dio ci scampi- se davvero spera di essere così, allora almeno sull’altro terreno che gli resta, l’unico che gli resta, dovrebbe agire. Mi riferisco all’economia.

Perché il fatto evidente, ovvio, è che, ammesso pure che questa situazione pazzesca durisoloun altro mese (come del resto è stato in Cina) l’Italia ne uscirà economicamente a pezzi. Sia perché un mese o più di mancati guadagni per tutta quella parte debolissima della nostra economia che vive del giorno per giorno, potrà determinare chiusure a raffica di imprese piccole e piccolissime, specie del commercio, dove i capitali investiti non sono certo molti.
L’industria, quella vera, forse ha maggiori possibilità di recupero, anche perché alla fine il Governo ha seguito le volontà di Confindustria e non ha bloccato le imprese.
E qui, l’unica cosa da evitare come la peste, credo che sia la solita pioggia di regalie, che finiscono per non produrre risultato alcuno ma solo avvantaggiare chi fingerà di ‘elargire’. Sento invece proprio questo: interventi per permettere cassa integrazione in più, sussidi in più, compensazioni, perfino per i professionisti che non hanno guadagnato e ai quali ‘regalare’ un tot al mese.

Eppure, avere avuto il coraggio di puntare su una cifra enorme, ben 25 miliardi, quando mai si è vista una cifra del genere in una finanziaria, va premiato, ma va anche trasformato in una occasione. Dice, giustamente Stiglitz che sarebbe assurdo se l’Europa si mettesse a contare i peli e attenersi ai parametri di Maastricht. E d’accordo, quelli sono numeri scelti un po’ a caso, si dice, che non corrispondono a esigenze effettive dell’economia. Però, il problema resta: i debiti si devono pagare, e se uno Stato non ce la fa, fallisce e il fallimento lo pagano i cittadini.

E allora, intanto siamo realisti: oggi come oggi siamo apparentemente solo noi italiani nei guai, ma ogni giorno appare più evidente che anche altri Stati della UE sono sull’orlo di un problema del genere, come già la Francia, la Germania, il Belgio, ecc. Ma se è così, questo è il momento per ottenere che l’Europa riscriva il patto di stabilità e, anzi, prenda in mano centralmente l’economia e la stessa sanità, fino ad arrivare ai tanto sospirati eurobond, che aiuterebbero enormemente le economie europee, specie dopo l’uscita della Gran Bretagna.
Potrebbe essere il momento buono, un momento irripetibile, perché chiunque ragioni con la testa e non con altre parti del corpo, capisce che solo una Europa unita e coesa ha una speranza di esistere in un mercato globale, dove l’Europa ha due nemici potentissimi, gli USA e la Russia, e si appresta a trovarsene tra poco un altro ancora più aggressivo e furioso, la Cina, che di sciacallaggio ne ha subito non poco.
Se gli Stati europei non lo capiscono, vanno verso la distruzione. So bene che capirlo è difficile in un’epoca di nazionalismi deteriori, ma in questo momento (credo di non sbagliare) in Europa serpeggia il terrore, e non solo per il virus. Certo, ci vorrebbero politici lungimiranti e capaci e, sorvolando su pochette, un Macron che porta la moglie al teatro mentre impazza il virus e mentre il suo amico Haftar massacra la gente in Libia, non dà molto l’idea della lungimiranza, specie quando poi fa una rapida, e arrogante, marcia indietro; la Germania non più della Merkel è sempre più a destra, ma anche sempre più in crisi economica e, chi sa, potrebbe diventare un po’, giusto un po’ meno arrogante e violenta. E non parliamo degli altri Stati.

È però evidente che se tutto si riduce a unquantitative easinga scartamento ridotto, stiamo freschi. Anzi, Christine Lagarde ha affossato i mercati, con commenti sciocchi e poco competenti se non sprezzanti, con particolare riferimento al fatto che noi italiani stiamo subendo lo spread maggiore.
Se la Lagarde, guarda caso francese, vuole fare fallire l’Europa, ci riuscirà alla perfezione, tanto più che scatena gli attacchi interessati dei nostri sciocchi sovranisti, che solo questo aspettavano. E il Governo? Silenzio, pochette ha altro da fare: deve intervenire Mattarella una volta di più. Che aspetta pochette a tornare all’Università? oltre alla pietà per i suoi studenti. Solo che loro, gli studenti, possono cambiare Università, noi non possiamo cambiare Stato.

Sul piano interno, sarebbe il momento di suscitare solidarietà e cooperazione, senso, cioè, consapevolezza del mutuo pericolo e della necessità di soccorrersi a vicenda. Per esempio, lungi dal ‘compensare’ le aziende, specie piccole, per i danni subiti facilitando i licenziamenti e gli ammortizzatori sociali, si dovrebbe, penso, pretendere dalle aziende di non licenziare e solo così in cambio ricevere aiuti per rilanciarsi.

Ma il discorso sarebbe lungo e non ho competenze economiche sufficienti. Stiglitz, dice giustamente che questo è il momento di buttare all’aria il Patto di stabilità e investire a più non posso nella economia verde, attualmente solo una frase, ma, mi permetto di aggiungere, collettivamente e ‘lodevolmente’: si finanzia chi è onesto, paga le tasse e assume non in nero. Quindi in una Europa aperta, apertissima: il coronavirus ha dimostrato che se ne frega delle frontiere e che solo una lotta coordinata può fermarlo. Solo Salvini e la Meloni possono pensare che il virus non arriva se chiudiamo le frontiere e facciamo ognuno per sé!
Immaginare pochette fare una cosa simile è surreale e, mi permetto di dire, forse sarebbe davvero venuto il momento di pensare a sostituirlo. Il problema è con chi, in questo Paese culturalmente e umanamente allo sfascio, per non parlare delle competenze … ah, sardine, che fine avete fatto?

Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, dice una cosa del genere, seccamente, a muso duro, proprio ieri 12 Marzo, affermando che i milanesi faranno di tutto per riprendersi da sé, per rilanciarsi da sé, per creare un fondo di mutuo soccorso, appunto quello che dovrebbe fare lo Stato, per rilanciare l’economia, passando attraverso l’occupazione.
Questa è la strada che dovrebbe percorrere l’Italia, con l’aiuto e dentro l’Europa che è la nostra unica salvezza. Ma un ceto politico, per non dire un uomo politico, capace e interessato a farlo, temo proprio che non ci sia, o forse sia troppo defilato per avere chance.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.