mercoledì, Ottobre 28

Coronavirus: psicodramma delle istituzioni Fino a quando il Paese potrà reggere e sopportare un simile stress? Dopo un’iniziale, blanda frenata, ecco che il tiro al bersaglio contro il Governo di Giuseppe Conte riprende

0

Catastrofico. Evoca scenari da apocalisse. D’accordo: il leader della Lega Matteo Salvini è all’opposizione, e tira acqua al suo mulino; e pazienza se gli appelli al senso di responsabilità, alla ‘misura’, vanno a farsi benedire. Del resto il personaggio è noto per menar fendenti di sciabola, e non ‘ricama’ di fioretto. Ecco così il ‘bau bau’ di giornata: «Quando, grazie ai nostri straordinari medici, ricercatori, infermieri e operatori sanitari, il virus sarà sconfitto, il diritto al lavoro sarà fondamentale, perché per colpa di questa confusione e dell’immagine che si dà dell’Italia nel mondo, milioni di italiani rischiano di non avere più pane da dare ai loro figli».

Che il Paese stia attraversando un periodo delicato e di crisi, è fuor di dubbio; alla preesistente situazione, mancava solo l’emergenza Coronavirus, e la paralisi di Lombardia e parte di Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna, vale a dire buona parte della spina dorsale del Paese. Fuor di dubbio anche che proprio in questo momento l’Esecutivo dovrebbe mostrare freddezza, lucidità, lungimiranza, capacità di fare scelte, anche impopolari, per non essere anti-popolari. Da questo punto di vista, le prove fino a questo momento mostrate, sono in buona misura, insufficienti e insoddisfacenti. E’ dovuto perfino scendere in campo il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con un messaggio rivolto al Paese. Messaggio servito per tranquillizzare gli animi, nei limiti angusti di un impegno contro un ‘nemico’ che non si conosce e non si sa come debellare; ma soprattutto per sopire le polemiche che un centro-destra agguerrito e l’Italia Viva di Matteo Renzi si preparavano a sferrare. Il Quirinale, dunque, puntella palazzo Chigi, consapevole che in un momento delicato come questo non ci si può permettere crisi di sorta. Già si vive in una sorta di ‘regime’ dove le principali istituzioni (Parlamento, ma anche il potere giudiziario) si sono di fatto auto-sospese. Ci mancherebbe solo la messa in discussione dell’Esecutivo. Al di là di tutto: fino a quando il Paese potrà reggere e sopportare un simile stress?

Tuttavia, dopo un’iniziale (e tutto sommato blanda) frenata, ecco che il tiro al bersaglio contro il Governo di Giuseppe Conte riprende; anche se sembra di assistere alla scenetta del poliziotto ‘buono’ e di quello ‘cattivo’.

Forza Italia, infatti, con il suo leader Silvio Berlusconi, asserragliato per cautela nella villa della figlia Marina, incarna l’opposizione più ‘ragionevole’, disposta al dialogo, anche se con il coordinatore Antonio Tajani pretende che questo ruolo le venga ufficialmente riconosciuto. Salvini, come da tradizione, è flamboyant (anche se a debiti conti, tanto fumo, poco arrosto). L’altra leader del centro-destra, Giorgia Meloni (in crescente consenso a voler dare credito ai sondaggi), si colloca in una situazione di mezzo: polemicheresponsabili’, si potrebbe dire.
Ha comunque buon gioco, Salvini, a rendersi interprete delle domande che un po’ tutti si pongono: «Chi può fare cosa? Dove si può andare? Chi può lavorare? Cosa si può trasportare? Chi può aprire e chi deve chiudere? Chi può viaggiare? E i lavoratori pendolari? E chi vive sul confine? E i frontalieri con l’estero? E gli animali? E i prodotti agricoli? Quando rimborseranno aziende e negozi? Le fabbriche aprono o no? Le merci possono attraversare i confini interni? E l’Europa che fa?».
Meno aspra nei toni, comunque severa nel contenuto, Giorgia Meloni:«Il decreto coronavirus è stato gestito malissimo. Dopo aver scatenato il panico tra i cittadini evitiamo di scatenare il panico pure tra gli investitori». Suggerisce misure per far fronte all’epidemia, affinché anche l’economia riesca a respirare senza ventilatore; per restare in tema chiede che si tiri fuori l’Italia dalla terapia intensiva: «Il governo ora adotti tutti i provvedimenti possibili per impedire che la speculazione finanziaria metta in ginocchio la Nazione. Valuti se sospendere le contrattazioni di Borsa per dare modo di metabolizzare gli ultimi provvedimenti e frenare i comportamenti più irrazionali».
Soluzione apparentemente ragionevole, anche se in realtà la chiusura della Borsa, costituirebbe l’ennesimo segnale di un Paese arrivato al capolinea, che getta la spugna. Un effetto controproducente, insomma; e proprio in un momento in cui occorrono ulteriori iniezioni di fiducia.

C’è poi il giallo della fuga di notizie da palazzo Chigi. Giallo fino a un certo punto. La famosa bozza che preannunciava le drastiche misure poi adottate, circolava già dal tardo pomeriggio: con ore di anticipo rispetto ai lanci diffusi dalle agenzie, circolavano i dettagli sulla bozza che di fatto mette in quarantena la Lombardia e altre undici province. Quando era ancora in corso la trattativa tra il Governo e le regioni, ecco che una ‘manina’ si premura di rendere noto il testo; come già accaduto in occasione del decreto che dispone la chiusura delle scuole in tutto il Paese. Quasi a voler mettere con le spalle al muro dubbiosi e perplessi, far loro trovare un dato di fatto da cui non si può più tornare indietro. Boatos, certamente; ma forse non lontani dal vero. Anche se la pratica attuazione del decreto, e in particolare la riduzione al minimo della mobilità nell’area produttiva più importante del Paese, è una sorta di impresa impossibile.

E’ un fatto, comunque, che l’operato di questa talpa alimenta sospetti, diffidenza, incertezza, sfiducia; e di pari passo il caos, che si aggiunge al caos già esistente. La ‘CNN’, nel suo sito ha indicato la ‘sua’ fonte: «The text of the draft proposal sent to CNN by the press office of the Lombardy regional authority says that people in Lombardy and other 11 provinces». In realtà il testo da molto prima era in circolazione. Ne erano in possesso la maggior parte delle redazioni politiche, ottenuto da altre fonti istituzionali, romane e regionali.

Il risultato non è stato dei più brillanti. Aver annunciato solo a notte fonda una conferenza stampa nel corso della quale si sono annunciate misure già note, è stata operazione malaccorta e goffa. Nel frattempo le ansiogene immagini dalle stazioni con i treni presi d’assalto pur di lasciare le ‘zone rosse’, nel timore di finir ‘sequestrati’; con finale ciliegina: la ‘serrata’ -al di là della sua praticabilità concreta- richiede la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, e quindi tempi più dilatati; e alcuni presidenti di Regione (Puglia, Calabria) operano motu proprio, e non si sa con che mezzi, per mettere in quarantena i viaggiatori ‘provenienti dal Nord’…

Può benissimo essere che tutto questo enorme pasticcio sia frutto e risultato di pura imbecillità. Non lo si può escludere, dal momento che la madre dei cretini non conosce anticoncezionali, e prolifera più di conigli e topi. Anche in un recente passato si è assistito a sconcertanti manifestazioni di arrogante imbecillità; non si può, tuttavia, escludere che vi sia un’intelligenza e unmetodo’ in tutto quello che accade. La fuga di notizie potrebbe essere l’ennesimo episodio della sorda lotta senza esclusione di colpi tra la Lega e il Governo PD-M5S-Leu. Nel corso della sua conferenza stampa notturna Conte ha provato a lanciare messaggi distensivi; fa sapere che incontrerà le opposizioni, e farà sue alcune proposte del centro-destra. Belletto che non nasconde le rughe. E’ in corso un vero e proprio psicodramma delle istituzioni. A questo punto è lecito aspettarsi altri ‘colpi’. Siano una semina di imbecillità o di calcolo politico, il risultato concreto non muta; e sarà comunque devastante.
Questa per ora la situazione; questi i fatti.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore