sabato, Ottobre 24

Coronavirus: politica tutto fuorchè autorevole, una volta di più serve Mattarella Tutto è solo comunicazione, sempre più scadente. La completa assenza di autorevolezza di questi squallidi personaggi pesa terribilmente. Poi …. una volta di più, prende il timone il Presidente della Repubblica

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Tutti presi come siamo dalle vicende del coronavirus, e ora dal messaggio di Sergio Mattarella, sotto l’impressione del video-messaggio su Facebook di Giuseppe Conte, ovvero pochette, che ci annuncia l’importanza del suo pensiero e della sua azione, molti si sono fatti sfuggire la notizia più importante e sconvolgente del giorno … anzi, del mese.

La notizia emerge secca e virilmente senza fronzoli da un comunicato di Forza Italia che riporto testualmente a scanso di equivoci e false interpretazioni, tanto più che proprio ad evitare ciò è stato redatto: «Dopo l’articolo di ‘Diva e Donna’ di questa mattina si sono scatenati i soliti pettegolezzi intorno al Presidente Silvio Berlusconi e alla signora Francesca Pascale. Appare quindi opportuno riconfermare che continua a sussistere un rapporto di affetto e di vera e profonda amicizia fra il Presidente Silvio Berlusconi e la signora Francesca Pascale, ma che non vi è fra loro alcuna relazione sentimentale o di coppia. È quindi di ogni evidenza, che tutte le illazioni che vengono prospettate al riguardo sono fuorvianti e del tutto inesistenti».
Che relazione c’è, direte voi tra le due cose?

Una e una sola, strettissima. Sono la prova palmare della sciatteria, volgarità, superficialità, faciloneria, inconcludenza, narcisismo e quant’altro di un ceto politico del quale veramente non se ne può più, un ceto politico, per di più, che per una volta che agisce perfino con coraggio, si affanna disperato a cercare giustificazioni da parte di altri, l’‘evidenza scientifica’ della quale «c’è un verbale» afferma tremebondo Misiani, ‘carta canta’ direbbe Di Pietro.

Non capire, non in un momento come questo ma in qualsiasi momento, che degli amori o mancati amori o transumanze amorose o infine trasmigrazioni di genere dei nostri più o meno lascivi politicanti non ce ne importa nulla, è imperdonabile. Politicamente imperdonabile, perché rivela il livello culturale e umano, nonché dei predetti politicanti, di chi di queste cose parla invece di cestinare le notizie e i comunicati stampa: cestinare non confinare in quarta pagina o in diciottesima.
Tanto più che mai si riesce ad uscire non solo dalla sciatteria, ma principalmente dalle inutilità narcisistica del messaggio. Che c’entrano con le loro funzioni e attività politiche, gli amori ondivaghi di Berlusconi, le delusioni amorose della Boschi, i ritrovamenti affettivi di pochette, le tendenze sessuali di Casalino e le aperture omnivalenti della Schlein? Che c’entrano, dico, non che ci importa. Eh sì, perché di gente che legge avidamente e commenta più o meno salacemente queste notizie ce ne è a bizeffe, ma è proprio questo il punto: mescolare messaggi del genere con messaggi politici svilisce la politica, la porta nei cortili dello sbarazzo della gente, che a quel punto non distingue più ciò che conta, ciò che si fa e si deve fare, dal pettegolezzo fine a sé stesso. La politica, che dovrebbe essere non dico nobile, che è ridicolo, ma seria e responsabile assunzione degli interessi collettivi sulle proprie spalle, ovviamente per desiderio di potere ma anche di realizzare, viene portata al livello di un pettegolezzo da cortile: che autorevolezza ha più un politicante che invece di mostrare le sue idee e le cose che sa fare, mostra le sue camere da letto
O mostra, ecco il collegamento, il proprio narcisismo deteriore e paraerotico, con comunicazioni tramite Facebook più o meno auto-prodotte?

Facebook è uno strumento di comunicazione personale soggettivo, che se usato per comunicare notizie o scelte politiche diviene un modo ammiccante per illudersi di creare un rapporto diretto, personale, amichevole e quindi allusivo, con il cittadino. Ma, facendo così, si perde l’autorevolezza, il senso dello Stato

E lo si fa deliberatamente, perché così si può sempre scindere la comunicazione ‘personale’ da quella ‘collettiva’, pubblica. E, nel caso di pochette, si fa di peggio, perché si aggiunge ad una comunicazione ufficiale sciatta, quasi infastidita, d’obbligo, una comunicazione ‘diretta’ e ammiccante. Si cerca di creare un rapporto diretto tra il politicante di turno e il singolo elettore, ma si rinuncia deliberatamente, al messaggio ufficiale, magari paludato, ma formale, scandito per tutti, di nuovo autorevole. Quando poi, si parla all’elettore via Facebook, con alle spalle bandiere, si commette anche uno ‘sbrego’ grave, grave e irreparabile.

La politica diventa una sorta di fatto personale, individuale, diventa scena, e non messaggio, rischia anche di diventare ridicola, ma straccia l’autorevole ufficialità, per sostituirla o con il protagonismo acritico e fascisteggiante, o con il messaggio emotivo e fuorviante, come la comunicazione drammatizzata (e, permettetemi, ridicola) della Regione Lombardia con gli assessori, un po’ annebbiati (la calza di seta sugli obiettivi!), che si passano la linea a vicenda dai propri uffici dove sono auto-reclusi: è il dramma in prima serata, un Ibsen sciatto e provinciale, ripeto scusatemi, ridicolo e quindi, ancora una volta, tutto fuorchè autorevole.

Che è, l’autorevolezza, ciò che manca, da tempo, da molto tempo, alla nostra politica, forse non c’è mai stata dopo i tempi eroici di Umberto Terracini, Palmiero Togliatti, Alcide De Gasperi, Pietro Nenni (quattro nomi a caso, beninteso), delle cui abitudini sessuali nulla abbiamo mai saputo, né nulla mai ci è venuto in mente di voler sapere, ma delle cui idee e azioni abbiamo discusso, valutato e visto gli atti.
Oggi gli atti non ci sono più. Tutto è solo comunicazione, sempre più scadente, e non solo quella inaugurata da un guitto diventato ‘ispiratore’ di politica volgare e aggressiva, facendo scuola.
La conseguenza, però, è grave e ci colpisce tutti.

Perché la completa assenza di autorevolezza di questi squallidi personaggi, spesso sconclusionati e illetterati, in questo momento pesa terribilmente sul Paese, che assiste attonito e poco convinto a scelte mal motivate: ecco rispetto alle quali la prima cosa che viene in mente a tutti (credo di poterlo dire con ragionevole certezza) non è la gravità della cosa e l’invito a prenderla sul serio e ad avere una ragionevole paura e cioè prudenza, ma la domanda se la politica ha forzato la scienza o viceversa, se gli stellini erano in disaccordo, se è un colpo indirizzato a togliere armi a Matteo (Salvini) o a prevenire azioni divisive di Matteo (Renzi) o … perché alla fine sotto sotto (in attesa che ce lo vengano a dire a gran voce Dibba, la Lombardi, Crimi e chi sa chi altri) la domanda che serpeggia non pronunciata, ma sussurrata allusa ammiccata, la domanda è chi ci guadagna, chi … c’è dietro!

Ma poi, una volta di più, prende il timone il Presidente della Repubblica. Poche parole, serene, chiare, nette, con l’invito desolato a collaborare e il richiamo alla funzione del Governo, cioè dello Stato, lo Stato con la ‘S’ maiuscola, senza mascherine, senza esitazioni, senza allusioni a mangiatori di topi, fermo sulle competenze. In una parola, una volta di più Mattarella deve sostituire Conte, e i suoi collaboratori recalcitranti, provinciali, inetti, come lui del resto.
Non vedo come, quando questa storia sarà finita, si possa procrastinare anche di una sola ora, una profonda riconsiderazione di questo Governo.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.