sabato, Luglio 11

Coronavirus: occasione per rifondare i valori su cui fondare i sistemi educativi del XXI secolo A colloquio con il Professor Marco Braghero: i giovani, l’educazione del futuro per un futuro alla ricerca di una nuova narrazione

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Trasformare la crisi del coronavirus Covid-19 “in una occasione, forse irripetibile, di lasciare un’impronta positiva alle future generazioni e al pianeta”. Si chiude così lo ‘spesso’ colloquio che abbiamo avuto l’occasione di fare con il Professor Marco Braghero.
Dopo la riflessione di ieri sulla pandemia quale grande occasione per ritrovare ‘il tempo perduto’, il Covid-19 quale acceleratore di processi innovativi,ma anche le ‘fragilità’, gli ‘anziani’, oggi affrontiamo uno dei temi più scottanti al centro del futuro che ci attende, ovvero i giovanil’educazione. In questo ragionamento si riversa tutta la lunga esperienza di Braghero quale educatore e neuroscienziato.
Marco Braghero, infatti, è Coordinatore scientifico e docente nel corso di Perfezionamento sulle ‘Pratiche dialogiche nelle organizzazioni complesse’ dell’Università di Pisa – Medicina; Docente Master in Neuroscienze, Mindfulness Pratiche Contemplative Università di Pisa – Medicina; Docente di pratiche dialogiche SUPSI Università di Lugano Svizzera; PhD Ricercatore presso l’Università Jyväskylä, Finlandia dipartimento di Psicologia; Co-Founder DPC&M Dialogical Practices Coaching & Mindfulness.

Professore, abbiamo visto recentemente una interessante indagine che ci racconta i giovani italiani nel tempo del coronavirus. Francamente ci sono sembrati migliori di quel che pensassimo fino a qualche mese fa. Lei che ne pensa e come commenta questi dati?

L’indagine mette in evidenza l’aspetto fortemente valoriale dei nostri giovani. Aspetto che forse il mondo adulto, fino ad ora, non è stato capace di vedere, intercettare e ascoltare. La riscoperta della importanza delle relazioni familiari, della casa come luogo in cui crescere e condividere emozioni, passioni, desideri, unita alla riscoperta della scuola e dei propri docenti come adulti che hanno valori, e non solo nozioni, da condividere. Docenti come ‘veri’ esperti del quotidiano, con le loro fragilità e il loro entusiasmo contagioso. Ecco credo stia avvenendo un gioioso contagio intergenerazionale e si stiano mettendo le basi per una ‘nuova alleanza educativa’ di cui si sentiva il bisogno.

In questi giorni abbiamo pubblicato questo intervento. L’Autore si pone delle domande sull’insegnamento sulle quali forse sarebbe utile riflettere.

Mi occupo di sistemi educativi da oltre 25 anni, sono un curioso dei sistemi educativi, mi affascinano. Ne ho vissuti direttamente alcuni oltre a quello italiano, quello afghano, ho contribuito alla sua ricostruzione dal 2002 al 2010, quello finlandese dal 2013 ad oggi, quello svizzero negli ultimi quattro anni, inoltre sono stato membro del Consello Internacional do Foro Mundial de Educación. Tutti i sistemi educativi, chi più chi meno, si trovano in una vera e propria emergenza educativa. Sono d’accordo con Cattaneo e Torrero quando dicono: «che la scuola oggi debba innanzitutto educare, e che possa istruire solo educando, è una affermazione rivoluzionaria […]. L’idea che la scuola debba innanzitutto educare ha dunque il pregio di cogliere il problema alla radice, ma richiede uno sforzo ideativo e organizzativo inaudito. Cosa vuol dire educare il cuore di una generazione di ragazzi inariditi dal mondo della tecnica e dei consumi?». Dobbiamo rifondare i valori su cui fondare i sistemi educativi del XXI secolo, forse questa è una buona occasione, come detto per accelerare il processo.

L’umanità sta vivendo rivoluzioni senza precedenti, tutte le nostre vecchie storie stanno andando in frantumi, e nessuna nuova narrazione è finora emersa per prenderne il posto. Insegnare è comunque un lavoro affascinante, intriso di passione, coraggio, pazienza, sapienza. Non tutti coloro che insegnano sono in grado di farlo, è vero. Come è vero che spesso, molto spesso, il reclutamento, la formazione in ingresso e in itinere non è adeguata alla contemporanea complessità. Recuperare il senso profondo e la responsabilità dei processi di insegnamento-apprendimento è una delle priorità da perseguire. Investire nella scuola, nella ricerca, nell’alta formazione questa è la sfida. In questa difficile situazione abbiamo potuto riconoscere l’importanza della bistrattata scuola pubblica, l’importanza per i ragazzi e le famiglie della gran parte dei docenti. Docenti che sono stati capaci di reinventarsi senza averne avuto né il tempo, né la formazione, né gli strumenti e neppure le indicazioni che sono arrivate tardivamente.

Per quanto concerne le dinamiche di potere è bene considerare che queste sono presenti in ogni organizzazione, compresa la famiglia, così come i conflitti e le comunicazioni difficili e stressanti. Anche in questo la scuola può essere palestra di vita e sviluppo di life skills e competenze trasversali. Comunque entrando nel merito delle ‘questioni di potere’ poste dall’articolo citato nella sua domanda ritengo che questo tema sia un tema datato, un tema che fino agli anni novanta aveva un senso evocare e approfondire, oggi molto, molto meno. Non credo che le questioni di potere siano un’emergenza e neppure un’urgenza dei sistemi educativi, tanto meno del nostro. Sono stati fatti molti passi in avanti, basti citare il Decreto del Presidente della Repubblica, DPR 24 giugno 1998, n. 249 e suoi aggiornamenti, le sanzioni alternative, gli organi di garanzia e la continua ricerca di nuovi percorsi per generare una nuova alleanza educativa, come il ‘patto di corresponsabilità’. Anche l’alternanza scuola-lavoro e la didattica fondata sulle competenze e i compiti di realtà ha contribuito a modificare i rapporti di potere. Credo che le emergenze siano altre: il reclutamento e la formazione dei Dirigenti e dei Docenti, in ingresso e in itinire; la riorganizzazione del sistema scuola a partire dallo sviluppo dell’autonomia delle singole istituzioni scolastiche così come riconosciuto dal titolo V della Costituzione art. 117, dare piena attuazione degli articoli 3, 33, 34 e 35 della Costituzione e ovviamente iniziare a investire seriamente nella scuola e nella ricerca: considerare la scuola, l’educazione, la ricerca e l’università non più spese bensì investimenti.

Gli studenti tutto d’un tratto si sono dovuti adattare alla scuola virtuale. Quale il bilancio di questa esperienza? E: cosa entrerà nella scuola del futuro?

È ancora troppo presto per poter fare una valutazione attenta e precisa della DAD (Didattica a Distanza). Quello che si può constatare è che, come d’altra parte in altre parti del mondo, la didattica a distanza si può fare! Non solo gli studenti si sono dovuti adattare, ma anche e soprattutto i docenti, alcuni dei quali ancora ‘analfabeti informatici’ e, in tempi ‘normali’, molto resistenti alle innovazioni tecnologiche. La risposta complessiva dai vari rilevamenti e feedback pervenuti dice che la didattica a distanza, a sorpresa, è stata valutata dagli studenti e dalle famiglie positivamente più dal punto di vista relazionale che dal punto di vista disciplinare. In ogni caso spero che si faccia tesoro dell’esperienza fatta perché la DAD potrà rivelarsi carta strategica vincente per i recuperi, gli approfondimenti, il potenziamento, i gruppi di lavoro, la didattica personalizzata e per diminuire il tasso di dispersione e sviluppare le eccellenza.

Covid-19 ci ha costretti avviare il percorso di rinnovamento della scuola italiana ed è un percorso irreversibile, oppure abbiamo semplicemente messo una toppa e l’ambito nuovo è lontano da venire?

Hummm… dalla toppa al vestito sartoriale c’è una strada lunga da percorrere. Ma l’opportunità offerta da questa situazione critica potrebbe rivelarsi preziosa. Ad esempio, la conoscenza e l’utilizzo delle piattaforme, sia per i docenti, per gli studenti e per le stesse famiglie è avvenuto in un tempo incredibilmente rapido a confronto a quanto ci si sarebbe messo in tempi ‘normali’, l’aumentata capacità di disciplina, ascolto e dialogo durante le lezioni, la puntualità nella restituzione dei compiti, lo sviluppo dei processi di autovalutazione, di peer to peer e cooperazione, il nuovo modo di fare didattica e anche, seppur tra mille dubbi e difficoltà, il ripensare il sistema di valutazione.

C’è una sfida che ci attende anche nell’architettura scolastica. Che si sta facendo?

Non so chi ci stia lavorando in questo momento. Ma sono certo che il concetto di ‘ambiente arricchito’, quasi sconosciuto nella scuola italiana fino a ieri, sarà all’ordine del giorno. Ripensare i luoghi educativi come spazi vissuti intersoggettivi rappresenta la sfida che accompagnerà la scuola fin da ora. Molte scuole, in questo periodo stanno ripensando ai propri ambienti. Va tenuto presente che arricchire l’ambiente, come ci dicono le più recenti ricerche di neuropsicobiologia, sviluppa la plasticità neuronale, che, contrariamente ad antiche conoscenze, continua per tutta la durata della vita. La stimolazione dal cosiddetto ‘ambiente arricchito’ produce un netto miglioramento dei processi di apprendimento. Ma, per essere chiari, il primo arricchimento dell’ambiente si realizza attraverso le persone che lo abitano, il clima relazionale. In questo ambiente il docente riveste il ‘nuovo ruolo’ di ‘regista’ dei processi d’insegnamento-apprendimento, diventa un vero e proprio facilitatore di processo.

Cambiando l’esperienza si agisce sullo sviluppo, l’ambiente arricchito agisce sui fattori di plasticità neuronale.

Gli studi più recenti di neuropsicobiologia hanno dimostrato che affinché una cellula nervosa possa svolgere in pieno le sue funzioni (sintesi e secrezione di neurotrasmettitori, espressione genica di nuovi recettori, processi metabolici, modulazione della sensibilità agli eventi stressanti, etc.) è necessario che essa sia fornita di un sufficiente trofismo che le permetta di garantire i meccanismi di adattamento plastico rapido e a lungo termine, in seguito a stimoli ambientali, chimici od ormonali.

Plasticità neurale significa modifica del numero e dell’efficacia di connessioni sinaptiche, è presente in tutti i circuiti.
 Nella neurogenesi c’è aggiunta di nuovi neuroni. In questo senso l’ambiente arricchito contribuisce ad allenare la plasticità neuronale. La plasticità neuronale è la capacità dei neuroni di cambiare le connessioni dei loro dendriti e neuriti, e creare nuove sinapsi. Questo significa arricchire l’attività neuronale dando plasticità alla funzione del cervello.

La plasticità neuronale, cioè la possibilità di continuo rinnovamento del sistema nervoso, è un tema centrale nella neurobiologia moderna. Alcune funzioni motorie e comportamentali che sono state danneggiate per traumi possono riabilitarsi con la formazione di vie alternative che sostituiscono quelle che sono state distrutte. La plasticità neuronale permette, in molti casi, la riabilitazione di pazienti anziani che abbiano subito traumi. Quindi l’ambiente arricchito non solo è importante per migliorare i processi di insegnamento-apprendimento nell’immediato, ma anche e soprattutto per prevenire l’invecchiamento del cervello e renderlo più plastico in caso di traumi.

Per ambiente arricchito si intende:

  • Spazio FISICO 

  • Spazio VIRTUALE 

  • Spazio MENTALE E CULTURALE 

  • Spazio ORGANIZZATIVO
  • Spazio AFFETTIVO RELAZIONALE 


L’ambiente arricchito AMBIENTE FISICO non è mai neutro: la sua struttura, conformazione, qualità e predisposizione equivalgono ad un TERZO insegnante! Osservando non solo lo spazio, ma anche le componenti presenti nella situazione in cui vengono messi in atto processi di apprendimento. 


È un contesto di attività strutturate INTENZIONALMENTE predisposto dall’insegnante in cui si organizza l’insegnamento affinché́ il 
processo di apprendimento che si intende promuovere che avvenga secondo le modalità attese.

Ambiente come SPAZIO d’AZIONE creato per sostenere e stimolare la costruzione di competenze, abilità, conoscenze e motivazioni. 


In questo spazio di azione si verificano INTERAZIONI e SCAMBI tra ALUNNI – OGGETTI DEL SAPERE -DOCENTI 


Ci sono sei elementi fondamentali da curare per realizzare un ‘ambiente arricchito’ da promuovere prima e in contemporanea con il miglioramento dell’ambiente fisico:

1. Atteggiamento e motivazione di docenti e studenti nei confronti dell’apprendimento

2. Clima dialogico della classe


3. Relazione tra insegnante e studente, comunicazione dialogica

4. Capacità del docente nello stimolare motivazione e impegno


5. Ruolo, coinvolgimento ed aspettative dei genitori rispetto al processo formativo, nuova alleanza educativa.

6. Leadership educativa espressa dal dirigente scolastico

Ripensare l’ambiente educativo come spazio vissuto di fatto ha un impatto su tutto il processo di insegnamento-apprendimento perché, come abbiamo visto, siamo interdipendenti e siccome siamo anche impermanenti questo è il tempo giusto per farlo, è l’opportunità che Kairós ci offre di trasformare questa crisi in una occasione, forse irripetibile, di lasciare un’impronta positiva alle future generazioni e al pianeta.

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