domenica, Aprile 5

Coronavirus? notizie come la risacca: arrivano e poi si ritirano L’ordine di scuderia è chiaro: ‘passata è la tempesta odo augelli far festa’, è tutto finito. E, come accade dopo una tempesta, spunta il sole e i lombrichi tirano fuori la testa. Infatti, eccoli tutti, da Grillo a Renzi passando per Salvini

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Apro il giornale -ieri, al sesto giorno dell’emergenza, faccio notare infatti che è appena una settimana fa che è scoppiato il tutto- e mi casca la mascella (capita a chi come me è ‘anziano’ nella fascia di quelli che se muoiono di coronavirus, ‘beh erano anziani, che sarà mai’) perché il titolo è da commedia o tragedia o non so bene: ‘Fate presto’.
Che vuol dire ‘fate presto’? Fate presto a sconfiggere il virus, o fate presto a dire che non esiste, o fate presto a dire che le precauzioni sono inutili?
Come si fa a fare un titolo del genere, che vorrebbe riportare ciò che dicono industriali e commercianti vari. Tipo quella signora, la sera del 26 Febbraio, da Lilli Gruber, ormai punto di incontro di tutto e il contrario di tutto in contemporanea, quella signora direttrice niente meno che del Museo Egizio di Torino (uno dei monumenti della nostra cultura, il Museo intendo) ma a tempo perso anche fondamentale dirigente della FIFA, che non è la paura ma non so cosa sia, quella signora racconta disperata dei danni economici del Museo perché si riducono non tanto i visitatori quanto le prenotazioni di visite per cifre iperboliche, e che poi accenna anche ai danni alla parte sportiva del Paese, e di sé stessa suppongo, per le partite o roba del genere rinviate, sospese, giocate senza pubblico.

Bene, e allora? Che si fa? si dice che il virus non c’è, che è una bufala, anzi, una fake news? E però, è stato isolato, da ricercatori dell’ospedale Sacco di Milano, il ceppo italiano del coronavirus -e vi faccio notare, a meno di una settimana. Allora si dice che abbiamo sbagliato, c’è ma non fa male, anzi, fa bene? Oppure cosa? beh, intanto ci si lamenta preventivamente della insufficienza degli aiuti dati dall’odiato ‘Governo Centrale’… coerenza innanzitutto.

È vero, la storia è partita, ne accennavo ieri. Ora, tutti a cena da Vittorio Sgarbi, che, circondato dal suo gregge di capre, ci spiegherà che il virus non esiste come dimostra il superscienziato ‘x’ o ‘y’, ma che lui organizza mostre stupende dappertutto, scrive libri unici, eccetera, eccetera.
L’ordine di scuderia è chiaro: si fa macchina indietro, abbassiamo la tensione, evitiamo misure che fanno paura (pensate, diceva, se non sbaglio quella signora dalla Gruber, che paura i militari in strada!). Perfino il Prof. Roberto Burioni si scusa pubblicamente con una signora scienziata che lui ha chiamato ‘la signora del Sacco’ (che non mi sembra un insulto gravissimo, ma certo non è cortese) e che a lui ha detto, anzi, ha mandato a dire, di crogiolarsi nella sua gloria. E lui, permettetemi, da vero signore finge di credere che fosse scherzoso … dopo che la medesima si era lamentata degli insuccessi ingiusti nella carriera universitaria e non so che altro. Bah, affari loro, direi. Ma, mi pare, Burioni non dice che ci se ne può fregare del virus, dice solo che forse si è determinata troppa paura, ma il virus c’è, e, specialmente, gli scienziati, tutti spero, confermano tutti che di quelcosonon sanno nulla. E questa, credo, è la cosa più pericolosa. A parte il fatto che se colpisse qualche milione di italiani, sì, certo si svecchierebbe la popolazione, ma forse si creerebbe qualche problema almeno di gestione del fenomeno.

Ma si sa, le emozioni e le notizie (manco fossero la stessa cosa!) in Italia sono come la risacca: arrivano e poi si ritirano. E, come per la risacca, nessuno va a guardare che cosa hanno lasciato.
Il dato di fatto è chiaro, anzi, l’ordine di scuderia -urlato da Giuseppe Sala, da Sgarbi e da quella signora dalla Gruber, e sicuramente da molti altri che mi sfuggono- è chiaro: ‘passata è la tempesta odo augelli far festa’ (Giacomo Leopardi, per i distratti) naturalmente da pronunciare fischiettando il quinto movimento della Pastorale di van Beethoven (Sinfonia n. 6, per chi lo avesse dimenticato), e via, è tutto finito.

E come accade dopo una tempesta, spunta il sole e i lombrichi tirano fuori la testa dal terreno dove si erano rifugiati e ricominciano il loro lavoro, i loro amori, le loro lotte.

E infatti eccoli lì, li avevate dimenticati dite la verità tutti presi dal virus e dalle istruzioni su come ci si lavano le mani, eccoli lì, dico, i nostri cari affezionati politicanti.

Eccolo lì Beppe Grillo, finora silente, fare lo spiritoso con la mascherina a forma di cervello, forse per alludere al fatto che lui è intelligente e gli altri no … ora!

Eccolo lì il Dibba. Quanto ci mancava esule in Iran (ma è tornato?) che spara uno sproloquio di tre pagine su Facebook (ah, se fosse a pagamento, come sarebbe meglio) per dire peste e corna di tutto e di tutti grazie alla sua scienza infusa, proporre nazionalizzazioni e, non ho letto ma è certo che lo ha scritto e se no glielo suggerisco io, a spiegarci che è tutto un complotto di Soros e de ‘La Repubblica’ per mettere in ginocchio l’economia italiana, passando per quella cinese e coreana … naturalmente.

Eccolo lì Matteo Renzi, beffardo, che rispunta dal breve letargo a dire sentenzioso che siè sbagliato nella comunicazione’, che detto così sembra una banalità, ma conoscendo il personaggio e specialmente le sue manie autoritarie, tipo ‘Sindaco di Italia’, è molto preoccupante. Che vuol dire sbagliare nella comunicazione? che non si doveva dire nulla? si doveva minimizzare? si doveva dire che il virus fa bene? cosa insomma? Quando poi, l’unica cosa buona di questo governicchio è stata proprio e solo di avere messo tutto in piazza, senza, apparentemente, nascondere nulla: una volta tanto, trasparenza assoluta. Pare. Trasparenza caotica, certo, ricca di personaggétti non da poco, ma almeno una volta tanto si è detto cosa succedeva, sia pure con un eccesso di ansia.

E naturalmente eccolo lì Salvini, che ora è completamente spiazzato: da che voleva mettere in quarantena tutta l’Italia e l’Europa, ora chiede udienza a Mattarella per proporgli assurdi governi di unità nazionale per sostenere la Lombardia ferita.

E dunque, tranquilli tutti. La festa è finita, in meno di una settimana. Il virus è andato via o è stato addomesticato. Burioni può mettersi tranquillo a riposare e seguire la sua squadra del cuore. La ‘signora del Sacco’, può mettersi tranquilla anche lei, magari insieme alla signora del Museo di Torino. Sala può riaprire bar e ristoranti per riprendere la pratica della happy hour, riaprire il Duomo e concordare con il Vescovo di Milano che, per compensazione della omissione della solita stretta di mano come ‘segno di pace’ per quindici giorni la stretta di mano sarà sostituita da un bacio appassionato.

Peccato che nessuno abbia avvisato Attilio Fontana, che, in attesa di essere avvisato dal PM di Lodi, ha fatto tutta la scena della mascherina perché uno del suo ufficio è contagiato (manco lui ha capito che la mascherina non serve a lui, ma al contagiato!!! al) e … ora non sa più che farsene delle mascherine, ora è finita la conferenza stampa quotidiana; il momento di gloria è passato.

Ma questo è uno strano, ma grande Paese, grazie a Dio aiutato da moltistranieriad esserlo ancora. Come quello straniero, rider di non posso dire di quale marchio (chi sa quanto lo paga!), che regala mille mascherine alla Croce Rossa di Torino, la città della signora direttrice di musei e di calciatori. Chissa se qualcuno da qualche parte si vergognerà, magari dalla Gruber: mi permetto di dubitarne, e molto

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.