martedì, Luglio 7

Coronavirus nel Paese dei ribelli ridicoli, e delle verità incoerenti Come si può permettere a Fontana & co. di annunciare una vera e propria rivolta allo Stato? In un Paese a un passo dallo sfascio totale, nella assoluta inesistenza di una linea di sviluppo coerente e razionale

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Ormai ogni giorno di coronavirus COVID-19 ha la sua sceneggiata, il suo teatrino, la sua inconsistenza, ma specialmente la sua indifferenza alla gente normale.
Mentre in varie città italiane, a cominciare da Milano, auto della Polizia, dei Carabinieri, della Polizia municipale, della guardia di Finanza, degli acchiappacani, ecc., scorrazzano per la città munite di potenti altoparlanti da cui invece dei soliti ‘signora è arrivato l’arrotino …’, con quel che segue o si suppone che segua, escono inviti urlati a stare a casa, mentre tutto ciò accade, il sempre più lugubre Attilio Fontana, dichiara, intervistato dal ‘Corriere’ che si oppone al Decreto del Governo affermando testualmente: «così non va, non ha il nostro consenso … Ai cittadini dico di attenersi alle nostre disposizioni contenute nell’ordinanza che ho firmato sabato. Si tratta di elementi certi e chiari sia dal punto di vista delle prescrizioni, sia per quanto riguarda le tempistiche», seguito a ruota da quello che si potrebbe definire (se non mi venisse da ridere, o meglio, piangere) l’uomo forte della Lombardia, che strilla «quello che vale in Regione Lombardia è ciò che è stato approvato dalla Regione».
Procediamo con ordine.

Mettere auto a strillare in strada, a mio modesto parere, serve solo ad aumentare l’ansia, a drammatizzare, e induce in chi ascolta e rivela in chi lo organizza una sensazione di paura, di terrore per il mostro sconosciuto e terrificante, che non si sa controllare anche se questo non si dice, anzi. Senza volere offendere nessuno, Fontana & co. si comportano e vogliono che i milanesi si comportino come i bambini che di fronte al ba-bau, prima, finché c’è il papà o la mamma, impugnano la spada di latta per combatterlo, e poi, quando i genitori si allontanano, si rifugiano spaventati sotto il letto. Per non parlare della evidente totale sfiducia verso i cittadini, anzi, disprezzo. A questa gente, sembrano dire costoro, le cose bisogna farle capire con le cattive, se no non obbediscono.
Appunto, ‘obbediscono’, la stessa mentalità burberescamente sceriffoide di un Vincenzo De Luca, che si propone di mandare i carabinieri armati di lanciafiamme alle feste di laurea dei napoletani, mentre Nello Musumeci piagnucola perché un sacco di gente vuole andare in Sicilia, Jole Santelli si lamenta per lo stato pietoso dei suoi ospedali e Michele Emiliano si turba perché è Emiliano.

Ma, poi, molto più seriamente, qui siamo di fronte ad una vera ribellione allo Stato, sì, ribellione, sì, ai limiti dell’atto di guerra ‘rivoluzionaria’. Sorvolo sulla ridicolaggine del tutto, che è ovvia, ma, attenzione, molto più spesso di quanto non si creda, le parole, e anche gli atti teatrali, poi determinano conseguenze gravi. Perfino contro la stessa volontà di chi li ha messi in opera.

Come si può permettere a Fontana (e Gallera) di annunciare una vera e propria rivolta allo Stato? che, nel bene o nel male, dopo una lunga riflessione, ha adottato un provvedimento che vale per tutti gli italiani, lombardi inclusi, che, credo, sono italiani. Tanto più che, subito dopo (secondo me un po’ spaventato di quello che ha fatto e sempre comunque pavido) chiede un parere al Ministro dell’Interno per sapere se prevale il suo decreto o quello dell’odiato Governo di Roma ladrona. Il Ministro dell’Interno che c’entra? Infantili.

La cosa, però, è davvero di una gravità estrema, anche perché giunge al culmine di una serie di atti difastidioe di insofferenza verso loStato centrale’, come lo chiamano loro, da parte di vari sedicenti governatori, da quello del Veneto, con le sue ondivaghe decisioni dalle mascherine stampate in casa (roba da matti!) al tamponamento generalizzato ‘costi quel che costi’, o alla sperimentazione di farmaci vari, Otelma incluso, che dura da tempo e che, pur al di là di ogni valutazione politica su queste mene secessioniste, ha pregiudicato, pregiudica e pregiudicherà ancora la risposta coerente dello Stato in questa vicenda, ma, temo, anche in altre future, se non si avrà il coraggio e la forza di intervenire. E non si può pretendere che sia sempre Mattarella a farlo, anche se sono certo che un attacco di fegato gli è venuto, poverino.

Ebbene, deve essere ben chiaro: il decreto che vale, l’unico, è quello del Governo, per sbagliato che sia, e chi invita a ignorarlo o non applicarlo è passibile di ogni conseguenza, politica, e sarebbe ovvio, ma principalmente penale. Se poi, come io credo, questo atteggiamento sia il frutto di undisegnopolitico, lo vedremo. A me Fontana non sembra un tipo da guerra dei mondi. Da alzarsi inviperito e andarsene se gli si tocca la sua sacra Lombardia, forse, ma da avere disegni politici di questa ampiezza non direi. Accanto e dietro di lui vi sono altri, ai quali un disegno del genere non dispiacerebbe. Ma non è questo il momento di discutere di queste cose.

È, o meglio sarebbe, invece il momento di discutere seriamente, molto seriamente di quanto ho scritto in particolare ieri. Perché il nostro Paese è a un passo ormai, non dalla scissione forse ancora voluta da qualcuno, ma dallo sfascio totale, nella assoluta inesistenza di una linea di sviluppo coerente e razionale, che riporti al centro non tanto e non solo la gestione del Paese, ma i temi che sono ormai improcrastinabili.

Il tema, innanzitutto, di una amministrazione affidabile e capace, competente, che sia di supporto alla politica, e non di peso sia alla politica che ai, anzi, sui, cittadini. Sembra marginale, ma secondo me è il primo problema perché con questa burocrazia non possiamo andare avanti: e non è solo questione di leggi, ma, purtroppo, di persone. E, tanto per cominciare, ce ne vorrebbero un paio a mettere ordine in quel garbuglio di leggi, leggine, circolari, decreti che stravolgono l’amministrazione di questo Paese, per garantire lentezze e soprusi.

E poi la prospettiva: un Paese che spende per la scuola e la ricerca quanto l’Italia non ha speranze, non ha futuro. Si salvano ancora alcuni nostri giovani che hanno avuto la fortuna di essere stati ‘allevati’ ancora in una Università ‘vecchio stile’, che gli permette di spopolare all’estero, mentre in Italia tutto affonda nella melma degli intrallazzi, del pressapochismo, della capacità di vedere a stento il proprio naso, per non parlare dei campanilismi ormai insopportabili.

E poi il provincialismo deteriore che ormai ci ammanta tutti ogni secondo, e che si aggiunge alle ipocrisie di cui siamo imbevuti, alle cose dette e non dette, al rifiuto sistematico di critica, cioè analisi. Mi ha colpito Domenica una osservazione, appunto orribile, di Lucia Annunziata in commento ad una frase ‘prudente’ del professor Massimo Galli, quando ha detto che è bello quando ci si dice la verità. La verità: c’è ancora chi osa parlare di verità, la verità di chi?

La verità, ad esempio, di chi come la professoressa Maria Rita Gismondo -della quale ho parlato ieri (non è un mio incubo, ma è lei che parla in continuazione)- ‘difende” quella frase assurda, citata e usata da uno sfegatato Sgarbi e dalla signora Christillin, dicendo, in una intervista a ‘Il Fatto’: «Lo scopo era spegnere il panico crescente mentre, ricordo, in Italia si registravano solo i primi casi autoctoni circoscritti a Codogno» e, non contenta aggiunge che in realtà mentre «Angelo Borrelli continua a chiarire essere i dati totali comprensivi dei morti “con” e “per” Coronavirus, il fondamentale report dell’Iss sui pazienti morti (17 marzo) riportava che complessivamente 3 (0,8% del campione esaminato) presentavano zero patologie … », gli altri non contano.

Cioè, laveritàsi assoggetta ad esigenze pompieristiche, e si trascura, in modo sprezzante, che se io ho un tumore gravissimo e, mentre passeggio, qualcuno mi spara, se in ospedale nel curarmi la ferita, muoio perché il fisico è debilitato dal cancro, forse non sarò morto ‘per’ la ferita, ma certo se non la avessi avuta sarei morto il giorno dopo ‘con’ il cancro. Solo per dire, signora Gismondo, la signora Lucia Bosè è morta ‘con’ coronavirus o ‘per’ coronavirus?

Ragionando così, forse non solo in questo Paese ma certamente in esso, si ‘sorvola’ sui morti, e magari si ‘giustifica’ una infame scelta del paziente da salvare, mentre in nome dell’‘etica della vita’, ci si straccia le vesti su eutanasia e aborto.
Ecco: se in questo Paese si ritrovasse il piacere non della verità, ma della coerenza e dell’attenzione, si farebbe quel salto di qualità necessario al nostro progresso.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.