domenica, Giugno 7

Coronavirus, la pandemia con gli occhi di un artista A tu per tu con Valerio Liboni, storico leader de ‘I Nuovi Angeli’: dalla musica, alla fede, al Governo, allo sport e la tv ce n’è per tutti. Passando per Conte, Di Maio, Renzi, Napolitano e il baldanzoso circo della politica

0

Mentre il coronavirus COVID-19 impazza senza tregua, c’è anche chi non le manda a dire. Anzi, le canta e suona a tutti senza risparmiare nessuno.

Come Valerio Liboni, 50 anni di carriera e oltre 10 milioni di dischi venduti nel mondo come solista e leader di gruppi storici della musica leggera italiana quali ‘I Ragazzi del Sole’, ‘La Strana Società’ (che spopolò nel mondo con ‘Pop Corn’) e ‘I Nuovi Angeli’ (giunti al successo con evergreen quali ‘Donna Felicità’, ‘Ragazzina’ e ‘Singapore’).

Autore prolifico e music-maker per artisti di fama quali Fiorella Mannoia, Donatella Rettore, Umberto Tozzi, Little Tony, Dino, New Trolls, Wilma Goich, Pippo Franco e molti altri, oltre che di celebri sigle radiotelevisive per la Rai (inclusa quella della memorabile ‘Alto gradimento’ per la coppia Renzo Arbore-Gianni Boncompagni) e il Festival di Sanremo (è anche autore degli inni ufficiali del ‘Torino Calcio’), ha compiuto 70 anni lo scorso 19 marzo, in piena emergenza da Covid-19, in occasione della festa del papà.

Acuto, ironico e sottile, come i brani che ha composto per sé e altri, ci racconta la sua personale visione a 360° delle cose.

La pandemia vista con gli occhi di un artista. Da dove cominciamo?

Oltre a tutto il resto, il virus ha azzerato anche anniversari e commemorazioni di personaggi importanti legati alla nostra storia. Come Erminio Macario, mio concittadino: il 26 marzo scorso ricorrevano infatti 40 anni esatti dalla scomparsa del torinese che inventò la rivista e l’avanspettacolo. Per lui ho scritto ‘Ciao Nonnino’, che nel 1979 portò per la prima volta nella storia un comico in vetta alle classifiche discografiche con oltre 150mila 45 giri venduti. Era la sigla di ‘Buonasera con Macario’, trasmissione di Raidue che lanciò in tempi non sospetti il ricco filone dei programmi preserali ante telegiornale che ha visto protagonisti Amadeus, Carlo Conti, Paolo Bonolis, Flavio Insinna e l’indimenticato Fabrizio Frizzi. Altra Italia, altri tempi.

La stiamo gestendo bene, l’emergenza?

Ci troviamo di fronte a un nemico sconosciuto. E, dramma ancor maggiore, assistiamo impotenti ai valzer senza senso di un esecutivo di lillipuziani confusi e litigiosi inabile a prendere decisioni epocali. Inesperti sotto il profilo sanitario di fronte a una minaccia prima d’ora sconosciuta, lo sono maggiormente in campo economico e monetario. Ereditano, senza invertire la tendenza – e, casomai, aggravandola – decenni di tagli alla sanità che anch’essi hanno contribuito a incrementare. Basta vedere che cos’ha fatto pure Zingaretti nel Lazio.

Per qual motivo secondo Lei, allora, il Paese non reagisce?

Mi chiedo come noi italiani abbiamo potuto sopportare tutto quello che va in scena ripetutamente da anni, con lo stesso cliché. Da Monti, a Renzi, fino ad arrivare al ‘Torquemada de noantri’, Beppe Grillo. Il peggiore di tutti, che non fa più ridere nessuno e da troppo tempo tace anche sotto il profilo dei suoi ‘vaffa’: forse che il virus abbia contagiato anche quelli, relegandoli finalmente alla quarantena? Il genovese giullare infelice ci ha annegati nelle mani di una pletora di incompetenti. E sul duo Grillo-Casaleggio ci sarebbe molto da dire…

In che senso?

Ritengo che sia in atto un progetto politico per portare questo ‘Giuseppi’ a formarsi un suo partito politico. E la cosa più grave è che vi sia un nugolo di ‘italioti’ convinti nell’apprezzare l’operato di questo individuo: che, credo – e non per fare della dietrologia – lavori al fianco di varie figure e macchiette legate alle ceneri di quel che resta dell’ex Movimento 5 Stelle: politicamente distrutto, ma ancora pesante in quel di Roma a livello di scranni, seggi e poltrone.

Come uomo e artista, dissente quindi dalla linea di Conte?

L’assurdo più indigesto e indigeribile è che il Presidente del Consiglio non eletto da nessuno decida invece per tutti senza neanche ascoltare l’opposizione in un momento sì complesso: costretta, per aver voce in capitolo, giusta o sbagliata che sia, a ricorrere alla mediazione del Capo dello Stato. E il Premier non mostra neanche buonsenso, negandosi al telefono e dal vivo come fanno le ex fidanzate permalose e offese: ma scherziamo?

Un problema di comunicazione?

Del resto, basta vedere a chi s’accompagna quale addetto stampa: un ex matricola arcobaleno del Grande Fratello del tempo che fu. Più simile a un fantoccio diretto da un abile, astuto e oscuro cardinale Richelieu nascosto dietro le quinte probabilmente riconducibile al ‘clan Casaleggio’, che a un serio esperto di pubbliche relazioni e mass media propriamente detto. E il grave è che guadagna ben 169mila euro lordi annui, alla faccia dei professionisti veri e di chi adesso fa la fame. Incredibile dictu!

Sul fronte della politica estera, invece, quale il Suo pensiero?

Siamo innanzitutto senza Ministro degli Esteri: di fatto, è così. Oggi alla Farnesina ci ritroviamo un ex bibitaro dello Stadio San Paolo di Napoli, cosa di una comicità mostruosa per i nostri confratelli europei. Tutta gente, lui e i titolari degli altri dicasteri, che non sanno neanche da che parte si cominci a gestire un Paese serio, figuriamoci un bailamme come questo. Un esercito di nani impotenti, ma senza Biancaneve: questo è.

A emergenza finita, come si ritroverà l’Unione?

L’Europa pare ormai giunta all’atto finale, al redde rationem. Così com’è ora, più che a un binario morto ove arrestare la sua ultima, folle corsa, non penso possa ambire. Uscire da essa equivale a scrollarsi di dosso il giogo stringente e assassino di francesi e tedeschi. E’ il momento che tutti i burattini dai fili rotti di Palazzo Chigi, Camera e Senato, girino velocemente i tacchi in favore di una personalità di indubbia morale e altrettanto assoluto, condiviso prestigio e sapienza. Ma Mario Draghi appare, ahimé, recalcitrante in proposito.

Come uscirne?

Occorre un ‘nuovo messia’ che assuma saldamente le redini della situazione. E salvi l’Italia dal baratro di un inferno finanziario senza facile ritorno, con certe, compromettenti ricadute sulla anche tenuta sociale del paese. Che già al Sud, tramite i social intercettati dall’intelligence, manifesta insofferenza e segni profondi di inquietante squilibrio.

Che cosa teme, Liboni?

Gli italiani potrebbero, avanti di questo passo, reagire in maniera non proprio democratica a tutto questo. Dopo aver sconfitto il Covid-19, dovremo affrontare anche la pandemia economica, ben più grave e soprattutto duratura. Sic transit gloria mundi.

Nella Sua teoria del complotto, a chi attribuisce, da lontano, la più grave responsabilità nel non aver tracciato per il Paese opportune linee dello sviluppo nel tempo?

A personaggi come Giorgio Napolitano, che hanno permesso all’Europa di far sedere Mario Monti alla guida dell’Italia, sancendo da qual momento in poi la triste fine della democrazia elettiva. Mai più un governo uscito dalle urne, un esecutivo stabile scelto dal popolo sovrano.

Chi è, per Lei, il Presidente Emerito della Repubblica italiana?

Un uomo anziano che ha avuto molto peso in passato, soprattutto dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale e la caduta di Mussolini: da ‘buon’ comunista, ha sempre gestito molti ambiti del Paese. E’ il Tutankhamon della politica, sembra un vecchio faraone: ma bisogna vedere che cosa ha lasciato in eredità.

Che cosa?

A differenza dei grandi statisti, quelli veri, per quel che mi riguarda non ha nulla su cui essere criticato perché nulla ha fatto e lasciato per il bene del Paese. Soprattutto nella storia più recente.

Veniamo alla musica: che prezzo pagherà il Suo settore?

Altissimo, senza dubbio: con buona pace dei più indifesi, musicisti, cantanti da pianobar e artisti minori. Sono queste le voci che soffrono di più. Sopravvivono i grandi nomi che fanno abitualmente fatturati da capogiro. Per loro nulla è cambiato.

Niente più feste di piazza, almeno per il 2020?

In questi giorni le gerarchie ecclesiastiche hanno imposto a numerosi parroci italiani di impiegare i fondi di norma destinati alle feste patronali per sfamare la gente. Giusto, ci sta: ma anche quelli dello spettacolo sono italiani e lavoratori cui nessuno pensa. Le misure del ‘Cura-Italia? Pura carta igienica. Ma per favore, siamo seri…

A proposito di culto, sia lo psichiatra ed ex senatore Alessandro Meluzzi che il critico d’arte e deputato Vittorio Sgarbi si sono apertamente schierati in favore di chiese aperte e messe celebrate. E Lei?

Concordo pienamente: è un abominio parcheggiare la fede in vista di tempi migliori. Ognuno ha il sacrosanto diritto di professare la propria, e questo vale tanto quanto il diritto alla salute: del corpo, e dell’anima. Sono entrambi sullo stesso piano perché l’uomo è una crasi di carne e spirito.

Quale soluzione?

Come si va scaglionati al supermercato, lo stesso si può fare in chiesa. ‘Non di solo pane vive l’uomo’, lo dice il Vangelo. Bisognerebbe sporgere denuncia in massa, come sta facendo l’Avvocato Carlo Taormina, contro questi pagliacci che a suon di decreti stanno minando dal profondo molte fra le certezze primarie della nostra vita. Inclusa la religione.

Anche Flavio Briatore spara a zero su Confindustria e Governo. Concorda?

Assolutamente sì. Lui è uno dei pochi che deve solo dire grazie a Dio e a sé stesso per ciò che ha costruito. In attesa del vaccino che arriverà, la prima cosa da fare è mettere le famiglie italiane, come dice Giorgia Meloni, nella condizione di fare la spesa, e rapidamente anche. Comprese quelle legate al sommerso, le più penalizzate e prossime alla rivolta, specie in meridione. Ci vorrebbe una pandemia nella burocrazia.

Mica semplice, a quanto pare.

E’ più facile trovare ora un aereo privato che ti porti in Costa Rica piuttosto che compilare la domanda telematica all’Inps per ottenere i 600 euro: troppi algoritmi e incastri di requisiti da far sbiellare anche i commercialisti. Sorge spontaneo un ‘vaffanculo’: che questa volta arriva non da Beppe Grillo, ma dal popolo italiano tutto a questi ignoti ‘carneadi’ di manzoniana memoria che a livello centrale decidono per noi.

Nessun promosso?

Sì, uno c’è: Nicola Porro, cui auguro di tornare presto sui teleschermi. E con lui Paolo Del Debbio, Alessandro Sallusti, Alessandro Meluzzi: tutta gente colta e competente, autrice di lucide analisi sulla situazione contingente. Compreso Massimo Giletti. Al contrario di conduttrici supponenti che prevaricano gli ospiti parlandogli sopra. Cercando, in tutti i modi, un becero protagonismo mediatico, e lucrando ascolti su una tragedia immane.

E dei virologi superstar, invece?

Gente per definizione chiusa in laboratorio fra provette e analisi, come il loro mestiere prevede, di cui sino a poco più di un mese fa tutta Italia ignorava l’esistenza: e che, di colpo, è uscita dal vaso di Pandora a invadere gli organi di informazione. Discettando amabilmente, oltre che di biologia e scienza, anche sui massimi sistemi. E pretendendo quasi di dover per forza dare un indirizzo al Governo in ogni campo, vedi economia.

Con quali effetti, Liboni?

La cosa folle è che i vari Burioni, Capua, Pregliasco e altri riversano continuamente sugli italiani pareri spesso anche contrapposti e dissonanti, alimentando solo paure nelle folle insieme a un senso diffuso e crescente di confusione generale. Le loro parole suonano come tremebondi verdetti in cui sul virus dicono contemporaneamente tutto e il contrario di tutto. Per non parlare della Protezione Civile, a capo della quale ora c’è un dottore commercialista. L’uomo giusto per questo incarico è Guido Bertolaso, checché ne dica Conte.

Voltiamo pagina. Cairo e Juventus, in pieno accordo nonostante la rivalità sul campo, convengono di fatto su una riduzione degli ingaggi dei campioni. Lei che cosa dice?

Mi pare un buon modo di unirsi ai sacrifici degli italiani, nessuno escluso.

E sulle donazioni spontanee dei singoli calciatori?

Penso abbiano fatto soltanto una minima parte del loro dovere. Hanno ricevuto tanto, è giunto il momento di restituirlo copiosamente ai propri tifosi, tra cui abbondano anche coloro che faticano a mangiare in questi giorni drammatici.

Come passa le giornate, Valerio?

Studiando, scrivendo e leggendo. Ho rispolverato quei volumi di storia che tanto mi appassionano, mi dedico alle bozze del mio prossimo libro e intanto gioco con mio figlio. Cerco di essere positivo, e sperare che tutto ritorni alla normalità di una canzone. La musica è stata tutta la mia vita, mi auguro lo sia anche per tutti quelli che la amano.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore