lunedì, Aprile 6

Coronavirus: la democrazia non è il ‘Grande Fratello’ Parlamento e Istituzioni non possono essere ignorate. Ora urge che Conte la smetta con comunicazioni via Facebook e che il Presidente della Repubblica mandi un solenne messaggio alle Camere

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Il problema c’è tutto, fare gli struzzi che nascondono la testa sotto la sabbia è operazione miope, di nessun respiro. Le nuove, straordinarie misure prese per decreto dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte sono senza dubbio necessarie e opportune; comportano grossi sacrifici, per l’‘oggie soprattutto perdomani’; si annuncia è un futuro incerto, e, come profetizzano tutti, ‘nulla sarà uguale a prima’. I mantra consolatori dei primi giorni (‘Andrà tutto bene’), lasciano il posto a un assai più lucido ‘Teniamo duro’, ‘Non molliamo’.

E’ diventata prassi, ormai, che a tarda notte il Presidente del Consiglio comunichi attraverso Facebook e Skipe decisioni gravi e gravose; in nome dell’emergenza. Così non può andare avanti, è bene che Conte e i suoi consiglieri se ne rendano conto; qualcuno cominci a spiegarglielo.

La notte tra sabato e domenica il Paese apprende di misure straordinarie, straordinariamente vaghe. Si annuncia una sorta di coprifuoco, con orari e modalità che definire confuse è poco. Si annuncia il blocco di tutte le attività, salvo quelle strettamente necessarie; ‘necessarie’ è termine vago, una pelle di zigrino che si può tirare o restringere a piacimento. Il risultato è che quantità di persone non sa bene che fare.

Non può essere che la più grande limitazione delle libertà nella storia della Repubblica, per quanto giustificata da una situazione di estrema necessità, sia affidata a dichiarazioni-video notturne via Facebook. Ormai è lunga la catena distrappiistituzionali. Ricordate il primo, la chiusura delle scuole affidata a una indiscrezione, poi smentita, infine confermata? Da allora un crescendo, fino all’ultima ‘comunicazione’.

Una gestione della situazione che a dir poco lascia perplessi. Si varano misure con settimane di ritardo; si assiste a una pluralità di voci, spesso tra loro contraddittorie, uno stillicidio di annunci, pre-annunci, post-annunci che confondono e minano quella fiducia che invece dovrebbe essere elemento costitutivo in momenti delicati come questi. Si parla di ‘guerra’: un termine che dovrebbe essere usato con parsimonia. Ma se ‘guerra’ è, la si deve combattere con decisione e avendo ben chiaro cosa fare, chi deve farlo, come deve farlo.

In questa situazione, date le contingenze, urge, si impone, un nuovo, autorevole, ‘messaggioal Paese; una comunicazione solenne del Presidente della Repubblica: al Paese, attraverso lo strumento delmessaggioalle Camere.
Perché il Parlamento deve essere investito’, gli va restituito il suo ruolo costituzionale. Non è possibile continuare con questa ‘prassi’ di provvedimenti gravi e gravosi annunciati in conferenze stampe via Facebook. Con logiche alla ‘Grande fratello’ (non George Orwell, piuttosto la sua caricatura televisiva), non si governa palazzo Chigi.

Il Quirinale nei giorni scorsi ha richiamato le opposizioni a moderare le contrapposizioni; e al tempo stesso ha rivolto all’Esecutivo un richiamo per tenere in considerazione le richieste di chi non fa parte della maggioranza che sostiene il Governo. Anche qui, ci si muove in un crinale delicatissimo. Non da ora il Presidente Sergio Mattarella è chiamato a rimediare errori, lacune, gaffes, pasticci di questo o quel Ministro; e ora siamo alla prova forse più difficile.

L’emergenza, al momento, è unacopertache sembra coprire tutto; ma costituisce anche un precedente non irrilevante. Quante altre ‘emergenze’ possono insorgere per giustificare situazioni simili a quella che viviamo in queste ore: la democrazia blindata, l’uomo (o un pool) che gestisce l’emergenza come consoli dell’antica Roma; sospensione delle critiche e degli oppositori…

E’ evidente che il leader di Italia Viva Matteo Renzi ha il problema di farsi stritolare da una maggioranza che vede il Partito Democratico guadagnare punti, e una Lega che assieme a Fratelli d’Italia egemonizza lo scontento del Paese. E’ comunque significativo che Renzi, pur sempre ancora parte della maggioranza, dica: «Ci aspettano ancora giorni difficili. Noi rispettiamo le regole del Governo sulla quarantena. Il Governo rispetti le regole della democrazia. Si riunisca il Parlamento. E si facciano conferenze stampa, non show su Facebook: questa è una pandemia, non il Grande Fratello».
Più brusca, perentoria, Anna Maria Bernini, capogruppo alla Camera di Forza Italia: «Una deriva inaccettabile, basta show».
Comprensibile la difesa d’ufficio del segretario PD Nicola Zingaretti, da mesi ‘pompiere’ del governo Conte: «Combattiamo uniti, guai dividersi»; e in soccorso arriva anche il capo della delegazione Dario Franceschini: «Il Presidente Conte va ringraziato per il suo lavoro senza sosta».  Non saranno comunque queste dichiarazioni a porre palazzo Chigi al riparo da perplessità e dubbi su come viene gestita la crisi.
Gioco facile quello di Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi, che chiedono di essere ricevuti dal Presidente della Repubblica e che siano convocatea oltranzale Camere, perché «è fondamentale restituire al Parlamento la sua centralità affinché eserciti appieno i poteri affidatigli dalla Costituzione, legiferare e controllare l’attività di governo». Quello che semmai va loro chiesto, è il senso concreto della loro richiesta: il Parlamento -lo hanno già precisato i presidenti di Senato e Camera- ha deciso in autonomia di convocarsi un solo giorno la settimana; nessuno se non i senatori e i deputati l’ha ‘chiuso’. Quindi possono convocarsi quando credono; ma per fare che? La ‘normale’ attività, o dibattere i provvedimenti dell’Esecutivo sulla pandemia? Elisabetta Casellati, Presidente del Senato, accusa: «Sono convinta che la centralità delle Camere non possa mai venir meno, soprattutto quando i provvedimenti governativi limitano le libertà dei cittadini e le attività essenziali. E’ fondamentale che il Presidente del Consiglio stabilisca un sistematico raccordo con i presidenti delle Camere, fino ad ora mai attuato». In concreto significa: il Governo smetta di ignorare il Parlamento.
A questo punto sembra davvero di assistere a un ‘gioco delle parti’; ma, sempre per rubare titoli di commedie pirandelliane, occorre a questo punto aggiungere: ‘Ma non è una cosa seria’.

Il dito nella piaga lo mette Fausto Bertinotti, ormai fuori dalla mischia e dalle contingenze della politica politicante, e per questo si concede analisi lucide e spietate: «Domando, da uomo di sinistra, che ha criticato ferocemente Berlusconi sulla sua gestione del terremoto e votò no al referendum di Renzi: cosa si sarebbe detto se l’uno o l’altro avessero annunciato con un video queste misure? E una riflessione sulla democrazia autoritaria, fatta allora, non vale ora oppure dobbiamo rassegnarci al fatto che il virus ha infettato la democrazia? E se la prossima emergenza, un domani, sarà chiamato a gestirla Salvini, chi avrà l’autorevolezza per denunciare l’uomo solo al comando, dopo che ne sta avallando la logica? È un classico esempio di doppia morale e doppio standard, di cui fa parte la sottovalutazione quando si sta al Governo. Non esiste un uomo al comando buono, perché ce n’è uno cattivo. Esiste la democrazia, che vale sempre».
Per oggi questa è la situazione, questi i fatti.

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